Asia Argento
I love you Kirk

"Sono felice, e depressa coma mai prima. Mi lecco le ferite, guardandomi intorno con una sorta di antico stupore e nuova speranza. È un'avventura massacrante, come ogni film, ma appagante, come ogni film. Negli occhi, riflesse, le nuvole rarefatte degli anni Novanta: un po' di ironia, un po' di poesia, un po' d'amore, un po' di orrore."


Non è un capolavoro letterario né artistico. Non siamo di fronte (quasi certamente) a un libro che verrà ricordato nel tempo. Ma il suo interesse non è (e forse non vuole essere) questo. Il suo interesse sta nel tentativo di sperimentazione e nella riuscita rappresentazione di un mondo giovanile e dell'anima che lo pervade. Lei è la "diva" di questo mondo ribelle, trasgressivo ma anche conformista, fuori da certi canoni ma ben integrato in altri, nuovi. Lei è la dark lady del momento, bella ma non bellissima, brava ma non bravissima, famosa ma apparentemente non troppo inserita nello star system e soprattutto cupa, ma non tanto da non decidere di intitolare un libro all'amore. Insomma, lo stereotipo in cui molte ragazzine possono identificarsi, sognando di potere un giorno come lei "sfondare" nel mondo dello spettacolo e accarezzare l'alternativo, il diverso, lo speciale che c'è nel suo modo di vivere. Nelle pagine del romanzo si sono riversati questi modelli. È lo specchio di una mentalità, di un modo di vedere la vita e gli altri che non è solo di Asia Argento, ma di una buona fetta della sua generazione. Troppe certezze, forse, in queste pagine, troppe "verità" desunte proprio da tutte quelle realtà che si rifiutano. Eppure c'è comunque un fascino nascosto tra le righe e nel linguaggio. Ci sono le paure e le speranze, c'è l'infanzia e l'adolescenza e c'è anche l'inizio della maturità. Un romanzo di formazione che si cela dietro uno schema narrativo che non gli compete; quasi un diario, un po', anzi tanto, autobiografico. Fumo, alcol, droga quanto basta. Piccoli e grandi piaceri; qualche dramma. Capricci e lamentele di bambina viziata, ma trascurata. Tanta voglia di affetti mai trovati, ma a lungo ricercati viaggiando da un continente all'altro. Sentimenti di bambina e di adolescente comuni a migliaia di altri bambini e adolescenti: la vergogna dell'essere "piccolo", la voglia di crescere in fretta e la fantasia e la realtà che si mescolano sino a diventare indistinguibili. E l'amore: Kirk. L'amore che non durerà a lungo, destinato a terminare per non riaffacciarsi forse mai più in futuro così bello, struggente, intenso. Il tutto, illustrato e stemperato da alcune fotografie e numerosi disegnini dal tratto infantile e realizzati in bianco e nero.


I love you Kirk di Asia Argento
Pag. 102, Lire 20.000 - Edizioni Frassinelli (Strade)
ISBN 88-7684-583-6



Le prime righe

Per sempre

Sono ormai 5 giorni che vivo a Londra. 5 fottutissimi giorni. Centoventi ore. Settemiladuecento minuti. Certo c'è poco da essere tristi. E allora perché? Perché questa sensazione di vuoto? Di terrore? Cambiare è uguale a morire.
Penso ai miei amici a Roma, al mio ex fidanzato, a mio padre... come farò a dirglielo? Come farò a vivere senza di loro? Per sempre?
PER SEMPRE. Tutti gli uomini che ho avuto prima o poi lo tirano fuori il fatidico "per sempre". Mi amerai "per sempre"? Staremo insieme "per sempre"? Ci sposeremo e vivremo insieme "per sempre"? Vuoi dire tutta la vita? Cristo! Roba da far accapponare la pelle... Uno addirittura ha tirato in ballo un "per sempre" dopo solo due giorni che mi conosceva. Be', non proprio uno qualsiasi... Lui. L'Inglese.
Il mio amore.
Insomma eccomi qui, una ventunenne del cavolo, una ragazzina sprovveduta, catapultata in una realtà troppo coinvolgente perché non mi spaventi. Con questo semisconosciuto inglese di cui a malapena so qualcosa e con cui fantastico su un "per sempre". Cosa mi succederà? Veramente diventerò una casalinga per far contento quest'uomo?
E chi cazzo sarà mai per meritarsi tanto?
Me ne sto qui in questa fredda casa a Chelsea cercando di concentrarmi su Schnitzler. Fuga nelle tenebre. Fuga nella coltre lattiginosa di Londra. Non si vive male qui: la mattina faccio delle lunghe passeggiate, a volta dal parrucchiere oppure un pisolino aspettando che il mio compagno ritorni. Fare la spesa. Cucinare la pastasciutta per lui e suo figlio. Come sono belli loro due insieme, così complici. E mangiano la pasta che gli preparo con la stessa voracità e allegria. Il ragazzino mi odia, è normale, per lui sono solo un'intrusa che si è piazzata in cucina, che dorme nel letto di suo padre.
Cazzo se è silenziosa questa casa. Buia, vasta e silenziosa. Tre piani. Qui dentro mi sento microscopica, e così sola quando lui è via.
Mi sale l'amarezza e mi sembra di tornare bambina, quando mi annoiavo da morire nei pomeriggi invernali e allora andavo da mia sorella e in tono lacrimoso la supplicavo: "Fiore che faccio? Mi rompo..." e allora lei, cercando di non farsi andare il sangue alla testa: "Disegna". "Ma l'ho già fatto!". "Scrivi". "Non mi va". "Mangia..." "Non ho fame". "Pensa". "Non ce la faccio". È troppo complicato. Pensare, intendo.

© 1999, Edizioni Frassinelli


L'autrice
Asia Argento è autodidatta, regista e attrice. Il suo esordio avviene a nove anni. Da allora ha recitato in molti film, tra cui alcuni con la regia del padre Dario Argento. Ha vinto due David di Donatello come miglior attrice protagonista. All'estero ha recitato in B. Monkey di Michael Radford e New Rose Hotel di Abel Ferrara, tratto dal romanzo di William Gibson. È inoltre scrittrice di racconti, pubblicati da Dynamo, L'Espresso, Sette, Village e Max.
E, com'è giusto che sia per una protagonista del momento, anche Asia Argento ha un suo sito Internet dove trovare risposte alle curiosità su di lei: http://www.asiaargento.com/



Matteo Collura
Eventi

"Si è scelto di raccontare i fatti nel loro mostrarsi, non di mettere sotto processo un secolo con giudizi in gran parte suggeriti dal senno di poi."


Un libro di alto giornalismo, fortemente voluto dal suo editore, Mario Spagnol, che ne ha seguito, nonostante la grave malattia che lo affliggeva, passo passo la stesura, dopo averne indicato il titolo e la metodologia di ricerca e di scrittura. Tutto ciò ci viene rivelato da Matteo Collura, in un ampio articolo sul Corriere della Sera del 28 ottobre in cui ci presenta Eventi, il volume che sarebbe uscito dopo pochi giorni in libreria e che non avrebbe potuto essere visto pubblicato proprio da chi l'aveva con tanta forza voluto.
È un libro di storia che non presenta commenti e analisi storiografiche, ma che analizza i fatti facendo una cronaca "in diretta" di avvenimenti ormai lontani nel tempo. E tutto il secolo scorre sotto i nostri occhi con la rapidità e la vivacità dell'evento accaduto il giorno prima e nel lettore nasce la curiosità appassionata di chi legge un giornale: tutto è rappresentato nel suo accadere, con le emozioni di chi partecipa, di chi vi assiste da spettatore, o di chi ne subisce le conseguenze.
Due morti celebri aprono il volume, quella del re Umberto I (ultimo atto ottocentesco di un tirannicida) e quella di Giuseppe Verdi, che in senso simbolico chiude il nostro Risorgimento e apre il Novecento. E poi, via via, eventi letterari come il manifesto futurista di Marinetti, o sciagure come il terremoto di Messina, fatti che precedono gli episodi bellici della guerra di Libia o della Grande Guerra, tragedie che apriranno la strada all'umiliazione del primo dopoguerra, alla velleitaria impresa di Fiume e poi alla Marcia su Roma e alla tragicommedia fascista. Altre ferite, un'altra terribile guerra, un armistizio con il sapore dell'inganno e poi il secondo dopoguerra con i nuovi eroi popolari: i campioni del ciclismo, della televisione, del cinema.
Collura non interviene, non commenta, o per lo meno lo fa con lo stupore di chi è direttamente coinvolto nel fatto, non con la freddezza analitica dello storico: tutto ciò dà una vivacità del tutto particolare alla lettura e le pagine del libro restano impresse nella memoria dando nuova vita ai protagonisti dei fatti di cronaca, spesso ignorati dai testi di storia. Così il capitolo dedicato alla morte di Pasolini è quasi una pagina di teatro, un dramma che vede molti attori in dialogo, un dialogo concitato e pieno di angoscia che non scioglie il mistero di quell'assassinio.
Il secolo si chiude con Tangentopoli; l'ultimo capitolo si apre con due "suicidi" eccellenti: Gabriele Cagliari e Raul Gardini, uomini potenti, travolti dallo scandalo della corruzione e delle tangenti e dal crollo dei partiti politici di riferimento. Questi sono i primi di una serie di suicidi (Collura ne calcola dodici) che Tangentopoli provocherà: figure di grande spicco, ma anche personaggi minori che saranno travolti dalla vergogna o dalla paura.
Una ristretta équipe di giudici farà tremare l'Italia del potere e del denaro e scardinerà quel sistema corrotto che aveva portato il Paese sull'orlo del disastro. Il libro si chiude su di un gesto plateale, dall'alto valore simbolico: Antonio di Pietro che si toglie la toga e si dimette da pubblico ministero. Collura comunica l'evento, non lo commenta, noi lettori però non possiamo non chiederci se quel gesto abbia anche significato la conclusione di una ricerca di legalità che non ha di certo cessato di essere necessaria.


Eventi di Matteo Collura
Pag. 412, Lire 30.000 - Edizioni Longanesi (Il Cammeo n. 353)
ISBN88-304-1718-1


Le prime righe

Tre spari a Monza aprono il secolo

TRA il pubblico che assiste alle evoluzioni sportive di alcuni atleti che indossano colorate maglie a vistose bande orizzontali, nessuno fa caso a quel giovane elegante, i baffi a manubrio, come la moda impone. Eppure, quel giovane ha un'espressione spiritata, si palpa spesso, come in una specie di tic irrefrenabile, il fianco sinistro, si guarda intorno come a cercare una via di fuga. Fa caldo e lo sconosciuto suda nel suo impeccabile abito scuro. Poi la banda musicale intona una marcetta e la folla prende a rumoreggiare allegramente. D'improvviso un petardo, cui nessuno, nell'eccitazione della festa, sembra far caso; poi un altro e un altro ancora. Si hanno, allora, alcuni secondi di silenzio ed è questo che provoca spavento tra la folla assiepata nel campo sportivo di Monza, intorno all'impalcatura dove, qualche minuto prima, gli atleti della società sportiva Forti e Liberi erano sfilati al cospetto del sovrano per essere premiati. "Il re!" urla qualcuno. "Il re! Hanno sparato al re!" gli fa eco qualche altro spettatore annegato nella confusione. L'acre odore della polvere da sparo ora ristagna fatale nella calda serata. Tutti gli occhi sono puntati là, dove, fino a pochi minuti prima, i carabinieri in alta uniforme avevano fatto da altezzosa barriera.
Qualcuno controlla il suo grosso orologio appeso al panciotto: sono le 22.25 del 29 luglio 1900. "Il re! Hanno sparato al re!" si grida ormai da ogni parte e nel fuggi fuggi s'inciampa nei festoni tricolore strappati dalle impalcature, sugli stessi corpi dei partecipanti alla kermesse sportiva.
Sulla carrozza reale, Umberto I, cinquantasei anni, secondo re d'Italia, si accascia sulle ginocchia del suo aiutante di campo, generale Avogadro di Quinto. Delle altre autorità che prendono posto sulla berlina scoperta si scorgono soltanto i lucidi cappelli a cilindro agitarsi in una pantomima che lì per lì appare più comica che tragica.
L'attentatore, la pistola in pugno, viene immobilizzato dalla folla inferocita, mentre la carrozza reale, trascinata da quattro focosi cavalli, corre verso l'ospedale. I carabinieri faticano a sottrarre al linciaggio lo sconosciuto giovane dall'espressione esaltata. "Assassino, hai ucciso Umberto!" gli urla in faccia un uomo a stento trattenuto dal servizio d'ordine. Ed egli risponde con sprezzo, incurante dei pugni e degli sputi che si abbattono sul suo viso: "Ho sparato al re, ho ucciso un principio!"

© 1999, Longanesi & C.


L'autore
Matteo Collura (Agrigento, 1945) ha pubblicato tra l'altro: Associazione indigenti, Baltico, Italia, sogno di un viaggio, Perdersi in manicomio, Sicilia sconosciuta. Ha curato l'Almanacco Bompiani 1999 dedicato a Leonardo Sciascia. Ha pubblicato con Longanesi Il Maestro di Regalpetra - Vita di Leonardo Sciascia, cui sono stati assegnati numerosi premi letterari e giornalistici. Giornalista culturale del Corriere della Sera, vive a Milano.



Milena Moser
Cuori spezzati
ovvero i miei undici omicidi

"A volte la vita è davvero ingiusta. Per quel che posso ricordare, non avevo mai avuto un padre e appena ne ebbi uno lo ammazzai. Ero arrabbiata sul serio quando me ne resi conto."


Una piccola catena di omicidi, quasi inevitabili, anzi, del tutto inevitabili secondo la loro autrice. Delitti non proprio "esemplari" come quelli del celebre libro di Max Aub, ma anch'essi compiuti per motivi futili, pressoché inesistenti.
Ecco la protagonista: una ragazzina che uccide tre operai che pranzano tranquillamente ai margini di un bosco rei di averle rivolto alcuni complimenti nemmeno troppo insistenti, e che, appena un mese dopo questo primo triplice omicidio, fa fuori anche il padre ritornato dopo 14 anni di galera. La ragazzina cresce, ma con lei crescono anche i suoi delitti: prima un sedicenne antipatico e appiccicoso ucciso volontariamente con un volume di poesie (e un sistema diabolico); poi un quarto omicidio "non soltanto del tutto superfluo ma anche scombinato" (proprio mentre passava il 93 quella donna è scivolata...); un quinto a venticinque anni, pochi mesi dopo un noioso matrimonio; e ancora un eminente psichiatra che finisce in mare (chissà come) durante una crociera (e fa sei); settimo una giornalista radiofonica esperta in problemi di coppia; ottavo un uomo violento... Non è necessario raccontarli tutti, anzi, meglio non svelare l'evolversi degli eventi narrati dall'incallita assassina, voce narrante quasi "asettica", distaccata e ben poco pentita.
L'impronta originale del libro è anche data dall'alternarsi di capitoli in cui si dipana la storia della protagonista, con altri, nei quali vengono narrate storie diverse, di altre donne, succubi, potenziali assassine di uomini sopraffattori, violenti, crudeli. Malgrado tutto ciò queste donne rincorrono l'amore, cercando ancora un motivo per sperare. Tutte tranne la ragazzina ormai donna che non si libera del suo istinto omicida e che non cerca proprio nulla. Sono le sue vittime che rincorrono lei, la provocano, la obbligano all'azione. E lei non può fare a meno di agire, punire, soffocare, annientare passato e futuro, vivendo solo il presente. Miracolosamente impunita, ormai una serial killer, il suo essere "sopra le righe" la rende simpatica, ma non meno pericolosa.


Cuori spezzati, ovvero i miei undici omicidi di Milena Moser
Titolo originale dell'opera: Gebrochene Herzen oder Mein erster bis elfter Mord

Traduzione di Elena Doria
Pag. 145, Lire 22.000 - Edizioni e/o (Dal mondo)
ISBN 88-7641-395-2


Le prime righe

Ho trovato un uomo

Ho trovato un uomo. Non che ne avessi cercato uno. L'ho semplicemente trovato, così come trovo qualcosa quasi ogni giorno: bottoni, monete, chiavi piegate, pedine, pezzetti di carta scarabocchiati, biglie, schegge di vetro colorate, freccette arruffate, piume, una volta addirittura un rubino sintetico, che al buio avevo scambiato per un pezzo di vetro, e poi un giorno appunto quest'uomo.
Era, per quel che ricordo, una domenica. Dev'essere stata una domenica, perché di domenica sono l'unica del palazzo che si alza presto. Non vado mica in chiesa, ma lascio che lo credano. Mi vesto per bene: camicetta bianca con colletto imponente, gonna scura, golf di lana e naturalmente, è fondamentale, cappellino e guanti. Mi infilo sotto il braccio la grande borsa che porto sempre con me per ficcarci i miei ritrovamenti e lascio la casa come una rispettabile e attempata zitella - cosa che del resto sono.
O forse no?
Quella domenica ad ogni modo non andai molto lontano. Abito al pianoterra e fa parte di casa mia un giardino minuscolo e polveroso, di cui non mi prendo mai cura, nemmeno per finta. Notai subito la scarpa. Stava sotto un cespuglio incolto proprio vicino al muro di cinta.
Una scarpa, pensai, interessante! Finora non ho mai trovato una scarpa!
Curiosa, mi avvicinai un po'. La scarpa non aveva un brutto aspetto, era nera e a punta come le scarpe da uomo di una volta ed era lucidata con cura. Solo quando mi piegai sul mio ritrovamento vidi che nella scarpa c'era un piede, intendo cioè che nel mio giardino giacevano la scarpa, la sua compagna e anche il loro debito proprietario, per intero!

© 1999, Edizioni e/o


L'autrice
Milena Moser, giovane autrice svizzera di Zurigo, vive attualmente a San Francisco. I suoi romanzi hanno avuto un grande successo nei paesi di lingua tedesca. In italiano è già stato tradotto L'isola delle cameriere.



Roberto Perego
Milano 2019: linea di confine

"Camminavano avanti e indietro come due idioti, le scarpe nella neve che non smetteva di cadere. Dietro di loro il fungo della Barona sembrava lo scheletro di un disco volante sospeso su piloni di cemento. Quel coso doveva diventare un centro sociale, con teatro, sala musicale, centro anziani e palle varie, ma non era mai stato terminato."


Tra soli 19 anni Milano potrebbe essere cosi? Terrificante prospettiva. Ma chi si occupa di fantascienza ha sempre la tendenza a vedere un futuro un po' nero, a fondare la sua sfrenata fantasia su un substrato pessimistico.
Di romanzi cyber ne abbiamo letti diversi in questi anni, ma quasi sempre ambientati in "esotiche" città americane o orientali, in siti già "fantascientifici" in partenza, slegati dalle nostre conoscenze e dalla familiarità del quotidiano. In questo caso, invece, i luoghi sono quelli di sempre, le strade, le piazze e i palazzi di sempre. Ed è strano leggere una storia così immaginaria collocata in un contesto così reale. Viale Gran Sasso, piazza Piola, la Fiera, via Fatebenefratelli, Lampugnano, Rogoredo... E poi Jenner, attualmente il nome di un grande viale di scorrimento che attraversa una zona a nord-ovest della città, ma nel romanzo l'indicazione di un quartiere off-limits, comandato da una banda e roccaforte degli immigrati mussul (il riferimento a fatti reali è concreto: ora la zona di viale Jenner è notoriamente sede dei principali centri culturali islamici integralisti). Questa Milano decadente, militarizzata amministrata da personaggi violenti e sanguinari, è anche sconvolta da lotte intestine fra bande rivali, come i Catto e gli Hez che si scontrano ferocemente, ed è tormentata dalle rivalità fra le fazioni religiose. Lo scenario dunque è quello apocalittico spesso descritto nei romanzi cyberpunk. Uno scenario in cui reale e virtuale possono confondersi, mescolarsi, per dare vita a mutazioni più o meno volute e pianificate dal potere. Tra queste gli RV-killer, esseri umani riprogrammati, "resettati" si potrebbe dire utilizzando un termine abituale degli informatici, e trasformati in spietati killer senza paura grazie all'immissione nella memoria di ricordi artificiali. Esseri imprevedibili difficilissimi da battere. Il protagonista, Bruno, deve difendere la propria esistenza in questo mondo, diventato particolarmente ostile nei suoi confronti nel momento in cui casualmente si è appropriato di una valigetta trasportata da un corriere Giappo che contiene qualcosa di importanza fondamentale... un segreto scritto in codice binario su centinaia di banconote false. In questa triste, drammatica, cupa Milano del futuro ci sarà ancora spazio per la speranza?


Milano 2019: linea di confine di Roberto Perego
Pag. 282, Lire 25.000 - Edizioni ShaKe (Cyberpunkline n.15)
ISBN 88-86926-74-X


Le prime righe

_____________ZERO (Zinco, sudore e silenzio)

L'uomo con la faccia da giappo strisciò contro il sedile della sua auto tedesca. Particolari in zinco, finiture in pelle, coprisedili di poliestere sudato. Il climatizzatore era andato a farsi benedire insieme al sintetizzatore vocale Texas Instruments la notte prima, quando quei due gli avevano sparato nel radiatore per fermarlo. Ci erano riusciti.
La fronte scivolosa contro il vetro sporco del finestrino. Vide la moto rallentare e fermarsi.
Erano arrivati.
Odiava quella città straniera, non sopportava l'idea di morire a Milano, così lontano dalla sua Reiko.
Staccò i trasduttori neri dai lobi e avvolse i fili a fatica, costretto a usare una mano sola. Estrasse dalla fessura il dischetto pieno di riflessi arcobaleno, e se lo infilò in fretta nella tasca interna della giacca chiazzata di sudore e di sangue vecchio di un giorno. Nel retrovisore: un nero sceso dalla moto, due occhi stanchi inchiodati sulla sua targa, rampicanti scuri mossi dal vento sopra un muro di vecchi mattoni rossi.
Una rabbiosa voglia di piangere. Respirò a fondo e sentì i muscoli rilassarsi. Era un po' che aspettava che quelli lo trovassero.
Shikata ga nai.
Con l'unica mano rimasta si strinse il polso amputato e medicato ventidue ore prima in un'infermeria sotterranea a pagamento. In contanti, niente chip e niente documenti, questi erano i patti. Guardò l'uomo che si allontanava dalla moto dopo aver predisposto tutte le misure di sicurezza. Una Honda Zodia, scintillante e aggressiva, tecnologia giapponese. Ironico. Il giappo distolse gli occhi e strinse forte il polso dolorante mentre il motociclista si avvicinava lentamente nel retrovisore.
Non ci si può fare nulla...
Il rumore degli stivali contro la strada, il tintinnio di qualche catenella che pendeva dal giubbotto borchiato, voci di sottofondo. Poi lo scatto della maniglia e lo sportello aperto: l'abitacolo invaso da pallidi bagliori televisivi vomitati da qualche finestra, morbidi lampi cianotici nella semioscurità.

© 1999, ShaKe


L'autore
Roberto Perego (Milano 1971) ha come background culturale cyberpunk una laurea in ingegneria informatica. Attualmente fa l'analista-programmatore per sbaglio. Ama Pynchon.



Giampaolo Rugarli
La divina Elvira
L'ideale femminile nella vita e nell'opera di Giacomo Puccini

"Il mondo delle eroine pucciniane discende da Elvira, e in qualche misura si identifica con Elvira: va da sé, alcune tracce saranno depositate anche da altre più o meno occasionali compagne di viaggio, ma il peccato, la fragilità, la gelosia, il coraggio e infine il mistero daranno altrettanti volti di una donna proteiforme, imprendibile, fata buona o cattiva, consolazione e maledizione nello stesso tempo."


Manon, Mimì, Tosca, Butterfly: queste le più note protagoniste femminili delle opere di Giacomo Puccini. Donne estremamente diverse tra loro, con emozioni e sentimenti che le caratterizzano e che sono diventati nel tempo il loro simbolo. L'irrequietezza peccaminosa e trasgressiva di Manon, la dolcezza e la tenerezza di Mimì, la gelosia vendicativa e la passione di Tosca, infine la dedizione assoluta, l'amore totale, anche a prezzo della vita, di Butterfly, eppure queste donne sono i vari e contraddittori volti, a detta di Giampaolo Rugarli, di un'unica, fatale figura femminile: Elvira Benturi.
Ma dal libro traspare anche un'immagine meno nota, e forse meno rassicurante, del musicista. Capace di trasformarsi da buon borghese, elegante e taciturno in chiassoso ospite delle osterie toscane, piuttosto umorale e grande appassionato di caccia sia di animali che di fanciulle, specie se piuttosto ignoranti e rozze, così da poter affermare la propria supremazia intellettuale, culturale e sociale, Giacomo Puccini appare spesso un uomo debole e in balia degli eventi. L'amore, la passione per Elvira domina tutta la sua vita, lasciando in ombra le avventure occasionali capaci solo di provocare la gelosia e le ire della "divina Elvira". Moglie e madre, la giovane e bellissima donna abbandona la famiglia per seguire Puccini e dividere con lui la dura povertà dei primi tempi, le glorie e le sconfitte, affronta lo scandalo e la maldicenza in un'Italia poco incline al perdono per gli adulteri e dominata da un moralismo punitivo nei confronti dei peccatori. Solo dopo anni, ormai maturo e malato, sposerà la sua compagna e raggiungerà quell'accettazione sociale a cui aveva sempre aspirato. Rugarli racconta anche particolari dell'attività di compositore di Puccini non noti al grande pubblico: la contestata primogenitura della Bohème che spezza l'amicizia con Leoncavallo, l'accusa di "furto" anche per Tosca, il fiasco della prima di Madame Butterfly alla Scala, per ragioni forse politiche...
Insomma la bellissima Elvira, dai lunghi inanellati capelli, musa e dominatrice, è nel volume il mezzo per conoscere meglio e più intimamente l'ultimo grande del melodramma italiano, innovatore quanto basta, conservatore del meglio della tradizione musicale nazionale.


La divina Elvira. L'ideale femminile nella vita e nell'opera di Giacomo Puccini di Giampaolo Rugarli
Pag. 215, Lire 25.000 - Edizioni Marsilio (Gli specchi della memoria)
ISBN 88-317-7324-0


Le prime righe



Alla vigilia dell'ultimo conflitto mondiale, ha successo una malinconica canzone dovuta a Dino Olivieri per la musica e a Nino Rastelli per le parole. Titolo della canzone: Tornerai. Sono brutti tempi, la guerra è nell'aria e, di lì a poco, dal balcone di palazzo Venezia Mussolini informa che le ostilità sono state dichiarate e che la parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: "Vincere!" Poiché la folla in tripudio si spella le mani, felice dell'annuncio di una così bella avventura, Mussolini azzarda una profezia. Soggiunge: "E vinceremo!" Com'è noto, la profezia non si avvera. In compenso non so quanti figli di mamma partono per l'Etiopia, per la Libia, per la Grecia, per la Russia, e, contrariamente all'augurio espresso dalla canzone di Olivieri-Rastelli, non ritornano.
Al di là di vicende oggettivamente tristi, la canzone Tornerai reca in se stessa una alchimia a molti sconosciuta: è un adattamento del celebre coro a bocca chiusa della Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Ciò vuol dire che il maestro Olivieri, volendo toccare le corde più sensibili del pubblico, non trova niente di meglio che attingere al repertorio di altro Maestro, con la M maiuscola, scomparso una quindicina di anni prima, nel 1924. Olivieri non è un volgare plagiario: la citazione, del resto tanto evidente, viene subito confessata, ma il popolo che si abbevera alla radio o al grammofono, non si mette a sottilizzare, tutto insieme ingloba le calamità belliche, i lutti, Giacomo Puccini e sfoga la propria voglia di pianto.
Per gli osservatori superficiali, voglia di pianto e Puccini restano tuttora un binomio inscindibile: però, oggidì, nessuno oserebbe mettere in dubbio il valore del Maestro che, con Verdi (o subito dopo, se la tentazione delle gerarchie si fa irresistibile), è la figura più rappresentativa del melodramma italiano.

© 1999, Marsilio Editori


L'autore
Giampaolo Rugarli, nato a Napoli, ha pubblicato romanzi, saggi e commedie. Ricordiamo: Il superlativo assoluto (Premio Bagutta opera prima), La troga, Il nido di ghiaccio (Premio selezione Campiello), Andromeda e la notte (Premio Capri e finalista Premio Strega), Una montagna australiana, L'infinito forse e, di recente, Il bruno dei crepuscoli, I non amori di Giacomo Leopardi. Tradotto nei maggiori paesi europei, collaboratore di vari giornali, con Marsilio ha pubblicato il romanzo Una gardenia nei capelli e Il manuale del romanziere, e i racconti Il punto di vista del mostro (Premio Chiara).



A cura di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




19 novembre 1999