
 |
Martin Cruz Smith
Havana
"Forse per il fatto che L'Avana gli sembrava così irreale, Arkady si sentiva un po' invulnerabile, come quando ci si rende conto di avere un incubo."
Cruz Smith ha ridato vita, in questo romanzo, al suo famoso personaggio: il detective Arkady Renko, protagonista di best seller notissimi come Gorky Park o Red Square. Qui però questo investigatore russo, disincantato e pessimista, non entra in azione nel suo ruolo professionale. L'arrivo a L'Avana è dettato solo dall'amicizia per un altro russo, Sergej Pribluda, il cui cadavere, quasi decomposto, deve essere ufficialmente riconosciuto. E proprio per svolgere questo sgradevole compito è stato chiamato da Mosca Arkady che, avvolto nel suo cappotto di cashmere, giunge nel caldo tropicale dell'Avana e si trova immediatamente immerso nell'atmosfera del tutto particolare di quell'isola piena di misteri. In lui non c'è molto interesse per quello che è venuto a fare, né angoscia o dolore: tutti i suoi pensieri sono dominati dalla perdita improvvisa e incidentale della moglie amatissima. Quel cappotto, da cui non vuole mai separarsi, era un suo regalo ed è l'unica cosa che lo tenga legato alla vita. La tentazione del suicidio, antico vizio russo, lo sfiora, sta anzi per mettere in pratica quell'idea di autoannientamento, ma un'imprevista aggressione lo richiama curiosamente alla vita. E da questo momento l'intrigo inizia a prendere forma.
La storia è molto ben congegnata, interessanti i diversi mondi messi a confronto: i cubani, sempre più provati dal lungo período especial, il gruppo di americani radicali residenti nell'isola, ambigui e ben poco affidabili, i pochi russi rimasti ormai trattati con ostilità e considerati quasi nemici, infine tanti turisti che hanno come unico scopo del loro viaggio qualche notte con una bella jinetera dalla pelle dorata.
L'autore mostra, con molta sensibilità, la grande dignità dei cubani, l'orgoglio del loro sapere, delle loro competenze scientifiche e culturali che non sono stati messi in ginocchio dalle privazioni e dalla fame. La vicenda poi procede per colpi di scena, tentativi inspiegabili di eliminare l'investigatore russo, organizzazioni criminali che muovono il gioco, e ancora mescolanza di razze e di popoli: cinesi, americani, russi, cubani, il tutto ben miscelato con scorci della città nella sua bellezza e nella sua fatiscenza, con accenni ai riti della santeria (rituali affascinanti della religione sincretica presente nell'isola), con i sentimenti e le emozioni dei vari personaggi che siano attori o solo comparse dell'azione intorno alla quale verte il racconto.
Havana di Martin Cruz Smith
Titolo originale dell'opera: Havana Bay
Traduzione di Valentina Guani
Pag. 353, Lire 33.000 - Edizioni Mondadori (Omnibus)
ISBN 88-04-46732-0
Le prime righe
I
Una barca della polizia diresse un fascio di luce verso l'acqua e i piloni incatramati del pontile, e quell'angolo nero divenne bianco. L'Avana, dall'altro lato della baia, era invisibile a parte la fila di lampioni del lungomare. In alto luccicavano le stelle, in basso i fanali di fonda, ma per il resto il porto era uno specchio d'acqua calma nella notte.
Lattine di bibite, nasse, galleggianti da pesca, materassi, polistirolo con lunghe barbe di alghe dondolavano sulle onde, mentre una squadra di investigatori della Policìa Nacional de la Revolución scattava foto con il flash. Arkady, con il cappotto di cashmere, aspettava in compagnia di un certo capitano Arcos, un uomo basso dal torace possente con una tuta mimetica che pareva essergli stata stirata addosso, e del sergente Luna, un negro alto e magro ma molto muscoloso. L'investigatrice Osorio, una mulatta bassa di statura, con la divisa blu della PNR, fissava Arkady con uno sguardo diffidente da gatto.
Un cubano di nome Rufo, mandato dall'ambasciata russa, fungeva da interprete. "È semplicissimo" disse traducendo le parole del capitano. "Lei vede il corpo, lo identifica e se ne torna a casa."
"Detto così, sembra semplice." Arkady si sforzava di essere accomodante, ma Arcos si allontanò come se il minimo contatto con un russo potesse rivelarsi contagioso.
La Osorio aveva i lineamenti delicati di una giovane attrice che impersona l'ingenua e l'espressione severa di un boia. Disse qualcosa e Rufo spiegò: "L'investigatrice dice che questo è il metodo cubano, non il metodo russo né quello tedesco. Il metodo cubano. Vedrà".
Per il momento Arkady aveva visto ben poco. Rufo lo aveva prelevato appena arrivato all'aeroporto, al buio. Stavano andando in città in taxi quando l'interprete aveva ricevuto una telefonata al cellulare, in seguito alla quale avevano cambiato itinerario e si erano diretti verso la baia. A quel punto Arkady aveva già la sensazione di essere sgradito e malvisto.
© 1999, Arnoldo Mondadori Editore
L'autore
Martin Cruz Smith è autore di numerosi romanzi di successo, tra cui Los Alamos, La Rosa Nera, e dei tre grandi bestseller internazionali, Gorky Park, Stella polare, Red Square, centrati sulla figura di Arkady Renko. Vive in California.
A cura di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato
|