Filippo Bianchi
chiamami olga.net
Trans-navigazioni in Rete

"Nessuno porta mai nulla di piccolo su Internet, in verità. Succede proprio questo: si entra da estranei e ogni tanto capita di scambiare un sorriso virtuale. Spesso quel sorriso dà la stura a un flusso di coscienza inarrestabile, impetuoso, in cui ognuno mette in fila le immense e terribili cose che ha fatto, e le immense stupende cose che farà."


La Rete è ormai penetrata nella vita di tutti. Attraverso il monitor, ma anche attraverso gli altri media, che si occupano sempre più di questo nuovo "fratello". Anche chi non ha mai avuto occasione di accedere a Internet, o addirittura non ha mai nemmeno acceso un computer, conosce alcuni elementi fondamentali della Rete, quelli che vengono sottolineati da quotidiani, periodici e trasmissioni televisive. Molto si parla di sesso e di tutto quanto attorno ad esso ruoti nei siti internazionali. Sesso virtuale, immagini, dialoghi intercontinentali possibili solo con questo strumento di comunicazione. In questo universo si cala Ernesto, il protagonista, voce narrante, di chiamami olga.net. Il primo approccio è casuale e parte da una ricerca molto generale su uno dei più noti motori di ricerca, Yahoo. Tra le pagine selezionate nella ricerca, appunto, compaiono centinaia di indirizzi dedicati a un mondo molto particolare: quello del travestitismo. Ernesto comincia a curiosare fra le pagine, a saltellare da un link all'altro, sempre più interessato a capire meglio cosa e, soprattutto, chi si cela dietro questo universo. La Olga del titolo è un professore universitario spagnolo, che racchiude in sé due aspetti fondamentali di questo fenomeno: "la comunità trans usa da molti anni Internet - spiega a un certo punto Ernesto - con grande abilità e intelligenza. Ma ancor prima, la rete era stata convenientemente sfruttata dalla comunità scientifica internazionale. Olga è al tempo stesso un travestito e un docente universitario illustre..." chi meglio di lei può rappresentare l'imprevedibilità e l'assoluta anarchia, ma anarchia tecnica e scientifica, della rete? Dalla Rete al fenomeno del travestitismo il romanzo-saggio spazia in due universi ormai collegati strettamente. E ne fa un'analisi diretta, personale, anche sociologica, entrando nei meandri della personalità umana attraverso porte d'accesso costituite da manager marketing, industriali, freelance, impiegati della British Airways... persone "insospettabili", spesso colte, alla ricerca di qualcosa che va al di là della ragione e del reale e che forse solo la virtualità può offrire.


chiamami olga.net. Trans-navigazioni in Rete di Filippo Bianchi
239 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Feltrinelli (Ossigeno)
ISBN 88-7108-308-3



Le prime righe

1. SERENDIPITY


La scoperta dell'America

Senti amico, sono nato nel 1936 quando le lettere TV non volevano nemmeno dire televisione. Gli apparecchi radio erano enormi, funzionavano a valvole, e Adolf Hitler mi bombardava a tappeto. Ho appena cinque anni, ed eccomi lì, a rubare le mutandine di mia sorella, senza sapere perché, pensando di essere l'unica persona al mondo a farlo.
Janey

Io non cerco, trovo.
Pablo Picasso

Serendipity era, una volta, il nome dell'isola di Ceylon, oggi Sri Lanka. Secondo lo Shorter Oxford English Dictionary, il termine fu "coniato nel 1754 da Horace Walpole ispirandosi alla fiaba I tre principi di Serendip, gli eroi della quale 'scoprivano continuamente, per accidente o sagacia, cose di cui non erano in cerca'. La facoltà di fare felici e inaspettate scoperte per caso". Serendipity significa quindi, in qualche modo, fecondità dell'errore, e cioè cercare una cosa e trovarne un'altra, magari più interessante. Capitò, molti secoli fa, a Cristoforo Colombo. Capita ancora, spesso.
A me è capitato questo: il 23 maggio del 1997 mi hanno chiesto un articolo sull'offerta culturale di Internet. Ho fatto la cosa più banale del mondo: sono andato su Yahoo, e ho impostato una ricerca per TV e CD. Nell'occasione ho scoperto che TV non è solo l'acronimo di television, ma anche di transvestite, e CD non è solo acronimo di compact disc, ma anche di crossdresser, che di transvestite è sinonimo. E sono saltate fuori circa 60.000 pagine di travestiti! Perbacco, è successo qualcosa e nessuno mi aveva avvertito... Essendo per mestiere un discreto ficcanaso, sono entrato in una di queste pagine, e mi sono trovato davanti un signore di Denver, Colorado, per sua ammissione più somigliante a J. Edgar Hoover che a Marilyn Monroe.

© 1999, Feltrinelli Traveller


L'autore
Filippo Bianchi, fiorentino, vive a Roma e ha quasi cinquant'anni. Ha collaborato con noti giornalisti italiani e stranieri e ha curato per molti anni programmi radiofonici per la Rai. Amante della musica è stato direttore artistico di numerosi festival jazz. Questo è il suo primo libro.



Luca Canali
Tra Cesare e Cristo
Misteri, atrocità, splendori di un secolo che cambiò il corso della storia

"La conquista della Gallia in dieci anni di campagne militari costò a quelle popolazioni un milione di morti e un altro milione di ridotti in schiavitù."


Un saggio storico che si legge come un romanzo. La storia di Roma riletta con sguardo libero da nazionalismi e da quell'esaltazione erede di una cultura littoria da cui facciamo molta fatica a liberarci. Eppure è fuori discussione che la grandezza di Roma si sia formata su violenze inaudite, che grandi eccidi e distruzioni abbiano costellato la formazione di una potenza di dimensioni straordinarie e, tenuto conto dei tempi, mai più eguagliate. Cesare, la sua figura e la sua politica, hanno rappresentato un momento cruciale, una svolta decisiva nella politica interna ed espansiva dell'Urbe. Audace rappresentante di classi in ascesa seppe dare il colpo di grazia alle istituzioni repubblicane ormai in declino e guardare, con vastità di prospettiva, all'espansione. Epoca drammatica quella in cui visse e che seguì la sua morte, epoca di assassinii illustri, di guerre esterne ed intestine, in cui esasperati interessi economici non avevano alcuno scrupolo nel distruggere l'idolo poco prima da loro stessi costruito. In questo scenario come entra la figura di Gesù?
Nato sotto Augusto, che cosa aveva in comune con il primo Imperatore? Nulla, o quasi. Eppure, dice Canali sono in fondo due "mezze mele", tra loro complementari, in quel passaggio epocale. Il messaggio fascinatore del Cristo avrebbe saputo sconfiggere i romani, la loro forza brutale, la loro indomabile arroganza. Anche se tutto ciò non porterà poi ad un'epoca di felicità e di giustizia, di amore e di solidarietà. Ma questa, dice Canali con amaro pessimismo, è la natura della storia. Viene poi dall'autore esaminata quella stessa fase storica attraverso le opere dei letterati e, cercata in loro, conferma alle sue tesi. Così, con un salto storico improvviso, si osserva la disfatta dell'utopia comunista a dimostrazione della naturale propensione dell'uomo all'egoismo e all'individualismo. Ritornato all'epoca di Cesare e di Augusto vengono delineate alcune figure emblematiche, partendo prevalentemente dai Commentarii cesariani. Così di particolare suggestione è il capitolo che tratteggia la figura e l'opera di Catilina, quell'agitatore pieno di fascino, quel "tenebroso cospiratore", con tanta veemenza descrittoci da Cicerone e da Sallustio.
La figura di Cristo non appare molto nel saggio, fa da sfondo all'ultimo periodo trattato. È invece Cesare che pone i maggiori interrogativi allo storico: genio o criminale? mente illuminata e preveggente o arrampicatore senza scrupoli? Sono passati due millenni eppure queste domande ancora ci turbano, forse perché il giudizio impone una più ampia valutazione sulla storia e sui suoi protagonisti e criteri che trascendono il periodo qui analizzato, diventando etica politica, valida in ogni tempo.


Tra Cesare e Cristo. Misteri, atrocità, splendori di un secolo che cambiò il corso della storia di Luca Canali
Pag. 149, Lire 28.000 - Edizioni Ponte alle Grazie (Saggi)
ISBN 88-7928-461-4


Le prime righe

Violenza nel DNA?

Nel 100. a.C. nacque Giulio Cesare; alla fine del secolo - e all'inizio della nuova era - nacque Gesù di Nazareth. Cesare divenne nei secoli simbolo e nome del potere imperiale - i Cesari, Kaiser, Czar, Scià -; il messaggio di Cristo illumina ancor oggi ampi spazi della Terra, dopo esser stato per trecento anni oggetto di persecuzioni, poi, nel IV sec., accolto con fervore dal pur violento Costantino, e infine trasformato in religione di Stato da Teodosio il Grande. L'intero I secolo a.C., racchiuso fra le date di nascita (quella di Gesù è approssimativa) di questi due personaggi di rilievo planetario ed epocale, fu tra i più tumultuosi e violenti, ma anche tra i più fecondi di ingegni "perenni" dell'intera storia di Roma. E siamo già in pieno mistero: come poté una piccola città di pastori, di esuli e fors'anco di avventurieri, per di più lacerata ben presto al suo interno da conflitti sociali e civili di una ferocia a volte belluina, e nel contempo minacciata da potenti nemici esterni o impegnata in rischiose e continue guerre di espansione, divenire una metropoli il cui impero sarebbe durato più di un millennio? Ma, a sua volta, questa domanda a cui è tutt'altro che facile dare una risposta, presuppone un quesito più vasto e tormentoso, cui è non solo difficile, ma probabilmente impossibile rispondere, giacché affonda le radici nel mistero stesso del mondo: che cos'è la Storia? È essa un ordinato e preordinato svolgersi di eventi, "provvidenziale" dunque, e "finalistico" rispetto a un esito di redenzione sociale e di spiritualità illuminata? Oppure, essa è la semplice - e inevitabilmente incompleta - registrazione di un coacervo di eventi tragici e disumani, assai più frequenti di vicende pacifiche e edificanti?

© 1999, Ponte alle Grazie s.r.l.


L'autore
Luca Canali ha insegnato letteratura latina nelle Università di Roma e Pisa. È autore di opere di narrativa e di numerosi testi di saggistica. Ha pubblicato Colpo d'ombra, In memoria senza più odio, Controstoria di Roma, Memorie di un libertino depresso, Finzioni e memoria. Nel 1995 è stato finalista al Premio Strega con il libro Nei pleniluni sereni.



Jon Krakauer
Il silenzio del vento

"Di fatto gli scalatori non sono, per la maggior parte, degli squilibrati, ma solo persone soggette a una forma particolarmente acuta della Condizione Umana."


Un libro sull'alpinismo come passione, come motivo di vita. Un libro per trasmettere le sensazioni che questo sport può dare, ma anche per far capire quali e quante siano le insidie che cela. Nell'introduzione l'autore paragona la frenesia dell'arrampicata a quella dell'alcolista e la scelta di limitare le sue scalate (dopo il matrimonio e i figli) a quella dell'alcolizzato che decide di bere solo birra al sabato. Una sorta di droga, dunque, che crea dipendenza e desiderio, che porta a ricercare sempre queste sensazioni per sentirsi vivo. E non importa se sull'Eiger o sul K2, in Alaska o a Chamonix, nai grandi canyon americani o sull'Himalaya.
Krakauer affronta anche gli aspetti negativi di questo sport spesso mitizzato. Ad esempio i problemi della convivenza stretta con i compagni, che talvolta può trasformarsi anche in vera e propria dipendenza. Durante una scalata tutto può succedere e la solidarietà è la prima regola. Poi, come nel caso delle lunghe traversate in mare, è richiesta una certa adattabilità: la promiscuità e la stretta coabitazione possono dare origine a episodi di insofferenza che devono però essere immediatamente stroncati. Altro aspetto particolare, le contraddizioni insite nei luoghi stessi delle scalate: malgrado lo splendore del paesaggio circostante, le condizioni climatiche estreme delle cime obbligano a un ritiro forzato in tenda per lunghi periodi, tra l'umidità, il freddo e la mancanza di qualsiasi tipo di comfort cui siamo normalmente abituati. Insomma, non solo fascino e fantasia, ma anche dura realtà quotidiana ai limiti della sopravvivenza. E la paura, spesso il terrore vero e proprio, che può colpire anche l'alpinista più esperto, in qualunque momento...
Dal racconto delle proprie scalate (successi ma anche fallimenti), l'autore parte per allargare il discorso a tutti gli alpinisti, narrando esperienze molto varie, ma tutte legate a un unica grande passione per la montagna, per l'altitudine e, soprattutto, per il silenzio del vento.


Il silenzio del vento di Jon Krakauer
Titolo originale dell'opera: Eiger Dreams

Traduzione dall'americano di Pietro Ferrari
VI-209 pag., Lit. 28.000 - Edizioni Corbaccio (Exploits)
ISBN 88-7972-318-9


Le prime righe



Nelle prime immagini di Assassinio sull'Eiger, Clint Eastwood entra nel quartier generale avvolto in penombra del C-2 per scoprire chi sarà la sua prossima vittima. Dragon, il malvagio albino che guida l'organizzazione non molto dissimile dalla C.I.A., gli dice che, per quanto all'agenzia non conoscano il nome del bersaglio, hanno scoperto che "quest'estate il nostro uomo parteciperà una scalata sulle Alpi. Sappiamo quale montagna scalerà: l'Eiger".
Eastwood non ha alcuna difficoltà a indovinare il percorso ("la Parete Nord, naturalmente"), e lascia capire di avere dimestichezza con quella muraglia: "Ci ho provato due volte e mi ha fregato per due volte... Se il nostro uomo vuole scalare la Parete Nord dell'Eiger forse non c'è bisogno del mio intervento".
Il problema nella scalata della Parete Nord dell'Eiger è che, oltre a salire 1800 metri verticali di pietra calcarea friabile e di ghiaccio nero, l'alpinista deve abbattere anche alcuni miti formidabili. I movimenti più difficili in qualunque scalata sono quelli mentali, la ginnastica psicologica che tiene il terrore sotto controllo, e la cupa aura dell'Eiger è abbastanza paurosa da minare la calma di chiunque. Gli eventi epici che si sono svolti sulla Nordwand sono stati cementati nell'inconscio collettivo del mondo intero dai particolari raccapriccianti di più di duemila articoli di giornali e riviste. Le sovraccoperte di libri con titolo come Eiger: La morte arrampica accanto ci ricordano che la Nordwand "ha sconfitto centinaia di alpinisti, oltre a ucciderne quarantaquattro... Quanti sono caduti, sono stati trovati, a volte a distanza di anni, disseccati e smembrati. Per tre anni, il corpo di uno scalatore italiano è rimasto appeso alla corda, irraggiungibile, ma visibile ai curiosi più in basso, alternativamente sigillato nella guaina di ghiaccio della parete e in balia dei venti d'estate".
Nella storia della montagna risuona l'eco delle lotte sostenute da figure gigantesche come Buhl, Bonatti, Messner, Rebuffat, Terray, Haston e Harlin, per non parlare di Eastwood. I nomi dei punti cruciali sulla parete, la Traversata Hinterstoisser, il Budello di ghiaccio, il Bivacco della morte, il Ragno Bianco, sono familiari sia agli alpinisti attivi sia agli appassionati seduti davanti al caminetto, da Tokyo a Buenos Aires.

© 1999, Casa Editrice Corbaccio


L'autore
Jon Krakauer è nato nel 1954 ed è cresciuto nell'Oregon dove ha sviluppato la sua passione per la montagna a cominciare dagli otto anni. Fin da giovanissimo ha compiuto imprese degne di nota nell'ambito dell'alpinismo nordamericano e in Patagonia. A partire dal 1983 si è dedicato alla scrittura a tempo pieno. È autore di Nelle terre estreme e di Aria sottile.



Patrícia Melo
Elogio della menzogna

"Quando si decide di uccidere qualcuno, è bene sapere che la fase più dura è la preparazione. È come se ti stirassero i nervi fino a portarli fuori del tuo corpo. I particolari sono la cosa peggiore. Devi pensare a tutto, in special modo alle bugie che racconterai dopo e a come le racconterai."


Un giallo strisciante come i serpenti che lo abitano. Strisciante e subdolo è l'approccio tra Fúlvia, giovane donna sposata, e il suo amante, il protagonista del romanzo: José Guber. Calcolato da tempo il modo in cui Fúlvia, la predatrice, si avvicina alla sua vittima e decide lentamente di stringerla in un angolo, obbligandola a fare ciò che lei domanda. Avvolto nelle sue spire, José non riesce a divincolarsi, a sfuggire. "Delle altre neanche mi ricordavo - dice a proposito della sua amante - Fúlvia era entrata come un'onda di mare in burrasca, di quelle che la gente vede in televisione, gigantesca, che sommerge tutto." Eppure José è uno scrittore di gialli, magari un po' frustrato e tormentato da un difficile rapporto con il suo editore, ma che dovrebbe essere in grado di difendersi e sviare le trappole... Fúlvia gli racconta di essere continuamente maltrattata dal marito, picchiata, aggredita e di non poterlo più sopportare. Quale soluzione migliore di un delitto perfetto? E perché non unire la sua competenza in fatto di rettili velenosi con l'abilità di José nel progettare omicidi?
Tra rettilari ufficiali e clandestini, tra i palazzi di San Paolo e le sterminate terre brasiliane, tra rospi (il cibo preferito di certi serpenti) e agriturismi prende corpo il progetto dell'omicidio di Ronald, il "perfido" marito. Ma non tutto va secondo il piano stabilito. L'imprevisto crea una situazione nuova. José è davvero un abile scrittore di gialli, o è un abile riassemblatore di opere altrui? E Ronald è davvero così crudele e violento come la moglie l'ha descritto? E, infine Fúlvia, sarà la donna maltrattata e desiderosa di vendetta o un infido serpente velenoso sempre pronto a colpire? Carlo Lucarelli, nella Postfazione, paragona questo romanzo a un treno che parte subito, "appena chiuse le porte, e una volta lanciati non si ferma più". È vero, la storia travolge come una corsa, anche se trattenuta e guidata dai binari della menzogna: del resto anche questa, una volta lanciata, non può più fermarsi.


Elogio della menzogna di Patrícia Melo
Titolo originale dell'opera: Elogio da mentira

Traduzione di Camilla Cattarulla
Postfazione di Carlo Lucarelli
216 pag., Lit. 16.000 - Edizioni Fanucci (AvantPop)
ISBN 88-347-0679-X


Le prime righe

UNO

Mi sono sempre piaciuti i serpenti, soprattutto le specie velenose, ma è stato per via di Fúlvia Melissa che ho cominciato a frequentare l'Istituto Sieroterapico Comunale. Quando ci presentarono, lei si trovava davanti al lago artificiale del museo, bella, in camice bianco e occhiali, intenta a esaminare un anaconda di tre metri. Ci stringemmo la mano, quello che sto per fare ti piacerà, disse.
Uno degli assistenti di Fúlvia immobilizzò il serpente, afferrandolo con le mani appena sotto la testa. Subito dopo, l'anaconda venne sistemato sul tavolo del laboratorio. Non vuole mangiare, diceva Fúlvia, colpa dello stress da cattività, è vecchio, il poverino ha gli acari. Un inserviente aveva portato un coniglio chiuso in una piccola gabbia. Facendo leva con una pinzetta, Fúlvia, aiutata da un assistente, aprì la bocca del rettile. Poi tolse il coniglio dalla gabbietta e, con un rapido gesto, gli spezzò l'osso del collo. Uccido sempre la preda prima dell'alimentazione forzata, chiarì mentre introduceva il coniglio morto nella gola dell'anaconda. Gli ofidi non mangiano animali morti, ma se il sangue della preda è ancora caldo non c'è problema, spiegò. Con le mani, Fúlvia strinse il corpo del serpente così da far scendere il coniglio fino allo stomaco. Potete portarlo via, disse all'assistente.
Andiamo, mi invitò Fúlvia, ti faccio visitare l'Istituto. Anticamente, diceva, tutta quest'area era una riserva forestale. Hai visto quanti frangipani rossi ci sono là fuori? Durante la fioritura, qui c'è un profumo meraviglioso. Camminavamo per il museo fianco a fianco, lentamente, e già c'era qualcosa tra di noi, un filo, lei portava avanti la conversazione mentre io osservavo i serpenti nei terrari. Fúlvia mi aveva mostrato il suo preferito, la vipera delle piramidi, Echis carinatus. Se si tratta di uccidere, è il migliore, il novanta per cento delle persone morse non sopravvive, anche se si somministra loro il siero antiveleno.

© 1999, Fanucci Editore


L'autrice
Patrícia Melo, scrittrice di origine brasiliana, ha al suo attivo due romanzi tradott1 in tutto il mondo: Il killer e Il matador. Elogio della menzogna è stato scritto nel 1998.



Martin Cruz Smith
Havana

"Forse per il fatto che L'Avana gli sembrava così irreale, Arkady si sentiva un po' invulnerabile, come quando ci si rende conto di avere un incubo."


Cruz Smith ha ridato vita, in questo romanzo, al suo famoso personaggio: il detective Arkady Renko, protagonista di best seller notissimi come Gorky Park o Red Square. Qui però questo investigatore russo, disincantato e pessimista, non entra in azione nel suo ruolo professionale. L'arrivo a L'Avana è dettato solo dall'amicizia per un altro russo, Sergej Pribluda, il cui cadavere, quasi decomposto, deve essere ufficialmente riconosciuto. E proprio per svolgere questo sgradevole compito è stato chiamato da Mosca Arkady che, avvolto nel suo cappotto di cashmere, giunge nel caldo tropicale dell'Avana e si trova immediatamente immerso nell'atmosfera del tutto particolare di quell'isola piena di misteri. In lui non c'è molto interesse per quello che è venuto a fare, né angoscia o dolore: tutti i suoi pensieri sono dominati dalla perdita improvvisa e incidentale della moglie amatissima. Quel cappotto, da cui non vuole mai separarsi, era un suo regalo ed è l'unica cosa che lo tenga legato alla vita. La tentazione del suicidio, antico vizio russo, lo sfiora, sta anzi per mettere in pratica quell'idea di autoannientamento, ma un'imprevista aggressione lo richiama curiosamente alla vita. E da questo momento l'intrigo inizia a prendere forma.
La storia è molto ben congegnata, interessanti i diversi mondi messi a confronto: i cubani, sempre più provati dal lungo período especial, il gruppo di americani radicali residenti nell'isola, ambigui e ben poco affidabili, i pochi russi rimasti ormai trattati con ostilità e considerati quasi nemici, infine tanti turisti che hanno come unico scopo del loro viaggio qualche notte con una bella jinetera dalla pelle dorata.
L'autore mostra, con molta sensibilità, la grande dignità dei cubani, l'orgoglio del loro sapere, delle loro competenze scientifiche e culturali che non sono stati messi in ginocchio dalle privazioni e dalla fame. La vicenda poi procede per colpi di scena, tentativi inspiegabili di eliminare l'investigatore russo, organizzazioni criminali che muovono il gioco, e ancora mescolanza di razze e di popoli: cinesi, americani, russi, cubani, il tutto ben miscelato con scorci della città nella sua bellezza e nella sua fatiscenza, con accenni ai riti della santeria (rituali affascinanti della religione sincretica presente nell'isola), con i sentimenti e le emozioni dei vari personaggi che siano attori o solo comparse dell'azione intorno alla quale verte il racconto.


Havana di Martin Cruz Smith
Titolo originale dell'opera: Havana Bay

Traduzione di Valentina Guani
Pag. 353, Lire 33.000 - Edizioni Mondadori (Omnibus)
ISBN 88-04-46732-0


Le prime righe

I


Una barca della polizia diresse un fascio di luce verso l'acqua e i piloni incatramati del pontile, e quell'angolo nero divenne bianco. L'Avana, dall'altro lato della baia, era invisibile a parte la fila di lampioni del lungomare. In alto luccicavano le stelle, in basso i fanali di fonda, ma per il resto il porto era uno specchio d'acqua calma nella notte.
Lattine di bibite, nasse, galleggianti da pesca, materassi, polistirolo con lunghe barbe di alghe dondolavano sulle onde, mentre una squadra di investigatori della Policìa Nacional de la Revolución scattava foto con il flash. Arkady, con il cappotto di cashmere, aspettava in compagnia di un certo capitano Arcos, un uomo basso dal torace possente con una tuta mimetica che pareva essergli stata stirata addosso, e del sergente Luna, un negro alto e magro ma molto muscoloso. L'investigatrice Osorio, una mulatta bassa di statura, con la divisa blu della PNR, fissava Arkady con uno sguardo diffidente da gatto.
Un cubano di nome Rufo, mandato dall'ambasciata russa, fungeva da interprete. "È semplicissimo" disse traducendo le parole del capitano. "Lei vede il corpo, lo identifica e se ne torna a casa."
"Detto così, sembra semplice." Arkady si sforzava di essere accomodante, ma Arcos si allontanò come se il minimo contatto con un russo potesse rivelarsi contagioso.
La Osorio aveva i lineamenti delicati di una giovane attrice che impersona l'ingenua e l'espressione severa di un boia. Disse qualcosa e Rufo spiegò: "L'investigatrice dice che questo è il metodo cubano, non il metodo russo né quello tedesco. Il metodo cubano. Vedrà".
Per il momento Arkady aveva visto ben poco. Rufo lo aveva prelevato appena arrivato all'aeroporto, al buio. Stavano andando in città in taxi quando l'interprete aveva ricevuto una telefonata al cellulare, in seguito alla quale avevano cambiato itinerario e si erano diretti verso la baia. A quel punto Arkady aveva già la sensazione di essere sgradito e malvisto.

© 1999, Arnoldo Mondadori Editore


L'autore
Martin Cruz Smith è autore di numerosi romanzi di successo, tra cui Los Alamos, La Rosa Nera, e dei tre grandi bestseller internazionali, Gorky Park, Stella polare, Red Square, centrati sulla figura di Arkady Renko. Vive in California.


A cura di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 ottobre 1999