Michael Connelly
Il ragno

"E la bomba sarebbe scoppiata. La notizia dell'omicidio di Elias avrebbe spazzato la città come il più infuocato dei venti di Santa Ana, portando a fior di pelle i nervi di ognuno e magari tramutando silenziose frustrazioni in gesti violenti e persino malvagi."


Connelly conferma con questo romanzo, la capacità narrativa e di scrittura delle precedenti prove. Ripropone il personaggio del detective Bosch, assente negli ultimi due bellissimi romanzi Debito di sangue e Il poeta, personaggio che gli aveva dato, fin dalle prime opere apparse negli Stati Uniti, grande notorietà.
Bosch sta attraversando una crisi coniugale che gli occupa la testa e lo tormenta con incubi notturni, ma che non lo distrae minimamente dal lavoro, né gli fa decidere di dedicare maggior tempo al proprio privato. Sarà questa la causa del fallimento del suo matrimonio, ma la passione per il lavoro e il bisogno (quasi fisico) di conoscere la verità, sembrano superiori ad ogni altro interesse. Hieronymus Bosch non è un personaggio vincente: reduce dal Vietnam, eccede in sigarette e in alcol, non concede molto al suo interlocutore, né cerca di accattivarsi i capi per averne l'appoggio. Eppure possiede qualcosa in più degli altri, un fiuto, un talento naturale, doti preziose che la polizia tiene in grande considerazione così da affidare al detective i casi più difficili e delicati. E il caso che è al centro de Il ragno lo è in modo particolare. Sono stati compiuti due delitti, ma il vero bersaglio era uno solo: un avvocato di colore, notissimo in città per il suo impegno contro gli abusi della polizia nei confronti della popolazione di colore, un difensore dei diritti civili che aveva tratto grande ricchezza da questo suo impegno. L'avvocato Elias avrebbe dovuto discutere, dopo pochi giorni, il caso di un balordo accusato dello stupro e dell'assassinio di una ragazzina. Il nero incriminato aveva subito violenze dalla polizia durante gli interrogatori perché si dichiarava innocente e non voleva confessare, ma l'avvocato ucciso aveva le prove dell'innocenza del suo difeso e il nome del vero assassino. La comunità nera di Los Angeles è per la città una mina perennemente innescata, sommosse possono esplodere con tragiche conseguenze partendo da scintille anche minime. I mezzi di comunicazione ne hanno spesso la responsabilità e, proprio per questo, Bosch e la polizia cercano di diffondere messaggi il più possibile rassicuranti. Ma di questo assassinio si deve trovare il colpevole, chiunque esso sia, fosse anche un poliziotto che odiava Elias per qualche causa precedente. Connelly inizia a tessere la sua trama, lui sì come un abile ragno, intorno al difficile e delicato caso. Getta il suo personaggio nella mischia, lo fa penetrare nei meandri di una rete di prostituzione via Internet che di certo ha a che fare col caso, mette sulla ribalta le devianze sessuali che si mimetizzano nella Rete e che si nascondono dietro "rispettabili" individui. Mostra in modo impietoso le brutture di una società violenta in tutte le sue componenti, senza concedere nulla alla retorica del politically correct. La regia di questo autore ricorda i film di Spike Lee, duri, veri, senza esibizionismi e senza inutili spargimenti di sangue. In questo Connelly è davvero magistrale, crea personaggi credibili non figure ideologiche. L'indagine di Bosch, gli incontri fatti nelle più disparate ore del giorno e della notte, i colloqui con colleghi della polizia o con pregiudicati, lo guidano (e guidano anche il lettore) verso una soluzione credibile... poi, all'improvviso, lo scarto, il colpo d'ala dell'autore che spiazza e disorienta, ma che permette una lettura del romanzo avvincente fino all'ultima pagina.


Il ragno di Michael Connelly
Titolo originale: Angels Flight

Traduzione di Gianni Montanari
Pag. 413, Lire 34.000 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-4460-9

le prime pagine
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1


LA PAROLA RISUONÒ STRANA, quasi l'avesse pronunciata un altro. Nella propria voce Bosch avvertì un'ansia che non riconosceva. Il semplice pronto che aveva sussurrato al telefono era pieno di una speranza quasi straziante. Ma la voce che gli rispose non era quella che voleva sentire.
"Detective Bosch?"
Per un istante Bosch si sentì un idiota, chiedendosi se l'interlocutore avesse notato il tremolio della sua voce.
"Sono il tenente Michael Tulin. Parlo con il detective Bosch?"
Quel nome sembrava non ricordargli nulla, e la momentanea preoccupazione per il tono della propria voce lasciò subito il posto a un brutto presentimento.
"Sì, sono Bosch. Cosa c'è? Cos'è successo?"
"Resti in linea. Il vicecapo Irving vuole parlarle."
"Che cosa..."
L'interlocutore svanì con un clic e rimase solo il silenzio. Bosch ricordò finalmente chi era Tulin... l'aiutante di Irving. Rimase immobile in attesa e si guardò intorno nella cucina: soltanto la fievole luce del forno era accesa. Con una mano tenne il ricevitore premuto contro l'orecchio, posando istintivamente l'altra sullo stomaco, dove una vaga paura e un senso di nausea si stavano contorcendo. Osservò i numeri luminosi sull'orologio del forno. Erano quasi le due ed erano passati cinque minuti dall'ultima volta in cui li aveva guardati. "C'è qualcosa che non va" pensò mentre aspettava. "Non lo fanno per telefono. Di solito vengono a bussare alla tua porta e te lo dicono in faccia."
Finalmente Irving sollevò il suo ricevitore all'altro capo della linea.
"Detective Bosch?"
"Lei dov'è? Cos'è successo?"
Trascorse un altro istante di inquietante silenzio, in cui Bosch attese la risposta a occhi ormai chiusi.
"Mi scusi?"
"Me lo dica e basta: cosa le è successo? Insomma... è viva?"
"Detective, non capisco di che parla. Io la sto chiamando perché ho bisogno che raduni la sua squadra il più rapidamente possibile. Mi servite per un incarico speciale."
Bosch riaprì gli occhi. Guardò oltre la finestra della cucina, nel canyon buio sotto casa. Con gli occhi seguì il pendio della collina giù fino alla freeway e poi su di nuovo verso lo squarcio di luci di Hollywood, incorniciate dalla spaccatura del Cahuenga Pass. Si chiese se ogni luce rappresentasse una persona ancora sveglia e in attesa di qualcuno che forse non sarebbe tornato. Bosch vide la propria immagine riflessa nel vetro. Aveva un'aria stanca. Perfino nel vetro brunito della finestra riusciva a distinguere le occhiaie scure.
"Ho un incarico per lei, detective" ripeté impaziente Irving. "È in grado di lavorare o..."
"Certo che posso lavorare. Mi sono soltanto confuso un attimo."
"Be', mi dispiace di aver chiamato a quest'ora. Ma dovrebbe esserci abituato."
"Sì, nessun problema."
Bosch non gli disse che non era stato svegliato dalla sua chiamata, né che si stava aggirando solo per la casa al buio, in attesa.
"Allora si metta in moto, detective. Le daremo del caffè, qui sul posto. Ma non voglio altri ritardi. Avverta la sua squadra. Li faccia venire sulla Grand Street, fra la Terza e la Quarta, in cima ad Angels Flight... Sa di cosa sto parlando?"


© 1999, Edizioni Piemme

biografia dell'autore
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Michael Connelly è autore di sei romanzi di straordinario successo. Ex giornalista di cronaca nera del "Los Angeles Times", vive a Los Angeles.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Connelly Michael, Debito di sangue, tr. di Montanari G., 1998, 430 p., Lit. 33000, Piemme (ISBN: 88-384-4147-2)

Connelly Michael, Ghiaccio nero. Hard boiled, a cura di Sanvito L., tr. di Montanari G., 1998, 332 p., Lit. 14000, "Giallo & nero", Hobby & Work Italiana (ISBN: 88-7133-380-2)

Connelly Michael, La memoria del topo. Hard boiled, a cura di Dozio T. e Sanvito L., 1998, 348 p., Lit. 14000, "Giallo & nero", Hobby & Work Italiana (ISBN: 88-7133-381-0)

Connelly Michael, Il poeta, 1999, 497 p., Lit. 33000, Piemme (ISBN: 88-384-4294-0)


A cura di Grazia Casagrande


8 ottobre 1999