Sebastiano Vassalli
Un infinito numero
Virgilio e Mecenate nel paese dei Rasna

"Hai detto bene. La scrittura ci fa orrore, così come ci fa orrore la morte. La parola scritta è un segnale di morte: non lo sai? Tu che di mestiere fai lo scrivano, non hai mai riflettuto su questo genere di cose? Gli animali non possono morire: soltanto i loro nomi muoiono. Chi non ha un nome, e non può scrivere il suo nome, non muore in eterno."


Un giovane schiavo, Timodemo (la voce narrante della storia), nato e vissuto in Grecia fino all'adolescenza e educato per divenire un "grammatico", viene portato in Italia dal suo padrone e comprato da un poeta, "uno dei più grandi che siano esistiti nel mondo": Virgilio. Non sa ancora che questa sarà la sua fortuna, perché lo porterà a vivere una vita avventurosa e ricca. Divenuto liberto e accompagnatore ufficiale del sommo poeta, condivide con lui esperienze eccezionali. Come la frequentazione dei più importanti personaggi della politica e della cultura del periodo, in particolare Ottaviano Augusto, convinto di dover dare a Roma prestigio storico oltre che militare. Ossessionato dal confronto con i monumenti egizi e con la millenaria e prestigiosa storia greca, Ottaviano decide di commissionare un grande poema al miglior autore dell'epoca, un poema che crei il mito di Roma, naturalmente con riferimento alle poche nozioni storiche conosciute. La scelta cade su Virgilio, presentato a Ottaviano da Mecenate, uomo di origine etrusche, secondo il quale "tutto ciò che era sorto, in un lontano passato, sulle rive del Tevere, era sorto per opera dei Rasna, cioè degli Etruschi". Un'affermazione che lascia scettico Virgilio. Com'è possibile che all'origine della storia di Roma vi sia una civiltà senza letteratura, che non ha lasciato nulla di scritto? Per rispondere a questa domanda è necessario intraprendere un viaggio nelle terre degli etruschi, alla ricerca della verità. Virgilio, Mecenate e Timodemo partono per raggiungere l'Etruria e la città sacra di Rasna (accompagnati, tra l'altro da alcune giovani donne) alla ricerca del sacerdote di Velthune, un saggio con doti di veggenza in grado di svelare loro la verità sulle antiche radici dell'Impero romano. E ciò che scopriranno, durante una notte di visioni e incubi, non sarà certamente edificante per l'immagine aulica, immacolata dei fondatori di Roma. Al suo ritorno Virgilio scriverà l'Eneide rappresentando Enea come un uomo assai diverso da quello apparso nel sogno visionario.
Un infinito numero è il romanzo di un'epoca e del forte contrasto tra due grandi civiltà: quella etrusca, che rifiuta la letteratura e la parola scritta, considerata portatrice di morte, e quella della Roma augustea, che viceversa l'esalta, addirittura la mitizza come l'unico modo per sopravvivere dopo la morte, l'unica forma di eternità possibile. Ma è anche il romanzo dell'Eneide, della sua genesi e della sua fortuna, ed è una storia di vita quotidiana, con le piccole a grandi regole sociali, le tradizioni e le abitudini di vita che allontanano e dividono due popoli con radici comuni. La storia ha un infinito numero di possibilità, come il futuro, che si mescolano e ritornano e c'è chi può "cancellare le cose del mondo e i loro nomi... Allora tutto ricomincerà dall'inizio".


Un infinito numero. Virgilio e Mecenate nel paese dei Rasna di Sebastiano Vassalli
254 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-14745-5

le prime pagine
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Era una bella giornata d'autunno. Oltre il muro del giardino e di là dagli alberi, si sentiva il rumore delle grandi macchine trebbiatrici che lavoravano nei campi alla raccolta del riso. Si sentivano e non si vedevano, perché passavano altissimi sopra le nostre teste, gli aeroplani in partenza o in arrivo dall'aeroporto di Milano Malpensa; e c'erano anche, in sottofondo, le voci della natura. (Lo stormire delle fronde, il cinguettio degli uccelli non sono ancora scomparsi del tutto da questa parte del mondo che è la pianura del Po, ma non sempre è possibile ascoltarli, in una realtà ormai interamente dominata dai rumori meccanici).
"Il tempo, - disse Timodemo, - è pieno delle nostre storie e non sa cosa farsene. E anche noi, che siamo i personaggi di quelle storie, finiamo poi sempre per soffermarci su un dettaglio, e perdiamo di vista l'insieme..."
Si sedette su una panchina in fondo al viale, e alzò la toga per non calpestarla. Soltanto allora feci caso a come era vestito, e anche a un cerchio d'oro che portava al polso della mano sinistra e che rappresentava l'urobòros, il serpente che inghiotte sé stesso. Una delle immagini più antiche, e più universalmente note, del tempo.
L'uomo che mi stava davanti dimostrava una cinquantina d'anni. Aveva la barba grigia, era un po' calvo e parlava un latino per me abbastanza comprensibile, grazie ai ricordi di liceo e d'università. Mi indicò un gruppo di miei personaggi, uomini e donne, che passeggiavano tra gli alberi e parlavano tra di loro in modo piuttosto animato. "Osservali con attenzione, - mi disse. - A vederli da qui, sembra che si debbano scambiare chissà quali notizie. Ma se ti avvicini e li ascolti, ti accorgi che ognuno di loro sta soltanto recitando una parte: la sua parte, e continua a ripeterla..."

Ricordo di aver provato un moto di fastidio, per quello sconosciuto che si permetteva di criticare i miei personaggi. Chi credeva di essere? Non era anche lui un personaggio come gli altri, venuto nel mio giardino per lo stesso motivo per cui ci venivano tutti?
"Se devi raccontare una storia, - gli dissi, - raccontala. Io ti ascolto. Ma, per favore, risparmiami questo genere di considerazioni..."
Lo guardai e vidi che sorrideva. Chissà cosa aveva voluto farmi intendere, con quello strano preambolo! "Ci sono storie, - mi rispose dopo un breve silenzio, - che rimangono sospese fuori del tempo perché i loro personaggi ne conoscono soltanto una piccola parte, e perché nessuno riesce a vederle per intero. Sembra incredibile ma è così. Anche il mio amico Virgilio, nei suoi ultimi giorni e mesi di vita, si era reso conto di essere passato vicino a una di quelle storie, e di non avere saputo riconoscerla..."
L'uomo seduto sulla panchina continuò a parlare finché il sole, che allora era ancora alto sopra le nostre teste, scivolò pian piano dietro alle montagne che chiudono a occidente questa pianura, e finché il freddo e l'umidità della notte incominciarono a insinuarsi dentro alle mie ossa di vivo. Ed ecco la trascrizione, fedele per quanto mi è stato possibile, di quel suo lungo monologo.


I.
Timodemo


Mi chiamo Timodemo e sono nato in Grecia, in una piccola città di nome Nauplia, a poche miglia da Argo. Nauplia è il nome di un borgo in riva al mare; e io, quando vado indietro con la memoria fino ai giorni della mia infanzia, rivedo una strada che scende verso una spiaggia piena di scogli, e un grappolo di case imbiancate a calce, con le porte e le finestre verniciate nei colori dell'arcobaleno: il rosso, il giallo, l'azzurro, il viola, il verde smeraldo... Anche le barche dei pescatori che ci sono giù al porto sono dipinte con gli stessi colori e, in più, mostrano sulle fiancate immagini di draghi, di arpie, di divinità infernali o celesti. In quel posto c'è sempre il sole, e non piove mai. (Io, almeno, non ricordo di aver visto piovere). Ci sono molti bambini e molti cani che gironzolano da una casa all'altra e poi ritornano sul molo del porto, i bambini per giocare tra le reti e le barche tirate in secco, e i cani per disputarsi qualche carogna di gabbiano o per stendersi al sole. Ogni tanto si sentono delle grida e si vedono delle donne che corrono verso gli scogli, dove altre donne scarmigliate indicano un punto nell'acqua: "È lì! No, è lì!" Queste cose succedono quando cade in mare un bambino; ma, in genere, nel momento in cui le donne gridano non c'è più niente da fare, perché il bambino, dopo aver annaspato per un tempo ragionevole, è andato sott'acqua. I bambini, a Nauplia, sono poco più numerosi e poco meno randagi dei cani. L'unica differenza fra le due tribù, quella dei bambini e quella dei cani, è data dal fatto che i cani, di notte, dormono dove capita, mentre i bambini dormono dentro alle case. Quasi tutti (bambini e cani) hanno dei genitori. Io ho una madre, Pasitea, con due poppe grandi ciascuna come la mia testa, e i capelli neri tenuti sciolti che le arrivano fino in vita. Attorno a mia madre ci sono uomini sempre diversi che le portano roba da mangiare o vestiti, si sdraiano sul suo letto e qualche volta prendono in braccio anche me. (Fine del ricordo). Soltanto dopo qualche anno che sono andato via da Nauplia ho poi capito cosa faceva mia madre per vivere, e perché io non avevo un padre. Pasitea era una prostituta e gli uomini che venivano nella nostra casa erano marinai. Nauplia è il porto di Argo, una città importante e con molti traffici; e chissà, forse quelle case sopra il molo erano tutte abitate da prostitute. Forse i bambini con cui io giocavo erano i loro figli. Anche se non posso esserne sicuro, credo che l'ipotesi che ho appena fatto sia accettabile e, anzi, verosimile.


© 1999, Giulio Einaudi editore

biografia dell'autore
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Sebastiano Vassalli ha esordito con alcune prose sperimentali dopo aver preso parte alle vicende del Gruppo 63. Attualmente collabora con i quotidiani Corriere della Sera e Neue Zürcher Zeitung.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Casali Elide - Vassalli Sebastiano, Fiabe romagnole e emiliane, 3 ed., 1995, Lit. 11000, "Oscar varia" n. 792, Mondadori (ISBN: 88-04-40285-7)

Lolini Attilio - Vassalli Sebastiano, Marradi, 1988, 21 p., Lit. 10000, "Polaroid" n. 2, L'Obliquo

Vassalli Sebastiano, 3012. L'anno del profeta, 1995, 244 p., Lit. 28000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-13662-3)

Vassalli Sebastiano, Abitare il vento, 1980, 112 p., Lit. 12000, "Nuovi Coralli" n. 260, Einaudi (ISBN: 88-06-49684-0)

Vassalli Sebastiano, L'alcova elettrica, Lit. 12000, "Gli struzzi" n. 309, Einaudi (ISBN: 88-06-59390-0)

Vassalli Sebastiano - Lolini Attilio, Belle lettere, 1991, 82 p., Lit. 12000, "Saggi brevi" n. 20, Einaudi (ISBN: 88-06-12511-7)

Vassalli Sebastiano, La chimera, Lit. 32000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-11683-5)

Vassalli Sebastiano, La chimera, 1992, 303 p., Lit. 15000, "Einaudi tascabili" n. 93, Einaudi (ISBN: 88-06-12937-6)

Vassalli Sebastiano, La chimera, 352 p., Lit. 18600, Einaudi Scuola (ISBN: 88-286-0166-3)

Vassalli Sebastiano, Il cigno, 1993, 182 p., Lit. 26000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-13152-4)

Vassalli Sebastiano, Il cigno, 1996, 182 p., Lit. 14000, "Einaudi tascabili" n. 335, Einaudi (ISBN: 88-06-13806-5)

Vassalli Sebastiano, Cuore di pietra, Lit. 15000, "Einaudi tascabili" n. 503, Einaudi (ISBN: 88-06-14782-X)

Vassalli Sebastiano, Cuore di pietra, 1996, 287 p., Lit. 28000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-14189-9)

Vassalli Sebastiano, Gli italiani sono gli altri, Lit. 20000, "I saggi", Baldini e Castoldi (ISBN: 88-8089-342-4)

Vassalli Sebastiano, Marco e Mattio, 1992, 314 p., Lit. 32000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-12854-X)

Vassalli Sebastiano, Marco e Mattio, 1994, 314 p., Lit. 15000, "Einaudi tascabili" n. 176, Einaudi (ISBN: 88-06-13462-0)

Vassalli Sebastiano, La notte del lupo, 1999, 160 p., Lit. 13000, "I nani", Baldini e Castoldi (ISBN: 88-8089-616-4)

Vassalli Sebastiano, La notte del lupo, Lit. 24000, "Romanzi e racconti", Baldini e Castoldi (ISBN: 88-8089-379-3)

Vassalli Sebastiano, La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana, 4 ed., 1990, VII-245 p., Lit. 14000, "Einaudi tascabili" n. 30, Einaudi (ISBN: 88-06-11677-0)

Vassalli Sebastiano, L'oro del mondo, 1990, 175 p., Lit. 22000, "Nuovi Coralli" n. 437, Einaudi (ISBN: 88-06-12202-9)

Vassalli Sebastiano, L'oro del mondo, 1998, Lit. 15000, "Einaudi tascabili" n. 545, Einaudi (ISBN: 88-06-14956-3)

Vassalli Sebastiano - Penna Claudio, Roero, Monferrato, Langhe. Le quattro stagioni, 104 p., ill., Lit. 60000, "La fotografia", Allemandi (ISBN: 88-422-0588-5)

Vassalli Sebastiano, Sangue e suolo. Viaggio fra gli italiani trasparenti, 1985, 201 p., Lit. 16000, "Gli struzzi" n. 300, Einaudi (ISBN: 88-06-58628-9)


A cura di Giulia Mozzato


1 ottobre 1999