Eduardo Galeano
A testa in giù
La scuola del mondo alla rovescia

"L'ingiustizia è come i serpenti: morde solo chi è senza scarpe."

Monsignor Óscar Arnulfo Romero


Eduardo Galeano ci ha abituato alla sua prosa sarcastica e pungente e riesce ad essere divertente e di lettura immediata, pur dicendo cose veramente infuocate e durissime. I commenti che appaiono sui quotidiani, gli interventi a convegni o a incontri vengono da lui sempre utilizzati per le impietose denunce degli abusi dei paesi ricchi nei confronti di quelli poveri e anche quest'ultimo libro utilizza a piene mani l'ironia, o meglio il sarcasmo, per rendere efficace il messaggio.
Ma che cos'è il mondo alla rovescia, citato sulla copertina del libro? È quello che toglie ai poveri per dare ai ricchi, che sfrutta e conculca i deboli per aumentare il potere e la ricchezza di chi ha già potere e ricchezza in abbondanza. Bisogna allora attrezzarci per muoverci in questo mondo rovesciato: prima di tutto sapere come stanno le cose frequentando una particolare scuola che spieghi il totale rovesciamento di valori in atto. Che cosa c'è di più violento di una guerra? Eppure oggi se ne dichiara l'uso umanitario. Che cosa è più micidiale di un'arma? Eppure il suo uso è libero negli Stati Uniti, proprio perché si rifiuta la violenza e vengono fatte pubblicità televisive con le offerte più convenienti rivolte ai più giovani. La lotta alla droga è di certo meritoria, ma allora perché alcuni stati ricchi (Svizzera e Stati Uniti ad esempio), devono molto del loro benessere al riciclaggio? E perché i soldati inviati contro i narcotrafficanti dell'America latina, vengono usati per opprimere le popolazioni indifese e forse poco ossequienti di quei territori? Sono domande a cui si può dare risposta solo se si pensa che ci sia stato un totale rovesciamento dell'etica e dei valori: allora è tutto logico, se l'unico fine delle azioni è l'accrescimento del potere economico dei grandi gruppi finanziari, veri padroni di questo mondo a testa in giù. D'altra parte da una società che ha nella "comunicazione" il nuovo mito ed è totalmente dominata dall'incomunicabilità, in cui ogni droga naturale può essere sostituita in tempi brevissimi da una chimica ancora più micidiale, in cui vengono inventate parole per dire in modo elegante cose orribili, ci si può aspettare di tutto.
Per restare in tema di comunicazione, questa volta positiva, si può leggere la bella pagina di Rai News 24  dedicata a Eduardo Galeano.

A testa in giù di Eduardo Galeano
Titolo originale: Patas Arriba
Traduzione di Marcella Trambaioli
Pag. 356, Lire 26.000 - Edizioni Sperling & Kupfer (Continente desaparecido)
ISBN 88-200-2909-X
 


Le prime righe

Piano di studi


La scuola del mondo alla rovescia
Educare con l'esempio
Gli alunni
Corso elementare d'ingiustizia
Corso elementare di razzismo e maschilismo

Le cattedre della paura
L'insegnamento della paura
L'industria della paura
Lezioni di taglio e cucito: come elaborare nemici su misura

Seminario di etica
Attività pratiche: come trionfare nella vita e farsi degli amici
Lezioni contro i vizi inutili

Lezioni magistrali di impunità
Modelli da studiare
L'impunità dei cacciatori d'uomini
L'impunità degli sterminatori del pianeta
L'impunità del motore sacro

Pedagogia della solitudine
Lezioni della società dei consumi
Corso intensivo di incomunicabilità

La controscuola
Tradimento e promessa di fine millennio
Il diritto al delirio

© 1999, Sperling & Kupfer editori


L'autore
Eduardo Galeano è nato nel 1940 a Montevideo (Uruguay), dove ha iniziato la carriera giornalistica, diventando in breve tempo il direttore del quotidiano Epoca. Nel 1973, in seguito al golpe militare, è stato imprigionato e poi espulso dal suo paese. Ha vissuto in esilio in Argentina e in Spagna, fino al 1985, anno in cui la caduta della dittatura gli ha permesso di ritornare in patria.



Tess Gallagher
Io & Carver

"Sentivo ancora la sua presenza intorno a me, per di più in modo molto protettivo e generoso. Bellissima e sconcertante"


È la storia d'un grande amore, un amore fatto di passione, comprensione, complicità e affinità intellettuale. Ma è anche la storia di una donna coraggiosa, che impara a sopravvivere senza il suo adorato compagno. Una storia costruita attraverso vari frammenti letterari: discorsi, interviste, diari, lettere, prefazioni. Senza dubbio il libro costituisce anche un testo di critica e un modo per conoscere meglio la personalità privata di Raymond Carver, scrittore divenuto autore "di culto" per lettori appassionati in tutto il mondo, e continuamente "scoperto" dalle nuove generazioni. Un testo di critica perché l'autrice, poetessa e scrittrice anch'essa, giudica, valuta e spiega alcuni lavori del marito; una biografia personale, inedita e interessante, perché gli occhi della compagna vedono lo scrittore sotto una luce intima che ne mette a fuoco aspetti della personalità non risaputi. Inoltre si dispiega tra le pagine una testimonianza di vita: gli appunti di un Diario Europeo, tenuto da Tess Gallagher durante l'ultimo viaggio in Europa nella primavera 1987, raccontano dettagliatamente le giornate trascorse dalla coppia, gli incontri anche di lavoro (e qui non mancano le curiosità, con accenni diretti, positivi e negativi, ad alcuni professionisti italiani dell'editoria), le amicizie, le piccole abitudini. Scopriamo che Carver, essendo ipoglicemico, aveva la necessità di mangiare regolarmente (e che per questo si preoccupava molto della gestione dei pasti), che non beveva più nulla di seppur lontanamente alcolico, nemmeno ai party letterari, che collaborava volentieri con i traduttori e i curatori delle sue opere nei tanti paesi in cui erano pubblicate, che si dimostrava disponibile ai vari incontri con giornalisti e fotografi organizzati dalle case editrici locali. E che faceva tutto, o quasi, con Tess. Musicisti, scrittori, traduttori, personaggi dello spettacolo. Tanti sono gli incontri che l'autrice ricorda, anche successivi alla morte di Carver. In particolare quello con Robert Altmann, che fruttò la realizzazione di America oggi (Short Cuts), tratto da nove racconti e una poesia dello scrittore, cui è dedicata un'intera parte del volume.
 

Io & Carver. Letteratura di una relazione di Tess Gallagher
Titolo originale dell'opera: Soul Barnacles: On the Literature of a Relationship. Tess Gallagher and Raymond Carver
Traduzione di Riccardo Duranti
236 pag., Lit. 28.000 - Edizioni minimun fax (Sotterranei n.26)
ISBN 88-86568-89-4


Le prime righe

RAYMOND CARVER, 1938-1988


Questo discorso è stato tenuto a Legends, dove, nel novembre 1988, l'editore inglese Christopher MacLahose ha organizzato una commemorazione in ricordo di Raymond Carver. Al servizio erano presenti molti degli editori europei di Ray, insieme a scrittori famosi, tra i quali Edmund White, Richard Ford, Joy Williams, Drago Stambuk, Salman Rushdie e Sir V.S. Pritchett e signora.

Anche se non ho scelto di esprimere la mia perdita in questo modo, capisco come Leonard Bernstein possa essere rimasto a letto per sei mesi dopo la morte della moglie per cancro. Ma nella mia famiglia nessuno si potrebbe concedere un tale lusso. Bisogna alzarsi, sforzarsi di essere normali, fare la propria parte; e quello che si sente non deve entrarci... Suppongo sia un retaggio dell'etica operaia. Ma è da lì che veniamo sia io sia Ray. Ray una volta mi ha detto, parlando dei giorni prima che ci conoscessimo: "Non ho mai neanche avuto il tempo di avere un esaurimento nervoso". Penso che la "volontà d'acciaio" necessaria per fare arte, come dice in una delle sue poesie, deve essere stata forgiata proprio in periodi come quello, quando non c'era "nessun'altra scelta tranne quella di tirare avanti".
Ma io e Ray abbiamo imparato a fare più che tirare avanti; abbiamo imparato a tirare avanti con speranza. Quando abbiamo unito le nostre vite quasi undici anni fa a El Paso, nel Texas, ci stavamo entrambi riprendendo da profonde crisi personali che avevano eroso le nostre capacità di nutrire fiducia e speranza. Fra tutti e due ci eravamo lasciati alle spalle qualcosa come trenta anni di matrimoni falliti. Insieme, abbiamo più che ricostruito quella fiducia. Siamo arrivati in un luogo in cui la fiducia era naturale. Lungo la strada per arrivarci, avevamo una frase che ci aiutava. Dicevamo: "Non cominciare a stranirti con me, tesoro. Non cominciare a stranirti". E credetemi, avevamo già vissuto abbastanza per sapere che cosa significava "stranirsi".
La storia probabilmente la conoscete. Ray aveva smesso di bere da circa un anno quando abbiamo cominciato a convivere. Era ancora debole. Non sapeva neanche se sarebbe riuscito a scrivere ancora. Scappava letteralmente dal telefono ogni volta che squillava. Aveva dichiarato bancarotta tre volte. Ancora mi ricordo come gli erano brillati gli occhi quando aveva visto la mia carta di credito.

© 1999, minimum fax


L'autrice
Tess Gallagher (1943), poetessa e narratrice, ha intrattenuto con Raymond Carver un rapporto decennale di amore e di collaborazione letteraria: rapporto che, nella forma di una profonda eredità spirituale, si è protratto fino a oggi. In Italia è stata tradotta la sua opera L'amante dei cavalli.



Moreno Gentili
In linea d'aria
Immagini di un viaggio a piedi
Con un racconto di Alessandro Baricco

"Un viaggio a piedi lungo una linea d'aria ideale, di spazio nomade, lontano dal caos, a cavallo del caos, realizzato seguendo un itinerario casuale e improvvisato lungo l'Europa in diversi periodi dal 1990 a oggi."


Viaggiare per cercare cosa? Per vedere cosa? Per capire cosa? Una risposta non esiste a queste domande, che si ripetono uguali nel tempo e che si ripropongono a tutti coloro che decidono di partire senza stabilire una meta, perché il viaggio è principalmente ricerca di sé. Raccontare questa ricerca è possibile sia con le parole che con le immagini. Gentili ha scelto quest'ultima forma, assemblando in questo volume alcune istantanee che portano da un luogo all'altro in linea d'aria. Chi si aspettasse una serie di fotografie di luoghi esotici, di panorami indimenticabili, di figure carismatiche, rimarrebbe deluso. Sono le immagini rapide, essenziali della quotidianità, di luoghi, momenti e movimenti comuni. Ma sono anche testimonianze di una ricerca estetica, sociale, culturale che l'autore stesso afferma di avere svolto, anche se in modo "casuale e improvvisato". Nel breve scritto che accompagna le immagini, l'autore definisce il lungo viaggio a piedi (fatto in Europa in diversi momenti dal 1990 ad oggi) "un viaggio in linea d'aria, quasi fossi un uccello sopra gli spazi altrui, senza nulla di mio se non il timore di perdermi altrove". Da questi luoghi oltre l'orizzonte, Gentili ha riportato fotografie a cui dare un senso, magari diverso e contrapposto a quello che darà il lettore.
Alessandro Baricco chiude il volume con un breve racconto (Quanto al prof. Minnemayer) sulla teoria dell'immagine fotografica. Un testo ironico e profondo, da leggere con attenzione per comprendere come, forse, sulla fotografia si scriva troppo e "dietro" la fotografia si cerchi troppo. Ma chi ci dice che, alla fine, la fotografia esista veramente?


In linea d'aria. Immagini di un viaggio a piedi di Moreno Gentili
Con un racconto di Alessandro Baricco
123 pag., ill., Lit. 18.000 - Edizioni Feltrinelli Traveller
ISBN 88-7108-152-8


Le prime righe

ISTRUZIONI PER L'USO
Alessandro Baricco

Ad eccezione di due mie brevi note e di alcune pagine dal diario di Moreno, questo libro non ha testo. Dunque non è da leggere. È da guardare. Contiene una sequenza di immagini: ma non è, in senso stretto, un libro di fotografie. Dice Moreno Gentili che è un viaggio. Credo voglia dire che con le sue immagini ha cercato di costruire delle mappe, delle pagine di stradari dell'immaginazione: credo che si aspetti da noi che le apriamo, scegliamo una direzione, una velocità e un tempo, e poi ci mettiamo a viaggiare. Niente di mistico o di particolarmente New Age: si tratta solo di rispolverare una capacità molto ordinaria ma spesso censurata: la capacità che abbiamo di elaborare immagini in libertà a partire da un modello iniziale. Azzerato dal cinema, e concesso con parsimonia dai libri scritti, un simile esercizio di libertà ha bisogno di palestre inusuali. Questo libro è una palestra inusuale.
Immagino che il modo sbagliato di usarlo sia sfogliarlo e dire: che belle fotografie. Mi viene da pensare che la porta migliore per entrarci sia trovare il tempo dello sguardo: il ritmo con cui girare pagina, il respiro della mente al lavoro. Escludo che ci sia, a priori, un tempo giusto. Ma so che ogni lettore ha un suo tempo giusto, per questo libro, da qualche parte, nella sua mente. Si viaggia per mondi che sono grandi come noi. L'orizzonte non è a una distanza precisa: è fin dove si riesce a guardare. In linea d'aria è una lontananza misurabile in coraggio, rabbia e fantasia.
 

Un'immagine


© 1999, Feltrinelli Traveller S.r.l.

L'autore
Moreno Gentili (Como 1960), artista e fotografo, ha esposto in numerose mostre di arte contemporanea in Italia e all'estero, dai Rencontres Internationales di Arles alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi, alla Triennale di Milano.



Marco Revelli
Fuori Luogo
Cronaca da un campo rom

"Arretro. E taccio. Ma un dubbio mi rimane. E se la catastrofe si celasse proprio in questa riduzione ossessiva e totale di ogni aspetto della nostra esistenza all'amministrazione e all'economia?"


Non è facile poter avere la testimonianza "sul campo" di chi, raffinato intellettuale, docente universitario, avanguardia culturale e politica, decide di condividere per un certo periodo, nei disagi e nella sofferenza, la vita e i tormenti degli ultimi tra gli ultimi. Abituati al dibattito attraverso i giornali o al salotto televisivo, assuefatti alla denuncia che alcuni (pochi) politici, più sensibili degli altri, fanno (anche se sempre più raramente), delle condizioni di vita di molti immigrati, si è duramente colpiti da questo Fuori luogo, e dall'esperienza che lo ha prodotto.
Marco Revelli ha condiviso nell'inverno 1998-99 il travaglio di un gruppo di rom che, fuggiti dalla Romania (terra in cui erano riusciti a trovare possibilità di alloggio, di lavoro e di vita decente, ma che negli ultimi anni aveva perpetrato nei confronti di quel popolo una vera e documentata persecuzione), si erano rifugiati nei dintorni di Torino, precisamente su un terreno abbandonato vicino a una discarica e non lontano dallo stadio, in un paesaggio metropolitano disperante.
Torino è ben felice di poter scaricare su Venaria Reale il problema, in quanto la zona occupata è ufficialmente, anche se per pochi metri, di pertinenza di quel comune. Il sindaco di Venaria, eletto da una coalizione fortemente sbilanciata a sinistra, si sente assediato dall'opinione pubblica del suo paese ostile all'insediamento zingaro, e nega ogni forma di solidarietà a questo gruppo di uomini, donne e bambini. Da Torino si muovono solo alcuni gruppi di volontariato, i centri sociali e poche personalità del mondo politico: nessuno che ha davvero potere vuole prendersi la responsabilità di infastidire con quella presenza disturbante, i democratici cittadini della civilissima Torino. Così quel popolo doloroso e rassegnato si trova costretto a vivere in condizioni disumane, senza acqua (terribili le pagine in cui Revelli descrive la beffa dell'acqua prima data, poi negata), senza luce e senza riscaldamento (anch'esso in parte dato e poi subito dopo tolto). Ma l'amarezza e la rabbia maggiore sono suscitate dalle giustificazioni, politicamente corrette, di tali comportamenti delle autorità: è davvero facile oggi mettersi a posto la coscienza, sentirsi democratici e progressisti.
Vengono tentati tutti i passi ufficiali per ottenere una accoglienza dignitosa per questi esseri umani, si cercano le vie legalmente lecite, si chiede, non si lascia nulla di intentato, ma tutto è inutile: non viene dato asilo politico, non viene dato un luogo attrezzato, vengono tolti (per il loro bene) i bambini alle madri, viene rifiutato ogni sostegno.
Questo libro, cronaca di un inverno di sconfitta per l'umanità, è estremamente inquietante perché dà il segno dell'ipocrisia, della malafede non tanto di chi si dichiara apertamente razzista e ostile agli immigrati (e che quindi rende prevedibili le reazioni xenofobe), quanto di chi si dichiara pubblicamente favorevole ad una società multietnica e multirazziale.
Fuori luogo provoca anche, come raramente accade, una gran voglia di agire, di fare qualcosa, di rompere questo muro aberrante di perbenismo e di populismo, di accettazione delle discriminazioni e degli abusi mimetizzati sotto l'alibi della legalità e della democrazia. E rimane l'angoscia che questo termine, oggi, abbia perso quasi tutto il suo significato e i suoi valori.


Fuori luogo. Cronaca da un campo rom di Marco Revelli
Pag. 113, Lire 18.000 - Edizioni Bollati Boringhieri (Variantine)
ISBN 88-339-1173-X


Le prime righe
 



 

Art. 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e
dirittti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devo-
no agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Dichiarazione universale dei diritti umani, 1948

Visto da questa estrema periferia del mondo, tutto è più chiaro. Là, a non più di un chilometro di distanza, sotto i grandi tiranti d'acciaio dello Stadio, irto di torri e tralicci come un maniero medievale, si esibiscono con stanca regolarità ogni domenica uomini "quotati" ormai nell'ordine dei 50, 60, talvolta 70 miliardi di lire... Qui, in questa terra di nessuno brulla, spoglia, morta, al di qua dell'immensa spianata grigio-cemento dei posteggi, dei magazzini e dei capannoni industriali, abitano uomini il cui valore monetario s'avvicina allo zero assoluto. Quelli per cui non si paga l'acquisto, ma l'espulsione.
Il "campo" si estende per un centinaio di metri proprio ai piedi della massicciata della tangenziale, dove lo svincolo impone una leggera curvatura al percorso. Di sopra, inconsapevole, corre veloce la città in movimento: il flusso denso al mattino verso il lavoro; quello più frammentato e stanco della sera; e il ronzare continuo dei tir con i semilavorati per le fabbriche della cintura industriale e le merci finite per i mercati del resto del mondo. Davanti, lontano, s'intravede la città ferma: i casermoni della periferia, e oltre - più un bagliore che una forma - il centro opulento. In mezzo, un vuoto piatto, lattiginoso e sporco fatto di piazzali, depositi, e strade che hanno ormai perduto il senso della propria direzione qui dove la città finisce e indugia, accumulando disordinatamente i propri rifiuti. Qualche centinaio di metri a nord, l'immensa discarica delle Basse di Stura distilla il proprio fetore, tra nugoli di gabbiani sporchi. A meno di due chilometri, verso sud, oltre la barriera metallica del supercarcere, l'ex quartiere dormitorio delle Vallette custodisce dietro i muri rossastri di mattoni a vista le sue scandalose percentuali di disoccupazione (33 per cento per gli adulti, 46 per cento per i giovani), e il suo precoce invecchiamento.
Qui erano ricaduti, nella tarda primavera, dopo aver sbattuto contro i tanti muri di Schengen, i primi rom rumeni, poche decine, in attesa di ritentare la via della Francia.

© 1999, Bollati Boringhieri editore s.r.l.


L'autore
Marco Revelli, professore all'università di Torino, è autore tra l'altro di Lavorare in Fiat, Le due destre, La sinistra sociale. È consigliere comunale a Torino.



Dylan Thomas
Ritratto dell'artista da cucciolo
e altri racconti

"La luce fioca dell'unico lampione pioveva in un cerchio rossastro sui mucchi di mattoni e legname e sulla polvere delle case demolite, dove l'umile gente, misconosciuta e indimenticabile, della cittadina sudicia aveva vissuto e amato ed era morta, e sempre era stata sconfitta."


Impossibile scordare che Dylan Thomas è soprattutto poeta. La sua capacità di descrivere le sensazioni e la carica lirica della sua scrittura, che spesso non si discosta nemmeno nella forma del racconto da quelli che sono i canoni poetici a cui è da sempre legato, fanno di questo artista un po' folle un narratore geniale ed equilibrato. Basti leggere uno dei tanti brevi racconti di cui è composta questa raccolta, Nella direzione del principio: meno di tre pagine, ma cariche di una poetica intensa, quasi struggente. Come L'Albero, una metafora dell'origine della storia umana e della crocifissione, trasfigurate dalla visione di un bambino.
Grazie a un breve elenco iniziale, è possibile collocare cronologicamente ogni racconto, per comprendere meglio l'evoluzione (del resto abbastanza intuibile) della personalità dello scrittore, o meglio, il suo cammino verso quel baratro in cui l'alcolismo l'aveva spinto e che sarà la causa della morte, nel 1953, per intossicazione delle cellule cerebrali.
Allucinazioni, talvolta, prendono forma tra le righe (penso a Il limone, racconto popolato da animali da laboratorio soggetti a esperimenti insensati, in cui la voce narrante si identifica come in un terrificante sogno). Thomas soleva dire: "Contengo in me una bestia, un angelo e un pazzo". Tutte e tre queste "personalità" emergono nei racconti. Era senza dubbio un artista dissipato, ma assolutamente geniale. Si può ricordare come, tra poesia e alcol, passione e gelosia, trascinò il matrimonio con Caitlin Macnamara, bella e "dannata" anch'essa. Di lui si è detto anche che sarebbe stato al soldo degli 007 britannici, che nel '51 lo mandarono in Iran. Forse. Ma di lui si può scrivere senza dubbio che fu scrittore ironico, quasi comico. E che seppe parodiare un'opera come il Ritratto dell'artista da giovane di James Joyce, trasformando la forte carica etica e il travaglio interiore di quella vicenda in spensierate e ludiche esperienze, al limite del grottesco. Il protagonista sa prendersi in giro, con una semplicità e naturalezza quasi "costruita" e, come scrive Alfredo Giuliani nella Nota introduttiva, ci si può domandare se in tanta semplicità non si celi una trappola. Non sarà proprio il protagonista, l'artista da cucciolo, il simbolo "della poesia stessa, o meglio dell'altra poesia, quella che Thomas non poteva scrivere con i versi, i quali esigevano l'assunzione della sacrale maschera retorica?"


Ritratto dell'artista da cucciolo e altri racconti di Dylan Thomas
Traduzione di Lucia Rodocanachi, Angelo Fauno e Floriana Bossi
XXIV-268 pag., Lit. 15.000 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Letteratura n.657)
ISBN 88-06-15245-9


Le prime righe

Le pesche

Il carretto color erba, su cui stava scritto in caratteri malsicuri "J. Jones, Gorsehill", si fermò sull'acciottolato del vicolo tra la Zampa di lepre e la Goccia d'ambrosia. Era una serata d'aprile inoltrata. Lo zio Jim col vestito nero dei giorni di mercato, gli stivali che cricchiavano, la camicia bianca inamidata senza solino e un berretto a quadri, scese con uno scricchiolio di tutte le giunture. Da un mucchio di paglia nell'angolo del carretto tirò fuori un capace cesto di vimini e se lo caricò in spalla. Udii un grugnito lamentoso e vidi uscire dal paniere la cima a cavatappi di un codino roseo, mentre lo zio Jim apriva la porta d'ingresso della Goccia d'ambrosia.
- Sto due minuti soltanto, - mi disse. Il locale era pieno di gente. Due donne grasse in vestiti chiassosi sedevano accanto alla porta, una aveva sulle ginocchia un fanciullino scuro; quando scorsero lo zio Jim si avvicinarono l'una all'altra sulla panca, dandosi colpetti di gomito.
- Esco subito, - mi disse ferocemente, quasi lo avessi contraddetto, - tu mi aspetti qui da bravo.
La donna senza bambino sollevò le mani. - Oh, Mr Jones, - disse con voce acuta e ilare. Tremolava come una gelatina.
Poi la porta fu richiusa e le voci giunsero smorzate.
Io restai solo, seduto sul timone del carretto nell'angusto passaggio, a spiare da una finestra laterale della Zampa di lepre. Una tenda tutta macchie era calata giù a metà. Potevo vedere parte di una camera appartata e piena di fumo dove quattro uomini giocavano a carte. Uno di essi era gigantesco e scuro di pelle, con baffoni diritti e un ricciolo lezioso sulla fronte; gli stava a fianco un vecchio calvo, pallido e magro, dalle gote scavate; i volti degli altri due giocatori erano in ombra. Bevevano tutti da boccali di terra bruna senza scambiare parola, mettevano le carte in tavola sbattendole forte, strofinavano i fiammiferi sulla scatola, succhiavano le pipe, trangugiavano con aria infelice, scuotevano il campanello di ottone, ordinando a segni altra birra a una donna inacidita in blusetta a fiorami e berretto da uomo.

© 1999, Giulio Einaudi editore


L'autore
Dylan Thomas (Swansea, Galles 1914 - New York 1953) è noto specialmente per la propria produzione poetica. Tra le opere pubblicate in Italia: Prose e racconti, Molto presto di mattina, Ritratto del poeta attraverso le lettere, Sotto il bosco di latte, Il dottore e i diavoli e altri racconti, Poesie e prose.
 
 

A cura di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato



24 settembre 1999