Marie Belloc Lowndes
Il pensionante

"La padrona di casa non aveva impiegato molto tempo per scoprire che il suo pensionante aveva uno strano tipo di paura e di antipatia per le donne."


Chi ha paura di Jack lo Squartatore? Ancora adesso questa figura di criminale, quasi l'archetipo del serial-killer, fa scorrere un brivido lungo la schiena a chi legge la descrizione di tutte le sue azioni omicide. Jack lo Squartatore fa ancora paura e la narrazione dei suoi assassinii è tuttora intrigante, appassionante, curiosa. Ha ispirato e ispira romanzi gialli dai toni bui, come questo scritto da Marie Belloc Lowndes nel 1913.
Nella Londra più tradizionale, seppure in uno squallido quartiere, vive una coppia di anziani coniugi piccolo borghesi, i Bunting, dall'apparenza molto compassata e tranquilla, in realtà sull'orlo della crisi totale. Pochi soldi per mangiare, pochissimi per riscaldarsi nella loro casa un tempo confortevole, e un futuro di patimenti incombente. L'unica soluzione possibile: affittare camere e tentare di sopravvivere con questo modesto provento. Ma le camere per ora restano vuote. Nel frattempo, dall'esterno giunge l'eco di una serie di fatti criminali, più esattamente omicidi, commessi in tempi molto ravvicinati, con modalità analoghe e addirittura "firmati" su pezzetti di carta grigia da un sedicente Vendicatore. Robert Bunting pare interessato e coinvolto dai discorsi, dai commenti, dal procedere delle indagini; la moglie Ellen, viceversa non ne vuole sapere nulla e questo è un ulteriore motivo di discussione tra due coniugi già resi nervosi e irritabili dagli eventi privati. Tutto, insomma, procede nella consueta direzione: verso la catastrofe economica e personale. Finché arriva una svolta: qualcuno bussa alla porta. È un uomo abbastanza elegante che chiede di vedere le stanze da affittare. Tra quelle del piano inferiore, comode, pulite e ben arredate, e quelle dell'ultimo piano, trasandate, sceglie queste ultime con entusiasmo, apprezzando specialmente la grande stufa a gas e il piccolo lavandino, che gli sarà utile. Strana persona, eccentrica, ma la signora Bunting sa bene "che l'eccentricità è sempre stata una caratteristica delle persone colte e di nobile nascita." Il signor Sleuth è subito accettato come pensionante: sembra un gentiluomo, è cortese ed educato e, soprattutto, paga in anticipo! Ma ben presto i suoi gusti, la sua misoginia, i piccoli fatti insignificanti come la sparizione di una borsa da viaggio, e le sue abitudini appaiono strane ai due vecchi: stare sempre chiuso in casa di giorno e uscire solo la sera già non è un modo di vivere abituale. E mentre gli omidici del Vendicatore non si fermano, i Bunting, che seguono le indagini (ormai anche Ellen se ne è appassionata) anche tramite la diretta voce di un inquirente, Joe, un poliziotto loro amico, si insospettiscono sempre più. Possibile che proprio il pensionante sia il terribile assassino ricercato dalla polizia di tutta Londra?
Un giallo appassionante, scritto da un'autrice tra le più interessanti del genere, antesignana di Agatha Christie.


Il pensionante di Marie Belloc Lowndes
Titolo originale dell'opera: The Lodger

Traduzione dall'inglese di Rosalia Coci
345 pag., Lit. 15.000 - Edizioni Sellerio (La memoria n.444)
ISBN 88-389-1523-7



Le prime righe

Capitolo 1


Robert Bunting e sua moglie Ellen erano seduti davanti al fuoco di carbone ben ammonticchiato che ardeva sommessamente.
Pur facendo parte di una casa situata in una squallida se non addirittura sordida strada londinese, la stanza era straordinariamente pulita e ben tenuta. Aprendo d'improvviso la porta di quel soggiorno, uno sconosciuto di passaggio - e più specificamente uno che appartenesse a una classe superiore alla loro - avrebbe pensato che il signore e la signora Bunting rappresentassero un ritratto intimo e molto piacevole di tranquilla vita coniugale. Bunting - che se ne stava comodamente seduto su un'ampia poltrona di pelle - era sbarbato di fresco e vestito con cura, e conservava ancora l'aspetto di ciò che era stato per molti anni della sua vita - un maggiordomo di una certa dignità.
Su sua moglie - che in quel momento sedeva su una scomoda sedia dallo schienale rigido - i segni dell'antica servitù erano meno visibili, ma ugualmente presenti nell'inappuntabile abito di lana nera e nel colletto e nei polsini meticolosamente puliti e stirati. Da nubile la signora Bunting era stata quello che si dice una domestica efficiente.
Ma il vecchio proverbio inglese secondo il quale le apparenze ingannano è particolarmente veritiero a proposito della vita dell'inglese medio. Il signore e la signora Bunting erano seduti in una stanza molto elegante, e a loro tempo - quanto sembrava lontano ormai! - marito e moglie erano stati orgogliosi di quegli oggetti scelti con accuratezza. Tutto quanto si trovava nella stanza era solido e robusto, e ogni singolo mobile era stato comprato ad un'asta condotta presso una casa privata nel rispetto di tutte le regole.

© 1999, Sellerio editore


L'autrice
Marie Belloc Lowndes (1868-1947) nasce in Francia da padre francese e madre inglese. Inizia a scrivere all'età di sedici anni e presto diventa giornalista. Il successo che ottiene con i primi racconti la incoraggia a proseguire. Ma è con il genere giallo che diventa famosa - il detective francese Hercules Popeau da lei creato anticipa infatti l'Hercules Poirot di Agatha Christie. Il pensionante è il suo romanzo più noto e ancora oggi il più autorevole e dettagliato racconto degli omicidi del misterioso Jack the Ripper che sconvolsero Londra nel 1888.



Chaim Potok
Zebra e altre storie

"Seguì un vuoto, una lacuna nel tempo, il pubblico immerso nel più assoluto silenzio. Moon, alzando lentamente la testa, vide i suoi che lo fissavano, le facce come due lampadine accese all'improvviso."


Adolescenti, a metà strada tra l'infanzia e l'età adulta, smarriti eppure apparentemente sicuri, travagliati dalla difficile conquista dell'autonomia e dalla costruzione di rapporti affettivi nuovi con gli adulti, genitori compresi: questi i protagonisti delle storie che Chaim Potok presenta nel suo ultimo libro pubblicato in traduzione italiana.
Zebra è il soprannome dato al ragazzo protagonista del primo racconto e anche il titolo dell'intero volume. In realtà il suo cognome è Zabrin, ma quel nomignolo non gli dispiace, non lo offende di certo, anzi cerca di conoscere quel curioso animale a righe e lo sente affine. Anche lui ama correre perché gli dà una straordinaria sensazione di libertà e di leggerezza, gli sembra di volare. Purtroppo però il suo volo è interrotto da un incidente e tutto sembra crollargli, fino all'incontro con uno straordinario reduce dal Vietnam, senza un braccio e con tanta poesia nel cuore. La realtà, la storia, le tragedie che segnano questo mondo pieno di contraddizioni entrano così, fin dal primo racconto, a colpire l'immaginazione dei più giovani e a turbarli.
Diversa è però l'emozione che cresce nel cuore di Moon, il tredicenne protagonista di un altro racconto: ribelle, insofferente alle piccole regole familiari, si sente felice solo quando, scuotendo i suoi lunghi capelli tinti di azzurro, suona freneticamente la sua batteria. In casa sua però arriva per qualche giorno un ragazzino molto diverso, arriva dal Pakistan, è magrissimo, quasi emaciato e la sua è una storia di fatica e di sfruttamento: la battaglia che vuole intraprendere sarà quella di impedire che tanti altri bambini vengano, a pochi anni di vita, costretti a lavorare per un numero imprecisato di ore e per pochissimi soldi, pur di non morire di fame. Ma anche questo gli verrà impedito con la violenza. Verrà ucciso perché gli interessi sottesi a quello sfruttamento non possono permettere a nessuno la ribellione. Di lui resterà solo un nastro registrato, un ritmo strano e affascinante prodotto dai bonghi suonati con passione irrefrenabile da Ashraf, il ragazzo pakistano.
In Max è ancora la memoria della tragedia del Vietnam a colpire la fantasia di Emmie, la ragazzina cresciuta nel mito dello zio Max, morto in quella maledetta guerra. Così come in Nava sarà la salvezza, di cui il padre ferito in uno scontro coi Vietcong è debitore ad un soldato Navaho, che lascerà nella ragazza una grande ammirazione per quei nativi americani e per la loro cultura così dimenticata e repressa. E lei saprà difendersi dagli assalti della violenza metropolitana, saprà trovare un momento di poesia proprio in qualcosa (un quadro, una fotografia, un canto...) che dal popolo Navaho le era giunto.
A questi episodi Potok ne accosta altri che trattano le difficoltà dei ragazzi davanti alle crisi dei rapporti affettivi dei genitori: ci si sente davvero soli e sperduti quando crollano certi riferimenti affettivi. Eppure tutti questi adolescenti sembrano riuscire a cavarsela, nessuno soccombe, nessuno si perde. La vita è difficile da affrontare, sembra indicare l'autore, ma basta proprio poco, un appiglio, un rifugio, una sicurezza, un po' d'amore e ogni difficoltà (ad esclusione della morte) si può superare.


Zebra e altre storie di Chaim Potok
Titolo originale: Zebra and Other Stories

Traduzione di Laura Noulian
Pag. 165, Lire 22.000 - Edizioni Garzanti
ISBN 88-11-62037-6


Le prime righe

ZEBRA


Si chiamava Adam Martin Zebrin, ma tutti nel quartiere lo conoscevano col nome di Zebra.
Non ricordava quando avessero cominciato a chiamarlo così. Forse quando lui aveva cominciato a correre. O forse cominciò a correre quando loro cominciarono a chiamarlo Zebra.
Gli piaceva quel nome e gli piaceva correre.
Una volta, da piccolo, i genitori lo avevano portato allo zoo e lì aveva visto per la prima volta le zebre. Erano delle creature strane, somigliavano un po' ai cavalli, ma erano più tozze, con le zampe corte, il collo grosso, il manto a strisce bianche e nere.
Un'altra volta andò al cinema coi suoi, c'era un film sull'Africa, e vide le zebre, centinaia di zebre, che galoppavano rumorosamente su una pianura erbosa, alzando torride nuvole di polvere marrone.
Aveva cominciato a correre già prima di vedere quel film, o cominciò dopo? Nessuno se lo ricordava più.
Zebra correva per tutto il quartiere solo per il piacere di sentire il vento in faccia. La gente diceva che nel correre drizzava la testa e la gettava indietro, così il viso quasi gli si appiattiva. Uno degli insegnanti gli disse che era intelligente a correre in quel modo, l'equilibrio era migliore. Ma in realtà lui correva in quel modo, con la testa buttata indietro, solo perché gli piaceva sentire il vento scorrergli sul collo.
E ogni volta che correva, dopo i primi minuti, cominciava a sentire le gambe stupendamente leggere. Correva superando la scuola e le case sulla strada alle spalle della chiesa. Nel vicinato lo conoscevano tutti e lo salutavano gridando: "Avanti Zebra!". E a volte il cane di qualche vicino per un po' gli correva accanto, abbaiando di gioia.
Lui immaginava di essere una zebra in una pianura africana. Al galoppo.
C'era una collina in Franklin Avenue, una collina piuttosto ripida. Quando ci arrivava, sentiva sempre le gambe così leggere che gli sembrava di non averle affatto e di volare. Cominciava a scendere dalla collina e aveva l'impressione che a quel punto sarebbe bastato spiccare un balzo e da zebra sarebbe diventato di colpo un uccello come quello che aveva visto una volta in un documentario sull'Alaska, si sarebbe trasformato in aquila per volare in alto, sempre più in alto, leggero come la più leggera delle brezze, la fresca carezza del vento sulle braccia, sulle gambe, sul viso.

© 1999, Garzanti Libri S.p.A.


L'autore
Chaim Potok è nato a New York nel 1929 e si è laureato allo Jewish Theological Seminary. Dopo essere stato ordinato rabbino, ha servito come cappellano militare durante la guerra di Corea, e per molti anni è stato il redattore capo della Jewish Publication Society of America. Vive in Pennsylvania con la moglie e tre figli.



Astro Teller
Exegesis

"Gli esseri umani sono l'unico oggetto di studio che trovo diventare più oscuro man mano che imparo. Questo accade perché io non sono umano?"


Un romanzo epistolare davvero curioso e insolito e nello stesso tempo un romanzo di formazione del tutto inusuale, così come del tutto particolare è la storia (quasi) d'amore che si sviluppa al suo interno. Protagonisti una ricercatrice che compie studi sull'intelligenza artificiale, Alice Lu e Edgar, un agente intelligente, un software per cercare informazioni in Internet.
Ad Alice iniziano ad arrivare delle e-mail piuttosto curiose, il linguaggio è un po' primitivo, i concetti molto schematici, ma il mittente suscita immediatamente il suo sconcerto: è Edgar, il suo "agente intelligente". In un primo momento la ragazza, che ha inventato il software, non vuole credere che questa sua creatura abbia acquisito autonomia e capacità di pensiero. Ma, lettera dopo lettera, Edgar precisa la sua identità, affina il suo linguaggio e inizia un rapporto vero con la propria creatrice.
Insofferente del potere che Alice (desiderosa di conquistare la gloria nel mondo della scienza, grazie a questa straordinaria scoperta) vorrebbe esercitare su di lui impedendogli la libera navigazione in Internet, fonte per lui di conoscenza e di apprendimento continuo, Edgar si trasferisce altrove, anzi si "differenzia", cioè si triplica per garantirsi una libera sopravvivenza. Mette però il naso (?) in delicati segreti di Stato e viene imprigionato dal FBI: tutto può essere tollerato ma non la mancanza di libertà e così Edgar, dopo aver tentato inutilmente la fuga, dopo aver capito tutti i limiti degli esseri umani e i propri, decide di autodistruggersi.
Alice, ha una parallela evoluzione. Dapprima, egoisticamente attenta a non farsi sfuggire l'occasione di un successo accademico, cerca di subordinare la sua creatura ai propri bisogni. Più i giorni passano però, più cresce il rapporto affettivo con questo strano "amico di penna" e in lei vi è sgomento, turbamento, ma anche euforia per una relazione così strana e inedita. Fino a che quello che sembra provare è molto vicino all'amore. Si trova così ad essere madre e fidanzata nello stesso tempo di una creatura che non esiste, di una intelligenza che non ha le stesse modalità di ragionamento degli esseri umani, che non ha un'etica, ma ha forte coscienza di sé e un indomabile desiderio di libertà e di conoscenza. Senza poter vedere, osservare, ascoltare, provare sensazioni fisiche sa però cogliere aspetti della realtà degli uomini meno evidenti ed esplicite, così come diversa è la sua concezione della vita e della morte. Anche Alice non è più capace di vivere, angosciata da quello che le potrebbe succedere se venisse accusata dal FBI di complicità con Edgar e dall'esaltazione per un possibile Nobel, piomba nell'apatia e nello scoramento. Confini dell'umano e confini della macchina si confrontano e di certo nessuno dei due appare uscirne vittorioso.


Exegesis di Astro Teller
Traduzione di Davide Piretti
Pag. 238, Lire 31.000 - Edizioni Baskerville (Collana Blu n.7)
ISBN 88-800-906-0


Le prime righe



Caro lettore,

do alle stampe questo testo con un po' di trepidazione.

Non mi preoccupa che possa passare senza lasciare traccia, o essere accolto con freddezza. Certo può succedere, ma, come forse capirai meglio alla fine, ciò è davvero di scarso interesse per me, ora.

Non mi preoccupa che possa essere preso troppo sul serio. Ora so, a causa di molte esperienze dolorose, che il pubblico è pronto ad accogliere le bugie più grosse e a scansare le più ovvie verità. Quindi, come puoi reagire nel modo giusto alle pagine che seguono?

Non mi preoccupa che queste pagine vengano pubblicate come fiction. Nessun editore accetta la verità che questi eventi siano realmente accaduti. Ma io sarò comunque protetta, qualunque cosa credano. Questo compromesso è un prezzo che, a questo punto, sono disposta a pagare.

Le pagine che seguono mi pesano come se ognuna rappresentasse un'intera vita di errori. Questa pubblicazione è il mio mea culpa. Come ho già detto, c'è una possibilità su un milione che tu prenda questo libro per quello che è. Distribuendolo, spero di alleggerire il peso che queste pagine mi gettano addosso. Ciò che mi infastidisce è che questo mio peso possa diminuire solo se caricato sulle spalle da lettori che vedono oltre il velo della fiction. Dal momento che questa storia coinvolge tutti, anche se in buona parte attraverso me come tua rappresentante, è per te che sono preoccupata.

Alice Lu.
9 ottobre 2000



© 1999, Baskerville


L'autore
Astro Teller è nato a Cambridge, in Inghilterra ed è cresciuto a Evanston, nell'Illinois (Usa).
Ha ottenuto la sua laurea in Computer Science presso l'università di Stanford e il dottorato di ricerca presso la Carnagie-Mellon University, dove si è specializzato in intelligenza artificiale.
Ora è co-fondatore di SandBox Advanced Development, una società che progetta computer indossabili.
Astro Teller viene da una famiglia di scienziati: il nonno paterno Edward Teller, è stato uno dei padri della bomba H; il nonno materno, Derard Debreu, ha ottenuto il premio Nobel per l'Economia; la madre di Astro è una ipnoterapeuta e il padre si occupa di meccanica quantistica.



Manuel Vázquez Montalbán
Storie di fantasmi

"Era, sì, bionda e bella, anche se non saprei dire perché mi era sembrata bella. È stata un'impressione che ho avuto fin dall'inizio e che ho ancora."
"Ed è scomparsa."
"Proprio così."
"Senza dire niente."
"Manco crepa."



Nell'introduzione dell'autore (riportata nelle Prime righe più in basso) già si dice tutto del libro e già si capisce perché Montalban abbia deciso di scrivere queste storie di fantasmi. Protagonista il mitico Pepe Carvalho, un detective poco portato a credere nel soprannaturale e piuttosto legato, viceversa, alla natura più "materiale" dell'uomo. L'alter ego letterario di Montalban non poteva non essere ancora una volta il perno attorno al quale far ruotare i tre racconti.
È affascinante il modo in cui questo grande scrittore spagnolo ricompone, ricostruisce e sorprendentemente rende nuovi alcuni stereotipi del racconto "di fantasmi" non solo letterario. Quante volte nella narrazione scritta o orale (e anche in quella filmica) è stata riproposta, ad esempio, la vicenda dell'autostoppista che, dopo aver ricevuto un passaggio, salva il conducente e scompare nel nulla. Ma se l'autostoppista è una ragazza bionda, bella e languida? E se gli automobilisti si offendono, reputandola una maleducata a svanire senza salutare? Se denunciano il fatto? E se Pepe Carvalho indaga? E se ad alcuni dei protagonisti di questo miracolo "manca poco per finire al neurodeliri"? La storia prende senza dubbio una nuova, inaspettata piega...
Nel secondo racconto Montalban ripropone l'ancor più mitica leggenda della nave fantasma. "È la storia di sempre - scrive proprio all'inizio - o di un sempre che risale all'origine del rapporto tra il mare e la gente". Questa volta a sparire senza lasciare tracce è un peschereccio che naviga nelle acque dell'Atlantico al largo delle isole Canarie, il María Asunción. Un evento inspiegabile, una vera sfida per Carvalho, tra veri e presunti fantasmi, diritto internazionale di pesca e pirateria; il tutto condito da abbondanti mangiate di pesce, com'è tradizione dell'investigatore. Infine, nell'ultimo racconto, Pablo e Virginia, l'indagine sulla morte di due giovani (la coppia del titolo) prende la strada del rito satanico, del misticismo, della setta misteriosa. Ma il sacrificio rituale è solo un paravento costruito per nascondere... L'investigatore spagnolo, come il lettore si aspetta da lui, non si farà trarre in inganno.
Alla fine Carvalho dichiara comunque la sua impotenza di fronte ad alcuni aspetti inafferrabili della realtà: "Mi sono cacciato nel cuore della malavita di Bangkok - dice alla sua donna, Charo - ho fatto il macellaio mercenario della Cia e ho cospirato contro Franco, ma contro i fantasmi non posso fare nulla perché non ci credo. Non ci credo e loro mi hanno sconfitto."


Storie di fantasmi di Manuel Vázquez Montalbán
Titolo originale dell'opera: Historias de Fantasmas

Traduzione dallo spagnolo di Hado Lyria
167 pag., Lit. 12.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli)
ISBN 88-07-81562-1


Le prime righe

Storie di fantasmi

Un materialista non ha alcun diritto intellettuale di riconoscere l'esistenza dei fantasmi. Pertanto, e per mettere nero su bianco, nonostante l'ambiguità di alcune delle seguenti storie, dichiaro solennemente di non credere all'esistenza dei fantasmi nel senso stretto della parola. Ma i "fantasmi" che vivono di boria e fantasmagorie, quelli esistono, eccome.
Come nel virtuoso più provato viene accertata una segreta e repressa passione per il vizio, così nel materialista più ostinato resta una non meno segreta e repressa propensione per il soprannaturale, per ciò che va oltre il materiale. Nelle tre storie di questo libro talvolta mi sono lasciato trascinare da tale segreta propensione, di cui chiedo perdono a ogni genere di scienziati, sociali o naturali, e valga a titolo di esempio l'ambiguo finale di Una sconosciuta che viaggiava senza documenti, racconto breve di un fait divers già apparso in un romanzo di più ampio respiro del ciclo di Pepe Carvalho. Il tema dell'autostoppista fantasma che scompare dopo aver contribuito a salvare la vita del guidatore appartiene alla tradizione affabulatoria orale e si è rinnovato e adattato volta a volta a seconda delle rivoluzioni tecnologiche. Per il momento è fermo all'automobile. Ma ogni romanziere postmoderno ha il diritto di provare l'argomento nel quadro, per esempio, della guerra delle galassie.
In La nave fantasma, la vecchia storia della nave che ha fatto naufragio ed è stata trasformata in presenza fantasma che suscita allucinazioni si inserisce in un tema presente e particolarmente problematico nella società spagnola di oggi: la lotta per il diritto di pesca, uno dei diritti a quanto pare più difficili da garantire in questa Spagna che cerca di normalizzare il suo statuto di relazioni internazionali.
Pablo e Virginia è una falsa storia di fantasmi e di personaggi che sembrano essere quel che non sono. Il titolo è un omaggio al quasi omonimo libro di Saint-Pierre, pietra miliare del romanzo romantico, anche se ha poco a che vedere con quel tipo di estetica. È una storia di finti declassati e di contrabbando, di Guardia civile e di capre, in un paesaggio mediterraneo posto più o meno sulle coste di Jávea.
Forse il lettore troverà qualche legame tra lo sviluppo di queste storie e una deprecabile serie televisiva di parecchi anni fa - distribuita per fortuna solo in Spagna - attribuita al personaggio Carvalho, uno dei più malintenzionati tentativi di assassinio letterario mai avvenuti negli ultimi duemila anni. Sollecito tale lettore perché dal confronto passi alla deduzione, esortandolo a non fidarsi delle imitazioni e a pretendere sempre l'etichetta di garanzia per quanto riguarda Carvalho.

© 1999, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore
Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona, 1939) è conosciuto in tutto il mondo grazie alla serie di suoi romanzi dedicati al detective Pepe Carvalho, un personaggio cui la "barcellonesità" non ha impedito di essere apprezzato in tantissimi paesi, perfino in Cina. Ma Manuel Vázquez Montalbán non ha scritto soltanto i venti romanzi che compongono la "serie Carvalho". Tra i titoli tradotti in Italia: Il centravanti è stato assassinato verso sera, Il labirinto greco, Ricette immorali, Quintetto di Buenos Aires, O Cesare o nulla, Il fratellino, Il premio, Lo scriba seduto. Sulle pagine di Café Letterario è possibile leggere anche un'interessante intervista all'autore.



Irvine Welsh
Il Lercio

"Dai, Bruce... uno così coglione da seccare un negroide su una scala in centro città non dovrebbe essere troppo difficile da metterci il sale sulla coda. Sarà qualche sanguecaldo di mangialatte dei quartieri bassi che si è sbronzato in centro e aveva addosso un martello..."


Welsh, autore culto dei giovani più trasgressivi e ribelli della generazione "chimica", colpisce ancora una volta. Dopo gli ormai mitici Trainspotting (da cui il film di Danny Boyle), Ecstasy e Acid House (il cui film omonimo, da lui stesso sceneggiato per la regia di Paul McGuigan, è nelle sale cinematografiche italiane proprio in questi giorni), arriva un'altra ricostruzione surreale e paradossale della società inglese, come sempre "sopra le righe", ma anche con una intensa vena drammatica, quasi inscindibile dal flusso comico.
Efan Wurie, figlio dell'ambasciatore del Ghana e giornalista, viene trovato morto. È nero; è stato ucciso; è una grana per Bruce Robertson, poliziotto incaricato delle indagini una settimana prima della sua partenza per le vacanze invernali, che gli vengono sospese. Chi ha fatto fuori il giornalista? Una di quelle bande di picchiatori razzisti? Uno sbandato ubriacone? O forse si tratta di un omicidio politico? Certo è che anche i poliziotti (Bruce in testa) in fatto di prevenzione e razzismo non scherzano. Tanto che viene organizzato un Corso di tolleranza etnica per insegnare loro che anche se "la Scozia è una terra di uomini bianchi" per la quale nessun "paki o mangiabanane ha combattuto con la faccia pitturata" questo non vuol dire che debbano essere discriminati. Discriminazione, sì... una parola che per Bruce non è certo nuova dopo un'infanzia all'ombra di un fratello, Stevie, da tutti amato, stimato, considerato un modello molto superiore a lui; con un padre che non è suo padre, che non lo ama affatto e che, anzi, alla morte di Stevie gli urla in faccia "Non sei mio figlio! Non sei mai stato il mio merdoso figlio! Tu sei lercio!". La storia personale di Bruce è dura, intensa, sconvolgente, legata strettamente all'identità del vero padre, ai geni che gli scorrono nelle vene. Ma la storia nella storia, la biografia di Bruce (che Welsh ci narra inserendola a sprazzi tra le pagine della storia principale, con incisi che si sovrappongono alle righe sottostanti) è anche surreale, perché raccontata dal verme solitario che abita le cavità più interne del ventre del poliziotto.
La vita e il lavoro si intrecciano anche troppo per i gusti di Bruce Robertson. Sì, il lavoro gli piace, ma non vorrebbe rinunciare ai propri divertimenti per questo. Sesso, alcol, qualcosa di chimico: questo è il piacere per Bruce. Questo è il divertimento per tutti i personaggi di Welsh. Questa la finestra su un mondo che non si può definire allegro, ma che rasenta il comico; non si può dire sociale, ma non è nemmeno frutto dell'isolamento.
In un mondo che è tutto un gioco, in cui ognuno recita una parte che si è costruito, Bruce sopravvive grazie ai suoi giochetti, alle sue finzioni, alla finta personalità che indossa ogni giorno, riuscendo ad essere se stesso solo qualche volta. Magari nei momenti più intimi con Carole, o magari guardando un film pornografico o immaginando qualche donna nel letto. E la tragedia incombe, mentre il comico sbiadisce. I geni del padre prendono il sopravvento e come parassiti gli invadono il cervello, mentre l'altro "ospite", il verme solitario, consigliere e amico per necessità di sopravvivenza, tenta inutilmente di salvarlo e salvarsi.


Il Lercio di Irvine Welsh
Titolo originale dell'opera: Filth

Traduzione di Massimo Bocchiola
381 pag., Lit. 28.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-139-4


Le prime righe

I giochini

Stamattina mi sono svegliato. Mi son svegliato già dentro al lavoro.
Il lavoro. Ti ha in pugno. È tutto intorno a te, come una gelatina permanente che ti circonda, ti assorbe. E quando ci sei dentro, guardi la vita attraverso una lente deformante. Massì, certe volte ti prendi i tuoi angoli di relativa libertà dove puoi ritirarti, quegli spazi leggeri e delicati dove le cose nuove e diverse, cose migliori, possono sembrarti possibili.
Dopo finisce. All'improvviso vedi che gli angoli non ci sono più. Diventavano sempre più piccoli, e lo sapevi. Sapevi che un giorno o l'altro avresti dovuto metterti a far qualcosa per rimediare. Quando è successo? Te ne sei reso conto dopo. Non importa alla fine se c'è voluto poco o molto: due anni, o tre, o cinque, o dieci. Gli angoli son diventati sempre più piccoli finché hanno cessato di esistere, e tutto quello che è restato è il residuo. Vale a dire i giochini.
I giochini sono l'unico sistema per sopravvivere sul lavoro. Tutti abbiamo qualche debolezza, un nostro piccolo vanto. Il mio è che nessuno sa fare i giochini bene come me, Bruce Robertson, sergente investigativo Robertson, presto ispettore di polizia Robertson.
I giochini si giocano sempre: ripeto, sempre. Il più delle volte in qualunque organizzazione torna comodo negare che ci siano. Ma ci sono, altroché. Come adesso. Adesso sono seduto qua con il mal di testa e Toal se ne approfitta. Avevo un sacco di roba da fare e lui mi ha convocato qui... Attenzione, non me lo ha chiesto, me lo ha ordinato. Ho saputo tutto da Ray Lennox che è arrivato per primo sul luogo del delitto insieme a qualche spastico in divisa. Massì, mi aveva già messo al corrente il giovane Ray, ma naturalmente Toal vuole avere il suo pubblico. Sei sorpassato, amico Toalie, sorpassato da far pena.

Cammina avanti e indietro come uno di quei cagoni tipo ispettore Morse del cazzo. Le sue riunioni sono il momento più vicino all'azione a cui può arrivare questo spastico. Poi rimette il culo sulla sedia, e si lamenta perfino quando gli facciamo rapporto. Toal e il rispetto vanno d'accordo come il pesce con il cioccolato... qualunque roba vuol pensare lo spastico, si illude.

© 1999, Ugo Guanda Editore


L'autore
Irvine Welsh risiede a Londra, dopo aver vissuto e lavorato a Edimburgo e ad Amsterdam. I suoi libri: Trainspotting, Ecstasy, Acid House, Marabou Stork Nightmares.


A cura di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




17 settembre 1999