
 |
Furio Colombo
La vita imperfetta
Cronache di un cambiamento
"L'involucro della comunicazione si fa immenso. Eppure non passa nulla. Non una premonizione, non un messaggio."
Scritto con la semplice e intensa prosa di Furio Colombo, il volume scorre descrivendoci o raccontando, attraverso esperienze e ricordi personali dell'autore, il nostro presente. È una contemporaneità che ha fatto della comunicazione un vero mito, sostitutivo di ogni altra forma di cultura. Particolare spesso ignorato: oggi attraverso i cellulari, i computer, Internet, l'umanità non ha più interesse a ciò che vuole comunicare, ai contenuti di tali messaggi, quanto al fatto stesso di poterlo fare, rompendo vincoli di tempo e di spazio. "La comunicazione è una forma di cultura che non ama la riflessione su di sé, dice Colombo, ma esige altra comunicazione". Invece di unire, isola perché "tu sei il punto di partenza e il terminale, il creatore e l'utente" e quindi è sempre autoreferenziale.
In questo mondo in cui nulla si conclude e assume valore storico, mancano certezze sostanziali, per questo si può dire che non esiste più l'"attualità": in Italia i grandi drammi recenti, le stragi, gli assassini politici sono diventati romanzi o film, non hanno verità. Ciò appare inevitabile, dato che non sono state date risposte ai mille quesiti che questi eventi hanno posto e nessuna inchiesta, nessun processo è da considerarsi davvero concluso.
All'oggi, l'autore contrappone il ricordo, i propri personali ricordi di ragazzo cresciuto in una famiglia che gli ha trasmesso valori di libertà e di tolleranza, pur vittima con milioni di altre persone, delle persecuzioni razziali e della follia della Seconda guerra mondiale. Ma non appare insensato leggere queste pagine, né fuori tema: se non ci si sente dentro la Storia, se non ci si sente la responsabilità del passato, è difficile valutare il presente e tentare di agire per migliorarlo.
In questo modo non è senza logica che Furio Colombo tratti dell'attuale "guerra del caffè" negli Stati Uniti. Giudicato una droga come la cocaina, ha diviso in fazioni opposte l'America, è nata una vera "decafeinizzazione" della società, che per noi, ironici europei, sfiora il ridicolo. Tutto ciò nasce dall'eccesso, dalla mancanza di buon senso, di misura nel giudizio e nell'azione. E questa appare un male proprio di questa era che rassicura senza informare e proprio in questo crea maggiore sgomento.
Se Colombo avesse, prima di terminare il volume, visto la campagna pubblicitaria del Comune di Milano, che ha tappezzato le strade di manifesti che dichiarano "Milano fa bene", avrebbe avuto una ulteriore prova di questo uso pubblicitario e disorientante della propaganda politica.
Forse tutto ciò, direbbe l'autore, dipende anche dal fatto che "la qualità non esiste più nel mondo" e quindi non è nemmeno più da richiedere a nessuno. Ma c'è, anche oggi, chi non accetta, chi non sa convivere con tutto ciò, che con rabbia e dolore, creando intorno a sé paura e separatezza, e lo dichiara rumorosamente. Torino e gli squatter, la vicenda di morte e rabbia che ha attraversato quella severa città lo dimostrano. Colombo ha vissuto con un diretto coinvolgimento quei fatti, ha parlato con una delle vittime/protagoniste di quei giorni. Forte è il senso di sconsolata impotenza che emerge dal capitolo, unica l'indicazione che viene data: il dolore è autentico, la solitudine incolmabile, è necessaria sempre e comunque la pietà e l'ascolto. Ma tante sono le paure sottese al nostro ricco presente, difficile il rapporto con la morte, avendo perso la coscienza della naturalezza del vivere. Il caso delle polemiche sorte intorno alla nuova legge sui trapianti lo dimostra. Sono sorte leggende metropolitane che ci vedono minacciati da furbi medici pronti ad espiantarci gli organi e tutto ciò perché manca un rapporto di fiducia con le istituzioni.
La violenza dilaga, la cronaca ci propone episodi gravissimi che vedono protagonisti i giovanissimi, in particolare negli Stati Uniti, paese modello per bambini e adulti in tutto l'Occidente. Alla violenza si accompagna nei ragazzi l'indifferenza. Tutto ciò trova una spiegazione nell'avere unico mito e modello di successo Bill Gates, il suo pragmatico rifiuto della cultura, bene inutile e ozioso?
È pertanto facile considerare "esistenza cancellabile", non solo quella di chi è recluso in un carcere, ma anche quella di chi non è perfettamente a suo agio in questa società.
Il saggio/racconto di Furio Colombo si chiude con la considerazione che "niente accade" davvero, tutto appare fumoso e impreciso. Non così il messaggio che l'autore ci trasmette e la sua vita ci testimonia: è necessario mettersi in gioco, è necessario esercitare il proprio spirito critico e quel poco di umanità che ci resta, vivere, in modo forse imperfetto, ma non arreso.
La vita imperfetta. Cronache di un cambiamento di Furio Colombo
Pag. 258, Lire 30.000 - Edizioni Rai-Eri Rizzoli
ISBN 88-17-86033-6
Le prime righe
1
MESSAGGI
QUALCOSA CAMBIA, ma cosa? È la troppa velocità o la troppa lentezza del cambiamento che ci stordisce? Che senso ha una giornata, la durata di una giornata, la scansione di una giornata, di un minuto, di un'ora, o la sequenza degli anni? Il calcolatore non vede il 2000 e tutti i computer del mondo dovranno essere riprogrammati a un costo immenso, altrimenti rifiutano di entrare nel nuovo millennio. Non sarà un segnale? E se tutti fossimo intenti a guardare dalla parte sbagliata? Se il lavoro fosse venuto improvvisamente a mancare come manca il latte alla madre quando non è più necessario per sopravvivere?
Siamo sicuri di dovere essere pagati per un lavoro - probabilmente sempre lo stesso - che deve durare fino a che siamo stanchi e andiamo "in pensione"? Non sono strani gli annunci che si susseguono: Non si va in pensione alla tale età, si va alla talaltra, come se fosse l'ora per andare a dormire, dentro una istituzione? Se la vita sociale avesse cominciato a darci segnali che non comprendiamo, come hanno fatto invano per millenni lo sguardo degli animali, l'incupirsi dei cieli, l'alzarsi e l'abbassarsi dei mari, gli umori della natura?
Che senso ha una giornata quando comincia? Serve a muovere altri passi di un lungo cammino? quale? per andare dove? È ragionevole sospettare che lo scopo di quella giornata (andare, tornare, trovare, incontrare, imparare, dire, sapere, comunicare) non sia che un falso scopo, perché ciascuno riceve una busta chiusa da aprire in volo, secondo la disciplina imposta ai piloti dei B 52 durante la guerra fredda, in modo che nessuno possa dire prima del tempo quale è il vero obiettivo? Mi stanno mandando messaggi? Chi?
Gli schizofrenici sostengono di riceverne, i mistici sentono voci: entrambi sacrificano la propria vita e quella degli altri per rispondere alle voci. Noi (molti di noi) li consideriamo pazzi. Lo sono davvero o hanno terminali più affinati dei nostri e sentono ciò che noi non sentiamo? O facciamo finta di non sentire?
© 1999, RCS Libri
L'autore
Furio Colombo ha 67 anni, è stato eletto il 21 aprile 1996 come deputato nella coalizione dell'Ulivo. Veniva da venti anni passati negli Stati Uniti, dov'è stato, dal 1888 al 1994, presidente della Fiat USA e, dal 1991 al 1994 direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York. Ha insegnato Giornalismo alla Columbia University e Cultura Italiana a Berkeley, è stato "visiting professor" alle università di Yale, New York e Stanford. Dal 1996 Furio Colombo, con la moglie, la scrittrice Alice Oxman, è tornato in Italia, dove vive a Torino e a Roma.
|