Alessandro Golinelli
Come ombre

"Non si possono insegnare i valori, non c'è niente da fare. Ma questi non sono innocenti. Sono solo stupidi, convinti, e io spreco il mio tempo."


Golinelli è uno scrittore anomalo, di questi tempi: nulla di mediatico, nulla di clamoroso e scandalistico, nessun battage pubblicitario intorno alle sue opere, non è "cannibale", non è "pulp"; insomma come fa, ci si chiede, ad essere un giovane scrittore italiano e a non essere di nessun "clan" e a non avere uno sponsor? Crede nel potere dei media, ha una scrittura diretta e veloce, e nel suo ultimo romanzo ha compiuto una vera opera di reinvenzione della scrittura. Infatti in Come ombre propone in ottocentocinquanta pagine, un vero affresco dell'odierna civiltà dei consumi avendo come riferimenti culturali i grandi romanzieri dell'Ottocento francese (Balzac in particolare) e russo o gli americani alla Carver e come immediato tramite le telenovelas e le tecniche televisive: velocità di narrazione, molto dialogo, tono freddo e apparente assenza dell'autore. L'omaggio alla tradizione infatti è più relativa al "genere" che alle modalità narrative; Golinelli rifiuta il ruolo di scrittore onniscente e l'ampiezza descrittiva: mostra la realtà non la descrive. Guarda il mondo attraverso gli occhi dei personaggi, evitando giudizi o interventi diretti. Il lettore oggi è abituato a questo tipo di comunicazione, diretto, immediato: Golinelli tenta di tradurlo in scrittura. Teatro della vicenda è Milano, una città metropolitana, una realtà europea, in cui approdano sia giovani intellettuali della provincia italiana che, lasciate le famiglie d'origine, cercano stimoli culturali e sollecitazioni professionali, sia extracomunitari che tentano di trovare una qualche forma di integrazione, magari ai margini, ma che permetta loro la sopravvivenza. Elemento comune è la mancanza di realtà familiare e su questo dato di fatto sociologico si fissa lo sguardo dell'autore. Nascono nuove forme di famiglia, affettivamente molti forti, in cui vengono riprodotti ruoli parentali, con uguale capacità di accoglienza e di pietà di quella tradizionale, sono famiglie amicali che in questo romanzo trovano, forse per la prima volta la loro rappresentazione letteraria.
Un altro elemento che caratterizza il romanzo è la visione disincantata dell'amore. È inutile e anche un po' sciocco, dice l'autore, cercare nell'amore l'assoluto, la perfezione, i tentativi di cambiare il proprio partner si dimostrano sempre fallimentari proprio perché non esiste un amore perfetto, completo che soddisfi pienamente l'individuo. E questo lo vediamo sia nei rapporti eterosessuali, che in quelli omosessuali; l'insoddisfazione domina e solo l'ingenuità di chi è più giovane spera nella conquista definitiva dell'altro. Interessante è invece il significato etico dei rapporti interpersonali: in una società in cui la misura morale non è più data dalla collettività, dalla politica o comunque da un momento pubblico, i valori diventano fortemente individuali e si esprimono nei rapporti interpersonali, e primo fra tutti nei rapporti amorosi. L'uomo oggi può compiere una piccola rivoluzione privata, nel rispetto dell'altro, nel saper dar valore e ascolto all'altro e così l'amore si fa misura della morale contemporanea. In questo lungo "piano-sequenza" che è il romanzo di Golinelli assistiamo così a una Comédie humaine disillusa e intimista, a un pregevole tentativo di reinvenzione del romanzo, a una, talvolta impietosa, rappresentazione dell'eros di questa fine millennio.


Come ombre di Alessandro Golinelli
Pag. 864, Lire32.000 - Edizioni Il Saggiatore (Scritture)
ISBN 88-428-0667-6

le prime pagine
------------------------
 
Milano


Walter strizzò gli occhi per mettere a fuoco: la luce del museo, intensa e gialla, raddoppiava le linee geometriche rosse, verdi e celesti del disegno. Era ammirato, per la quarta volta dopo solo cinque sale, e pensò di esserlo stato troppo spesso e provò a ricredersi. "In fondo cosa han fatto? Lo avrei impostato anch'io così. La collina s'arrotonda e si doveva seguire la curva. Però è bello... Sono bravi, con tutte le schifezze che ho visto prima, poi." Guardò la targhetta accanto. "Finlandesi, bene. Hanno usato anche tanto legno, giusto, sono i loro materiali. E poi è semplice." Provò una sensazione piacevole. "Però figurati chi l'ha capita la cosa della collina." Lesse ancora la targhetta. "Infatti, piace perché hanno usato il legno, che è la cosa più ovvia invece." Sorrise compiaciuto. Guardò ancora. "Oh... Non avevo mica capito." S'imbarazzò. "I tre colori segnano le strutture autoreggenti, sono le linee di forza. Be', bravi davvero." Annuì due volte. "Anche questo vorrei sapere chi lo legge. Però è una bella idea, si potrebbe utilizzare anche in urbanistica..." Subito s'immaginò una pianta di Milano, in cui suddivise nei tre colori le costruzioni commerciali, storiche e abitative. "Potrebbe essere un'idea, no? Che strano che nessuno ci abbia pensato. Potrei presentare il mio progetto di Greco così... Si stupirebbero e magari..." Si vide in una conferenza stampa. Poi dietro le spalle di uno spettatore che ammirava il suo progetto nel museo. S'imbarazzò. "Vabbè, vabbè, vabbè, lasciamo perdere... La mia è un'idea banalissima." Si rivide in conferenza stampa, l'imbarazzo crebbe e fu costretto a distogliere lo sguardo dal disegno e cercare la moglie.
La riconobbe, in fondo a un salone, in una delle figure chine a spiare da alcuni fori in un muro. Si avvicinò a lei, accucciata, gli sembrò grassa, soprattutto lungo i fianchi e sotto le braccia dove la pelle si piegava in labbra strizzate dal vestito elasticizzato nero.
Si concentrò sui capello biondi lunghi che coprivano la schiena di lei. "Almeno queste trovate spettacolari fanno divertire. Altrimenti Greta si annoiava, non è un granché questa mostra. Vorrà andarsene..." Partì per raggiungerla e farle compagnia ma si ricredette: "È stata lei a voler venire". Riudì la sua voce: "Se la vedo con te e Mauro, magari riesco anche a capirci qualcosa" e si girò di scatto ricordandosi dell'amico. Lo vide davanti a una parete tappezzata di fotografie a colori e si voltò di nuovo verso la moglie, ancora china allo stesso buco. Provò a concentrasi su un progetto ma inutilmente e proseguì e notò, in una sala secondaria, una scultura geometrica variopinta. "E chi l'ha fatto questo orrore?" Entrò, e scoprì ai quattro angoli della sala altrettante sculture. Si avvicinò alla prima e lesse la targhetta.
"Non sono male, no?" disse Greta entrando.
"Hai già finito ciccia di guardare nel buco? Cosa c'era?"
"Dei vecchi bagni... Chi le ha fatte?"
"Mah... Italiani, ma questo non l'ho mai sentito..." Si spostò a leggere la targhetta sulla seconda scultura. "Neanche questo... Ma è tutta roba già vista. A te Greta piacciono perché sono colorate e più immediate dei disegni tecnici, ma queste cose potevano aver senso negli anni settanta, o ottanta... Fare i trasgressivi mettendo insieme quattro cubi colorati oggi... È robaccia."
Greta non disse nulla. Walter raggiunse la terza scultura, lesse il nome sulla targhetta e s'infuriò: "Guarda questo stronzo di Farina". Rivide un corridoio dell'università, il compagno di corso alto, capelli ricci, basette lunghe, giacca di pelle, snello, naso aquilino, occhiali da sole piccoli. "Ma che c'è da stupirsi, figlio di professori universitari, buona borghesia milanese, conoscenze, figuriamoci se non arrivava. Se non lo portavano in trionfo. È inutile che ci provi io..."
"Belle porcherie, vero? Se questa è architettura al servizio dell'uomo e della fantasia..." l'interruppe Mauro affiancandolo.
"Siamo nati proletari e lo rimarremo per sempre. Finché i criteri di scelta saranno affidati agli stessi quattro stronzi incartapecoriti. È solo una questione di potere... Salteri è uno dei migliori architetti che conosca e non gli hanno mai esposto nemmeno una foto."
"Non t'incazzare, ci sono anche cose interessanti, dai" Mauro seguì Walter. Lui raggiunse Greta che gli sorrise e Walter dovette ricambiare. Mauro continuò: "Si è anche tornati a una progettazione più astratta finalmente. Hai visto il padiglione belga? Veramente eccezionale. E sono tutti giovanissimi, hanno dieci anni meno di noi, beati loro".


© 1999, il Saggiatore

biografia dell'autore
------------------------

Alessandro Golinelli è nato a Pisa nel 1963. Vive e lavora a Milano. Ha pubblicato i romanzi Basta che paghino, Kurt sta facendo la farfalla, Angeli, La felicità della signora.

bibliografia
------------------------

I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Golinelli Alessandro, Angeli, Lit. 18000, "Piccola biblioteca dell'eros" n. 34, ES (ISBN: 88-86534-13-2)

Golinelli Alessandro, Come ombre, 1999, 864 p., Lit. 32000, "Scritture" n. 69, Il Saggiatore (ISBN: 88-428-0667-6)

Golinelli Alessandro, La felicitàdella signora, 1997, 130 p., Lit. 18000, "Biblioteca delle Silerchie" n. 162, Il Saggiatore (ISBN: 88-428-0447-9)

Golinelli Alessandro, Kurt sta facendo la farfalla, 1997, 264 p., Lit. 15000, "I sensi", Sperling Paperback (ISBN: 88-7824-755-3)

Golinelli Alessandro, Kurt sta facendo la farfalla, Lit. 25000, "Biblioteca dell'eros" n. 61, ES (ISBN: 88-85357-99-7)


A cura di Grazia Casagrande


23 luglio 1999