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Leopoldo Mastelloni


Qual è il primo libro che ricordi?
È Pinocchio di Collodi che mi leggeva mio padre quando avevo la varicella. Questo avveniva quando i padri leggevano ancora i libri e non i fumetti. Io stesso però ho letto ai bambini molti fumetti. L'importante è avere amore per la carta stampata, nel vostro caso per le parole che appaiono sullo schermo in Internet. È molto importante insegnare ai ragazzi che leggere non è un fatto noioso, ma può essere un piacere: un piacere della vista, fisico perché ci si riappropria di tutte le membra, si è padroni di tutto il nostro corpo e della nostra mente, che è la cosa più importante.
C'è il libero arbitrio, il libro dà la possibilità di scegliere, più che in un videogioco: la mente infatti è il più grande videogioco che esista. E il libro è il più grande stimolatore del videogioco del cervello, l'ipertesto per eccellenza.
Quali libri fanno parte dei tuoi ricordi di adolescente?
I o ho letto la biblioteca di mamma, perché allora le mamme avevano ancora una biblioteca. Dai classici, Jane Eyre della Bronte a Guerra e pace e Anna Karenina di Tolstoj, a Il dottor Antonio di Ruffini questi sono i libri della mia adolescenza, dai dieci ai tredici anni. A quindici anni mi sono abbonato al Club degli editori e ho letto i contemporanei, Cassola, Calvino...
Quale libro o autore ti è rimasto più impresso?
I o adoro Faulkner, per quanto riguarda la letteratura mondiale, e poi mi intrigava molto Somerset Maugham, poi Uomini e topi di Steinbeck è un romanzo che mi ha assolutamente affascinato.
A 18 anni sono stato "preso" dalla letteratura italiana, poi ho incominciato a scoprire la mia terra attraverso Prisco, Patroni Griffi, La Capria, ma ormai si parla di un uomo fatto che sceglie quale cultura abbracciare.
Furore di Steinbeck è il libro in assoluto che mi ha fatto capire quanto è bello il romanzo. Invece il libro che visceralmente mi ha preso di più, non ricordo l'autore, ma so che ne è stato tratto un film, e si chiamava Il cucciolo [di Marjorie Kinnan Rawlings ndr] è la storia di un padre e di una madre nel West che hanno un cucciolo di bambi e io pregavo che non morisse. Invece ciò che più mi ha stimolato a leggere sono stati i libri di autori italiani degli anni Sessanta: Cassola, Calvino appunto.
L'ultimo libro letto?
L eggo molto meno oggi, penso che i traduttori dei libri stranieri siano pessimi, perché "traducono", un tempo c'erano i veri traduttori, cioè persone capaci di restituire lo spirito al libro, oggi invece questo non avviene più.
Essendo amico di molti traduttori famosi so che non sono loro a tradurre davvero, ma lo fanno fare ai cosiddetti "negri": quindici o sedici ragazzi universitari sul cui lavoro poi fanno solo delle piccole correzioni. Consiglio agli editori di cancellare i "famosi" traduttori e di prenderne dei nuovi, più coscienti. Non si possono tradurre bene quindici, sedici libri in un anno... Il gusto della lettura si è in parte perso per questo.
Penso anche che ci sia troppa esterofilia e anche troppa promozione televisiva per i libri. L'editoria italiana che pubblica essenzialmente libri italiani non esiste più, esistono solo i casi scandalistici o televisivi che sono spesso carta straccia.

A cura di Grazia Casagrande


16 luglio 1999