Clarice Lispector
Il segreto

"Un freddo intelligente, lucido e asciutto percorreva il giardino, le si insufflava nella carne del corpo. Dalla cucina saliva un grido di caffè appena fatto mescolato all'odore dolce e ansimante di erba bagnata. Il cuore le batteva con un doloroso sobbalzo, umido come se fosse attraversato da un impossibile desiderio. E la vita del giorno iniziava, perplessa."


Vorrei sottolineare con una matita. Vorrei evidenziare senza rovinare le pagine. Vorrei ricordare e citare tutte le frasi sottolineate. Soprattutto, ricordare. O, almeno, ricordare di rileggere ancora. Perché questo non è un romanzo "facile", ma è un romanzo che merita di essere ricordato. E, contrariamente a ciò che accade in prevalenza in questi anni, è un testo da riprendere in mano al di là della storia, proprio per il piacere stesso della lettura. Una musica, un ritmo pervade le pagine. Un ritmo brasiliano? Forse, ma non così diretto e violento come un samba e nemmeno malinconico e struggente, pieno di saudade come la Bossa Nova e le melodie di João Gilberto o Carlos Jobim... un compendio fra i due generi. La scrittura procede avanzando e retrocedendo come nel danzare un samba, ma senza quell'allegria che accompagna questo ballo. È un romanzo di sensazioni che non si può descrivere se non attraverso sensazioni. Un romanzo del quotidiano che fa del quotidiano romanzo. Ed è opinione comune che unicamente i grandi scrittori abbiano la capacità di svelare lo straordinario nel banale.
Non si tratta di un'opera recente. La prima edizione originale è del 1946, ma solo ora arriva in Italia. Si può definire un romanzo di formazione, soprattutto "di crescita", quella interiore della protagonista, Virginia, che compare subito nella storia, bambina, a Granja Quieta, la fattoria paterna ubicata nella grande prateria e nell'immenso spazio brasiliano. Compagno d'infanzia il fratello Daniel. Entrambi, subito, sin dalla prima pagina, partecipi di un segreto che li lega e li sostiene; entrambi membri di una segreta Società delle Ombre da loro stessi fondata. Ma tutto il romanzo è occultamento e disvelamento di segreti. Come ha scritto Antonio Tabucchi, "proprio la segretezza sembra essere la cifra espressiva dentro cui si nasconde, e si svela, l'opera (la vita) di Clarice Lispector". Questa sensazione accompagna tutto il libro, anche nel procedere della vita di Virginia, quando incontra l'amore con Vicente ("l'amore era venuto in un'unica onda e aveva spento l'attesa"), quando si avvia verso una morte tragica, prevista, a cui si sente predestinata e che arriva nel momento in cui le si chiede veramente di crescere, quando "tutto il suo passato veniva meno e cominciava orribilmente una nuova epoca". La struggente difficoltà di vivere, di essere "all'altezza" è un altro tema costante del romanzo, che arriva alla suprema definizione in un semplice, essenziale pensiero: "Come oso vivere?". È l'anima di una donna, completamente scoperta, che si mostra al lettore, al suo giudizio e alla partecipazione, all'inevitabile riconoscersi in alcune delle esperienze intellettuali descritte.
Vorrei ancora esprimere un'opinione sulla traduzione, a mio parere notevole. Pur non avendo letto il testo in versione originale, si percepisce immediatamente quanto Adelina Aletti abbia lavorato sulla parola, quanto sia stata attenta alla ricerca del termine più appropriato, dell'espressione meno banale, del sinonimo. Quando la traduzione è di buon livello se ne avvantaggia indubbiamente anche l'autore.


Il segreto di Clarice Lispector
Titolo originale dell'opera: O Lustre

Traduzione dal brasiliano di Adelina Aletti
320 pag., Lit. 32.000 - Edizioni La Tartaruga (Narrativa)
ISBN 88-7738-302-X

le prime pagine
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Fluida lei lo sarebbe stata tutta la vita. Ma ciò che aveva dominato i suoi contorni e li aveva attratti verso un centro, ciò che l'aveva illuminata contro il mondo e le aveva conferito un intimo potere, era stato il segreto. Segreto al quale lei non avrebbe mai saputo pensare in termini chiari, temendo di invaderne e dissolverne l'immagine. Segreto che aveva tuttavia formato nel suo intimo un nucleo lontano e vivo senza mai perdere la propria magia - sostenendola nella sua insolubile vaghezza come la sola realtà che per lei avrebbe sempre dovuto essere perduta. I due si sporgevano sul fragile ponte e, inquieta, Virginia sentiva i pedi nudi vacillare come se si librassero sopra il calmo gorgo delle acque. Era un giorno asciutto e violento dagli estesi colori immobili; gli alberi scricchiolavano al tiepido vento increspato da bruschi raffreddamenti. Il suo vestito sottile e strappato da bambina era attraversato da brividi d'aria fresca. La bocca seria premuta contro il ramo morto del ponte, Virginia immergeva gli occhi distratti nelle acque. A un tratto, tesa e lieve lei si immobilizzò.
"Guarda!"
Daniel aveva rapidamente girato la testa - trattenuto da un sasso, c'era un cappello fradicio, pesante e scuro di acqua. Nella sua corsa, il fiume lo trascinava con brutalità e il cappello resisteva. Fino a quando, perdendo le ultime forze, fu portato dalla corrente veloce e scomparve saltellando quasi allegro tra le schiume. I due esitavano sorpresi.
"Non possiamo parlarne a nessuno", sussurrò infine Virginia, con una voce distante e vertiginosa.
"Sì..." Anche Daniel si era spaventato e concordava... le acque continuavano la loro corsa. "Neanche se ci domandano dell'affog..."
"Mai!" per poco non gridò Virginia... E tacquero con tutte le loro forze, gli occhi sgranati e feroci.
"Virginia..." disse il fratello adagio, con una crudezza che gli rendeva il volto spigoloso, "lo giuro..."
"Sì... mio Dio, ma si giura sempre..."
Guardando la sorella, Daniel rifletteva e lei non muoveva un muscolo del viso, in attesa che lui vi trovasse la risposta.
"Per esempio... che tutto quello che noi siamo... finisca in niente, se noi ne parliamo con qualcuno."
Aveva parlato così grave, così bello, il fiume rotolava, il fiume rotolava. Le foglie coperte di polvere, le dense foglie umide delle rive, il fiume rotolava. Virginia voleva rispondere e dire ah sì, ah sì! ardentemente, quasi felice, ridendo con le labbra inaridite... ma non poteva parlare, non sapeva più respirare; tale era il suo turbamento. Le pupille dilatate, il viso di colpo rimpicciolito e pallido, assentì cautamente con la testa. Daniel si avviò, Daniel si allontanava. No! voleva gridargli lei, dirgli di aspettarla, di non lasciarla sola sul fiume; ma lui proseguiva. Il cuore che le batteva in un corpo di colpo vuoto di sangue, il cuore impazzito che furiosamente cadeva, le acque che scorrevano, Virginia tentò di socchiudere le labbra, di alitare una parola sebbene incolore. Come il grido impossibile in un incubo, nessun suono si udì e le nuvole scivolavano rapide nel cielo verso una loro meta. Sotto i suoi piedi, le acque rumoreggiavano - in una chiara allucinazione Virginia pensava: ah sì, lei sarebbe caduta e affogata, ah sì. Un che di intenso e livido, simile al terrore, ora le riempiva il corpo e lei aspettava di morire, la mano chiusa come per sempre sul ramo morto del ponte. A quel punto Daniel si girò.
"Vieni", le disse lui, stupito.
Lei lo guardò dal fondo tranquillo del suo silenzio.
"Vieni, scema", ripeté lui, incollerito.
Un istante morto estese lungamente le cose. Lei e Daniel erano due punti silenziosi e immobili per sempre. Ma io sono già morta, sembrava pensare lei mentre si staccava dal ponte come se ne fosse stata separata da una falce. Sono già morta, ripeteva tra sé e, su piedi estranei, il suo viso bianco correva pesantemente da Daniel.
Raggiunta la strada, il sangue aveva ripreso a pulsare regolare nelle loro vene, i due si avviavano frettolosamente, insieme. Nella polvere era visibile l'incerta impronta dell'unica automobile di Brejo Alto. Sotto il cielo brillante il giorno vibrava nel suo momento estremo prima della notte, sui sentieri e sugli alberi il silenzio si concentrava greve di calura - sulla schiena Virginia sentiva gli ultimi tiepidi raggi di sole, le grosse nuvole intensamente dorate. C'era tuttavia una vaga frescura, come se venisse dal bosco ormai in ombra. I due guardavano davanti a loro, il corpo slanciato - nell'aria che respiravano c'era come una minaccia di transizione... l'istante successivo avrebbe portato un grido e confusamente qualcosa si sarebbe distrutto o la notte leggera avrebbe a un tratto calmato quell'esistenza esagerata, rozza e solitaria.


© 1999, La Tartaruga edizioni

biografia dell'autore
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Clarice Lispector, nata in Ucraina nel 1925 da una coppia di emigranti russi in viaggio verso Odessa, è stata definita la maggiore scrittrice brasiliana di questo secolo. Dopo l'infanzia a Recife, si laurea in legge a Rio de Janeiro. Sposa un diplomatico col quale vive prima in Italia e poi in Svizzera e negli Stati Uniti. Ha due figli e nel 1958 torna definitivamente a Rio dove, nell'autunno 1977, muore. Otterrà grande fama, soprattutto postuma.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Lispector Clarice, Acqua viva, tr. di Morino A., 1997, 84 p., Lit. 22000, "Il castello" n. 92, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-1350-1)

Lispector Clarice, Un apprendistato o il libro dei piaceri, tr. di Desti R., 1992, 152 p., Lit. 12000, "Universale economica" n. 1202, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81202-9)

Lispector Clarice, Dove siete stati di notte?, tr. di Aletti A., 1994, 178 p., Lit. 18000, Zanzibar (ISBN: 88-85419-19-4)

Lispector Clarice, Legami familiari, tr. di Aletti A., 2 ed., 1990, 128 p., Lit. 9000, "Universale economica" n. 1056, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81056-5)

Lispector Clarice, Legami familiari, tr. di Aletti A., 3 ed., 1986, 128 p., Lit. 14000, "I narratori" n. 321, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01321-5)

Lispector Clarice, Il mistero del coniglio che sapeva pensare, 5 ed., 1999, Lit. 10000, "Junior nuovi meno 8" n. 46, Mondadori (ISBN: 88-04-46273-6)

Lispector Clarice, L'ora della stella, tr. di Aletti A., 1989, 96 p., Lit. 8000, "Universale economica" n. 1106, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81106-5)

Lispector Clarice, La passione del corpo, tr. di Di Munno A., 1987, 96 p., Lit. 12000, "I narratori" n. 330, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01330-4)

Lispector Clarice, La passione secondo G. H., tr. di Aletti A., 1991, 164 p., Lit. 11000, "Universale economica" n. 1175, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81175-8)

Lispector Clarice, Le storie di Ovidio, 2 ed., 1998, 64 p., Lit. 10000, "Junior nuovi meno 8" n. 18, Mondadori (ISBN: 88-04-44504-1)

Lispector Clarice, Vicino al cuore selvaggio, tr. di Desti R., 2 ed., 1987, 194 p., Lit. 25000, "Fabula" n. 16, Adelphi (ISBN: 88-459-0251-X)


A cura di Giulia Mozzato


25 giugno 1999