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Isella Belforti, Anna Maria Ciai
Maturità addio!
Storia e storie dell'esame di Stato
"In questi trent'anni la riforma "improrogabile" della scuola superiore non è arrivata, nonostante le decine di inchieste, di dibattiti, di studi e di proposte. Ancora una volta invece si è partiti dalla coda e sulla soglia del 2000 è arrivata un'altra variante dell'esame di Stato, sempre in attesa di un totale riordino dell'istruzione."
Difficilmente l'attualità è entrata tanto prepotentemente nella vita dei cittadini italiani, come questa riforma dell'esame di maturità. Cambiato il nome (da quest'anno di chiamerà "Esame di Stato"), cambiata la composizione della commissione esaminatrice, cambiate anche le prove che migliaia di ragazzi dovranno affrontare. Il libro scritto da due autrici, entrambe con esperienza di insegnamento nelle scuole superiori, si presenta nella prima parte come un saggio storico che ben colloca la scuola, e la sua prova finale, all'interno delle trasformazioni politico-sociali nazionali e nella seconda parte invece propone delle interviste e delle testimonianze sulla propria esperienza personale di personalità note al grande pubblico.
Questo esame che, in pura via sperimentale, aveva avuto una riforma frettolosa nel 1969 sull'onda della contestazione studentesca, trova oggi un più strutturato assetto e una maggiore coerenza che verrà verificata proprio in questi giorni, quando la fatidica prova avrà inizio. Una delle novità più interessanti riguarda la prova scritta di italiano: cancellato il vecchio tema erede della retorica settecentesca, allo studente verrà chiesto di scrivere un articolo, una recensione, una relazione, una lettera, oppure una sceneggiatura o un racconto. Nella vita di certo capiterà ad ognuno di dover utilizzare le proprie competenze linguistiche e compositive per scrivere un testo, di certo però a nessuno verrà chiesto di "svolgere un tema" su un argomento che non conosce e di cui si deve improvvisare competente.
Anche la valutazione attribuita dai docenti agli esaminandi cambia: potranno esserci per i più bravi, ricchi di "crediti scolastici e formativi", anche dei 100/100. Tutto ciò però comporta una modifica dei criteri di valutazione, una diversa applicazione della scala di voti a disposizione del professore (si daranno anche dei 10, visto che esistono!), e un voto finale che tenga conto di tutto un itinerario scolastico e non solo della particolare fortuna/sfortuna di una giornata. Così come sarà, così come è stato, comunque l'esame si chiami (di maturità o di Stato), resta una delle tappe più importanti della vita di ognuno: lo si sogna di notte per anni, piace ricordarne la preparazione, diverte sciogliere nella memoria la tensione provata in quel momento.
Ma è la seconda parte del libro quella di certo più accattivante. Dalle esperienze personali di alcuni personaggi della politica, dello spettacolo o della cultura, dai ricordi della loro maturità, emerge l'Italia degli anni in cui quella prova ebbe luogo, la società, i costumi giovanili di quel tempo, spesso così lontani dalla cultura dei ragazzi di oggi. L'adolescenza di Pietro Ingrao, il suo essere in modo orgoglioso "il primo della classe", quel suo osservare con timidezza e curiosità le ragazze, che allora venivano frequentate con molti pudori, ci mostra un'Italia in cui si restava molto più a lungo ragazzi, in cui il ruolo e la funzione della scuola (anche per Ingrao non certo unica fonte di cultura) erano di certo più pregnanti nella vita di un adolescente, anche se dopo pochissimi anni, quegli stessi ragazzi si troveranno a combattere, a morire, a diventare improvvisamente adulti nella guerra di liberazione. Oggi, ragazzi della stessa età, apparentemente più "adulti" nella loro quotidianità, sembrano di certo più smarriti davanti a decisioni impegnative e ad assunzioni di responsabilità.
Per Tullia Zevi l'anno della maturità corrispose a quello delle leggi razziali, il 1938, e significò anche l'esilio, l'abbandono di amici ed affetti, lo sradicamento dal luogo in cui aveva studiato e vissuto fino ad allora. Per alcuni il 1940, anno di inizio della guerra, significò l'essere "graziati" dall'esame: per quell'anno infatti non si tenne la prova finale e tutti vennero promossi o bocciati con il solo scrutinio di fine anno. Fra questi Margherita Hack e Vittorio Gassman che, pur sgomenti per l'ingresso in guerra, avevano salutato questa liberazione dall'esame come la fine di una specie di incubo, vista la difficoltà dell'esame in quegli anni: tutte le materie dei tre anni finali del liceo.
Più recente la testimonianza di una campionessa sportiva: Novella Calligaris. Trasferitasi da un severissimo liceo di Padova a Roma, proprio l'ultimo anno di liceo, ben accolta da compagni e professori, affrontò nello stesso anno, il 1973, i campionati del mondo di nuoto e l'esame di maturità: sveglia alle cinque di mattina, due allenamenti al giorno, studio serissimo. Lo sport, dichiara, le aveva insegnato l'impegno costante, la tenacia, il rigore, e così poté affrontare con uguale successo i due impegni. Diversi, legati agli anni della contestazione sono i ricordi di Mario Martone, l'incontro con cinema e teatro, le sue vere passioni, lo studio interessato di alcune materie (il 60 finale lo testimonia), e la conoscenza profonda con la città di Napoli da lui definita una città "feroce e generosa".
Esperienze diverse, così come lontane sono le generazioni dei numerosi personaggi che offrono i loro ricordi ai lettori, per tutti l'esame come una forma di iniziazione, il cui ricordo, unito a quello della propria giovinezza, finisce con l'identificarsi con l'ingresso nel mondo degli adulti.
Maturità addio! Storia e storie dell'esame di Stato di Isella Belforti e Anna Maria Ciai
Pag. 201, Lire 22.000 - Editori Riuniti
ISBN 88-359-4721-9
Le prime righe
I. Maturità addio!
Preceduto da trent'anni di aspettative, di progetti mai attuati, di discussioni e polemiche, finalmente arriva il nuovo esame di maturità. Per strada ha cambiato anche nome: si chiamerà esame di Stato, come ai tempi dei nonni. Ma qual è il senso di questo cambiamento? È solo un nuovo look o cambiano le finalità stesse della prova?
A dire la verità c'eravamo abituati a questo nome rassicurante, che ci congedava dalla scuola con una parola in qualche modo affettuosa, come un buffetto sulla guancia; ora i nostri ragazzi saranno bruscamente "licenziati" dopo un freddo e distaccato "esame di Stato". È vero anche che parlare di maturità lascia adito a molti dubbi, tanto il termine è vago; definirla è difficile, accertarla e valutarla in mezz'ora di colloquio è praticamente impossibile. Il ministro avrà voluto spazzare via ogni ambiguità, chiarendo che l'esame finale non è volto a valutare "la personalità" dell'alunno, come dettava la vecchia norma, ma ad accertare la "preparazione di ciascun candidato in relazione agli obiettivi... del corso di studi", come stabilisce la nuova; il che denota una ricerca di oggettività, anche se ci fa passare un brivido nella schiena: come farà il nostro Pierino a dimostrare che è preparato? Non è che dovrà imparare tutto a memoria? Scherzi a parte la paura di un ritorno a un vuoto nozionismo serpeggia tra i nostri studenti e forse non hanno tutti i torti, considerando che dovranno essere interrogati in tutte le materie, che il tempo è poco e che anche i professori non sanno bene che pesci prendere!
Comunque la dizione esame di Stato non è una novità, anzi, guarda caso, viene riesumata ogni volta che si apre un contenzioso tra scuola pubblica e scuola privata, specie quando quest'ultima aspira ad avere un riconoscimento di dignità ed effettiva parità, come è accaduto negli anni della riforma Gentile e come accade ora. Non a caso invece, agli albori dell'unità italiana, quando era necessario ribadire il controllo centralizzato dello Stato in tutti i settori della vita pubblica, primo fra tutti l'istruzione, pochissimi erano i riconoscimenti alla scuola privata, e l'esame si chiamava solo "licenza". D'altronde è anche vero che, qualora la scuola privata dovesse vincere la battaglia della parità finanziaria, questo esame potrebbe rappresentare una garanzia contro i "diplomi facili". Questo maggiore rigore emerge anche in rapporto agli esami dei candidati privatisti, tenuti a sostenere un esame preliminare nella scuola presso cui hanno presentato la domanda.
© 1999, Editori Riuniti
Le autrici
Isella Belforti, laureata in lettere moderne, ha insegnato italiano e latino nei licei sperimentali. Ha pubblicato alcuni testi di divulgazione. Attualmente si occupa di attività culturali nel campo della cooperazione.
Anna Maria Ciai, biologa, ha insegnato scienze nei licei sperimentali. Ha curato numerosi progetti per il Museo della scienza e dell'informazione scientifica di Roma. Ha pubblicato il Compendio di biologia; attualmente collabora con l'Enciclopedia Treccani.
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