Carlo Lucarelli
L'isola dell'angelo caduto

"... attraversò il giardino e poi giù lungo la strada che portava al paese, dove non c'era vento e quella canzone, saltellante, assurda e isterica, non si poteva sentire più."


Gennaio 1925: muore un miliziano fascista, una camicia nera. Apparentemente si tratta di un incidente: l'uomo è scivolato su una roccia ed è precipitato, morendo sul colpo per la caduta. Ma le cose non sono così semplici come potrebbero apparire: innanzitutto proprio perché si tratta di un fascista, poi perché il fatto è accaduto su un'isola, non ultimo, infine, per la professione svolta dall'uomo, il camerata Miranda, in forza alla Colonia penale che ha sede sull'isola. Non può essere morto di notte, perché l'alta marea l'avrebbe portato con sé, e come può essere scivolato di giorno, quando il precipizio è ben visibile e quindi facilmente evitabile?
La Colonia penale dell'isola ha un nome "poco adatto, Capo d'Angelo, uno scherzo di nome, perché era nata come carcere per i ribelli. In realtà, in origine il luogo si chiamava diversamente, Capo dell'Angelo caduto, per via di una leggenda che voleva che uno degli angeli ribelli fosse precipitato proprio lì, su quella parte di isola, cadendo dal cielo."
Tra confinati e miliziani, abitanti dell'isola e personaggi di passaggio, iniziano le indagini di un commissario intelligente e preparato che immediatamente capisce che l'incidente non è tale e che dietro questa morte apparentemente accidentale forse si nasconde un omicidio e chissà cos'altro. E quando si trova un altro morto, Zecchino, un informatore molto conosciuto...
Confino politico e valutazioni sul regime si confondono con la quotidianità, la difficoltà di superare i piccoli e grandi problemi del vivere, che per il commissario sono costituiti da una moglie esaurita e depressa, chiusa in se stessa, in volontario isolamento, e dalla possibilità e dal desiderio di un trasferimento visto come l'unica possibilità di salvezza. Ma gli eventi incalzano e la vita, in fondo, prosegue nella direzione di sempre.
Come suo solito, anche questa volta Lucarelli ha ricreato un ambiente anche attraverso una colonna sonora di riferimento, legata al tempo in cui si svolge la vicenda (anzi, come lui stesso scrive, leggermente successiva, 1931, ma non è importante...). È una canzoncina che diviene ossessionate per il protagonista, la celebre Ludovico (ricordate? Ludovico, sei dolce come un fico / più vero amico / di te non ho...), un motivetto che inevitabilmente cantiamo in sottofondo ogni volta che viene nominata (e avviene sovente) nelle pagine del romanzo. Ludovico è la traccia della storia, è il binario in cui si incanala, è la parte surreale della vicenda, ed è anche il finale.
Lucarelli è ormai un grande esperto nel narrare storie "gialle", misteri complicati. Ha "fatto scuola" con molti suoi lavori precedenti ed ora con la sua trasmissione televisiva, Blu notte, dedicata appunto a omicidi irrisolti, misteriosi, difficili da decifrare e ancor più nebulosi nel momento in cui si vuole dare un volto ai colpevoli. Avevamo già parlato di lui in occasione dell'uscita del suo precedente romanzo, Almost Blue. Era il 1997. Nel frattempo ha abbandonato quel tanto di "genere" che lo legava di più a quella corrente che superficialmente veniva definita di scrittori cannibali, ha deviato il suo percorso verso una narrativa più completa, più raffinata e ancor più interessante. Nel 1998 abbiamo ancora presentato due suoi lavori, Compagni di sangue (cronaca delle vicende del Mostro di Firenze, scritto a due mani con Michele Giuttari) e Autosole che si discostava molto dal precedete romanzo e poteva sembrare (e forse era) più un divertissement in forma di raccolta di racconti tra loro intrecciati. Ora Lucarelli torna all'antico amore del giallo, dell'indagine (svolta in modo impeccabile), della narrativa noir. Ma soprattutto con questo nuovo lavoro, troviamo un autore "maturo", consapevole del proprio talento e capace di offrircelo senza eccessi e senza mistificazioni.


L'isola dell'angelo caduto di Carlo Lucarelli
219 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Einaudi (I coralli n.106)
ISBN 88-06-14742-0

le prime pagine
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Da allora, anche anni e anni dopo che gli eventi si furono conclusi, conclusi e mai dimenticati, ogni volta che guardava il mare, e vedeva la schiuma di un'onda spaccarsi su uno scoglio, e sentiva le gocce che si schiacciavano sul vetro della finestra a cui appoggiava la fronte, ogni volta, ovunque si trovasse, gli tornava in mente la notte che arrivò sull'isola.
Era così buio quella notte che il cielo e il mare erano la stessa cosa, talmente neri e stretti e lucidi che sembrava di stare sospesi nel vuoto. E se serrava le palpebre, e le copriva con la mano, e premeva, forte, lo spazio che vedeva dietro agli occhi, cieco come quello in cui si formano i pensieri, era nero come quel mare e quel cielo, infinito e nero. E anche il sale che gli toccava le labbra, e quel sapore sottile di petrolio e motore e il sospiro appena soffiato del legno che sfiorava il mare sembravano venire dal niente e svanire subito nel silenzio opaco e nell'odore immobile di quella notte. Mentre sedeva rigido in fondo alla barca, schiacciato dalla nausea e dall'angoscia, sentiva Hana rabbrividire di un freddo innaturale e stringergli il braccio, attaccata a lui come se avesse paura di cadere in acqua.
C'era luna piena quella notte ma non la si poteva vedere, così nascosta dietro alle nuvole blu che gonfiavano il cielo. Solo ogni tanto un riflesso riusciva a passare tra quelle nocche strette come pugni di piombo e a scivolare veloce e livido sull'increspatura di un'onda. E vicino all'isola la nebbia era un velo umido e nero, che striava il buio rendendolo più fitto, appena un po' più scuro là dove iniziava il molo.
Appena mise piede sulla banchina, un brigadiere si staccò dal nulla e gli corse incontro alzando la lucerna. Quasi gli schiacciò addosso il volto, allungato e scavato come un teschio dalle ombre rosse della fiamma a carburo.
- Benvenuto, commissario, - continuava a ripetere, il braccio teso a prendergli di mano la valigia, - benvenuto sull'isola, buona permanenza all'Eccellenza Vostra e alla Signora.
Fu allora che lui strinse Hana per le spalle e le sussurrò all'orecchio: - Vedrai, vedrai che non sarà per molto, Hana, vedrai, vedrai, - sempre più forte, sempre più forte, sempre più deciso, finché non le vide tremare un sorriso sulle labbra, anche se breve e livido e incerto, e svanire rapido nel buio, come un riflesso di luna in quella nebbia nera.


Il primo giorno


Uno.

C'era qualcosa nel vento. Se girava il volto su una spalla l'aria del mattino gli scivolava silenziosa sulla fronte appena riscaldata da un sole liquido e giallo come il tuorlo di un uovo vecchio. Ma se lo piegava sull'altra, allora il vento gli riempiva la testa, fischiava contro un timpano e gli portava quella voce, quella nota più acuta e dissonante che si confondeva con i sibili ruvidi dell'aria in movimento e ne usciva all'improvviso con un salto, a metà tra un gemito e un singhiozzo. Non pensò cos'è quel suono, perché lo conosceva bene, era una canzone e veniva da dietro una finestra chiusa di casa sua, una canzone stupida, che ripeteva Ludovico sei dolce come un fico e lo ripeteva all'infinito, e allora lui piegò la testa sulla spalla, per non sentirla, e sarebbe rimasto così anche tutta la mattina se non fosse stato per l'ombra scura che si era allungata, silenziosa e rapida, sul giornale che con le mani aperte teneva steso sulle ginocchia.
Era il profilo obliquo di un uomo che tagliava a metà il titolo al centro della pagina, LE DICHIARAZIONI DELL'ONOREVOLE MUSSOLINI ALLA CAMERA, e anche le tre righe sotto, più piccole e scolpite in un corsivo grassoccio, dai bordi arrotondati: La chiusura senza discussione né voto. L'assemblea sarà riconvocata a domicilio. Un chiarimento entro 48 ore.
Il commissario alzò lo sguardo, forzando indietro il mento, sulla spalla, così tanto che il vento gli entrò nell'altro orecchio, fischiandogli Ludovico. Socchiuse gli occhi, per il riverbero del sole. Oltre la siepe del giardino, indistinta e sfocata sui bordi come una fotografia scattata controluce, la sagoma dell'uomo che si era alzato sulle punte per leggergli alle spalle tornò ad abbassarsi sui talloni.


© 1999, Giulio Einaudi editore

biografia dell'autore
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Carlo Lucarelli è nato a Parma nel 1960 e vive a Mordano, in provincia di Bologna. È tra i massimi esponenti del nuovo noir italiano. È conduttore del programma Rai 3 Blu notte ed è uno dei più attivi scrittori della nuova generazione letteraria italiana. Tra l'altro coordina su Internet Incubatoio 16 (rivista purtroppo ferma al numero due) e ogni tanto canta con il gruppo Progetto K. È tradotto in Francia da Gallimard, nella prestigiosa collana Série noire.
Tra le pagine di Café Letterario troverete un'intervista e i suoi consigli di lettura

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Giuttari Michele - Lucarelli Carlo, Compagni di sangue, 1998, 238 p., Lit. 22000, Le Lettere (ISBN: 88-7166-405-1)

Lucarelli Carlo, Almost blue, 194 p., Lit. 13000, "Einaudi tascabili. Stile libero" n. 457, Einaudi (ISBN: 88-06-14304-2)

Lucarelli Carlo, Autosole, 1998, 109 p., Lit. 16000, "Scala italiani", Rizzoli (ISBN: 88-17-45037-5)

Lucarelli Carlo, Autosole, 140 p., Lit. 10000, Bompiani (data di pubblicazione prevista: Luglio 1999)

Lucarelli Carlo - Fois Marcello - Baldini Eraldo, Brevemente, 1996, 48 p., Lit. 900, "L'immaginario" n. 6, Mobydick (ISBN: 88-8178-017-8)

Lucarelli Carlo, Carta bianca, 1990, 132 p., Lit. 12000, "La memoria" n. 215, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0626-2)

Lucarelli Carlo - Baldini Eraldo - Leotta Guido, Ero una ragazza così allegra prima della guerra (fotografie e racconti su Cotignola nel 1945), 1995, 108 p., ill., Lit. 25000, "I saggi Moby Dick" n. 9, Mobydick (ISBN: 88-85122-68-X)

Lucarelli Carlo, L'estate torbida, 1997, 96 p., Lit. 6500, "Tracce", Editori Riuniti (ISBN: 88-359-4320-5)

Lucarelli Carlo, L'estate torbida, 2 ed., 1991, 132 p., Lit. 12000, "La memoria" n. 235, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0719-6)

Lucarelli Carlo, Falange Armata. Hard boiled, a cura di Dozio T. e Sanvito L., 1998, 116 p., Lit. 12000, "Giallo & nero", Hobby & Work Italiana (ISBN: 88-7133-378-0)

Lucarelli Carlo, Febbre gialla, a cura di Belliti C., 1997, 128 p., Lit. 10000, "La casa del giallo. Crimini e delitti" n. 2, EL (ISBN: 88-477-0074-4)

Lucarelli Carlo, Il giorno del lupo. Una storia dell'ispettore Coliandro, 1998, 165 p., Lit. 13000, "Einaudi tascabili. Stile libero" n. 504, Einaudi (ISBN: 88-06-14861-3)

Lucarelli Carlo, Guernica, 1996, 107 p., Lit. 18000, "Dedali" n. 3, Il Minotauro (ISBN: 88-8073-024-X)

Lucarelli Carlo, Indagine non autorizzata, a cura di Dozio T. e Sanvito L., 1998, 172 p., Lit. 12000, "Giallo & nero", Hobby & Work Italiana (ISBN: 88-7133-382-9)

Lucarelli Carlo, Lupo mannaro, 2 ed., 1995, 107 p., Lit. 12000, "Ritmi" n. 8, Theoria (ISBN: 88-241-0385-5)

Lucarelli Carlo, Nikita, a cura di Belliti C. e Stock G., 1997, 64 p., Lit. 5000, "I corti" n. 3, EL (ISBN: 88-477-0065-5)

Lucarelli Carlo - Leotta Guido - Rigosi Giampiero, Storie di jazz. Con CD, 1999, 32 p., Lit. 27000, "Carta da musica" n. 6, Mobydick (ISBN: 88-8178-102-6)

Lucarelli Carlo - Leotta Guido, Taquita, 1993, 72 p., Lit. 14000, "Grilli & cicale" n. 4, Mobydick (ISBN: 88-85122-43-4)

Lucarelli Carlo, Il trillo del diavolo, 1998, 64 p., Lit. 5000, "I corti" n. 13, EL (ISBN: 88-477-0175-9)

Lucarelli Carlo, Via delle Oche, 1996, 164 p., Lit. 15000, "La memoria" n. 364, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-1259-9)

Lucarelli Carlo, Vorrei essere il pilota di uno zero, 1994, 128 p., Lit. 18000, "I libri dello Zelig" n. 32, Mobydick (ISBN: 88-85122-49-3)

Zannoni Alberto - Leotta Guido - Lucarelli Carlo, Ballads. Immagini e racconti sull'aria di Rahsaantalk, 1998, 48 p., ill., Lit. 23000, "L'immaginario" n. 8, Mobydick (ISBN: 88-8178-066-6)


A cura di Giulia Mozzato


18 giugno 1999