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Paolo Villaggio


Cos'ha rappresentato la lettura per lei?
P er la mia generazione era una gioia assoluta, era confrontabile solo con un innamoramento per una giovane compagna di scuola.

Addirittura!

U n po' meno, forse, ma era importante. Adesso invece non si legge più, si guarda, si gioca con Internet o con i videogiochi, si fanno un sacco di altre cose.

Cosa legge secondo lei l'italiano medio, quello rappresentato nella filmografia degli ultimi decenni?

P enso principalmente i successi che il librario mette in vetrina: Biagi, Covatta e simili. Legge i libri di largo consumo.

L'ultimo libro che ha letto?

C he ho riletto, perché io non leggo più, rileggo sempre gli stessi grandi libri. Li tengo come un breviario, come i curati di campagna di una volta. Li apro a caso; apro a caso soprattutto Dostoevskij e in particolare le Memorie dal sottosuolo, Roland Barthes, Levi Strauss e poi tutto quello che mi capita del mio vecchio scaffale.

E il peggiore?

M ah, ce ne sono tanti. Adesso bisogna fare una pensata... Tutte le biografie degli attori, fanno vomitare.

Il primo libro?

U n libro di Salgari: Jolanda la figlia del Corsaro Nero.

Si considera un buon lettore?

N on riesco più a leggere come facevo una volta perché ho perso anch'io la voglia e il tempo di farlo. Poi c'è questo mostro che è la televisione in cui ci sono troppe cose da guardare...

A cura di Giulia Mozzato


11 giugno 1999