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Corrado Calabrò
Ricorda di dimenticarla
"Leda dormiva, sul fianco: il suo labbro superiore, increspato in un piccolo broncio, dava al suo viso l'espressione contrariata di un angelo fanciullo addormentatosi mentre piangeva."
Un romanzo che mette in scena la Roma elegante e annoiata della fine degli anni Sessanta, una città e un ambiente sociale che ha avuto già cantori illustri, ma che riemerge nell'opera di Calabrò con grande durezza e verità.
Nonostante la professione del protagonista (un letterato che assurge alla cattedra universitaria in età giovanissima), non è tanto l'ambiente colto e accademico quello che è descritto nel libro, quanto quello dei salotti, dei circoli sportivi, insomma della mondanità ricca e snob. Questa Roma annoiata usa l'arte e la letteratura, come può avvenire con la moda o con l'ultimo gioco di società. Così anche il sesso fa parte di questa cultura dell'effimero. O meglio l'erotismo. Si cerca di superare sempre i limiti: che cosa è lecito e che cosa non lo è? Autentica è solo la voglia di godere, di ottenere dalla propria posizione sociale i maggiori vantaggi possibili, con un corpo abbronzato e sano e una cultura che permette di sfruttare al meglio le occasioni che il proprio tempo libero concede. Alceo (i nomi di tutti i personaggi sono molto evocativi e probabilmente ironici) è dominato dalla passione per Leda, la giovanissima moglie, e i giochi erotici che con lei attua non sono sufficienti ad esaurire la sua tensione. Così vengono coinvolti amici di lunga data e amici occasionali, con la sola clausola che il rapporto tra la ragazza e loro non sia completo. Ma lei sembra sfuggire a questa regola, forse per un'ulteriore prova di libertà oppure per portare il piacere ancora oltre quel limite. Il marito preferisce "guardare" dall'esterno la sensualità sfrenata della giovane compagna, ma in sogno o nella realtà? Anche per lui, comunque, non manca una storia trasgressiva: Ella, l'amante di Alceo, rappresenta la donna che possiede, più che quella che viene posseduta e per lui, così pigmalionico con la giovane moglie, questa rappresenta un'esperienza-limite, la fonte di sensazioni diverse e poco note. Alle vicende più propriamente erotiche sono intrecciati dialoghi, episodi, eventi che mettono in luce l'esperienza diretta dell'autore del mondo della politica e della cultura e che permettono al lettore di ricostruire eventi realmente avvenuti, o di rievocare personaggi noti alla cronaca.
Il romanzo si chiude con il matrimonio di Leda con un giovane tedesco, ottenuto il divorzio dal primo marito, e con l'annuncio di una sua prossima maternità. Tutto cioè rientra nei canoni di una regolarità che il resto del romanzo ignora. Forse alla fine è l'amore ad averla vinta sul sesso? Forse solo per una piccola parte della vita è possibile credere di spezzare le regole e i confini della morale? L'autore, che con questo libro è nella rosa dei candidati al Premio Strega, sicuramente dà prova di saper ben giocare col genere del romanzo erotico, aggiungendo un pizzico di ironia e una venatura satirica che rendono più gradevole la lettura.
Ricorda di dimenticarla di Corrado Calabrò
Pag. 319, Lire22.900 - Edizioni Newton & Compton
ISBN 88-8289-207-7
Le prime righe
Prologo / epilogo
"L'immaginazione conserva una verità
Che è incompatibile con la ragione".
SIGMUND FREUD
"Non hai più altra felicità da darmi;
Bene! Hai ancora la tua pena..."
LOU VON SALOMÈ, Inno alla vita, 1887
Eh sì, questa volta era diverso. Nell'affidare il braccio all'anestesista non aveva sentito nelle vene la ragionevole fiducia di altre volte. E ora se ne stava rincantucciato in un estraniamento tutto suo, invincibile quanto il sonno quando si sogna di dormire. Portava addosso - sulla cassa toracica, sull'addome, nello sfinimento delle membra, nel sangue ispessito - il corpo inerte dei suoi cari e questo lo appesantiva enormemente. Percepiva come fosse un altro l'affanno di affiorare dal limo greve della sua incoscienza e il suo aggravarsi nuovamente al fondo. Gli parve di cogliere che parlavano volutamente di lui a voce alta per fargli notare quanto erano sicuri che non li sentisse. Li sentiva invece, solo che non aveva voglia di esserci. Del resto, anche se avesse voluto, non avrebbe potuto parlare: aveva la lingua imbrigliata da un cordone di carne, come nel travaglio del parto o nel nirvana, o nell'estasi del Tao. Già è così difficile uscire dal corpo della madre; chi può farci venir fuori dal nostro stesso corpo? Doveva stare attento a non uscire dalla sua identità, senza però rivelarla. Provò comunque a superare lo stadio prefasico arrampicandosi lungo il cordone ombelicale, alla maniera degli acrobati che salgono verso il trapezio. Ma avvertiva una grande spossatezza. E non finiva mai la risalita: come quando, da trenta metri sotto, aveva riportato su un compagno d'immersione avviticchiato al collo come un polpo, scambiando con lui il respiratore, bocca a bocca, e sostando un tempo interminabile ogni dieci metri per rallentare la decompressione delle arterie ingorgate dall'azotemia. Non aveva più quello spirito sportivo, non aveva più niente da dare. O forse semplicemente era impacciato. Aveva smarrito l'abitudine di affrontare quotidianamente la vita; l'aveva lasciata andare alla deriva come un vuoto a perdere, senza nemmeno la velleità furtiva di rilasciare alle onde - nell'ora più desolata che precede l'alba - un messaggio (per chi?) galleggiante in bottiglia.
Ma certo, pronunziavano apposta il suo nome; per tutta risposta - per fargli intendere per le rime che aveva capito che con quel nome si riferivano proprio a lui ma che non lo avrebbero ammesso - strinse la mano che lo tratteneva. Era una mano di ragazza quella che lo tratteneva sulla soglia del bisogno profondo di dormire. Una ragazza in età puberale. Come faceva a saperlo così ad occhi chiusi? Lo sapeva, lo sapeva da un altro livello dell'essere. Giungeva chissà da dove quella consapevolezza. Morbide e placide onde cerebrali s'allungavano una sull'altra, come cera fusa. Ritornava onda a onda nella vista interiore quel volto, entrava onda a onda nell'udito, come un ultrasuono, quel nome mai più pronunciato. Fluiva, onda a onda, nella mente come un male dell'anima. Cosa può restituirci l'attesa di un altro giorno, quale rigenerazione, per un naufrago, se non essere raccolto per mano - al risveglio su un'altra spiaggia - da Nausicaa?
© 1999, Newton & Compton editori s.r.l.
L'autore
Corrado Calabrò ha pubblicato numerosi volumi di poesia. I suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo, ucraino, greco moderno e svedese. Per la sua opera poetica l'Università Mechnikov di Odessa gli ha conferito, nel 1997, la laurea honoris causa.
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