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Stefano Benni Teatro "Per provare davvero pietà dovrei entrare nella casa di una donna come me e dire: signora, poiché mio marito ha ucciso sua figlia, o suo figlio, vuole che diventiamo amiche? Potremmo prendere il tè, parlare del più e del meno. Potremmo forse abituarci a questo, trovarlo normale, perché anche in questo momento in ogni casa normale c'è una donna che stira la camicia di un assassino e una che stira la camicia di una vittima." da: La moglie dell'eroe Una stretta e proficua collaborazione quella che lega Stefano Benni al teatro italiano. Una collaborazione creativa, dinamica, innovativa, testimoniata da questa breve raccolta che vede riuniti cinque testi di altrettanti spettacoli già rappresentati più uno "inedito", Astaroth, inserito in cartellone per il prossimo anno. I titoli sono: La misteriosa scomparsa di W, monologo interpretato da Angela Finocchiaro con la regia di Ruggero Cara: un testo surreale, ironico, decisamente "sopra le righe"; Sherlock Barman, rappresentato al Teatro dell'Archivolto con la regia di Giorgio Gallione, brevissimo dialogo tra un barista "detective" e un cliente un po' infelice, con finale a sorpresa; La signorina Papillon, interpretata da Raffaella Lebboroni, Antonio Catania, Gigio Alberti e Maddalena De Panfilis con la regia dello stesso Stefano Benni, una pochade modernizzata che tuttavia mantiene l'impianto drammaturgico di Scribe e Sardou; infine La moglie dell'eroe e La topastra che hanno avuto sulle scene il volto di Lucia Poli. Il primo è il monologo, ricco di implicazioni etiche, della moglie di un eroe che riflette sul senso della guerra, della prevaricazione e della violenza; nel secondo l'autore dà voce a un topo (anzi una topastra), troppo a lungo insultata, che si risveglia e immagina una futura vendetta contro l'uomo. Paragonata spesso all'opera di Campanile per la battuta rapida, per la concisione del testo, la scrittura di Benni rappresenta un'evoluzione verso un teatro moderno, magari surreale e "asciutto" come quello di Beckett, ma che non dimentica le radici culturali italiane. Inoltre leggendo i suoi testi si percepisce immediatamente che, lavorando direttamente "sul campo", Benni non è uno di quegli autori lontani dalle scene, esclusivamente "teorici", che spesso finiscono di snaturare l'essenza stessa dello spettacolo. Si coglie il legame diretto con l'interprete d'elezione (La topastra chi potrebbe impersonarla se non Lucia Poli?...) e la conoscenza di molti aspetti spesso ignorati della messa in scena, che connotano la creatività e la capacità di un drammaturgo. Teatro di Stefano Benni 155 pag., ill., Lit. 14.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli n.1550) ISBN 88-07-81550-8 Le prime righe (Un teatrino di carte illuminato, buio intorno. Come un burattino, spunta fuori l'attrice V.) V - Il giorno che io nacqui un sole improvviso meraviglioso entrò dalla finestra della sala parto e illuminò la scena, mia madre lanciò un trillo melodiosissimo da soprano e senza sofferenza alcuna mi sparò nell'aria come una palletta di cannone, io feci una doppia capriola e ricaddi esattamente tra le braccia del primario, un uomo bellissimo, brizzolato, virile non fumatore e in quell'attimo MIRACOLO. Per la gioia a tutti i presenti ricrebbero i capelli, a chi non li aveva, si indorarono a chi li aveva, e una suora cresimina si spogliò della sua palandrana rivelando un corpo stupendo abbronzato, nato per l'amore e un infermiere rozzo peloso bitorzoluto sudato la prese lì per terra con il trasporto e la dolcezza di un quindicenne, e MIRACOLO! tutti i malati si alzarono dai letti e invasero le corsie cantando, battendo il tempo con le stampelle e i gamboni di gesso, ognuno reggendo la sua flebo come un dono, e MIRACOLO! i collassati si riebbero, i fratturati saldarono, i nefritici filtrarono, gli anemici risanguinarono, i diabetici si amareggiarono, e tutti fecero cerchio intorno per vedere me, la bambina più bella del mondo, io, Vu! (marcia trionfale) E ci si inoculò morfina, si bevvero sciroppi e anche i più a lungo lungodegenti si levarono dai capezzali secolari e le loro piaghe da decubito erano diventate splendidi tatuaggi di draghi e sirene e "a casa!" dissero, "andiamo a casa perché abbiamo una casa, parenti, amore che ci aspetta". E il primario dei primari vetusto barbuto occhi dardeggianti, uno Zeus (finge severità) disse: "Ci dispiace che ve ne andiate. Questo ospedale sarà vuoto senza di voi". E in quell'istante dalla sala operatoria venne un chirurgo alto, bruno, virile, non inquisito, e tra le mani sporche di sangue reggeva qualcosa di umido e rosso. E al suo fianco c'era l'operato che si teneva la pancia, così, ma era felice, non era affatto spaventato e il chirurgo alzò in alto la cosa umida e gridò: "Guardate! Guardate cos'aveva in pancia il signore! Non era una metastasi, no... era un TRICICLO!". (alza al cielo un triciclo di carta) Un piccolo triciclo rosso. Per me! E io vi salii. Avevo solo dieci minuti di vita ma io vi salii. E partii, pedalando nel corridoio, tra le ali di degenti plaudenti e dalle camere mi lanciavano chi cioccolatini, chi biscotti vecchi, chi libri o settimanali e gridavano: "Non sappiamo più cosa farcene di queste cose, siamo guariti!". © 1999, Giangiacomo Feltrinelli Editore L'autore Stefano Benni è nato a Bologna nel 1947. Ha pubblicato, tra l'altro, Prima o poi l'amore arriva, Terra!, Stranalandia, Comici spaventati guerrieri, Il bar sotto il mare, Baol, Ballate, La Compagnia dei Celestini, L'ultima lacrima, Elianto, Bar Sport, Bar Sport Duemila, Blues in sedici. |
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Giorgio Celli Darwin delle scimmie e altri scritti "L'uomo si crede un solista e invece fa parte di un coro; tra gli animali comparsi nel mondo è l'ultimo della lista. Ha l'anatomia della scimmia, come loro ha il pollice opponibile e se Platone ha scritto i suoi Dialoghi le sue mani alle origini servivano per saltare da un ramo all'altro degli alberi. Una penna è soltanto un ramo più sottile. Che cosa c'è mai di scurrile nell'avere un po' più di pelo? Sulla sommità degli alberi anche le scimmie sono prossime al cielo!" Un libretto curioso e interessante con una netta divisione in due sezioni totalmente distinte: una prima parte biografica e una seconda parte letteraria. Qual è il posto che occupa oggi nella cultura collettiva la figura di Darwin? Che visione abbiamo ora delle sue teorie innovative, talora quasi sconvolgenti per i contemporanei? Che spazio si è ritagliato Darwin nella storia della scienza? Tutte domande a cui Celli intende rispondere in due forme: una più circostanziata e tecnica, l'altra narrativa. Uno sdoppiamento che lo caratterizza anche nella vita: metà entomologo ed etologo e metà scrittore. Una sintesi che lo rende divulgatore perfetto. Il libro si apre con una cronologia della vita e delle opere di Darwin, cui seguono alcuni capitoli di approfondimento, ricchi di curiosità, aneddoti, analisi filosofico-scientifiche, con un panorama generale della "fortuna" dell'opera dello scienziato nel corso degli anni. Poi, improvvisamente, il tono cambia, e il Celli etologo lascia spazio al suo alter ego scrittore e poeta, con il testo teatrale Darwin delle scimmie, rappresentato a Cesena alla compagnia "Teatro Perché", con la regia di Gabriele Marchesini nell'aprile del 1997. Come afferma lo stesso autore, "La pièce, che si ispira per qualche verso - si veda la suddivisione in quadri con forte valenza pedagogica - alla Vita di Galileo di Bertolt Brecht, si distanzia da quest'ultima per taluni ingredienti ludici, di discendenza surrealista e dadaista, e a tratti con aperture da music-hall." L'originalità del dramma si legge già nello scorrere l'elenco dei personaggi tra cui compaiono l'orango, il gorilla e alcune scimmie, che troviamo subito impegnate in una vivace disquisizione sulle teorie darwiniane e sulle parentele tra loro e l'uomo, che molti respingono fermamente. Entrano poi in scena lo stesso Darwin, sua moglie, sua figlia, suo padre e alcuni comprimari che danno vita a un dialogo in prosa e in versi. Un modo senza dubbio originale e divertente per avvicinare anche i più restii alle teorie del grande scienziato. Andrebbe percorsa questa strada anche per realizzare testi scolastici più accattivanti e meno (inutilmente) "seriosi". Darwin delle scimmie e altri scritti di Giorgio Celli 107 pag., ill., Lit. 18.000 - Edizioni Bollati Boringhieri (Variantine) ISBN 88-339-1166-7 Le prime righe Rotta di avvicinamento a Charles Darwin Darwin è morto, viva Darwin! (In occasione del centenario della morte) Il 19 aprile del 1882, alle tre e mezza del pomeriggio, moriva per attacco cardiaco Charles Darwin, uno dei più eminenti scienziati di tutti i tempi. Esaurito ogni dovere agiografico con questa facile definizione - Dio ci salvi dalla retorica dei centenari - vorremmo, dal punto di fuga di "cent'anni dopo", rivisitare la psicologia di questo "distruttore di paradisi", richiamandolo a recitare la sua parte nel "teatro della memoria". Esistono delle scoperte, come quella, per esempio, dell'origine microbica delle malattie cosiddette infettive, merito di Pasteur, che hanno avuto il potere di modificare profondamente la vita materiale degli uomini, contribuendo al loro benessere, senza comportare, a contrappasso, onerosi stress filosofici. Altre, come l'evoluzione, costituiscono delle vere e proprie sfide, o rivoluzioni antropologiche, perché, al di là delle teorie, e dei dati che le confermano, determinano, in parallelo, un vero e proprio cataclisma rifondatore, ponendo di nuovo in causa il senso, e il posto, dell'uomo nel cosmo. Charles Darwin ha provocato una crisi di così vasta portata da giungere fino a noi, mettendo Socrate allo specchio della scimmia. La ferita metafisica aperta dal sospetto di "animalità" lanciato agli uomini è ancora aperta, e l'isteria dei movimenti creazionisti, che attaccano periodicamente Darwin, la rivela tuttora bruciante. Agli occhi di molti, il naturalista inglese gode della fama di un Capaneo scientifico, intento a sfidare, insieme, il suo tempo e l'ira degli dei. Consigliamo, a loro, la lettura di questa gustosa "scenetta paesana", tratta da uno scritto di Kardiner e Preble: "Ogni lunedì di Pentecoste, tra il 1850 e il 1880, i membri del Coal and Friendly Club del piccolo villaggio di Down, nel Kent, in Inghilterra, si recavano in corteo, con banda e stendardo, alla casa di Charles ed Emma Darwin, a mezzo chilometro dall'abitato. Qui il gruppo dei villici sfilava in parata sul prato davanti alla casa, finché compariva l'amministratore del Club, Charles Darwin. Dopo aver salutato calorosamente ognuno dei membri del Club, egli pronunciava un breve discorso fiorito dei soliti motti di spirito sulle condizioni economiche della loro organizzazione filantropica. © 1999, Bollati Boringhieri editore L'autore Giorgio Celli, docente all'Istituto di Entomologia Guido Grandi presso l'Università di Bologna, accanto al lavoro scientifico coltiva un'attività letteraria iniziata nell'ambito del Gruppo '63. Tra le pubblicazioni più recenti: Ecologia della vita quotidiana, Dio fa il professore e un'apprezzata serie sulla vita privata dei gatti. Autore di pièces teatrali e di audiovisivi, è il conduttore della trasmissione televisiva di Rai3 Nel regno animale. Un'intervista di Café Letterario all'autore è visibile all'indirizzo http://www.librialice.it/cafeletterario/interviste/celli.html |
14 maggio 1999