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Giorgio Rimondi La scrittura sincopata Jazz e letteratura nel Novecento italiano "Davvero non riesco a capire cosa c'entra il fascismo col jazz. Si tratta di musica." "Non è come un'altra", dice Bessie. "Perché è negra, è americana". "No, perché è di gente sfruttata, di schiavi che vogliono la libertà" Giuseppe D'Avanzo, Bix e Bessie Il volume si apre con un capitolo dedicato al significato rivoluzionario, che venne immediatamente colto da alcuni intellettuali americani e francesi, della musica jazz. Se i grandi meriti di questa "musica di tutti i giorni", come la definisce l'autore, sono stati l'essersi liberata dall'armonia e l'aver lasciato una grande libertà all'esecutore, sono evidenti le influenze che ebbe in altri settori artistici, in particolare nella letteratura che, proprio agli inizi del Novecento, vide il nascere di avanguardie e di sperimentazioni sia linguistiche che di genere. Come scrisse Jean Cocteau ("...Armstrong, la cui tromba di angelo nero diede l'annunzio della fine di un mondo") il jazz indica la fine di un mondo, del primato assoluto di una cultura, di una concezione dell'individuo e dell'arte che traevano i propri canoni da una tradizione alta e antica. E se "nell'Italietta autarchica e provinciale in via di fascistizzazione, ascoltare jazz divenne sinonimo di ribellismo e di fronda", il nascente Futurismo vede un chiaro punto di riferimento in questa musica che esplode, agli inizi degli anni Venti, anche nelle sale da ballo italiane, nei cinema, in cui è appena approdato il sonoro, nei locali frequentati dai giovani ballerini di charleston. Di breve durata però è l'infatuazione che Marinetti ha della musica negra in quanto dal 1932 accentua il carattere autarchico della sua posizione intellettuale (Contro l'esterofilia), nel 1934 firma con il maestro Aldo Giuntini Il Manifesto futurista dell'aeromusica sintetica geometrica e curativa in cui si scaglia contro "il negrismo musicale" e la sua posizione si chiude coerentemente nel Quaranta con un manifesto intitolato L'antinglese. Tutta l'esperienza del "paroliberismo" però non può essere scevra da forti influenze del ritmo sincopato. Il "nero" è davvero un colore fortunato in quegli anni: nei music-hall, nelle parole delle canzoni, nella poesia, nell'erotismo della Venere nera, Joséphine Baker. "La suprema gelosia del poeta per il creatore di suoni" porta alla nascita, nella prima metà del Novecento, di una "letteratura nazionale jazzisticamente orientata". Il flusso di coscienza è una tecnica letteraria che può essere considerata erede del jazz, così come la ricerca della musica nella (o della) lingua attraverso la lettura ad alta voce, o l'automatismo della scrittura come corrispettivo dell'improvvisazione. Le affermazioni di Celati su questo tema, riportate dall'autore del volume, appaiono davvero interessanti. Il saggio prosegue poi nell'analisi di specifici scrittori e intellettuali italiani e del peso più o meno esplicito che ebbe su di loro la musica jazz o il blues, dal secondo dopoguerra ad oggi. Molto interessanti sono le pagine dedicate al romanzo di Carlo Lucarelli, Almost Blue in cui si osserva come l'iperrealismo descrittivo spesso si scontri con l'atmosfera che la musica diffonde; o quelle che indicano in Novecento di Alessandro Baricco "una scrittura sapientemente dosata fra tecniche proprie dell'oralità" e "moduli ritmici ispirati allo swing jazzistico", anche se talvolta un po' "di maniera per evocare in modo convincente lo spirito del jazz". La scrittura sincopata. Jazz e letteratura nel Novecento italiano di Giorgio Rimondi Pag. 264, Lire 22.000 - Edizioni Bruno Mondadori (Testi e pretesti) ISBN 88-424-9488-7 Le prime righe Strategie per un dialogo Dal punto di vista della ricezione non v'è dubbio che il jazz sia uno dei luoghi più discussi del Novecento, in grado di suscitare accesi entusiasmi e condanne inappellabili senza che ciò contribuisca a conferirgli uno statuto riconoscibile e condiviso. La storia della sua affermazione è costellata infatti di fraintendimenti e misletture, derivanti in ugual misura dal pregiudizio di chi lo vorrebbe escluso dal mondo dell'arte e dall'esaltazione di quanti, difendendolo a oltranza, ne hanno favorito la ghettizzazione. Una certa miopia ha caratterizzato anche lo sguardo della critica, preoccupata soprattutto di fornirgli una patente di nobiltà. In questo modo l'ossessione genealogica e il pregiudizio specialistico hanno ostacolato la possibilità di proiettarlo sullo sfondo della cultura contemporanea, e di coglierne la fondamentale funzione mitografica. Nonostante ciò, divenuto oggetto di desiderio per artisti e intellettuali esso ha in breve mostrato la sua natura di grande Altro della musica occidentale, luogo di una perturbante estraneità che non viene meno per essere sorta nel cuore stesso dell'Occidente, ma al contrario si rivitalizza colonizzandone senza soste l'immaginario. A questo alludono le parole di Michel Leiris: "Amo soprattutto l'Altro che non è del tutto Altro [...]. Per questo ciò che ho trovato fantastico, nel jazz, è in fondo l'africanizzazione delle musiche europee". Interrogarsi su questa musica non significa dunque porsi la domanda idealistica riguardo la sua natura, quanto verificarne i possibili usi. Significa allargare il discorso a tutti gli aspetti che ne hanno influenzato la ricezione, se si accetta, come affermano alcuni, che essa sia fatta anche da chi l'ascolta, ne scrive o ne legge. Poiché è vero che il jazz ha fornito un'ampia riserva di metafore per pensare la novità che rappresenta, ma soprattutto ha saputo pensare per altri e prima di altri. Con la sua inspiegabile presenza, con la sua necessità ha indicato una direzione possibile: si è fatto modello per la riflessione estetica realizzando una forma della modernità. E non solo. Interrogandosi senza soste sul proprio desiderio, fissando coraggiosamente l'immagine della propria follia, disponendosi infine a quella dépense, a quella perdita di sé che dà senso all'attività umana proprio in quanto eccede ogni ragionevolezza ha infine svolto, oltre quella estetica, una fondamentale funzione etica. © 1999, Edizioni Bruno Mondadori L'autore Giorgio Rimondi vive e lavora a Ferrara, occupandosi principalmente di musica e letteratura. Ha pubblicato: Fuori le mura. Antologia di paesaggi letterari della pianura ferrarese; Sono una maledetta capra; Jazz Band. Percorsi letterari fra avanguardia, consumo e musica sincopata; La macchina felice. |
30 aprile 1999