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Ethan Coen
I cancelli dell'Eden
"Una volta io e lei eravamo giovani innamorati. Una volta lei era una ragazza timida e riservata. E invece ora sedevo accanto alla sua testa, gettata in mezzo alle foglie morte. C'era di che riflettere."
Conosciamo Ethan Coen per il suo lavoro, dietro la macchina da presa in coppia con il fratello Joel, che ha fruttato alcuni tra i film più interessanti degli ultimi decenni per quel che concerne la cinematografia americana (da Blood Simple del 1984 a Barton Fink datato '91, ai più recenti Fargo e Il Grande Lebowski). Sappiamo con quale abilità sappia trasporre i "perdenti", gli emarginati della società occidentale nelle sue storie. E ora scopriamo che altrettanto bene sa trasferirli sulla pagina scritta, senza andare alla ricerca di un realismo "a tutti i costi", ma lasciandosi quasi trasportare dalle storie, sinché non giungano, apparentemente da sole, a un finale "verosimile". Nei suoi racconti prendono vita pensieri e azioni drammatici e violenti, momenti di riflessione utopica senza uscita, o di cinico realismo, di romanticismo o di esasperazione assoluta, come nell'ultimo, Neurodeliri, o in Madrepatria, in cui nemmeno la religiosità (vista nei suoi lati negativi, anche a causa dell'esperienza personale poco felice di una scuola ebraica definita "un inferno") può portare alla salvezza: "alcuni riescono a dimenticare quelle tenebre, il silenzio e il caos dentro di noi. Ma per quanto dicano le Scritture, non riusciremo mai a scacciarli, perché senza di loro non esisterebbe né orrore né sofferenza, e neppure infanzia". Eppure non tutto è dramma o "eccezionalità", molti sono gli stralci di vita comune, nelle case newyorkesi, dove compaiono piccoli, modesti personaggi quasi senza storia, come lo zio Morty del racconto omonimo. E tanti sono gli spunti di sarcasmo e le tentazioni surreali che si esprimono, ad esempio, nella figura di Hector Berlioz, non musicista ma detective (che ascolta sempre, e come potrebbe essere altrimenti, la Symphonie fantastique). "Nome interessante", afferma uno degli ignoranti approfittatori con cui ha a che fare "francese", risponde senza scomporsi "Ah, gente meravigliosa, i francesi. Belle donne, buon vino, e naturalmente... i mulini a vento" (ma saranno davvero così gli americani?). Il tutto scritto in forma di dialogo cinematografico, battute rapide, risposte altrettanto dirette con un linguaggio molto affine al parlato (e valorizzato anche nella traduzione italiana).
E chi è Bedrich Smetana... odontoiatra? Un divertissement finale, per un racconto speciale e per un autore fortunato che può affermare (in un'intervista a Gabriele Romagnoli) "Ho fatto le cose che volevo e nel modo in cui volevo farle, non credo di aver fatto sconti o concessioni a nessuno".
I cancelli dell'Eden di Ethan Coen
Titolo originale dell'opera: The Gates of Eden
Traduzione di Marco Pensante
223 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Einaudi (I coralli n.100)
ISBN 88-06-15079-0
Le prime righe
Il destino
Al suono della campana Irv Chartaris mi diede una pacca sulla spalla, e io saltellai verso il centro del ring. Balboni arrivò a testa bassa, molleggiandosi sui piedi sebbene fosse ancora fuori tiro, come fanno sempre i pugili di quart'ordine giusto per far vedere che conoscono le mosse. Stavo per colpirlo quando vidi comparire dal nulla il suo destro. Credo che mi abbia beccato, una cosa fulminea. Poi, subito dopo, arrivò anche il sinistro, quello però lo vidi. Mi prese in pieno: ero rimasto talmente sorpreso dal destro che non riuscii a schivare il sinistro, però almeno l'avevo visto arrivare, per cui mi sentii meglio. Poi mi centrò di nuovo un paio di volte, credo, una specie di tip tap di destro. Non che sentissi male, perché succedeva tutto molto in fretta, però a quel punto pensai Cristo, qui mi concia per le feste... devo... dobbiamo assolutamente far partire questo incontro. Solo che mentre lo pensavo lui continuava a pestarmi. Non ricordo bene cosa successe dopo i due jab: altri pugni, mi pare, di sinistro, di destro, il suo repertorio era tutto lì. Feci per dire: - Ehi, un momento, - perché non mi sembravano affatto leali tutte quelle botte mentre io non ero ancora pronto, ma non so se le parole mi uscirono di bocca. Sentii Chartaris gridare: - Su i pugni, Joey! - e giuro che ci provai, ad alzarli, solo che quasi subito fui costretto a tirare indietro le braccia per mantenere l'equilibrio, perché di punto in bianco il quadrato aveva preso a inclinarsi. L'unico pugno vero che ricordo di essermi beccato fu in quel preciso momento, mentre allargavo le braccia e buttavo indietro il sedere per ritrovare l'equilibrio, perché il maledetto tappeto stava scivolandomi via sotto i piedi, e quel figlio di puttana di Balboni scelse l'unico attimo in cui ero vulnerabile per tirarmi un diretto bestiale, BUM, proprio nello stomaco. Mi si bloccò il respiro, il che mandò a monte tutto il mio piano, basato sostanzialmente sulla respirazione. Per cui di lì in avanti non ci fu più storia.
- È solo un incontro andato male, ragazzo. Ti rifarai. Sei giovane! Sei un bambino! Ricorda, ragazzo: è solo una sconfitta nel curriculum. Solo un combattimento perso.
- Non so, Irv. "Combattimento" significa scambio di pugni.
- Bravo, ragazzo. Hai senso dell'umorismo, ti servirà a superare i momenti difficili. E sei istruito, basta sentire come parli, allora ascolta, va bene? Cosa ti ho detto? Che la boxe è un gioco di testa, vero o no? Bisogna esserci con la testa, e tu la testa ce l'hai. Rispetto a quegli stronzi, sei un gradino più su col cervello. Molto più su. Ora, questo incontro...
- Vuoi dire questo massacro.
- Eh eh. Questo incontro...
- No, no, sul serio. Era un gioco al massacro.
© 1999, Giulio Einaudi editore
L'autore
Ethan Coen, con il fratello Joel, è uno dei protagonisti del nuovo cinema americano (Barton Fink, Fargo, Il grande Lebowski). Nato nel 1957, laureato a Princeton, ha pubblicato racconti sul New Yorker e su Playboy.
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