Nanni Balestrini
La Grande Rivolta

"A volte non ci si capisce e non ci si mette d'accordo perché uno è abituato a parlare in un modo e uno in un altro. Chi è abituato a parlare da cristiano chi da sottoproletario chi da borghese."


La proposta editoriale che oggi viene fatta dalla Bompiani, cioè la pubblicazione dei tre romanzi di Nanni Balestrini, Vogliamo tutto, Gli invisibili, L'editore, accompagnati da una Antologia critica, rappresenta quasi una volontà di sistematizzazione della riflessione sugli anni più difficili del secondo dopoguerra. Ma questi romanzi non hanno solo (anzi non hanno soprattutto) una finalità per così dire storica, piuttosto invece rappresentano il punto più alto, e forse conclusivo, della narrativa moderna, che darà poi avvio al cosiddetto romanzo postmoderno. Autenticamente letterari, nella ricerca linguistica e compositiva, i tre romanzi, composti nell'arco di quasi vent'anni, vedono tre diverse situazioni e tre tipologie umane attraversate dalla profonda frattura sociale rappresentata dalla fine degli anni Sessanta e dagli anni Settanta.
In Vogliamo tutto il protagonista, e narratore in prima persona, è un operaio, che emigrando al nord, passando da una situazione contadina ad una urbana, compie la sua maturazione culturale e politica all'interno della fabbrica italiana per eccellenza, la Fiat, dove, da un generico rifiuto della sua condizione esistenziale, raggiunge la solidale consapevolezza del valore (anche se la sconfitta è inevitabile) delle lotte collettive e dell'opposizione al sistema economico trionfante.
In Gli invisibili è una generazione intellettuale perdente e la società, (che criminalizzando spinge al margine chi le si oppone) che muovono situazioni temporali e narrative diverse, ricomposte poi nei capitoli dedicati al processo, cioè alla "resa dei conti" finale dei personaggi. Il carcere, la violenza profonda di questa istituzione totale, appare ancora oggi forse tra i più attuali temi del romanzo capaci di colpire la coscienza del lettore.
L'ultimo romanzo della triade, L'editore, utilizza una tecnica si può dire "wendersiana": un regista, un professore universitario, un libraio e una giornalista discutono sulla possibilità di realizzare un film sulla morte di Giangiacomo Feltrinelli. Diviso in dodici scene il romanzo ha il suo momento più epico nella scena dei funerali dell'editore: simbolo di sconfitta e di vitalità nello stesso tempo, di una generazione, di una volontà rivoluzionaria, di un'epoca.
L'aspetto che più, ancora oggi, dà forza a questi tre romanzi è la scelta linguistica: incisiva, coraggiosa ricerca che giunge alla conquista di una ritmica e di una sonorità espressive straordinarie, utilizzo di codici diversi, uniti dalla comune tensione interiore di chi li usa. L'andamento a paragrafi della narrazione occupa lo spazio necessario all'idea nel suo esprimersi: essenzialità quindi di un'epica contemporanea che ha appunto in Balestrini uno dei suoi più complessi interpreti.


La Grande Rivolta di Nanni Balestrini, a cura di Aldo Nove
Pag. 355, Lire 32.000 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-3944-6


Le prime righe

PRIMA PARTE

Capitolo primo
Il sud


Nel sud erano già dieci quindici anni che era cominciato. L'intervento Cassa le nuove industrie la campagna che deve essere industrializzata. E nei comizi che si sentivano allora si diceva che per il progresso nel mezzogiorno bisognava lavorare. Per una nuova dignità umana bisognava produrre. Che ci voleva un nuovo sud lo sviluppo pane per tutti lavoro per tutti eccetera. Lo diceva la Dc lo diceva il Pci lo dicevano tutti.

Che poi quello è stato invece il via all'emigrazione il segnale che tutti dovevano partire su per le fabbriche del nord. Perché nel nord Italia e nell'Europa le fabbriche erano pronte adesso per ricevere tutta quella massa di gente. Gli servivano tutti adesso per le catene di montaggio alla Fiat e alla Volkswagen. E era proprio quell'operaio lì che gli serviva. Un operaio che poteva fare ugualmente tutti i lavori sulla catena come giù nel sud indifferentemente faceva il bracciante o faceva le strade. E che quando era necessario poteva tranquillamente fare anche il disoccupato.

Mentre prima era tutto il contrario. Prima i braccianti dovevano restarsene contadini si doveva tenerli tutti legati alla terra. I lavoratori del sud dovevano essere tenuti tutti legati al sud. Perché se se ne fossero andati tutti a lavorare su nel nord e in Europa allora prima di quindici anni fa ci sarebbe stato un grosso casino lassù. Perché non erano ancora preparati con le fabbriche e con tutto quanto lassù allora. Io queste cose qua che erano successe non le sapevo ancora allora. Me le sono imparate poi nelle discussioni coi compagni. Dopo che l'avevo piantata lì per sempre col lavoro. Dopo il casino che avevo piantato quel giorno lì a Mirafiori.

Ma allora nel sud la parola d'ordine del Pci era La terra a chi lavora. Ma che cosa gliene poteva fregare ai braccianti della terra della proprietà della terra. Quello che gli fregava a loro erano i soldi che non avevano era la sicurezza di poterseli avere garantiti sempre per tutti i mesi dell'anno. Per cui è finito il Pci nel sud a cambiare la sua politica rispetto al tempo dell'occupazione delle terre. Si è ritirato nelle città amministrative dove non gli resta che correre dietro alle insoddisfazioni di artigiani e impiegati. Mentre intanto scoppiano le grandi lotte a Battipaglia e Reggio che per il Pci sono sottoproletari di merda.

E oltre a tutto non è che fosse mai stato povero il sud in generale. Lì si guadagnavano un sacco di soldi da sempre i padroni nell'agricoltura. E così aveva continuato a essere dopo la Cassa del Mezzogiorno. Solo che i terrieri erano quelli che guadagnavano mentre quelli che tenevano meno di cinque ettari di terra di lì se ne dovevano sparire.

© 1999, RCS Libri S.p.A.


L'autore
Nanni Balestrini. Poeta e romanziere, nato a Milano il 2 luglio 1935, vive attualmente tra Parigi e Roma.



Pino Cacucci
Demasiado corazón

"Caro Leandro,
mi sono infilato in un storia molto, molto complicata e l'unico modo per non metterli in allarme nei tuoi riguardi è evitare un contatto diretto, quindi, non telefonarmi. Non sono paranoie, credimi."



Pino Cacucci è un esperto conoscitore del Messico. Il suo romanzo più celebre Puerto escondido ha ispirato l'omonimo film di Gabriele Salvatores e gli ha dato popolarità, ma già da prima lo scrittore affrontava appassionatamente temi e luoghi di quest'area del continente americano, anche attraverso il suo lavoro di traduttore. Cosa che continua a fare in questo nuovo romanzo, un vero poliziesco d'azione, ricco di eventi, intrighi internazionali, colpi di scena e personaggi ambigui, scritto con un linguaggio estremamente filmico. La pressione, l'ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni del Messico, come degli altri stati centroamericani, fa da cornice e sfondo alla vicenda, ambientata in molte delle sue "sequenze-chiave", in quell'area definita in italiano Bassa California. La polizia qui è ampiamente corrotta, non controlla, non sente e non vede nulla se pagata. La condizione ideale per operare tranquillamente. Ed è ciò che fa Bart Croce, ex uomo d'assalto dei corpi speciali americani, inviato in molte situazioni di guerriglia, rivoluzione e destabilizzazione, ora un "responsabile della sicurezza" pagato per salvaguardare gli interessi di una multinazionale farmaceutica. Compito che regolarmente svolge uccidendo un uomo pericoloso per la compagnia, Lázaro Alvarado, nella toilette di un ristorante di Loreto, "piccola città paciosa e spopolata". Ma prima di morire Lázaro scrive una lettera a un giornalista d'assalto italiano, avvisandolo di essere in possesso di informazioni importanti, in grado di destabilizzare l'equilibrio non solo della multinazionale in questione, e chiedendogli di raggiungerlo. La chiave del mistero può essere nelle inconsapevoli mani di alcuni uomini e donne improvvisamente ammalatisi di forme gravissime di tumori e leucemie, anticipate nei loro sonni da incubi ricorrenti. E la storia si evolverà verso strade non usuali, in direzioni "devianti" rispetto alla regola, in cui vittima e carnefice divengono quasi alleati contro un potere occulto spietato, inumano e feroce finalizzato solo al guadagno, contro tutti e al di sopra di tutti.


Demasiado corazón di Pino Cacucci
228 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri / Feltrinelli)
ISBN 88-07-70106-5


Le prime righe

SUL MARE DI CORTÉS

La frontiera si annunciava con una fila di ambulanze parcheggiate nello spiazzo laterale. Gli autisti se ne stavano appoggiati ai cofani, qualcuno fumava o beveva da una lattina, scambiando parole con aria annoiata. Aspettavano i soldati da riportare alla base di San Diego, come ogni domenica mattina. Poco prima dell'alba, sarebbero arrivati uno dopo l'altro sui taxi di Tijuana, spesso così ubriachi da venire scaricati sull'asfalto per restarsene lì, semicoscienti, finché gli infermieri delle ambulanze non li afferravano per braccia e piedi, scaraventandoli senza troppi riguardi sulle lettighe. Era la solita routine della notte tra il sabato e la domenica. Bart Croce abbassò il finestrino e osservò per qualche istante le ambulanze in fila, mentre davanti a lui un enorme autosnodato Kenworth si fermava al casello. Stava ripensando alle sue sbornie di tanti anni addietro, praticamente in un'altra vita, quando era istruttore proprio alla base di San Diego, prima di... Venne distratto da un oggetto luminoso che disegnava strani scarabocchi nel buio. Era la guardia di frontiera che gli faceva segno di proseguire, agitando una sorta di bastone luminescente. Sembra la spada di Guerre Stellari, disse tra sé Bart, sorridendo. Un sorriso del tutto interiore, perché le labbra erano rimaste fisse nell'abituale inespressività, un breve taglio perfettamente orizzontale al di sotto del naso. Neppure i messicani vollero controllare i suoi documenti. Era un cinquantenne elegante a bordo di una Pontiac immatricolata da non più di sei mesi, e con targa Los Angeles: il Bienvenidos a México che si stagliava al di sopra delle garitte sembrava rivolto soprattutto a quelli come lui. Per una breve permanenza non avrebbe avuto bisogno del visto turistico. E la sua doveva essere una permanenza breve, più breve possibile.
Guidando senza interruzione, a parte un paio di soste per riempire il serbatoio, contava di raggiungere Loreto entro sera, più o meno un migliaio di chilometri su una strada in massima parte dritta e deserta. Infilò la mano in tasca, prese il flacone, fece saltare il tappo con il pollice, inghiottì due pastiglie e premette leggermente l'acceleratore, finché l'ago non segnò cinquanta miglia all'ora. Avrebbe visto l'alba su Ensenada, pensò. Sai che schifo, aggiunse tra sé, imprecando per l'amaro delle anfetamine, per l'alba che odiava, per l'arrivo di un altro giorno, uguale a tanti già visti e vissuti. Uguale a ogni giorno in cui aveva ammazzato qualcuno.

© 1999, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore
Pino Cacucci (1955), ha pubblicato Outland Rock; Puerto Escondido, da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo; Tina, la biografia di Tina Modotti; San Isidoro Futból, da cui è stato tratto il film Viva San Isidoro; La polvere del Messico, Forfora, In ogni caso nessun rimorso e Camminando. Incontri di un viandante.



Gianluca Nicoletti
Amen

"Tutti ebbero l'agghiacciante sensazione dell'inutilità della loro esistenza. L'era televisiva si era conclusa con un salto repentino nella catena evolutiva. Per gli uomini, forse, iniziava una nuova età della pietra."


Una fascetta pubblicitaria che accompagna il volume declina: "Il romanzo della voce di Golem". Già, perché Nicoletti è la voce di Golem, anzi è Golem, trasmissione radiofonica "mito" della radio nazionale. Alle 8.30 circa, quasi ogni mattina, Nicoletti parla agli italiani che si stanno svegliando, che stanno recandosi al lavoro, che stanno lavandosi i denti o facendo colazione, ecc., inchiodandoli di fronte alle proprie responsabilità di teleutenti e, ancor più, sottolineando gli aspetti ridicoli, ironici, tristi o aberranti dei palinsesti televisivi, di chi crea le trasmissioni e di chi in video le conduce. Un cammeo radiofonico imperdibile, caustico, cinico al punto giusto. Perché la televisione è cinismo, superficialità, populismo e chi più ne ha più ne metta. Ora questa esperienza si tramuta in romanzo, in cui ancora lei, la televisione, è soggetto-oggetto attorno al quale ruota tutta la storia, simbolo di una società e disfatta atroce della stessa. Quasi ogni pagina è "invasa" da una interruzione pubblicitaria in cui si trovano fantasiose evoluzioni del messaggio promozionale o anche reali trascrizioni di terrificanti momenti televisivi (questi alla voce Pubblicità progresso), estratti il più delle volte da quei programmi che "vampireggiano" le disgrazie altrui invitando "casi umani" a narrare le proprie esperienze drammatiche di fronte a un conduttore assolutamente indifferente.
Tornando alla storia principale, una neoteocrazia si instaura nel mondo, con una casta di Eletti che guidano e rappresentano il gusto delle persone, non avendo tuttavia con esse alcun rapporto diretto. Tutto si misura con la televisione. La realtà, la civiltà, il progresso sono tali sono se mediati da questo mezzo di comunicazione e si misura l'esistenza anche con l'assenza di esso. E se la televisione scomparisse improvvisamente? Sarebbe possibile sostituirla con la radio? E se (estrema catastrofe) dovesse crollare la grande piramide dove si trova l'intellighentia televisiva? Niente paura, dalle sue rovine rinascerebbe una nuova civiltà, più illuminata della precedente dagli schermi degli apparecchi televisivi.


Amen di Gianluca Nicoletti
167 pag., Lit. 22.000 - Edizioni Mondadori (Strade blu)
ISBN 88-04-46384-8


Le prime righe

Capitolo primo
Dove un singolare fenomeno della natura cambierà le sorti della popolazione. Ma non sarà un terremoto.


Nel bel mezzo di un pomeriggio di primavera un fulmine a ciel sereno si abbatté pigro e devastante sulla città. Tutti ne videro chiaramente la luce cilestrina avvolgere la Grande Piramide di vetro e metallo lassù sulla collina.
L'edificio era il santuario della televisione. Costruito vent'anni prima, rappresentava l'orgoglio di tutta la cittadinanza. Lo aveva progettato un architetto venuto da paesi lontani. La fabbrica si era protratta per un lunghissimo periodo, occupando generazioni e generazioni di tecnici ad altissimo livello e di operai specializzati.
Il fatidico giorno dell'inaugurazione pochi si accorsero, nel giubilo generale, che l'architetto era scomparso. Di lui non si seppe più nulla. Circolarono per parecchio tempo innumerevoli leggende che lo volevano murato in una stanza nascosta all'interno della sua stessa costruzione perché non ne rivelasse ad alcuno i segreti. Fu presto dimenticato nell'euforia per quel mostro tecnologico che celava, dietro le sue pareti impenetrabili, i macchinari e le menti dell'intero ciclo della produzione televisiva.
Con grande probabilità quel fulmine fu attirato dall'immensa struttura di tralicci metallici e paraboloidi che, dal vertice della Piramide, irradiava i programmi in tutto il paese. I sistemi di sicurezza avevano senza dubbio fatto il loro dovere, ma qualcosa d'insolito stava egualmente accadendo.

INTERRUZIONE PUBBLICITARIA

Una seratina galante

Mentre si allaccia la scarpa destra, rompe la stringa. In casa non ne ha altre di scorta e tenta di sostituirla con lo spago per pacchi. Non metterà quella calzatura così volgarmente segnata dalla corruzione. Cambia con dei mocassini. Hanno la suola assai esile e stanno malissimo con i pantaloni di velluto a coste. Indossa la grisaglia in fresco lana. La lampo è difettosa, dovrebbe ricordarsi che, se si siede, potrebbe aprirsi. Per sicurezza la sigilla con l'Attak. Sono passate due ore e trentasette minuti. È nella toilette a casa della sua donna. Finora tutto è andato secondo i piani, ma dall'anno scorso deve essere ingrassato: se non tira giù la cerniera, i pantaloni non scendono. Potrebbe romperla, ma poi ci vorrebbe una spilla per richiudere sommariamente l'apertura, ha i finti boxer Kalvin Klain bianchi e si vedrebbe subito. Fruga nei cassetti, ma non c'è nulla che possa essergli utile allo scopo. Scova invece una confezione monouso di Seta Ultra con le ali, per il ciclo abbondante. Ottimo, lo indossa e si libera. È impossibile toglierlo senza sporcarsi, ma non importa, lui si sente sicuro e protetto dagli odori sgradevoli, e torna di là.

AMEN


© 1999, Arnoldo Mondadori Editore


L'autore
Gianluca Nicoletti nasce a Perugia. Si diploma marconista nel 1980 alla Scuola specializzati trasmissioni di San Giorgio a Cremano. Si congeda poi come caporal maggiore. Nel 1983 entra in Rai con la raccomandazione autografa di uno zio arcivescovo che non è mai esistito. La prendono per buona. Egli, ancora oggi, con il grado di inviato speciale, parla dai microfoni del "Gr1" nella rubrica Golem.



Enrico Pulcini
Dopo Internet
Storia del futuro dei media interattivi. L'informazione personalizzata, il commercio elettronico, la tv digitale, il teleputer

"Questo libro non è un testo su Internet, né sui mezzi di comunicazione, piuttosto è un volume sulla comunicazione digitale. Da essa scaturirà un modo nuovo di informare, di vendere, di vedere, di parlare, di lavorare attraverso i dispositivi interattivi."


I settori che verranno profondamente rivoluzionati dalla digitalità sono sostanzialmente tre: l'informazione, la promozione (il commercio), la televisione.
Per quanto riguarda l'informazione ci si dovrà sostanzialmente porre il quesito di come disciplinare gli innumerevoli flussi di contenuti. Si giungerà così ad una selezione che porterà alla sopravvivenza solo della "informazione necessaria", quindi nascerà una personalizzazione dell'informazione che trasformerà, in un certo senso, l'utente in giornalista, cioè potrà costruirsi il "suo" giornale, selezionando ciò che gli interessa maggiormente nel mare confuso delle notizie.
Per quanto riguarda la promozione, si prevede (e con buone probabilità di cogliere nel segno) un grandissimo sviluppo del commercio elettronico. Così verranno davvero stravolte le procedure che regolano il passaggio delle merci dal produttore al consumatore: nasceranno nuove professioni, un nuovo marketing, nuovi modelli di sviluppo aziendale e soprattutto sociale.
Anche la televisione, dopo anni piuttosto statici, subirà una vera rivoluzione avvicinandosi sempre di più alle caratteristiche d'uso di un computer: si giungerà al "teleputer", cioè alla convergenza assoluta di televisione e computer. Così, forse, potrebbe compiersi la speranza che Fernando Pessoa esprime nella frase posta da Pulcini in apertura del capitolo dedicato alla televisione: "Un uomo potrebbe, se possedesse la vera saggezza, godere dell'intero spettacolo del mondo da una sedia, senza saper leggere, senza parlare con nessuno, solo con l'uso dei sensi e con un'anima incapace di essere triste".
Queste strepitose novità ci getteranno in un "altro mondo", quello che l'autore definisce Telecosmo e che sarà il risultato di una rivoluzione di portata forse superiore alla settecentesca Rivoluzione industriale sia da un punto di vista economico che politico-sociale. Ci troviamo insomma davanti ad un passaggio epocale di cui non molti sono consapevoli e davanti al quale non siamo ancora ben attrezzati, soprattutto dal punto di vista culturale.
Il testo propone anche molta "informazione" tecnica sul mondo della Rete e quindi rappresenta un utile testo di studio per chi è alle prime armi con la globalizzazione della comunicazione. Offre inoltre statistiche, dati, notizie che interessano anche chi è già iniziato ai misteri di Internet. Non emerge inoltre un entusiasmo da neofita, ma un'osservazione attenta e critica alle trasformazioni in atto, quell'occhio acuto che molto spesso manca a chi ipotizza il futuro digitale, soprattutto per quanto riguarda le immediate conseguenze sociali di tale trasformazione.
Potrà forse spaventare la irrilevanza dei luoghi fisici o la morte della distanza, che ormai possiamo già osservare in atto. Ma la personalizzazione di molte esperienze, il sentirsi sempre più attori consapevoli della propria informazione o dei propri acquisti, la conquista di maggior tempo libero e quindi la riscoperta del proprio territorio, la realizzazione di una comunità di culture e di una mescolanza di esse, la ritrovata passione per lo scrivere e il leggere sono aspetti di quel mondo che si preannuncia che non possono non affascinarci.


Dopo Internet. Storia del futuro dei media interattivi. L'informazione personalizzata, il commercio elettronico, la tv digitale, il teleputer di Enrico Pulcini
Pag. 216, Lire 18.000 - Edizioni Castelvecchi (Contatti 146)
ISBN 88-8210-114-2


Le prime righe

1. L'informazione oltre il www:
giornali personalizzati e agenti software
contro il caos dei bit


Internet è come l'unione di tutte le bibliote-
che del mondo, dove però qualcuno si è di-
vertito a buttare giù tutti i libri dagli scaffali.

DOCUMENTO ANONIMO SU WEB

1.1. Il www: un "big bang" interattivo

Secondo un calcolo di Roy Williams, ricercatore del California Institute of Technology's Center for Advanced Computing Research, per l'anno 2000 la quantità di informazioni online accumulate globalmente raggiungerà il numero di 500 pentabytes, cioè di 500 milioni di miliardi di bytes. Si tratta di una cifra che rende evidente come la crescita dei contenuti informativi su Internet proceda a ritmi rapidissimi: la mole di documenti prodotti online genera un sovraffollamento mai verificatosi nella storia della comunicazione.
Facciamo un passo indietro. La rivoluzione multimediale della Rete avviene nel 1989 quando nasce il Web - attualmente riconosciuto come il quarto media - uno strumento per leggere documenti ipertestuali allo stesso momento in forma testuale e grafica. L'origine è europea e ha luogo, quasi in sordina, presso il CERN di Ginevra. Tim Berners Lee, un tecnico inglese del centro, dopo ripetuti esperimenti sullo sviluppo di sistemi interattivi da consultare graficamente, progetta una combinazione di protocolli e linguaggi in grado di generare un universo multimediale composto da documenti iperresidenti su computer sparsi per il globo e a portata di un clic di mouse. Essi sono l'HTML (HyperText Markup Language), il linguaggio di formattazione per creare documenti ipertestuali, che può essere definito metaforicamente "il motore" del Web; l'URL (Uniform Resource Locators) l'indirizzo e "casa" dove i documenti risiedono sulla Rete, cioè su un computer in qualche parte del mondo; l'HTTP (HyperText Transfer Protocol), protocollo e "veicolo" per far viaggiare i documenti. Questi acronimi complessi definiscono in realtà procedure tecniche autonome gestite dalle macchine. All'uomo spetta soltanto il compito, digitando sulla tastiera, di manovrare questi elementi per creare la forma del documento (per mezzo del linguaggio HTML), piazzarlo su un server (definendone la URL, cioè l'indirizzo dove risiede), farlo muovere nella rete (attraverso l'HTTP, che trasporta il documento).
L'innovazione è di portata enorme. La combinazione di tali linguaggi e protocolli informatici genera il World Wide Web, la grande ragnatela mondiale dove, per la prima volta nella storia delle comunicazioni, gli autori che realizzano informazioni (gli "accatiemmelisti") sono gli stessi lettori del medium Internet (i "navigatori").

© 1999, Castelvecchi


L'autore
Enrico Pulcini (Roma, 1959), giornalista, dopo un'attività di cronista per quotidiani locali e nazionali, si specializza nel settore Internet per il quale è consulente della Federazione Nazionale della Stampa. Nel 1994 fonda "Infocity, la città dell'informazione", la prima agenzia giornalistica italiana ideata per la Rete. Effettua corsi di formazione Internet e di giornalismo interattivo.



Edith Wharton
La valle della decisione

"Il mattino seguente il sole sorse su un mondo nuovo. Oddo doveva partire allo spuntar del giorno e l'alba lo sorprese alla finestra, mentre col pensiero la vedeva dispiegarsi e tuttavia non ancora del tutto visibile nell'estremo barlume delle stelle."


I cataloghi delle case editrici italiane elencano tuttora numerose opere di Edith Wharton, autrice statunitense che ha goduto di grande popolarità in vita, ma anche nel momento in cui la letteratura "al femminile" è stata riscoperta e valorizzata dai movimenti femministi. Possiamo infatti leggere in ottime edizioni Il canto delle muse, La casa della gioia, Ethan Frome, Estate, L'età dell'innocenza, Per un figlio, I ragazzi, Raggi di luna, La scogliera, Storie di fantasmi... per elencare solo alcuni titoli, i più famosi.
"Moglie infelice, amante spregiudicata, passionale amica di dandy e scrittori, scrittrice di successo, Edith Wharton era una perfetta snob, una cronista disincantata e caustica del costume dell'alta società", secondo la definizione di Silvia Ronchey e Giuseppe Scaraffia. La sua vita è divisa tra gli Stati Uniti e l'Europa, patria d'adozione. Ma La valle della decisione, primo romanzo lungo, è ancora opera legata alla sua esistenza americana, seppure ambientata nell'Italia del XVIII secolo. La complessa trama ruota attorno alla figura di un aristocratico dai sentimenti liberali, Oddo Valsecca, che intende dare vita nella valle padana a un democratico "Gran ducato di Pianura". Contemporaneamente convivono nel romanzo il diario di viaggio, con descrizioni di luoghi anche inusuali per uno straniero solitamente legato a città come Firenze, Roma, Venezia (qui sono descritte la Valle d'Aosta, Torino, paesini lungo il corso del Po, Modena, il Friuli...) e la narrazione storico-utopica. Trapela in alcuni punti una visione un po' distorta della realtà italiana, vista con gli occhi di una colta ed eccentrica snob straniera che la ricostruisce come pervasa da una eccessiva rozzezza, in cui (come isole nella corrente melmosa) emergono picchi estremi di cultura e intelligenza nell'élite aristocratica rappresentati, ad esempio, dalla figura di Vittorio Alfieri. Ma, malgrado alcune ingenuità frutti evidenti di una scrittura giovanile, l'interesse di questo romanzo sta nell'essere il primo lavoro importante dell'autrice. Da sottolineare che si tratta della prima traduzione italiana del romanzo (edito per la prima volta nel 1902 da Scribner's a New York e da John Murray a Londra), ormai di difficile reperibilità anche all'estero.


La valle della decisione di Edith Wharton
Titolo originale dell'opera: The Valley of Decision

Traduzione di Roberto Luppi Pittigliani
533 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Diabasis (Biblioteca padana)
ISBN 88-8103-067-5


Le prime righe

I
C'era una grande quiete nella piccola cappella abbandonata. I rumori della fattoria giungevano fievoli attraverso le porte chiuse: le urla d'incitamento ai buoi nei campi lontani, l'abbaiare lamentoso del vecchio cane da guardia e i richiami collerici di Filomena dalla cucina alla piccola trovatella dal viso smorto.
Quel giorno di febbraio volgeva al termine e un raggio di sole, penetrato da una fessura nel muro, rivelava la visione di una testa sovrastata da un'aureola, pallida e fluttuante sullo sfondo scuro del coro, come una ninfea sulla sua foglia. Il volto era quello del santo di Assisi, un volto incavato e devastato, acceso da un'estasi di sofferenza, che non sembrava tanto riflettere gli spasimi del Cristo ai cui piedi il santo era inginocchiato, quanto il muto dolore di tutta la povera gente calpestata nel mondo.
Quando il piccolo Oddo Valsecca, l'unico frequentatore della cappella, veniva rimproverato dalla moglie del fattore per essersi comportato come un piccolo brigante, o quando le orecchie gli bruciavano per la mano pesante del figlio del fattore, trovava un'affinità malinconica in quel volto sofferente; ma poiché anche in lui c'era sangue guerriero, derivatogli da parte di madre dalla rude famiglia piemontese dei marchesi di Donnaz, diventava di tutt'altro umore quando si volgeva invece al valoroso san Giorgio dall'armatura dorata, appena distinguibile attraverso la polvere e la sporcizia del muro di fronte.
La cappella di Pontesordo era davvero il più meraviglioso libro di fiabe che il destino avrebbe potuto dispiegare agli occhi di un bambino solitario e trascurato. Per un secolo o più Pontesordo, maniero fortificato dei duchi di Pianura, era stato adibito a fattoria e la cappella non veniva mai aperta salvo quando, nella domenica di Pasqua, arrivava dalla città un sacerdote per dire messa. Il resto del tempo rimaneva abbandonata, con le ragnatele a far da tendine alle finestre sottili, gli utensili della fattoria appoggiati alle pareti e una polvere spessa sugli dei del mare e sulle volute d'acanto dell'altare. La tenuta di Pontesordo era molto antica. I contadini dicevano che il grande mago Virgilio, che risiedeva a Mantova, una volta si era rinchiuso per un anno nella stanza più elevata del torrione, impegnato in ricerche sacrileghe; un'altra leggenda riportava che Alda, moglie di un antico signore di Pianura, si era gettata dagli spalti per fuggire all'inseguimento del terribile Ezzelino. La cappella era contigua a questo torrione e Filomena, la moglie del fattore, aveva detto a Oddo che era perfino più antica e che le pareti erano state dipinte da antichi martiri, che vi si erano nascosti per sfuggire alle persecuzioni degli imperatori pagani.

© 1999, Edizioni Diabasis


L'autrice
Edith Wharton (New York 1982 - St. Brice-sous-Foret, 1937), crebbe nell'alta società newyorkese e ricevette una costosa educazione privata prima in America poi in Europa, dove la sua famiglia trascorse diversi anni tra Francia, Italia e Germania. Appartenne al nutrito gruppo di artisti americani "espatriati" nel Vecchio Mondo, di cui facevano parte, tra gli altri, Ezra Pound, Gertrude Stein, T. S. Eliot e Henry James. Tra le sue opere più importanti ricordiamo L'età dell'innocenza e La casa della gioia.


A cura di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




9 aprile 1999