Roberto Bianchin
Albascura

"Quando scese dal pontile dell'isola di San Michele aveva il petto pesante. Come se qualcosa, qualcosa di molto lontano che aveva tentato di dimenticare senza riuscirci, qualcosa di ingombrante, indigesto, fosse tornato a galla all'improvviso."

Un giallo veneziano nella migliore tradizione del genere. Un romanzo su Venezia e per Venezia, vista con lo sguardo di chi vi è nato e vi ritorna dopo molti anni di assenza, alla ricerca dei luoghi perduti e di quel se stesso che non esiste più. Venezia accoglie immediatamente il lettore fra le sue mura, le case, una piccola pensione (la pensione Alba) rimasta come tanti anni prima, dove il protagonista si rifugia all'arrivo nella città, resa ancor più caotica e travolgente dai festeggiamenti per il carnevale. E Venezia accompagna lungo tutta la storia i suoi personaggi, quasi fagocitati da questa città straordinaria. La vicenda inizia con una lettera rossa non firmata che cattura la curiosità di Luca Alfonsi, il protagonista, per il messaggio e l'invito che contiene. La marea trascinante delle maschere del carnevale invade ponti, calli, piazze e porta con sé Alfonsi, conducendolo fino al Casinò, inebriandolo con la febbre del gioco, rendendolo folle con la smania di vittoria e dando vita a una situazione pericolosa per un prestito restituito solo all'ultimo momento, alla soglia del baratro. Il suo pelleggrinaggio alla ricerca dei luoghi dimenticati prosegue anche dopo questo momento di sbandamento, ma si fa sempre più intenso e incontrollabile lo strano rapporto, quasi tra predatore e preda, che si instaura con la misteriosa donna della lettera rossa. Ma chi sarà davvero il predatore e chi la "vittima"? E quale inevitabile omicidio verrà commesso?
Una storia che potrebbe facilmente trasformarsi nella trama di un film, con personaggi intensamente caratterizzati e molte descrizioni d'ambiente.


Albascura di Roberto Bianchin
186 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Marsilio (Farfalle)
88-317-7022-5


Le prime righe

1.

"Qualcosa si è spezzato qui, affinché qualcosa cominciasse o perché qualcosa, ancora più nuovo, non cominciasse mai".

Carlos Fuentes

Stava immobile, in punta di piedi, sulla riga bianca. Teneva le ginocchia piegate, le braccia larghe, gli occhi fissi sul pallone appoggiato sopra il dischetto di gesso. Sentì il sudore sulla schiena colargli dentro i calzoncini. Il centravanti lo spiava, era in agguato. Alzò gli occhi, erano bruni, lo sfidò e si mosse dondolando, a passi lenti, verso la luna di cuoio. Lui gli guardò i piedi, quello d'appoggio gli avrebbe indicato la direzione del tiro. Si buttò sulla destra e volò dentro un gran silenzio. Sentì uno strappo nelle reni, lo schiocco di un elastico, quando salì lassù, dove si incrociano i pali, e si inventò il pomeriggio. Sfiorò il pallone bagnato con la punta delle dita, cadde a terra rotolando su una spalla, quella destra, e capì, da come gridava la gente, che l'aveva parato. Non fece in tempo a rialzarsi e a mostrare i pugni al cielo, per esultare come fanno i campioni, che fu affogato nell'erba dall'abbraccio dei compagni. Ma l'arbitro fischiò, fece dei gesti nervosi con le mani, ordinò di ripetere il rigore e lui non capì perché. Si buttò dall'altra parte e lo parò di nuovo. Il silenzio cessò di fargli paura, adesso gridavano il suo nome.
Sognava sempre di parare i rigori. L'arbitro, che aveva una faccia da pirata e una benda nera sull'occhio sinistro, continuava a farli ripetere e lui continuava a pararli. Lo svegliò la frenata brusca del treno. Le ruote dell'Intercity 647 Vendramin scivolarono sui binari con uno stridore di ferrovecchio e una festa di scintille come i bengalini di Natale. Si sentì spingere in avanti, gli occhiali gli scesero dal naso e caddero a terra tra le scarpe. Si chinò per raccoglierli, era ancora assonnato, le dita attraversarono il vuoto della montatura dorata. Si era rotta una lente, quella di sinistra. Non brontolò, si rimise a sedere e guardò gli occhiali impolverati e rotti per metà in controluce contro il finestrino.
Il giorno moriva piano e non faceva rumore. Il cielo era diventato scuro e la laguna era un prato immobile di alghe.

© 1998, Marsilio Editori


L'autore
Roberto Bianchin, veneziano, è giornalista inviato speciale de la Repubblica. Nel 1996 ha vinto il premio "Aurelio Piva" per il miglior cronista. Autore di liriche e saggi, ha pubblicato I nuovi baffi, Caligò, Acqua Granda, La resa, dedicato alla caduta della Serenissima, con cui ha vinto il premio per la cultura veneta "Carlo Goldoni". Questo è il suo primo romanzo.



Ermanno Detti
La lettura e i suoi "nemici"

"La lettura di un libro, così come noi la intendiamo, cioè sia come mezzo di arricchimento culturale sia come piacere, si pone soprattutto nei paesi industrializzati."


Leggere è un po' un privilegio. La "lotteria" della nascita ci consente sia di mangiare che di "acculturarci", anche se esistono delle eccezioni. Curiosamente in alcuni paesi ex-socialisti il tasso di analfabetismo è tra i più bassi nel mondo, così come elevato è il numero di lettori abituali.
Oggi comunque l'analfabetismo è un fenomeno fortemente in calo. L'autore fa una breve storia della scolarizzazione e fornisce tabelle sulla situazione mondiale, fissando poi l'attenzione sulla realtà italiana. L'analisi è precisa, ben delineata, approfondita, anche se sintetica. Si passa poi a vedere l'evoluzione, legata alle nuove tecnologie, dal "testo che si legge" al "testo che si guarda". Multimedialità significa anche multisensorialità e quindi un coinvolgimento diverso, che opera delle vere e proprie trasformazioni cognitive. Se, come dice l'autore, consideriamo "la scrittura come una tecnologia che ha modificato il pensiero umano, si deve dedurre che i popoli che non l'hanno conosciuta hanno perduto sicuramente uno strumento fondamentale per il loro sviluppo". Così si può dire forse lo stesso per le nuove tecnologie. L'evoluzione culturale ha anche ridato vigore a una forma di comunicazione orale che ha lontane radici, ma che non rappresenta più come in passato la trasmissione delle tradizioni e delle culture che altrimenti si sarebbero estinte non avendo altri strumenti di sopravvivenza, quanto una più rapida e fragile trasformazione del sapere. Nell'analisi dell'editoria dedicata ai ragazzi, Detti esamina i generi e le nuove collane che vengono proposti ai più giovani, deducendo che c'è stata in questi ultimi anni una certa disattenzione, sintomo di una distrazione più complessiva.
Se si passa poi ad osservare quali sono i nemici della lettura oggi, si può notare come il lettore sia anche consumatore di tv e di molti altri media, mentre il non lettore vive serenamente "senza memoria", però è innegabile che la televisione abbia notevolmente inciso sulla non-fruizione del libro di tanta parte soprattutto di giovani e di bambini. Il fumetto invece è ormai parte integrante del "libro", tradizionalmente inteso e l'autore si sofferma a lungo a tracciare le regole e i connotati di quello che può essere il fumetto di successo. Il fotoromanzo è fruito da una particolare categoria di lettrici, quelle a cui oggi è dedicata la vasta produzione di letteratura "rosa", "figlio bastardo del romanzo d'appendice e del cineromanzo", come dice Evelyne Sullerot, ha avuto il suo momento di gloria negli anni Cinquanta, ma complessivamente non ha inciso molto nella fuga dalla lettura, proprio perché non è mai stato considerato sostitutivo del libro dalla categoria di suoi lettori. Il cinema infine, è un'altra cosa, un'altra arte, che ha all'interno della sua produzione tutte le gamme di interessi e di funzioni. Un forte lettore può essere, anzi spesso lo è, un cinefilo e questo perché la filmografia di alcuni registi soddisfa le esigenze anche più raffinate e il cinema si sa rivolgere ad ogni età e ad ogni gusto così come avviene per i libri.


La lettura e i suoi "nemici" di Ermanno Detti
Pag. 214, Lire 25.000 - Edizioni La Nuova Italia (Biblioteca di Italiano e oltre n. 25)
ISBN 88-221-3110-X


Le prime righe

Dal computer al libro

1. Uno sguardo al mondo

Quando si affrontano questioni riguardanti la lettura, molto spesso ci si riferisce alla sola realtà del proprio paese e si tiene in poca considerazione quanto recente sia l'idea di una cultura per tutti. Le stesse questioni acquistano una dimensione diversa se si tiene conto dell'istruzione e dei processi formativi a livello mondiale e dell'evoluzione nel tempo dell'alfabetizzazione e della lettura.
È evidente il nesso esistente tra alfabetizzazione e lettura: la conoscenza dell'alfabeto è la base indispensabile per accedere a un testo scritto e quindi a un'informazione strutturata. La diffusione delle tecnologie multimediali ha tuttavia reso più complesso questo rapporto, perché anche masse analfabete o poco alfabetizzate possono accedere, a differenza che in passato, alle informazioni provenienti da strumenti sofisticati come tv e computer. Da questo deriva un'altra semplice considerazione: la lettura di un libro, così come noi la intendiamo, cioè sia come mezzo di arricchimento culturale sia come piacere, si pone soprattutto nei paesi industrializzati. Nei paesi del Terzo Mondo, tuttora dominati dall'analfabetismo e da livelli di scolarizzazione molto bassi, leggere e scrivere può essere considerato un privilegio, un lusso.
La tabella 1 (pp.6-7), tratta dall'Annuario Unesco, si riferisce ai paesi con oltre un milione di analfabeti, fra i quali compare anche l'Italia (insieme, per quanto riguarda l'Europa occidentale, solo a Spagna e Portogallo); la tabella 2 (p.7), tratta dal Rapporto mondiale sull'educazione sempre dell'Unesco, ci offre invece la possibilità di un raffronto tra la situazione del 1980, del 1995 e del 2000 (dati stimati); come si vede l'analfabetismo è in forte diminuzione a livello mondiale. Lo stesso Rapporto ci informa che fra i giovani la situazione è migliorata notevolmente negli ultimi cinquant'anni, ma è ancora allarmante: nella prima rilevazione dell'Unesco del 1953, coloro che avevano frequentato o stavano frequentando la scuola primaria erano appena 300 milioni (un decimo della popolazione); oggi invece sono circa un miliardo (un quinto della popolazione). L'evasione scolastica è però ancora notevole nel mondo ed è più alta a livello femminile; le bambine fra i 6 e gli 11 anni che non frequentano affatto le scuole sono il 24,5% contro il 16,4% dei bambini.
Tornando alla tabella 1, notiamo che la percentuale di coloro che non sanno leggere e scrivere raggiunge in alcuni paesi meno sviluppati cifre elevatissime. Considerando che quei paesi sono caratterizzati da bassi livelli di scolarizzazione, è chiaro che la capacità di accesso a un testo scritto, anche di media difficoltà come l'articolo di un giornale, in quelle aree è riservata a fasce molto ristrette della popolazione.

© 1998, La Nuova Italia Editrice


L'autore
Ermanno Detti, saggista e scrittore per ragazzi, da anni si occupa delle letture più diffuse tra i giovani. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Il fumetto tra cultura e scuola, Il piacere di leggere, Le carte povere. Storia dell'illustrazione minore, Come si insegna a scrivere. Tra i suoi romanzi: Angelica e il paladino Orlando, Harley il rosso, E quando cupa mezzanotte scocca.



Giulio Ferroni
La scena intellettuale
Tipi italiani

"Sul piano della più specifica cultura politica, una vera e autentica sinistra vive oggi solo di riporto, magari chiamando continuamente in causa pochi vecchi grandi e puri (in primo luogo Norberto Bobbio e Vittorio Foa), i soli in grado di garantire un giudizio sicuro sul presente, di rappresentare un valido essere di sinistra."


La prima parte del saggio di Ferroni è un lungo excursus storico che, partendo da Dante, traccia una storia degli intellettuali italiani. Tra l'ideale eroico e l'angoscia dell'inettitudine, si staglia la riflessione di Antonio Gramsci a cui è dedicato un intero capitolo. "I Quaderni sono percorsi in tutta la loro estensione da una lotta contro il limite: aspirano alla totalità, ad una visione politica e storica che cerca un controllo totale sui molteplici aspetti della realtà e del pensiero, che mira a ricondurre tutto l'orizzonte dell'esperienza, struttura e 'sovrastruttura', a quella coerente unità che sola sembra garantire la possibilità di un intervento sul mondo". Proprio in questo sta la grandezza di Gramsci, nella ricerca cioè di una visione più ampia, più totalizzante e completa dell'intervento sul mondo che l'intellettuale può e deve compiere. Dal capitolo "L'egemonia della sinistra", Ferroni inizia a tracciare in modo più dettagliato delle tipologie di intellettuali che analizza con una certa ironia non scevra da una forma di distacco divertito. È infatti da questo momento storico e via via negli anni del boom, quindi nel Sessantotto (anno discriminante anche, e forse soprattutto, in ambito culturale) che si caratterizza l'intellettuale così come oggi lo si può ancora identificare e, in qualche modo, catalogare. Con la nuova rivoluzione tecnologica, col potere dei media sempre più invasivo, nascono però nuovi modi di affermazione sia della cultura, nelle più diverse espressioni, che dei suoi protagonisti. Forme mai viste di divismo e personalizzazione estrema delle idee, con snobismi opposti di presenzialismo estremo o di rifiuto di ogni forma di modernità. Chiudono il volume alcuni articoli dell'autore apparsi su l'Unità che hanno aperto un dibattito, in periodo ulivista, sul ruolo e la funzione di un intellettuale di sinistra alla fine del millennio. Il pregio del libro credo sia sostanzialmente quello di aver cercato di inquadrare il problema circa la funzione e il significato di un uomo di cultura in un'epoca in cui i valori collettivi sembrano fondamentalmente indirizzati al successo o ancora più semplicemente al guadagno.


La scena intellettuale. Tipi italiani di Giulio Ferroni
Pag. 221, Lire 22.000 - Edizioni Rizzoli (Piccola Biblioteca La Scala)
ISBN 88-17-45019-7


Le prime righe

L'eroe intellettuale

La storia linguistica, letteraria e civile italiana, a differenza di quella di altri grandi paesi europei, è segnata da un'esperienza fondante ed inaugurale, dotata di forza eccezionale, da cui si è svolta un'onda lunga che ha continuato ad agire per secoli, anche se non senza momenti di oblio, di negazione, di rifiuto. Si tratta, come ogni manuale insegna, dell'opera di Dante Alighieri, che non solo "fonda" precocemente la nostra lingua letteraria, le attribuisce un vigore, un'espressività, una complessità impensate (quando non era trascorso nemmeno un secolo dal diffondersi delle sue prime composizioni scritte), ma impone anche un modello di comportamento intellettuale, nel segno dello scontro con il presente, di un essere dello scrittore "a parte", in esilio e contro, in una ricerca inesausta di verità e di giustizia. Con Dante, all'inizio della storia dell'Italia volgare, la letteratura e l'intera attività intellettuale si saldano indissolubilmente con l'esperienza personale del cittadino e dell'esule, con l'orizzonte politico, concepito come recisa difesa delle "virtù", impegno in una lotta senza quartiere perché esse possano vivere nel mondo, reazione appassionata alla corruzione e alla deformazione della politica contemporanea, identificazione tra le aspirazioni del soggetto e quelle dell'umanità, entro il piano divino della storia.
In tutto l'insieme dell'esperienza dantesca, che raggiunge l'"ultimo suo" nell'esaltante ascesa della Commedia, si manifesta nella pienezza delle sue tensioni e delle sue possibilità quella figura dell'"eroe intellettuale" che sarà all'ordine del giorno nella cultura romantica, la quale non a caso farà di Dante una sorta di nume tutelare, un portentoso modello eroico. Nel "poema sacro", che supera e stravolge ogni tradizionale codificazione e confine di genere, si sovrappongono e si identificano in una sintesi vertiginosa la persona concreta dell'autore (l'Alighieri con tutto il suo mondo, i suoi rapporti pubblici e privati, i suoi incontri e i suoi scontri, le cose da lui viste e toccate), l'intero genere umano nel suo cammino verso la salvezza (che si specchia nel percorso del pellegrino), il personaggio letterario che compie quel viaggio/visione/invenzione, il poeta che dialoga con la tradizione latina e con la nuova letteratura volgare, ecc. Quel personaggio-poeta è immediatamente personaggio-eroe: il suo percorso di ascesa alla visione di Dio si dà in una ininterrotta sfida alla resistenza del linguaggio e del mondo, all'ostilità della società, al male che insidia l'intero assetto politico e sociale contemporaneo.

© 1998, RCS Libri S.p.A.


L'autore
Giulio Ferroni è nato a Roma nel 1943, insegna Letteratura italiana alla Sapienza. Tra le sue opere, Il comico nelle teorie contemporanee, Storia della letteratura italiana in quattro volumi, Dopo la fine. Sulla condizione postuma della letteratura.



Antonio Moresco
Gli esordi

"È vero che stavi per farti prete? chiese improvvisamente l'uomo calvo, senza staccare gli occhi dalla strada."


Un vero e proprio caso letterario questa importante opera di Moresco, scritta nell'arco di quindici anni: un romanzo diviso in tre grandi momenti che costituiscono le tappe fondamentali e inconciliabili della vita di un uomo. Un caso che ha scatenato reazioni opposte, critiche severe ed entusiastiche esaltazioni. Su Il Corriere della Sera Carla Benedetti intitola il suo articolo: La condanna senza appello di un romanzo "anomalo" fa riflettere sulla fondatezza delle stroncature. Caso Moresco, ovvero la presunzione dei critici, e questa premessa "la dice lunga" sul polverone scatenato dalla pubblicazione de "Gli esordi". Sul numero speciale di Tuttolibri dedicato alle strenne natalizie, Marco Belpoliti e Dario Voltolini promuovono con calore il romanzo. Il primo affermando che l'opera di Moresco rappresenta "uno dei pochi eventi della letteratura italiana contemporanea", il secondo scrivendo che "Moresco non è semplicemente uno scrittore immaginifico, tuttavia quando decide di lasciarci nel cervello un quadro, un disegno, una scena, una foto, allora sembra invincibile". Come può il medesimo testo suscitare affermazioni come quelle di Coletti su L'Indice "un testo che delude [...] le più pazienti attese di coerenza" e di Pacchiano sul Corriere "tanto prolisso quanto irrimediabilmente stucchevole"? Solo un libro interessante può essere causa scatenante di tante drastiche affermazioni. Solo un romanzo degno di essere letto avvalora un interesse negativo o positivo così partecipe. E, come scrive Giovanni Raboni sempre sul Corriere: "Un critico vuol parlar male del libro di Moresco dopo aver parlato bene (oppure nella stessa sede in cui qualcuno ha parlato bene) del libro di Jovanotti? Benissimo; ma si accompagni il pezzo su Moresco con questa avvertenza (o un simbolo grafico di analogo significato): Attenzione: libro che vale la pena di stroncare". E di leggere.


Gli esordi di Antonio Moresco
535 pag., Lit. 33.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01547-1


Le prime righe

DAL SONNO AL SILENZIO, DAL SILENZIO AL SONNO

Io invece mi trovavo a mio agio in quel silenzio.
Ci svegliava prima dell'alba una preghiera vagante lungo i dormitori ancora bui, e molti restavano con gli occhi sbarrati, la testa un po' sollevata dal cuscino, nella leggera vertigine di passare di colpo da uno stato di sonno a uno di silenzio. Richiudevo gli occhi un istante, come per ritornare indietro, dal silenzio al sonno, prima di riaprirli di nuovo nella camerata ancora inebetita. Qualcuno stava già cominciando a infilarsi i calzoni sotto le coperte, mulinava in silenzio gambe e braccia, inarcava il dorso nello sforzo di creare un ponte con la spina dorsale.
Mi vestivo a mia volta sotto le coperte, senza fretta, mettevo i piedi giù dal letto, infilavo le calze, aprivo il cassetto del comodino di lamiera e scoperchiavo il barattolo del lucido, ci intingevo la punta della spazzola, infilavo la mano in ciascuna delle scarpe e cominciavo a stendere la pasta, prolungando l'operazione all'infinito per cogliere l'istante in cui il lucido si stendeva fino a sparire, perdeva consistenza, rimaneva solo luce lucente priva di corpo e di colore.
Facevo questo e altri giochi dell'eternità.
Raggiungevo con la salvietta sulla spalla lo stanzone dei lavandini, lunghi come abbeveratoi. Era così presto che, oltre i finestroni ancora senza serramenti di quell'ala della nuova costruzione, il cielo era ancora tutto buio. Scorgevo a poca distanza un seminarista sordomuto, non cessavo di osservare la strana crosta gelatinosa e trasparente che sovrastava la sua testa. Il pettine bagnato ci passava dentro senza devastarla, la vedevo aprirsi teneramente e richiudersi subito dopo, rimanendo intatta. Vibrava un po' nella corsa, durante la ricreazione. Giravo di colpo la testa per guardala, mentre ci passavo vicino correndo, cercavo di capire cosa mai nascondesse oltre la trasparenza assoluta delle linee.
Ritornavo nella camerata, facevo il letto, lo rimboccavo tutt'intorno, stendevo la salvietta sulla testiera d'alluminio, mi agganciavo il collare di celluloide sulla camicia senza collo, badando di tenerlo sempre un po' spostato in avanti, perché non mi tagliasse il pomo d'Adamo mentre deglutivo. Poi, passando attraverso un piccolo varco di bottoni già slacciati, entravo con la testa e le braccia nella veste. Finivo di allacciarla, un bottone dopo l'altro fino alle scarpe luccicanti.

© 1998, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L' autore
Antonio Moresco è nato a Mantova nel 1947. Vive a Milano. Ha pubblicato Clandestinità, La cipolla, Lettere a nessuno.



Vera Slepoj
Legami di famiglia
Per amore, per odio, per sempre

"Tutti questi mutamenti, avvenuti negli ultimi trent'anni con una velocità quasi esponenziale, fanno sì che la famiglia contemporanea sia una struttura in crisi, o semplicemente in evoluzione, dal momento che ha perso parte della sua stabilità e acquistato una maggiore elasticità."


Psicologa e psicoterapeuta, Vera Slepoj con questo libro ha messo a disposizione di un vasto pubblico la propria esperienza professionale e la profonda conoscenza della storia dell'istituzione familiare da un lato e dall'altro dei meccanismi profondi che, con l'evoluzione storico-sociale, si sono in parte modificati. Vari sono i legami che uniscono i singoli membri della famiglia, vari i sentimenti, le passioni, le paure che li guidano. L'analisi del rapporto madre/figli (sia di sesso maschile che di sesso femminile) e padre/figli, è di certo quella che maggiormente fa riferimento alla tradizione freudiana, consolidata per l'autrice dall'esperienza professionale in cui certi traumi, certi complessi irrisolti, le hanno presentato pazienti con patologie più o meno gravi, ma tutte risalenti a quel determinante primo rapporto d'amore.
Sicuramente più collegati all'evoluzione della società sono i rapporti della coppia, futura famiglia, che condiziona all'etica collettiva, del gruppo, degli amici, della sfera parentale, le proprie modalità di amarsi. Così come la struttura familiare si è andata via via modificando, così anche le abitudini di vita, gli stessi sentimenti che uniscono o allontanano i componenti di un nucleo convivente o strettamente unito da rapporti di parentela, si sono evolute. Indebolimento di certo di alcune sicurezze affettive, maggiore autonomia, per altro, dei singoli membri. Anche le patologie che all'interno della famiglia nascono sono forse diventate più esplosive, proprio perché è venuta a mancare quella funzione di "garante" e di "cellula chiusa" che prima imbrigliava, che forse maggiormente negava le individualità, ma che teneva sopite le dinamiche di scontro e di odio per altro sane, se espresse positivamente, e capaci di dare "ali" ad ogni membro di questa istituzione fondamentale (oggi come probabilmente anche domani, anche se forse in modo nuovo) che è la famiglia.


Legami di famiglia. Per amore, per odio, per sempre di Vera Slepoj
Pag. 175, Lire 28.000 - Edizioni Mondadori (Ingrandimenti)
ISBN 88-04-42439-7


Le prime righe

Introduzione

Il mondo delle relazioni e dei legami presenti all'interno della famiglia è molto complesso. Al di là della nostra volontà e di ogni nostro desiderio, un fratello, la madre, il padre o altri parenti più o meno stretti hanno con noi un indissolubile legame che spesso viene definito "di sangue".
Ma che cos'è esattamente la famiglia e in che cosa consistono i rapporti tra parenti?
La famiglia è stata oggetto di numerosi studi storici, sociali e antropologici che hanno analizzato la sua struttura e i vari legami di parentela. Ma il termine "famiglia" evoca ancora oggi in ciascuno di noi una serie di risonanze emotive e sentimentali che sfuggono a qualsiasi forma di teorizzazione. Questo libro vuole analizzare proprio i legami sentimentali, il vissuto emotivo della famiglia e tutte le dinamiche affettive, più o meno consapevoli, che si instaurano con i diversi tipi di parenti.
Parlare oggi di famiglia può sembrare quasi obsoleto, come se si trattasse di una specie in via di estinzione, o di una notizia che non fa più scalpore, se non quando si tratta di evidenziare le aberrazioni e i drammi consumati al suo interno. L'immagine della famiglia nella "normalità" della vita quotidiana sembra inoltre aver subìto uno svuotamento di senso: oggi, infatti, l'aggettivo "familiare" viene utilizzato per sottolineare la spontaneità di una situazione, ma anche la sua banalità e povertà di stimoli rispetto, per esempio, a un contesto lavorativo (o comunque pubblico) che sembra soddisfare meglio la curiosità, le esigenze di conoscenza e di comunicazione interpersonale.
La famiglia, viene fatta oggetto di attenzione in quanto luogo privilegiato di consumo di ogni sorta di prodotto, primo fra tutti quello televisivo, oppure in rapporto alla sua capacità di mettere a nudo e mercificare i propri sentimenti, divenuti ormai caricatura perché privati di qualsiasi autenticità e pudore. Questa situazione è il risultato di due processi di cambiamento, fra loro profondamente connessi: da un lato la crisi della famiglia - intesa come istituzione - che si è verificata a partire dalla fine degli anni Sessanta; dall'altro il sempre maggiore incremento di valore assunto dalla dimensione individuale, che ha portato a privilegiare i bisogni del singolo e la sua autoaffermazione.

© 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.


L'autrice
Vera Slepoj, psicologa e psicoterapeuta, è nata a Portogruaro (Ve) da padre russo e madre italiana. Laureata in psicologia nel 1977 all'Università di Padova, già membro di tutte le commissioni ministeriali per l'attivazione dell'ordine professionale, è docente all'Università di Siena, presiede la Federazione italiana psicologi e l'International Health Observatory, e dirige due importanti scuole di formazione in psicologia. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche, vive e lavora come libera professionista tra Padova e Milano.


A cura di Grazia Casagrande e Giulia Mozzato




4 Gennaio 1999