Peter Nilson
Il Messia con la gamba di legno

"Chissà che cosa Dio ha in mente di fare di noi? Chi conosce le sue vie? Se ci ha dato la ricchezza in un colpo solo, potrebbe anche darci la saggezza al prossimo."


Una raccolta di racconti struggenti e melanconici, pervasi dallo spirito delle antiche leggende nordiche, affascinanti e misteriose. È la prima volta che l'opera di Nilson viene tradotta in Italia ed è davvero una gradevole scoperta la narrazione fluida e delicata di questo astronomo scomparso nel 1997, a sessant'anni. La ricerca di Dio, del significato dell'esistenza, la speranza in una vita più serena e motivata, l'incognita della sopravvivenza dopo la morte, sono alcuni fra i non semplici temi dei racconti. Ma sono anche i temi comuni alle leggende e alle fiabe popolari e tradizionali. Il racconto che dà il titolo al volume narra la storia di un fazzoletto giallo ricamato che si dice possa aprire la visione sull'aldilà. Il fazzoletto passa di mano in mano sino a quelle di Lunga Kari, una donna coraggiosa e sola che parte a piedi per raggiungere Gerusalemme, ma che si perde nell'Europa dell'Est, per tornare, sconfitta, dopo molti anni con una gamba mozzata e sostituita con una di legno donatale da un improbabile Messia. Splendido anche il racconto Una ricchezza al di là di ogni immaginazione, dove la familiarità dell'autore con il cosmo si trasferisce nella passione di un vecchio per l'osservazione delle stelle. Lui e la moglie, uniti da un affetto eccezionale, decidono di farsi seppellire insieme, vivi, per rimanere abbracciati in eterno. Malgrado il sotteso assenso del pastore, all'anziana coppia improvvisamente arriva un'enorme vincita in danaro e tutto viene sospeso. La decisione finale dei due è spiazzante, ma molto romantica e coerente con la loro concezione dell'equilibrio dell'universo. La morte è in fondo quasi sempre presente nelle pagine di Nilson, ma in veste di evoluzione più che in quella di fine, coerentemente alla natura dei suoi personaggi. I contadini, i predicatori, gli stupidi e i furbi, i vecchi e i giovani protagonisti di questi racconti sembrano usciti dalle favole antiche, e come personaggi di favola vengono descritti, tra fede e superstizione, tra fantasia e ignoranza, disegnati come archetipi e trattati come modelli universali. Uno per tutti Boulard, il protagonista di Un episodio a Parigi, bibliofilo sino alla follia, circondato di libri, appassionato solo di libri conservati senza neppure leggerli, tanto legato ai libri da volerli tenere oltre la morte. E quale momento migliore per conservarli se non il Giorno del Giudizio. Così nella mente di Boulard s'insinua un nuovo tormentone, legato al precedente: sapere quando verrà il Giorno del Giudizio e come, eventualmente, anticiparlo a proprio comodo, scrivendo l'ultimo libro, quello mancante, quello che forse determinerà la fine dei tempi, un elogio dell'avarizia. Ovviamente le cose non andranno come Boulard si era immaginato, ma è molto divertente seguire l'evoluzione dei suoi pensieri, arrivando al finale da favola che generosamente fa di quest'uomo, avaro e insensibile, una persona felice.


Il Messia con la gamba di legno di Peter Nilson
Titolo originale dell'opera: Messias med tråbenet
Traduzione dallo svedese di Maria Cristina Lombardi
135 pag., Lit. 18.000 - Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-076-8

le prime pagine
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La mattina in cui Ola di Hjortakullen doveva morire, entrò nella stanza della figlia e la pregò di spostare il gatto per potersi coricare sul divano. La tranquillizzò dicendo:
"Non ti preoccupare, figliola, non è che la morte."
Poco prima della fine, la pregò di bendargli gli occhi; gli pareva che la luce del giorno fosse così forte da splendere anche attraverso le palpebre. La figlia si tolse allora il suo fazzoletto e l'ebbe appena fatto che Ola esalò l'ultimo respiro.
Non erano molti i loro possedimenti: nient'altro che una casa di legno, una vacca magra e due capre; il terreno su cui era costruita la casa non era loro. A funerale finito, la figlia, che si chiamava Maria-Maria, fu costretta a vendere i vestiti di Ola, il suo orologio da tasca e tutti i suoi attrezzi. Vendette anche gli stivali di cuoio che portava quando aveva ballato con Maria, la madre di Dio, al mercato di Agnaryd. Per quegli stivali Sven Benediktus del villaggio di Möcklehult le diede cinque talleri. Ma il fazzoletto non le andava di venderlo. Ola l'aveva ricevuto da lei come ultimo dono nell'ora della morte. Perciò decise di tenerselo, non riuscendo a risolversi a darlo via.
Tuttavia, non voleva neanche portarlo. Forse suo padre aveva visto cose prodigiose, quand'era sopravvenuta la morte, di quelle non fatte per i miseri occhi dei vivi, e lei temeva che quelle cose prodigiose si nascondessero ancora nel fazzoletto.
Lo appese alla parete con due chiodi. E lì rimase come un sole quadrato e soprannaturale che ondeggiava leggermente quando il vento del nord penetrava attraverso i tronchi di legno. Qualche volta, quando qualcuno veniva a trovarla, lo indicava a dito dicendo:
"Attraverso quel fazzoletto, il babbo ha visto nell'aldilà."
Nel fiore degli anni Maria-Maria era così bella che il prete, che era scapolo, aveva scritto in latino sul registro parrocchiale della sua bellezza. Ma era una donna dura e orgogliosa che respingeva tutti i pretendenti. Se venivano dei mendicanti, li accoglieva sulla scala con l'ascia in pugno. La gente sosteneva che era il fazzoletto a renderla così. I fedeli la consideravano caparbia e insolente verso nostro Signore e dicevano che se la sarebbe presa Satana.
Così passarono quasi trent'anni, finché Maria-Maria morì, in mezzo alla strada maestra, mentre era diretta in chiesa. È andata a raggiungere gli angeli, scrisse il prete nel registro parrocchiale.
Poi cancellò la frase e si può ancora vedere che la penna gli tremava. All'asta della sua roba, il barone di Tagel fece comprare il prodigioso fazzoletto per quindici talleri. Ma a Tagel il fazzoletto non arrivò mai: scomparve dalla carrozza del barone e dove fosse andato a finire rimase un mistero.
L'unica a saperlo era Lunga Kari di Bäckabygget: l'aveva rubato lei, per poter vedere con i suoi occhi nell'aldilà. E ora vi racconterò la storia di quel che le accadde come me la raccontò mio padre, mentre io e lui tagliavamo il fieno a Moen.
Lunga Kari era taciturna e silenziosa come un fantasma. Se ne andava in giro dritta e cupa, scura in volto come la corteccia di un albero e nera di capelli come una zingara. Avrebbe voluto sentire voci e avere visioni e predire il futuro, ma non sentiva nulla e non vedeva nulla, non era nata con il dono della profezia. Era per Lunga Kari una tremenda afflizione che proprio per lei l'avvenire rimanesse così chiuso e muto. Anno dopo anno, la notte di Natale, compiva il giro magico intorno alla chiesa, ma non riusciva mai a vedere nulla. Non vedeva neanche un raggio di luce nel buco della serratura, non scorgeva neppure i morti che andavano alla messa dell'alba. Altri potevano parlare di voci, di spettri e di spiriti che sussurravano nelle tenebre dietro il negozio delle pompe funebri, ma Lunga Kari non vedeva niente di niente, era già tanto se aveva coscienza di sé.
La maggior parte degli uomini muore infelice, sosteneva il babbo, ma alcuni sono già colmi di infelicità e rancore in questa vita. In tutto il villaggio non c'era nessuno più inasprito di Lunga Kari che si sentiva eletta a profetare, nonostante il dono non le fosse mai stato concesso.


© 1998, Iperborea Srl.

biografia dell'autore
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Peter Nilson nasce nel 1937 nello Småland, la regione natale di Lagerkvist. Si laurea in astrofisica con una tesi sulle galassie e insegna astronomia all'Università di Uppsala. Scienza, Bibbia, leggende popolari, temi filosofici e le storie e la natura del suo villaggio d'origine sono inestricabilmente legati nelle sue numerose opere, spesso al confine tra narrativa e saggio, che gli hanno valso prestigiosi premi. Prematuramente scomparso nel 1997, è per la prima volta pubblicato in Italia.


A cura di Giulia Mozzato


4 gennaio 1999