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Philip K. Dick Un Oscuro Scrutare "A quindici anni di distanza dalla morte Philip K. Dick, chi è abituato a scrutare il futuro, a leggerne i segnali nella migliore fantascienza vive ancora nelle maglie del suo immaginario: cupo, pessimista, ossessionato da temi come la malattia mentale e l'irrealtà del reale." (Bruno Arpaia, 1997) "Invecchiare bene è complicato, specie per i romanzi di fantascienza, eppure le storie di Dick ci riescono" ha scritto Nicoletta Vallorani su Pulp. In base a questo genere di considerazioni, quindi, la casa editrice Fanucci, prosegue la ristampa dei romanzi di Philip K. Dick e offre ora questo thriller fantascientifico pubblicato per la prima volta nel 1977, ma introvabile. La storia è ambientata in un tempo per noi ormai passato: il 1994. Ma non ha alcuna importanza. La data è puramente indicativa di un futuro che rimane ancora istintivamente remoto, ma che, tuttavia, preannuncia temi già terribilmente attuali: l'osservazione continua e sempre più stretta da parte del potere delle comunicazioni personali dei cittadini, degli spostamenti, delle scelte e delle decisioni dei singoli; una netta separazione tra i quartieri "alti", blindati e difesi, e quelli di chi non ha soldi né potere; la diffusione capillare della droga, verso la quale è attratta una fetta sempre maggiore di popolazione. E proprio una nuova droga (la sostanza M o morte lenta) è al centro del romanzo, zeppo di visioni, angosce esistenziali e manie di persecuzione. Un oscuro scrutare appartiene, come sottolinea Filippo La Porta su Musica (ed è opportuno ricordarlo per comprendere meglio l'andamento della narrazione) all'ultima "fase creativa, psicotica e gnostica dello scrittore, conclusa con la trilogia di Valis". I temi dei romanzi di Dick sono sempre affascinanti, coinvolgenti, profetici. I suoi mondi sono ambigui, non definiti e non certi, "in divenire" come, in fondo, è la realtà. Com'è stato detto, giorno dopo giorno il suo desolato "pessimismo cosmico" prende forma nel discutibile avanzare del progresso. Morto d'infarto a 54 anni nel 1982, prima dell'uscita nelle sale cinematografiche di Blade Runner di Ridley Scott (tratto dal suo Do Androids Dream of Eletric Sheep?) e purtroppo prima che venisse riconosciuto il peso letterario del suo lavoro, Philip K. Dick ha scritto circa trenta romanzi e moltissimi racconti, ormai annoverati fra le più belle pagine della fantascienza mondiale. Il suo lavoro è la chiave di volta della letteratura fantascientifica contemporanea, la "piattaforma" su cui si è costituito il movimento Cyberpunk, inclusa l'opera di William Gibson. Un Oscuro Scrutare di Philip K. Dick Titolo originale dell'opera: A Scanner Darkly Traduzione di Gabriele Frasca 349 pag., Lit. 14.000 - Edizioni Fanucci (AvantPop) ISBN 88-347-0627-7 Le prime righe Una volta un tizio stette tutto il giorno a frugarsi in testa cercando pidocchi. Il dottori gli aveva detto che non ne aveva. Dopo una doccia di otto ore, in piedi un'ora dopo l'altra sotto l'acqua bollente a sopportare le stesse pene dei pidocchi, uscì e si asciugò, con gli insetti ancora nei capelli; anzi ne aveva ormai su tutto il corpo. Un mese più tardi gli erano arrivati fin dentro i polmoni. Non avendo altre cose da fare o cui pensare, cominciò a occuparsi in via teorica del ciclo vitale dei pidocchi e, con l'aiuto dell'Enciclopedia Britannica, cercò di determinare a quale tipo appartenessero. Oramai gli avevano infestato la casa. Lesse di molte differenti varietà, finché non ebbe modo di notare la presenza di pidocchi anche nelle vicinanze di casa sua, cosicché concluse trattarsi di afidi. Dopo che tale conclusione gli s'infisse nella mente, non la modificò più, malgrado ciò che gli dicessero gli altri... che, ad esempio, "gli afidi non morsicano gli uomini". Glielo dicevano perché le incessanti morsicature dei pidocchi lo tormentavano costantemente. Aveva preso l'abitudine di acquistare al 7-11, che apparteneva a una catena di negozi diffusa in quasi tutta la California, bombolette spray di Raid, Black Flag e Yard Guard. Spruzzava inizialmente tutta la casa, poi se stesso. Yard Guard sembrava essere il prodotto più efficace. Da un punto di vista teorico, aveva potuto notare tre stadi nel ciclo evolutivo dei pidocchi. Durante il primo di questi, gli insetti erano stati portati per contaminarlo da quelli che chiamava i Portatori, persone ignare del ruolo che svolgevano nella loro diffusione. In questo stadio i pidocchi non avevano ancora mascelle o mandibole (imparò quest'ultima parola nelle settimane trascorse in ricerche scientifiche; un'occupazione libresca inusuale per un tipo che lavorava alla Freni e Pneumatici Per Tutti, a rifare le ganasce dei freni alla gente). Era questo il motivo per cui i Portatori non s'accorgevano di nulla. Lui se ne restava di solito seduto nell'angolo più lontano del soggiorno a guardare entrare i diversi Portatori (molti dei quali erano suoi conoscenti mentre altri gli erano ignoti del tutto) ricoperti di afidi ancora in questo particolare stadio amandibolare. Dentro di sé, allora, gli si allargava una sorta di sorriso, perché sapeva che quegli individui erano usati dai pidocchi e ne erano ignari. © 1998, Fanucci Editore L'autore Philip K. Dick, nato a Chicago nel 1928, è considerato uno dei maggiori autori di fantascienza. Morto a 54 anni per infarto (anche per aver scordato di assumere le sue medicine abituali) aveva in precedenza tentato più volte il suicidio. Tra le molte opere della sua produzione letteraria, ricordiamo: Blade Runner, Ubik, Le presenze invisibili, I simulacri, La svastica sul sole, La trilogia di Valis, Cronache del dopobomba |
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George P. Landow L'ipertesto Tecnologie digitali e critica letteraria "Molte caratteristiche degli ipermedia dipendono dalla loro capacità di creare la presenza virtuale di tutti gli autori che vi contribuiscono." Particolare interesse suscita quest'opera se si tiene conto degli straordinari progressi sia tecnologici che di contenuto, realizzati in così poco tempo nel campo dell'ipertestualità. Vengono in primo luogo introdotti i concetti di base e i diversi tipi di nessi esistenti e possibili, così come la possibilità di ipertesti "senza nessi", cioè lasciati alla libera costruzione del lettore. Per altro si dà esempio del già ampio utilizzo a livello accademico di ipertesti, ad esempio nelle presentazioni di testi letterari classici. L'autore stesso, nell'Università in cui è docente, la Brown University, utilizzava ampiamente Intermedia e Storyspace per creare delle versioni commentate dei racconti di Kipling e di Lawrence. Questa riconfigurazione del testo pone anche dei problemi di riconfigurazione concettuale: viene completamente superata la retorica lineare sequenziale, propria del testo a stampa, i lettori saranno infatti liberi di scegliere percorsi diversi e soggettivamente motivati. La dissoluzione ipertestuale della centralità diventa anche, di conseguenza, modello di una società, di una cultura, in cui nessuna disciplina, nessuna ideologia può dominare le altre in una sorta di democrazia della cultura, o più in generale di democrazia tout court, che nascono dalla perdita di una autorità centrale. È per altro possibile anche mantenere il proprio ordine di lettura (se non si vuole ricrearlo di volta in volta) grazie ai "segnalibro" (bookarks), una memorizzazione di luoghi e testi che permette di acquisire una volta per tutte l'itinerario intellettuale compiuto. Anche l'autore perde così autorità a favore del lettore che conquista la facoltà di scegliere "il proprio cammino attraverso il metatesto". In effetti anche l'abitudine di scrivere i testi al computer ha modificato la stessa modalità dello scrivere: la possibilità di correggere il testo, di inserirne capitoli e sezioni, senza riscrivere il tutto; la facilità di svolgere il proprio lavoro in modo anche differenziato nei tempi e nei modi (note al testo, eventuali ricerche). All'autore resta però una importante funzione, che il lettore può per altro accettare o rifiutare: quella di creare orientamenti attraverso schermate di insieme, le home page, o altre possibilità di indicazioni di percorso guidato. Si possono portare vari esempi di questo tipo di procedure [http://www.cw98.ufl.edu/, http://www.librialice.it]. Le varie arti possono trovare anche un utile collegamento, prima impensabile [http://www.archivi900.com]. Tuttavia non è vero che si perda totalmente la linearità della lettura, solo che questa è affidata al lettore. Sono anche analizzati i timori degli intellettuali di fronte alle nuove tecnologie. Landow analizza poi alcuni ipertesti mostrando come l'approccio (dell'autore e del lettore) possa proporsi in modo estremamente vario (interessante è l'esempio di Storyspace. Da qui la necessità di riconfigurare lo studio della letteratura (e in questo capitolo affronta anche le perplessità e i dubbi degli specialisti), come dovrebbero cambiare gli insegnanti e gli studenti stessi (un valido esempio è il sito Freud Web o il sito Cybertext, hypetext & critical theory della Brown University. Viene poi analizzata la sfera politica relativa all'ipertesto. Chi ne può compiere il controllo? È legittimo pensare a una sorta di censura? Esiste ancora un "autore" di cui tutelare i diritti? Il tema è estremamente attuale e le risposte possibili sono complesse e non certo definitive. Questo volume pone comunque tutti i possibili quesiti che le nuove tecnologie suscitano e offre molti stimoli a chi oggi si interroga con sempre maggiore passione sulle innumerevoli trasformazioni che la rivoluzione tecnologica in atto ci presenta. L'ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria di George P. Landow, a cura di Paolo Ferri Pag. 407, Lire 42.000 - Edizioni Bruno Mondadori (Sintesi) ISBN 88-424-9343-0 Le prime righe 1. Introduzione all'ipertesto "Il problema della casualità. Non è sempre facile determinare quello che ha provocato un cambiamento specifico all'interno di una scienza. Cosa ha reso possibile questa scoperta? Perché è apparso questo nuovo concetto? Da dove è venuta questa teoria? E quella? Simili domande sono spesso molto imbarazzanti perché non esistono principi metodologici ben definiti sui quali si possa fondare questo genere di analisi. L'imbarazzo aumenta nel caso dei cambiamenti generali che trasformano globalmente una scienza. Aumenta ulteriormente nel caso in cui si abbia a che fare con più cambiamenti che si corrispondono. Ma sicuramente raggiunge il suo apice nel caso delle scienze empiriche perché, se il ruolo degli strumenti, delle tecniche, delle istituzioni, degli avvenimenti, delle ideologie e degli interessi vi è del tutto manifesto, non si sa come agisce veramente un'articolazione al tempo stesso tanto complessa e diversamente composta." Derrida ipertestuale e Nelson poststrutturalista? Quando i progettisti di software esaminano le pagine di Glas o Della Grammatologia, si imbattono in un Derrida digitalizzato e ipertestualizzato; quando i teorici della letteratura studiano Literary Machines, scoprono un Nelson decostruzionista o postrutturalista. Queste sbalorditive sovrapposizioni possono aver luogo perché negli ultimi decenni la teoria della letteratura e gli studi informatici sugli ipertesti, due aree di ricerca apparentemente non collegate, si sono avvicinate sempre di più. Le affermazioni degli studiosi di letteratura mostrano oggi una notevole convergenza con quelle degli informatici. Nonostante abbiano spesso, ma non sempre, ignorandosi vicendevolmente, gli autori appartenenti a queste aree offrono materiali che ci permettono di indagare l'episteme contemporaneo in un momento di grandi cambiamenti. A parer mio, negli scritti di Jacques Derrida e Theodor Nelson, o in quelli di Roland Barthes e Andriès van Dam, ha iniziato a manifestarsi un mutamento di paradigma. © 1998, Edizioni Bruno Mondadori L' autore George P. Landow è professore di inglese e storia dell'arte alla Brown University dove, dal 1985 al 1992, ha collaborato con l'Institute for Research in Information and Scholarship. Oltre a numerosi studi sull'arte e la letteratura vittoriana, ha pubblicato in italiano Ipertesto. Il futuro della scrittura. Tra i suoi lavori sull'ipertestualità: Hypermedia and Literary Studies, The Digital World: Text-Based Computing in the Humanities e Hyper/Text/Theory. Cura inoltre i siti Internet The Victorian Web e The Post Colonial Web. |
11 dicembre 1998