Douglas Coupland
Fidanzata in coma

"Sto scrivendo questa lettera perché ho paura. Com'è stucchevole. Mi sento stupida. Mi viene voglia di mettermi a dormire per mille anni, così non sarò costretta a vedere di persona questo futuro strano e inquietante."


Un nuovo libro di Coupland, autore divenuto celebre con il romanzo Generazione X, fotografia nitida e impietosa di un certo mondo giovanile, pubblicato per la prima volta nel 1990. Ancora una volta, con Fidanzata in coma, descrive la fase di passaggio dall'adolescenza alla maturità in un'opera a cavallo tra il romanzo di formazione e quello di memoria.
Nella vita di un gruppo di persone, adolescenti alla fine degli anni Settanta, accadono eventi straordinari. Karen, Jared, Richard, Hamilton, Wendy, Pamela e Albert-Linus sono ragazzi normalissimi, tranquillamente omologati agli altri ragazzi della propria generazione. Amano divertirsi, sciare, ascoltare la musica, organizzare feste e, ovviamente, hanno le prime esperienze sessuali. Tutto nella norma. Ma Jared improvvisamente si ammala di leucemia e nel giro di pochi mesi muore. È il primo impatto con la crudezza della vita, con l'incertezza del futuro... E Karen è la seconda vittima del "futuro". Quando scopre di avere visioni premonitrici, di "vedere" l'immagine propria e degli amici trasportata negli anni a venire, modificata nel modo in cui la vita trasformerà anima e corpo, non riesce a sopportarlo, lascia una lettera al suo ragazzo, Richard, e più o meno volontariamente entra in un coma vegetativo dal quale sembra non risvegliarsi più. Nel frattempo nasce una bambina (Karen era rimasta incinta prima di entrare in coma) e gli altri ragazzi crescono e piano piano vivono la propria esistenza. Una vita fatta di sofferenze espresse con alcol, droghe, eccessi in tutti i campi. Un'esistenza inutile, ipocrita, dalla quale si scuotono solo con il risveglio di Karen da quel sonno durato diciassette anni.
Un romanzo di passaggio tra la vita e la morte, tra l'età evolutiva e la maturità, tra un futuro ideale e idealizzato e il futuro reale. Con un essere-fantasma, Jared, che non svanisce dalla vita dei suoi vecchi amici.


Fidanzata in coma di Douglas Coupland
Titolo originale dell'opera: Girlfriend in a Coma

276 pag., Lit. 29.000 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri / Feltrinelli)
ISBN 88-07-70104-9


Le prime righe

TUTTE LE IDEE SONO VERE


Mi chiamo Jared, e sono un fantasma.
Venerdì 14 ottobre 1978 giocavo a football nella mia squadra del liceo, i Sentinel Spartans. Era una partita in trasferta presso un'altra scuola, la Handsworth, a North Vancouver. Poco dopo l'inizio della partita mi ero visto passare la palla. Mentre mi giravo per prenderla, non ho potuto fare a meno di notare com'era azzurro e limpido il cielo, simile a un vetro appena lavato. In quell'istante sono svenuto. A quanto pare, mi sono lasciato sfuggire la palla, ma oltre a questo non ricordo più nulla; in seguito sono venuto a sapere che gli allenatori avevano deciso di dare forfait, e quella mi è sembrata una grossa scemenza, perché stavamo stracciando gli avversari, e per quanto ne si sapeva molto probabilmente mi era capitata solo una recidiva della mononucleosi di due anni prima.
E invece, fra l'attimo in cui mi hanno passato la palla e alcune ore più tardi, quando mi sono risvegliato al Lions Gate Hospital, i medici mi hanno diagnosticato la leucemia, cancro del midollo osseo e di conseguenza del sangue. Sono morto tre mesi dopo, il 14 gennaio 1979. La progressione della malattia, nel mio caso, è stata rapidissima. Poco prima di morire mi sono caduti tutti i capelli, e avevo la carnagione del colore di una macchina bianca mai lavata. Se potessi tornare indietro, mi sa che dalla sesta settimana in avanti nasconderei tutti gli specchi.
Ho avuto una vita felice, breve e ricca: con me il mondo è stato buono, e la battaglia con il cancro per me è stata la Grande Esperienza della vita. Naturalmente a meno di contare la giornata di sesso selvaggio con Cheryl Anderson la settimana in cui i suoi genitori dovevano ristrutturare la casa e tutta la famiglia si era trasferita al motel Maples per cinque giorni. A parte questo, ho sempre pensato che se una persona non ha almeno una Grande Esperienza, ha vissuto per niente. E non è obbligatorio che sia traumatica o mortale o abbia Cheryl Anderson come protagonista: spesso, per avere una Grande Esperienza, basta vivere un'esistenza tranquilla e solitaria. E aggiungerò una cosa: gli ospedali sono calamite per ragazze.

© 1998, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore
Douglas Coupland è nato nel 1961 in una base militare tedesca, ma vive da sempre a Vancouver, Canada. Ha esordito nel 1990 con Generazione X, divenuto in breve tempo la bibbia di un popolo giovanile alla ricerca di una nuova identità per la fine del millennio. Sono seguiti Generazione Shampoo, La vita dopo Dio, Microservi e Memoria Polaroid.



Fabio Giovannini, Marco Minicangeli
Storia del romanzo di fantascienza
Guida per conoscere (e amare) l'altra letteratura

"Vi era perciò una prerogativa necessaria per la nascita del genere: una scienza che modificasse in maniera radicale la civiltà, sconvolgendone i ritmi e gli assetti precedenti, come avvenne con l'affermarsi della borghesia e il parallelo sconvolgimento delle tecniche, dei modi e dei tempo di produzione."


Il saggio di Giovannini e Minicangeli si caratterizza per il carattere di "essenziale completezza" che lo contraddistingue. Da qui l'interesse che può suscitare sia come strumento di approccio a un genere poco conosciuto, sia invece come utile sistematizzazione e approfondimento di ciò che già si conosce. Dopo un Breve profilo storico in cui si analizza la nascita e l'evoluzione di questo genere, in area anglofona e, più recentemente, in Europa Occidentale e Orientale o in America latina, gli autori entrano nel vivo del saggio presentando i cento libri più significativi della fantascienza. Questa sezione è introdotta da un capitolo sui Precursori, cioè quegli autori e quei libri che hanno fatto da apripista, con particolare attenzione appunto alle venature gotiche di Mary Shelley, nel suo fondamentale Frankenstein, o analitiche di Wells o ancora al "fantastico immaginativo" di Jules Verne e Edgar Rice Burroughs. La suddivisione dei "cento libri fondamentali" è fatta rispetto ai sottogeneri: space opera, utopia e distopia, catastrofi, universi paralleli, viaggi nel tempo, civiltà su altri pianeti, robot, cyborg, androidi, e infine cyberpunk. Segue poi una selezione di cento autori di fantascienza di cui viene data una breve biografia e una bibliografia in cui sono segnalate le edizioni italiane delle opere. Come in ogni scelta potrà verificarsi l'assenza di un autore o di un romanzo che alcuni lettori potrebbero considerare importantissimo, ma la competenza e l'esperienza dei due autori garantisce in generale la qualità e la completezza dell'informazione fornita. L'ordine in cui gli scrittori sono presentati è strettamente alfabetico ed è interessante notare come la maggior parte sia ancora vivente, come siano per lo più americani (non so bene perché ma pare ovvio anche al profano) e come spesso siano laureati in discipline scientifiche. Numerosi sono infatti i fisici, gli ingegneri, i chimici che, sulle orme di Asimov, hanno abbandonato l'attività accademica per dedicarsi alla letteratura.
Molti romanzi hanno ispirato film di grandissimo successo ma i migliori "effetti speciali" sono quelli che le nostre fantasie hanno saputo creare prendendo avvio dalle pagine degli scrittori che Giovannini e Minicangeli ci hanno presentato in questa utile "guida per conoscere (e amare) l'altra letteratura".


Storia del romanzo di fantascienza. Guida per conoscere (e amare) l'altra letteratura di Fabio Giovannini e Marco Minincangeli
Pag. 251, Lire 20.000 - Edizioni Castelvecchi (Contatti, n. 126)
ISBN 88-8210-062-6


Le prime righe

Fantascienza,
ovvero l'"altra letteratura"

La fantascienza è un "genere" letterario che ha antenati illustri, che si intreccia a molti miti senza tempo del nostro immaginario, e che tende sempre di più a sfuggire al confinamento in strettoie predefinite e rigide. I temi e gli approcci che confluiscono sotto la dicitura "science fiction" (o "fantascienza" per il pubblico italiano) sono talmente vari e multiformi da rendere difficile una definizione unilaterale.
Ciò nonostante "fantascienza" è la parola che richiama l'attenzione e l'interesse di un vastissimo pubblico, sia in ambito letterario che cinematografico (ma oggi dovremmo sempre di più agire in un contesto multimediale, considerando anche il fumetto, i giochi per computer, gli ipertesti e così via). Questa vitalità è dovuta al nodo centrale della fantascienza, cioè la scienza stessa, le sue innovazioni, i rischi e le incognite accanto al fascino per le scoperte meravigliose. Al tema della scienza si è sempre accompagnato quello del futuro, della immaginazione degli sviluppi possibili e probabili. E dell'ignoto in generale, soprattutto quando questo ignoto proviene o è localizzato in altri pianeti.
I due lati indivisibili del successo di ogni fantascienza stanno quindi nell'inquietudine per lo sconosciuto e nella speranza per le capacità scientifiche dell'ingegno umano. Questi due lati accompagnano la fantascienza dai primi passi fino al cyberpunk attuale.
Noi siamo convinti che esista da tempo un'"altra" letteratura, tenuta lontana dalle sedi della cultura "alta", che ha marginalizzato ciò che violava le sue regole e i suoi confini. Questa enorme rimozione culturale ha prodotto, per reazione, gli aedi dei singoli generi letterari, gli adepti e gli aficionados che si riconoscono incondizionatamente nelle regole e nei modelli del loro genere preferito. E in questo senso la fantascienza ha creato più di ogni altro genere letterario dei fan fedeli e degli autori "militanti".
"Fantascienza" è stata a lungo anche un ghetto, o un marchio negativo imposto dalla cultura "seria". I fan e gli appassionati hanno creato invece le loro fanzine, i loro fandom, le loro convention, i loro circuiti, per rivendicare, con orgoglio, la propria diversità.
Oggi questa diversità si può prendere la rivincita, innanzitutto nei confronti del realismo. Non si può che constatare, infatti, come il realismo (o una riproposta di neorealismo) non sia in grado né di descrivere efficacemente né di aiutare a capire la realtà di oggi. Anzi, solo una narrativa estrema, che dilata ed esaspera le contraddizioni e le tensioni reali, può far emergere meglio i contorni del mondo in cui viviamo.

© 1998, Castelvecchi


Gli autori
Fabio Giovannini (1958) è saggista e giornalista. Studioso di immaginario fantastico, gotico e noir, ha pubblicato tra l'altro Il libro dei vampiri, Cyberpunk e Splatterpunk e recentemente il saggio Necrocultura. Ha curato introduzioni a libri di Conan Doyle, Swift e Verne.

Marco Minincangeli (1963) si è laureato con una tesi su Isaac Asimov. Ha collaborato con fanzine di fantascienza e con il quotidiano "Liberazione", occupandosi di letteratura noir e science fiction. Suoi racconti sono apparsi in varie antologie e ha tradotto il romanzo neonoir Spotkiller di Franz Krieg.



Carmen Martín Gaite
Lo strano è vivere

"Lo strano è vivere. Lo strano è stare seduti qui, e parlare ed essere ascoltati, e mettere una frase dietro l'altra senza dover guardare in nessun libro, e non sentir male da nessuna parte."


Protagonista e narratrice, in questo romanzo di Carmen Martín Gaite, è Agueda Soler, una giovane donna che dopo anni di smarrimento, di incapacità ad instaurare rapporti sentimentali solidi, di fughe da regole e responsabilità, si trova costretta dall'improvvisa morte della madre a fare i conti con se stessa e con la sua vita. Affonda così nel passato, lo ripercorre: storie di amori finiti male, di malintesi, di silenzi che avevano rotto il rapporto con il padre che stava, vicino ad una nuova donna e a un nuovo figlio, vivendo un'altra stagione di vita. Ma soprattutto a tormentare, forse da sempre, Agueda è la figura della madre. Pittrice famosa, bellissima e incomprensibile, anche in quella morte così improvvisa e inaspettata che l'aveva lasciata sconcertata e sola, è il nodo cruciale della sua esistenza e deve, ormai, avere il coraggio di risolverlo. Ed è anche la somiglianza fisica con la madre che la pone in una situazione di necessaria scelta: al nonno non è mai stata data notizia della morte della figlia e il medico che lo ha in cura nell'istituto in cui è ricoverato propone alla nipote di mentirgli e di fingere di essere la madre, grazie appunto alla straordinaria somiglianza con lei, per non turbare gli ultimi giorni del vecchio. Si tratta di una proposta sconvolgente. Agueda non si sente pronta, ha bisogno di un periodo di riflessione, di analisi di sé, del suo rapporto con quella donna troppo amata, ma anche temuta, cercata e rifiutata nello stesso tempo. E così la ragazza ripercorre il proprio passato, i propri fantasmi, i pochi legami che ancora hanno valore e che può salvare e la possono portare ad accettare quella difficile commedia, quel travestimento che tanto la turba. Il colloquio finale con il nonno, che si chiude tragicamente, però è determinante perché anche l'ultima maschera venga gettata, perché la ragazza capisca finalmente qualcosa di più di sua madre e di se stessa. Solo da quel momento la sua vita può aprirsi a un futuro più sereno, all'idea di diventare lei stessa madre, a saper vedere il sole, lontano, nascosto dalle nuvole, ma pur sempre caldo e luminoso.


Lo strano è vivere di Carmen Martín Gaite
Titolo originale: Lo raro es vivir

Traduzione di Michela Finassi Parolo
Pag. 219, Lire 20.000 - Edizioni Giunti (Astrea, n. 64)
ISBN 88-09-21492-7


Le prime righe

I
IL PIANETA DI CRISTALLO

Ci sono volte in cui passiamo da ciò che è normale allo straordinario così, naturalmente, senza sapere come. Dalla successione farraginosa di gesti, movimenti e percezioni che continuano a ingrossare la massa amorfa della quotidianità, se ne distacca uno, apparentemente insignificante, e spicca come la nota stonata sul pentagramma risuonando nell'aria col ronzìo di un moscone, che cosa succede, c'è stata un'avaria o forse è l'inizio di qualcosa di nuovo, ci guardiamo le mani, le ginocchia, che cosa si è trasformato, dov'è che devo puntare l'attenzione, non lo so. E sopraggiunge la paura o la paralisi.
Questo genere di sgomento mi prese alle spalle il 30 giugno di due anni fa, dopo avere parcheggiato l'automobile in un posto provvidenziale che avevo scoperto sotto quella tettoia malandata di canniccio. Le sette di sera più o meno. La manovra era stata impeccabile sebbene io non sia portata per queste cose, mi sembra sempre un miracolo non urtare contro qualcosa o non veder comparire un vigile, il viaggio lo avevo fatto ascoltando una cassetta di Sade, i lamenti strazianti in inlgese sono un ottimo anestetico, liberano lo sguardo, nuvole in movimento, brezza tiepida, poco traffico; e tutt'a un tratto mi sentii tesa e spaventata, non riuscivo a tirar via la chiave d'accensione, sto mentendo a me stessa, va tutto male, attenta a quel che succederà d'ora innanzi.
Avanzai verso la facciata che non conoscevo calpestando la ghiaia con cautela, confortata dal fatto che nessuno mi seguisse. Era un giardino squallido, con aiuole di bosso, panchine di legno un po' stinte e fontana con ranocchia che guarda all'insù, lanciando dalla bocca il suo zampillo. Si era levato il vento. In lontananza si vedeva il profilo bluastro delle montagne, e dalla parte del Valle de los Caídos si addensavano nuvoloni plumbei trafitti da stilettate di luce.
Salii due o tre scalini e mi fermai prima di entrare. Alcune finestre erano aperte, però non si sentiva nulla né si vedevano figure muoversi all'interno. Sulla porta scoprii una targhetta che mi convinse di non essermi sbagliata, lettere maiuscole su ceramica verde e blu, e sotto, sempre di ceramica, al riparo di una piccola tettoia, una Maria Ausiliatrice di media grandezza, nel solito atteggiamento ieratico da icona, gli occhi fissi nel vuoto mentre regge di malavoglia un Gesù Bambino con la testa piegata che sembra un asparago, mal nutriti tutti e due, lei con il velo sulla testa; quasi tutte le madonne del mondo stringono le mani del loro bambino come per dovere, e lasciano trapelare un sorriso pieno di apprensione, chissà che cosa mi aspetta dopo che mi avranno dipinto 'sto ritratto e mi avranno appeso attorno gli angioletti, dovrò sopportare la maternità e la leggenda insieme.

© 1998, Giunti Gruppo Editoriale


L'autrice
Carmen Martín Gaite, nata nel 1925 a Salamanca, è la più grande e amata scrittrice spagnola d'oggi; ha conquistato anche il pubblico italiano con i romanzi Nuvolosità variabile (Premio Selezione Bancarella) e La regina delle nevi, Cappuccetto Rosso a Manhattan e La stanza dei giochi.



Paolo Maurensig
Venere lesa

"A volte immagino che le vite di tutti noi assomiglino a vari tracciati di un elettrocardiogramma, i quali raramente coincidono: depressioni e colline, picchi e abissi si contrastano, finché un giorno non si fondono in un inevitabile sincronismo, e tutto allora sembra avere una prosecuzione ideale non solo verso il futuro, ma anche verso il passato."

Una grande villa, ormai abbandonata, un uomo che si sofferma a guardarla e che inizia a narrare a noi, suoi interlocutori immaginari, una storia di persone e di vite che si sono incrociate tra loro molti anni prima. Come se azionasse una macchina da presa il narratore introduce uno alla volta i personaggi, ce li mostra nell'aspetto e nella personalità: prima l'uno e poi l'altra, l'uomo e la donna che hanno formato quella coppia così mal assortita, e poi l'altra coppia, così impari nell'amore, e infine se stesso e il suo naufragio sentimentale, quel suo amore "leso" che viene a incontrare le ferite altrui, le altrui fragilità e sofferenze. La prima coppia è formata dal maturo professor Ermes Deravines e dalla giovane e irrequieta moglie Angèle, la seconda dalla fragile violinista Flora e dal poeta e saggista Giulio Colombi, succube della vecchia madre, facile nel conquistare donne, incapace di instaurare corretti rapporti sentimentali, vuoi amorosi, vuoi d'amicizia. Sarà proprio Giulio a offrire rifugio nella sua villa al narratore quando si compie la rottura del suo matrimonio: nemmeno la lunga ospitalità sarà però in grado di unirli in un'amicizia profonda e disinteressata. Il narratore, a questo punto del romanzo, introduce con forza se stesso come personaggio rivelandoci sia di aver cercato di essere uno scrittore che di aver amato Flora.
"Potremo mai sapere se l'amore, o ciò che indichiamo con questo nome, sia qualcosa che ha vita propria, che a suo piacimento ci possiede e ci abbandona, o se non sia forse il malessere continuo per una perdita, per una sottrazione che subiamo a nostra insaputa fino alla totale estinzione?": amare infine che cos'è? Qualcuno forse ne è capace? Oppure per tutti è davvero una ferita e non molto di più quel sentimento che abitualmente chiamiamo amore? E così i sentimenti, dichiarati o taciuti, che legano i vari personaggi (il narratore che ama Flora, Flora che ama Giulio, Ermes che, a sua volta, ama Flora dopo aver amato la moglie Angèle, Angèle che ama prima Ermes, poi innumerevoli amanti e infine Daniel, e via così...) non sono che pretesti per presentare le psicologie di una ricca borghesia intellettuale, malata di solitudine.


Venere lesa di Paolo Maurensig
Pag. 177, Lire 27.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani)
ISBN 88-04-45065-7


Le prime righe


Nel vecchio quartiere residenziale della nostra città c'è un viale alberato che potremmo percorrere assieme. È una strada tranquilla, lontana dal traffico, costeggiata da filari di platani. Il bosso e il ligustro si alternano alle cancellate di ferro battuto, e di là dalle siepi, tanto alte da celare ogni vista, i cani da guardia ci precedono in silenzio, fiutando le nostre figure per coglierci al varco là dove qualche breccia nel fogliame concederà loro di spingere il muso fino alla rete. Vi è una trattenuta minaccia nel loro mutismo, una tensione che si accresce mentre ci avviciniamo, per estinguersi, via via, quando i nostri passi si allontanano.
Palazzine come se ne vedono da queste parti, non si costruiscono più: edifici in tardo stile liberty, con torri, lucernari e tetti irti di guglie, presidiati da stuoli di comignoli dalle forme più bizzarre. I muri di queste abitazioni, i più belli, adombrano ancora sfumature di rosa e indaco. Altri invece si macerano nel grigio, soffocati a volte da un'abnorme vegetazione.
Tra queste case, ve n'è una in particolare, forse la più antica della via, la quale sfoggia, in cima al tetto della sua torretta, una specola ormai in rovina, abitata solo da tortore, che a volte si levano in volo come un applauso di mani inguainate. È una costruzione massiccia, con gravidi balconi di ferro battuto. Il suo intonaco conserva ancora, più vivido lungo la gronda, il ricordo di una decorazione floreale. Per il resto, le mura stanno andando in rovina, e le finestre hanno tutte le imposte sbarrate, salvo alcune che pencolano sbieche, lasciando intravedere lo specchio nero dei vetri.
La casa è cinta su tre lati da un grande parco. Oltre l'incolta siepe di bosso si distinguono ancora dei sentieri, invasi da rovi e sterpaglie, che si intersecano nel sottobosco ravvivato dai globi perlacei di alcune ortensie spettrali. Quel cespuglio di alloro, cresciuto al punto da impedire al cancello di aprirsi, veniva un tempo potato regolarmente da un giardiniere, affinché non intralciasse il passaggio con l'esuberanza dei suoi rami.
In questa casa, molti anni fa, trascrosi una primavera e un'estate. Abitavo lassù, vedete? Quella era la finestra della mia stanza, l'osservatorio della nuova esistenza che avevo intrapreso alle soglie dei quarant'anni.

© 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.


L' autore
Paolo Maurensig è nato a Gorizia. Vive e lavora a Udine. Ha pubblicato nel 1993 La variante di Lüneburg, nel 1996 Canone inverso e nel 1998 L'ombra e la meridiana.



a cura di Larry McCaffery
Schegge d'America

"Capovolgete la musica folk, e avrete la mitologia. Capovolgete la mitologia, e avrete la storia. Capovolgete la storia, e avrete religione, giornalismo, isterismo e indecisione."

Tom Robbins, Sonata al chiaro di luna del cuscino scorreggione


È sempre interessante "vedere" la letteratura di un Paese attraverso una antologia di racconti e, di conseguenza, attraverso la selezione che ne ha fatto il curatore. In questo caso, parlando della narrativa contemporanea statunitense, si tratta necessariamente di una piccola finestra su una realtà letteraria di enormi proporzioni, ma una finestra significativa.
La selezione fatta da Larry McCaffery è particolarmente interessante. Mostra livelli di scrittura differenti, generi diversissimi tra loro, trame e non-trame, ma tutti i racconti portano una valenza innovativa, uno stimolo di crescita, un mattone nel piedestallo delle nuove avanguardie letterarie da cui non si può, volenti o nolenti, prescindere. Tutti dobbiamo "fare i conti" con la letteratura nordamericana, che ci piaccia o no. E nessuno può negare la grande forza innovatrice di questi autori. Sandro Modeo, nella sua recensione apparsa sul Corriere della Sera, si sofferma in particolare sui racconti di Mark Leyner (sulla "paranoia sociale"), di Harold Jaffe (sulla transessualità), di Bruce Sterling ("che riassume in uno spazio di fatiscenza piranesiana le angosce delle nuove periferie"), di William Gibson ("tredici variazioni urbane fitte di murales e ologrammi") e William Vollmann ("descrizione delle incarnazioni di un assassino"). Vorrei aggiungere i nomi di Raymond Federman, che in forma di impressioni pungenti e immediate offre la sua visione del film Schindler's list, di Tom Robbins, che crea una favola moderna attorno alla figura di una strega, e il testo beckettiano di Oscuramenti di Paul Auster, in cui tre personaggi, Green, Black e Blue dialogano del "tutto" e del "nulla".


Schegge d'America, a cura di Larry McCaffery
Titolo Originale: After Yesterday's Crash - The Avant Pop Anthology

Edizione italiana a cura di Piergiorgio Nicolazzini
461 pag., ill., Lit. 14.000 - Edizioni Fanucci, (AvantPop)
ISBN 88-347-0629-3


Le prime righe

L'ESORCISTA

Rikki Ducornet


Era l'Esorcista del villaggio; curava il cancro con l'argilla, e le pustole con un crocefisso immerso nella cacca di gallina. A quanto si sapeva, era l'unico a portare un orecchino, a possedere una macchina fotografica. Lo si vedeva all'alba procedere tra i solchi fangosi di campi appena arati, con la barba nera che scriveva itinerari, gli occhi neri che guizzavano avanti e indietro come vespe, e il cavalletto che gli pendeva da una spalla a mo' di bizzarra ala.
L'Esorcista amava l'ordine e odiava i casi fortuiti. Credeva in un universo armonico, finalistico, tracciato e tenuto assieme da Mani Cosmiche. A differenza dei Padri della Chiesa, non riteneva il Male un Bene minore, una magagna che si fosse gonfiata sulla chiappa della Divinità come un foruncolo. Sapeva che il Male è Metodico quanto il Bene, e quindi altrettanto vero. L'Universo era come una grossa torta tagliata in due fette uguali: una servita dal Paradiso, l'altra dall'Inferno. E lui si trovava nel mezzo. La scoperta di quella posizione del tutto insolita si era verificata ai primordi della sua adolescenza, in un sogno ricorrente. Il nitido e straordinario messaggio era questo: sia Dio che il Demonio l'avevano scelto come loro scriba.
"Poiché" come gli aveva spiegato Dio in persona, nelle sembianze di un grande stivale di pelle rossa, "la Parola è la colla che tiene assieme l'Universo. È ciò che mantiene la luna in cielo e i vermi nel terreno. Senza la Parola, i vermi volerebbero." E poco dopo, era apparso il Demonio, travestito da pantofolina di vetro.
"Nulla" aveva sibilato il Demonio, "esiste finché non viene visto."
Fu allora che si comperò la macchina fotografica. E alla tenera età di quindici anni, quando altri ragazzi scoprono il linguaggio dei fiori e delle api, lui trascorreva tutto il suo tempo a registrare ogni sacra sostanza dell'esistenza: sapori casuali, l'esatto colore e consistenza di uno sgabello, calamità galattiche, la quantità di sedimento che aderisce al fondo umido di una tazza, frattaglie di carne d'ogni tipo, le forme e il peso dei batuffoli di polvere che si raccoglievano sotto il suo letto, la posizione di una ragnatela in un lavandino, le mappe sul guscio delle tartarughe che dormivano sotto le fontane, i numeri di scarpe dell'intera popolazione, chi era morto e chi era nato, il numero di stronzi di cane deposti davanti a un cancello, e delle farfalle che danzavano sopra un prato. Fotografava ogni monumento, ogni volto, ogni pietra e ogni macchia.

© 1998, Fanucci Editore




A cura di Grazia Casagrande e Giulia Mozzato




27 novembre 1998