Umberto Eco
Tra menzogna e ironia

"Sappiate che il segreto della nostra arte è quello di governare gli uomini, e che l'unico modo è di non dire mai loro la verità. Non comportatevi secondo le regole del buon senso; sfidate la ragione e presentate con coraggio le più incredibili assurdità. Quando sentirete che questi grandi principi vengono meno, ritiratevi, raccoglietevi in meditazione e percorrete la terra; vedrete allora che le più assurde stramberie diventano oggetto di culto."

Quattro brevi saggi di Eco qui raccolti in volume per offrire al lettore un discorso coerente su due temi: la menzogna, perpetrata attraverso il linguaggio o attraverso i comportamenti, e l'ironia, come forma di travisamento e distorsione del reale in funzione dissacratoria. È quasi sempre la parola il tramite che consente questa analisi: sia la parola dell'autore analizzato, Manzoni o Campanile; sia quella di storici o narratori contemporanei al personaggio in questione, Cagliostro. Il conte Cagliostro, figura piuttosto banale, che solo la leggenda ha trasformato nel maledetto alchimista, mago e genio che la tradizione ci ha tramandato. Forse, dal breve saggio, emerge più divertente e interessante la figura del personaggio a lui speculare: quel San Germano che è riuscito, gran prestigiatore o gran santo, a costruire davvero un'immagine di sé straordinaria. "San Germano, lo sappiamo, è immortale, e Cagliostro no", dice Eco e aggiunge con acuta ironia "San Germano non diffonde la leggenda della sua immortalità bensì si limita a non smentirla". Anche il non-detto è menzogna, ma indica maggiore raffinata eleganza della personalità che sta facendo di se stessa un mito.
Il secondo saggio, tratto da un ciclo di conferenze dedicate alla Semiotica dei "Promessi sposi", mostra come Manzoni sia riuscito a sintetizzare sia il suo buon senso illuministico che il suo rigore giansenistico in questa formula: "c'è una semiosi naturale esercitata dagli umili dotati di esperienza, per cui i vari aspetti della realtà... si presentano come sintomi, indici, signa o semeia". C'è poi la semiosi del linguaggio verbale che spesso viene utilizzato, volutamente, come mascheramento della realtà e con finalità puramente di dominio. È la natura stessa del linguaggio che porta a questo, la sua ingannevolezza, la sua ambiguità. Infatti è solo sua la responsabilità della menzogna di certi atti, è solo nella loro verbalizzazione che si esprime il tradimento. Inattendibile è il Manoscritto, da cui Manzoni finge di aver tratto la storia, e per questo che si deve indagare per capire se c'è del vero nella vicenda (che in quanto evento ha insiti in sé degli elementi di verità). Vera la peste, ma è necessaria la ricerca storica per farne emergere la natura autentica, liberata dalle incrostazioni verbali.
Passando poi a Campanile, l'analisi si fa ancora più divertente e divertita: i suoi esegeti sembrano suoi personaggi e Eco si diletta a ironizzare sulla distinzione che la critica fa, sul dubbio che si pone, per sapere se Campanile sia stato un vero scrittore o uno scrivente. La capacità di offrirci testi comici, grazie ai ritmi delle frasi, allo scarto dal realistico. "Ma la catarsi è completa quando si passa dal comico nel testo al comico del testo", dice l'autore, cioè quando il testo sa far ridere di sé, e nel far questo Campanile, sottilinea, "sfiora vette che la semiotica e la filosofia del linguaggio si ostinano a scalare da secoli".
L'ultima breve lettura è la versione rivista dell'introduzione a La ballata del mare salato di Hugo Pratt. Prima di tutto viene sottolineato come i personaggi di Pratt leggano libri e come, mediamente siano molto più colti del loro autore: ma i libri che vengono posti nelle loro mani, le carte che consultano nelle loro navigazioni, sono veritiere? Ad esempio la carta disegnata da Pratt non corrisponde a quella di Bougainville consultata dal suo personaggio, ma questo segue le direttive tracciate dal suo autore e non quelle che apparentemente consulta e tutto ciò non è narrativamente indifferente. "Tutti i protagonisti della Ballata, compresi gli ufficiali della marina tedesca, viaggiano nell'arcipelago dell'incertezza", anche i sentimenti che li legano sono contraddittori, amore, odio, disprezzo, passione. Anche il disegno, i tratti, sono volutamente indefiniti: biografie e vite incerte, geografie immaginate, così "si fa errabondo un testo" e i personaggi che si fissano nella nostra memoria diventano "giovani come Matusalemme e millenari come Peter Pan".


Tra menzogna e ironia di Umberto Eco
Pag. 107, Lire 10.000 - Edizioni Bompiani (pasSaggi)
ISBN 88-452-3829-6


Le prime righe

INTRODUZIONE


Queste quattro "letture" sono qui riunite semplicemente perché vi sono affezionato e, apparse come erano in sedi diverse, mi spiaceva restassero disperse.
Tuttavia il fatto che abbia messo insieme questi quattro scritti, e non altri, presume che essi abbiano qualcosa in comune. In un certo senso essi hanno tutti a che fare con strategie di menzogna, travestimento, abusi del linguaggio, capovolgimento ironico di questi abusi.
Cagliostro mente con la parola, con gli abiti, col comportamento, e mentono su Cagliostro le leggende che lo hanno trasformato, da piccolo avventuriero quale era, in mito (ancora oggi mani misteriose e fedeli depongono continuamente fiori nella cella in cui è morto, al castello di San Leo), simbolo del libero pensiero, vittima dell'oscurantismo clericale.
Manzoni, che pure nella sua opera saggistica ha dedicato al linguaggio pagine ben più complesse, ne I promessi sposi suggerisce un'opposizione tra linguaggio verbale, veicolo di menzogna e sopraffazione, e segni naturali, attraverso i quali gli umili comprendono, anche quando i potenti li ingannano col loro latinorum.
Campanile, col linguaggio e i suoi clichés, ci gioca, rivolta le frasi fatte come un guanto, provoca effetti di straniamento.
Hugo Pratt gioca con la geografia, che peraltro conosce benissimo, e parte da mappe vere per renderle improbabili, eludere i confini, far levitare le distanze, e con esse la nostra immaginazione.
Mentono per ironia Campanile e Pratt, mente per interesse Cagliostro (o forse condanna, prigioniero quale diventa a poco a poco del suo stesso mito), e Manzoni prende le parti, con indignazione, dei poveri che subiscono le soperchierie del linguaggio dei potenti; ma in realtà - poiché di ironia ne pratica anche lui - fa dell'ironia al quadrato, e condanna le parole attraverso la parola narrativa.

© 1998, RCS Libri S.p.A.


L'autore
Umberto Eco è nato ad Alessandria nel 1932. Ordinario di semiotica all'Università di Bologna, è una delle più importanti personalità della cultura italiana, un intellettuale noto in tutto il mondo. Tra le sue opere, innumerevoli saggi e alcuni romanzi, tra cui Il nome della rosa, Il pendolo di Foucault, L'isola del giorno prima.



Bernard Gui
Manuale dell'inquisitore

"Con il favore di Dio, dalla sentina e dall'abisso degli errori sia tratto, con mano di levatrice, il serpente avvinghiato nelle sue spire."


Il testo di Bernard Gui, Practica Inquisitionis Heretice Pravitatis, resta sicuramente alla base di tutta la trattatistica successiva per quanto riguarda la materia procedurale in fatto di Inquisizione. Storico, teologo, agiografo, è il più attendibile e documentato rappresentante di quella "società di persecuzione" che costituisce l'immagine che l'Europa diede di sé nel periodo che va dal 950 al 1250 d.C. circa.
Questo trattato, rivolto esclusivamente agli inquisitori, è diviso organicamente in cinque parti. Nella prima osserviamo "trentotto formule relative alla citazione e all'arresto degli eretici" e a quello dei vari testimoni; la seconda contiene cinquantasei atti di grazia o di commutazione della pena; la terza presenta quarantasette sentenze; la quarta indica le prerogative e i poteri degli inquisitori e fornisce chiarimenti relativi all'esercizio di questi. La quinta parte, che è presentata in questo volume, è forse quella di maggior interesse per i contemporanei. Si indica come non esista una sola tecnica di interrogatorio o di giudizio, "come la stessa medicina non vale per tutte le malattie... così non va mantenuto il medesimo metodo per interrogare" e l'inquisitore "saggio medico di anime" deve agire con cautela, non essendo mai prevedibile per evitare le astuzie degli eretici. Vengono analizzate, in modo specifico, le eresie di catari, valdesi, pseudoapostolici, beghini e beghine e i loro riti, con concreti esempi di interrogatori, precisando che specifiche domande vanno poste ad ogni singolo errore. Alcune pagine vengono dedicate agli ebrei convertiti, sospettati di voler tornare alla primitiva religione, agli "invocatori di demoni", a coloro che praticano incantesimi, agli indovini.
Dato che l'esigenza dell'autore è quella di fornire un testo pratico, un vero manuale, appare chiaro, sia nella mancanza di ricercatezza formale, sia nelle inevitabili imprecisioni, che destinatari fossero esclusivamente coloro che ne avrebbero tratto "materiale d'uso" e non il pubblico colto dell'epoca e tanto meno la posterità.


Manuale dell'inquisitore di Bernard Gui, commento di Franco Cardini, note al testo e traduzione di Narno Pinotti
Pag. 233, Lire 37.000 - Edizioni Claudio Gallone (Volti e Anime n.10)
ISBN 88-8217-024-1


Le prime righe

La leggenda nera e la realtà storica
di Franco Cardini

Qualche preliminare precisazione è necessaria prima di addentrarsi nella lettura di un "manuale" inquisitoriale. Nonostante i molti studi scientificamente attendibili sull'argomento e la recente decisione della Santa Sede di aprire completamente agli studiosi gli archivi del Sant'Uffizio (già di fatto accessibili agli specialisti), la "leggenda nera" continua a stendere la sua ombra sulle cognizioni diffuse, sui pregiudizi e sulle idées données ostinatamente vincolate da pubblicazioni divulgative e da discutibili iniziative massmediali. E ciò dipende forse da un equivoco: quello secondo il quale la cultura del "sorvegliare, sospettare e punire" sia stata propria del mondo cattolico e della Chiesa di Roma: laddove al contrario profonde sono le sue radici e lunga ombra sulla storia del mondo gettano i suoi rami dagli amarissimi frutti.
Le radici dell'inquisizione, in quanto organizzazione giudiziaria ecclesiastica per la repressione o la prevenzione dell'eresia, affondano nel IV secolo e nella proclamazione del cristianesimo religione di stato proclamata con l'editto di Teodosio del 381. Tale scelta comportava una ridefinizione decisiva del rapporto tra potere temporale e spirituale: la tutela della giustizia e della pace, còmpito primario del sovrano, si univa da allora strettamente, fino a identificarvisi, con la difesa dell'ortodossia dottrinale; e gli avversari delle verità accettate e sancite dalla Chiesa divenivano, con ciò stesso, nemici dell'ordine sociale. Un pericolo per la comunità.
Dopo i primi secoli, tuttavia, le eresie non furono - nella pars Occidentis dell'impero, frazionatasi in una pluralità di monarchie romano-barbariche - un vero e proprio problema. Semmai, Chiese ereticali e Chiese etniche coincidevano: ariani erano, ed esempio, goti e longobardi. Con il progressivo affermarsi dell'egemonia della Chiesa romana appoggiata al potere imperiale carolingio prima, Romano-germanico poi, l'ortodossia non ebbe per molto tempo più motivo di sentirsi minacciata: i veri nemici interni della Chiesa tra il IX e l'XI secolo erano semmai il potere delle aristocrazie laiche, l'ignoranza e la pessima taciturnitas del basso clero, il permanere di vecchi riti e di vecchie credenze tra fedeli solo superficialmente cristianizzati.

© 1998, Claudio Gallone Editore


L'autore
Bernard Gui (Bernardus Guidonis, Royère 1261 - Lauroux 1331), domenicano, storico e diplomatico pontificio, fu spietato inquisitore e persecutore di Beghine, Valdesi, Manichei e Pseudoapostoli.



Ivan Lazzari
Mabouya
La fine del principio

"Sotto la chiglia della barca il tonno lotta ancora strenuamente. Infine emerge a poca distanza dalla poppa, stremato, vinto. Ha perso il suo duello con onore e con onore sta abbandonando il suo mare."


Più che di un romanzo, si tratta di un racconto lungo. Il tema principale è il mare, narrato da un vero appassionato. È subito evidente che l'autore conosce molto bene certe sensazioni, certe immagini, alcuni momenti particolari che solo il mare può regalare. I protagonisti del libro sono uomini abituati a navigare, ad attraversare gli oceani, a pescare ogni tipo di pesce sapendo di volta in volta come affrontare la lotta, anche con quelli più grossi e potenti. Si tratta, in fondo, di un libro di memorie, di ricordi. Pisco, abile velista e voce narrante, si è ritrovato, in tanti anni di vita tra porti e barche, invischiato in una serie di vere e proprie avventure condivise con molti uomini "duri" e donne affascinanti. Avventure che narra capitolo per capitolo, al suo amico Santiago. In mare Pisco vive facendo i charter, portando con la propria barca in crociera piccoli gruppi di persone, in tutta tranquillità, ma gli capita di imbattersi anche in persone fuori dal comune. Come gli idealisti colombiani del gruppo "Mi Vida" che, per un gran mucchio di soldi gli chiedono di trasportare un carico d'armi dalle Antille al Venezuela. Potrebbe trattarsi solo di un'attività fuori legge, rischiosa, sì, ma anche finalizzata a un pur sempre nobile scopo... Ma gli accordi iniziali non vengono affatto rispettati e la traversata si trasforma in un incubo.
Pisco è molto legato alla sua barca, il Giona. Con lei ha navigato per tutti i mari e vissuto intensamente. E sulla rotta della memoria ripercorre quei mari e quelle avventure, dai fiumi melmosi d'Africa, all'Atlantico fino alle Antille.


Mabouya. La fine del principio di Ivan Lazzari
130 pag., Lit. 14.000 - Edizioni Mursia, (Biblioteca del mare. Tascabili del mare, narrativa)
ISBN 88-425-2410-7


Le prime righe

UOMINI E MARE

"Fantastico!" pensai, scivolando silenziosamente, in apnea, tra le rocce. Nell'acqua cristallina gli ultimi raggi di sole si spezzavano in mille schegge di colori danzanti attorno a me.
Senza bombole ingombranti nuotavo verso il fondo, trattenendo il respiro e controllando ogni minimo movimento, per non distruggere l'incanto del mondo fantastico del quale ero solo un ospite. Alieno in un mondo liquido, popolato da creature fredde e veloci: sembrava che la mia presenza non disturbasse i pesci. Pareva che mi accogliessero come fossi un loro grosso, insolito, lontano parente, con curiosità e distacco. Come fossi piovuto per caso in mezzo a loro da quello strano mondo di aria impalpabile che li sovrastava. Era fantastico risalire in superficie, inspirare con forza, ridiscendere a cercare "il mio pesce"; sentirmi uno di loro, un predatore.
Sapevo che in quel punto, fra Mabuya e Sandy, dopo la barriera corallina, là dove il fondo cominciava a scendere, c'erano sempre dei barracuda. In quel tratto di mare erano particolarmente grandi: un metro e anche più. Non erano certo i pesci migliori da portare in tavola, ma erano pur sempre una buona preda. Sufficiente, per lo meno, a placare gli appetiti degli amici che mi avrebbero raggiunto in barca. Risalivo e mi immergevo, predatore a caccia di un altro predatore, cercando il "mio" barracuda tra le ombre inquietanti delle rocce. La tradizione, pensai nuotando silenziosamente, ha legato al barracuda la fama di pesce feroce e aggressivo. In realtà i barracuda sono innocui per l'uomo: il loro modo di nuotare e l'aspetto feroce li hanno condannati ad una fama sinistra immeritata. Sono veramente curiosi. Quando ti scorgono si avvicinano timidamente e nuotano a distanza di sicurezza, osservandoti con sospetto. Basta un movimento in più o una pinnata di troppo e li vedi fuggire (fuggono... i formidabili killer il cui nome, da solo, incute paura agli uomini!) velocissimi dietro il profilo tagliente delle rocce o nel blu cobalto inaccessibile delle profondità silenziose.

© 1998, Gruppo Ugo Mursia Editore



Ian McEwan
Amsterdam

"Un posto così tollerante e aperto, così maturo: le splendide rimesse in legno e mattoni trasformate in appartamenti eleganti, i piccoli ponti cari a Van Gogh, gli arredi urbani discreti, e tutti quegli olandesi dall'aria disponibile e intelligente in giro in bicicletta con i bambini seduti dietro. Persino i bottegai parevano professori, e gli spazzini, jazzisti."

Aleggia nelle prime pagine lo spirito di Molly Lane, una bella, intelligente ed esuberante donna appena scomparsa. Del resto non potrebbe essere altrimenti, dato che ci troviamo al suo funerale. Un funerale piuttosto strano, in cui si riuniscono tutti gli uomini importanti della sua vita. Potrebbe essere un momento di meditazione, di ricordo struggente o ironico, un ritrovarsi, pur nel momento tragico, ma non lo è. Sono molto diversi gli uomini amati da Molly. Ci sono due amici: Vernon, un giornalista e Clive, un compositore, ma c'è anche Julian, un uomo politico particolarmente odiato e George, che riveste il ruolo di marito tradito, consenziente, ma colmo di rancore. Troppo diversi tra loro gli uomini di Molly, si direbbe siano quasi in competizione. Una battaglia più o meno palese, più o meno giustificata, che evidenzia i punti più deboli di una società moralmente incerta in cui fare delle scelte, prendere delle decisioni può essere rischioso. Quali evoluzioni imprevedibili può avere un evento? Cosa può accadere se un vedovo come George trova fotografie particolari, scattate dalla moglie defunta all'amante-politico? Le distruggerà? Le utilizzerà per un ricatto? Ne farà un'arma di vendetta, dandole in mano a Vernon per pubblicarle? E che cosa farà Clive, all'assoluta ricerca di un'ispirazione, di una melodia che sia in grado di catapultarlo tra i grandi della musica? Preso dalla sua ispirazione aiuterà una donna in pericolo che grida, proprio accanto a lui, nel bosco, o la lascierà al suo destino per non perdere il filo dei suoi pensieri creativi? Le scelte sbagliate ricadono sui protagonisti, inevitabilmente. Tuttavia nel finale, ad Amsterdam, molte tensioni sospese si allentano, lasciando aperte nuove prospettive.


Amsterdam di Ian McEwan
Titolo originale dell'opera: Amsterdam
Traduzione di Susanna Basso
170 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Einaudi
ISBN 88-06-14992-X


Le prime righe

I.

Due ex amanti di Molly Lane aspettavano davanti alla cappella del crematorio dando le spalle al gelo di febbraio. Si erano già detti tutto, ma vollero ricominciare da capo.
-Non ha neanche avuto il tempo di capire che cosa le succedeva.
-E quando l'ha capito era troppo tardi.
-Se ne è andata così in fretta.
-Povera Molly.
-Mmm.
Povera Molly. Tutto era cominciato con un formicolio mentre alzava il braccio per fermare un taxi fuori del Dorchester Grill; quella sensazione non l'aveva più abbandonata. Nel giro di qualche settimana già faticava a ricordare i nomi delle cose. Finché si trattò di parlamento, chimica o propulsore riuscì ancora a perdonarsi; molto meno, quando toccò a letto, specchio e panna. Fu dopo la temporanea scomparsa di acanto e bresaola che decise di rivolgersi a un medico, convinta che l'avrebbe rassicurata. Invece le fu consigliato di sottoporsi a un controllo e, in un certo senso, non ne uscì più. Come aveva fatto presto quella insolente di Molly a trasformarsi nella prigioniera malata di George, marito possessivo e scontroso. Molly, critico gastronomico, fine intellettuale, fotografa, la spregiudicata floricultrice, amata dal ministro degli Esteri, che alla bell'età di quarantasei anni riusciva ancora a eseguire perfettamente la ruota. La rapidità del suo declino nella follia e nel dolore divenne argomento di pettegolezzo generale: aveva perso il controllo delle funzioni corporali e, insieme, ogni senso dell'umorismo; si era andata spegnendo in una sorta di indeterminatezza illuminata da lampi improvvisi di vana violenza e grida soffocate.
Fu la vista di George che stava uscendo dalla cappella a far sì che gli amanti di Molly indietreggiassero un poco lungo il sentiero di ghiaia ingombro di erbacce. Si dispersero tra le aiuole ovali di rose, in quello che un cartello indicava come Giardino della rimembranza. Non c'era pianta che non fosse stata impietosamente potata a un'altezza di pochi centimetri dal terreno gelato, una pratica che Molly era solita deplorare. Il piccolo prato era lordo di mozziconi di sigaretta schiacciati, perché quello era il punto in cui la gente aspettava il proprio turno nel susseguirsi delle esequie funebri celebrate nella cappella. Passeggiando avanti e indietro, i due vecchi amici ripresero la conversazione già praticata almeno una mezza dozzina di volte che tuttavia dava loro maggior conforto di un inno religioso.

© 1998, Giulio Einaudi editore


L' autore
Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershott e vive a Oxford. È autore di due raccolte di racconti, Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola, e di sei romanzi: Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, L'amore fatale. Nel 1994 è uscito un libro per ragazzi, L'inventore di sogni.



Rodolfo Walsh
Variazioni in rosso

"Il commissario era di ottimo umore. Abituato a discutere con Daniel di ipotetici crimini quando lo incontrava casualmente al circolo, o quando quest'ultimo andava a cenare a casa sua, era contento che gli si presentasse l'opportunità di potere analizzare sul luogo dei fatti un vero caso, e di poterlo fare senza violare il riserbo ufficiale."


Rodolfo Walsh è un autore interessante, direi assolutamente una scoperta, anche se molto tardiva. La sua esistenza ha avuto fine infatti, più di vent'anni or sono, in modo tragico durante gli anni della dittatura militare, anni in cui in Argentina, il suo paese, molti intellettuali di talento scomparvero e non furono mai più ritrovati, né vivi, né morti. Walsh è uno di loro. In Italia è ancora pressoché sconosciuto, se si esclude questa raccolta di racconti che ora la Sellerio ha fortunatamente mandato in libreria. Il filone in cui si inserisce la sua narrazione è quello tradizionale del romanzo poliziesco formato da un intreccio in cui è possibile risalire al colpevole (perché l'autore ci fornisce gli elementi utili a farlo) e corredato di cartine, orari, diagrammi. Il senso di queste presenze è dato dallo stesso autore nelle Avvertenze: "Io considero che esistono due tipologie di lettori di romanzi polizieschi: lettori attivi e lettori passivi. I primi cercano di trovare la soluzione prima che la dia l'autore; i secondi si accontentano di seguire disinteressatamente il racconto. Quelli potranno interessarsi a quelle figure; questi, ignorarle senza problemi." E proprio alla tipologia di lettore che vuole cimentarsi nella soluzione del "giallo" Walsh fornisce a un certo punto della storia elementi sufficienti per giungere a una giusta deduzione. E ci dà lui stesso l'indicazione precisa del momento "cruciale". Nelle Bozze, il primo racconto (dove l'omicidio di svolge nella classica "camera chiusa" in cui tutto sembra portare alla tesi del suicidio) quel momento si trova a pagina 50. In Variazioni in rosso, a pagina 132. In Assassinio a distanza, infine a pagina 187.


Variazioni in rosso di Rodolfo Walsh
Titolo originale dell'opera: Variaciones en rojo
Traduzione di Eleonora Mogavero
211 pag., Lit. 15.000 - Edizioni Sellerio, (La memoria n.418)
ISBN 88-389-1429-X


Le prime righe

Capitolo I


Nell'Avenida de Mayo, tra una ricevitoria del lotto e un negozio di abbigliamento femminile, si ergono i tre piani dell'antica libreria e casa editrice Corsario. Al piano terra, grandi vetrine mostrano a un pubblico frettoloso e indifferente la fila variopinta delle "novità". Confluiscono lì, in un'etereogenea mescolanza, l'ultimo thriller e il più recente premio Nobel, gli enormi tomi di una patologia chirurgica e le allettanti copertine delle riviste di moda.
All'interno, in una leggera penombra, si apre un'interminabile prospettiva di scaffali, ricolmi di libri, che in quest'ora di scarsa affluenza di pubblico percorrono lentamente, con le mani dietro la schiena, taciturni impiegati, che a volte prendono da un tavolo un piumino con cui tolgono la polvere da due o tre libri, per poi lasciarlo di nuovo sul tavolo successivo. Non sono ancora le cinque del pomeriggio. Fra poco ci sarà un brulichio di gente che entra ed esce. Verrà il poeta che ha appena "pubblicato", a chiedere se "esce" il suo libro. I commessi lo conoscono, conoscono il gesto ambiguo che non vuole scoraggiare, ma nemmeno infondere eccessive speranze. Verrà l'autore sconosciuto che ha scritto un romanzo geniale, e vuole a ogni costo che questa casa editrice - e non un'altra - sia la prima a pubblicarlo. Se insiste, se si mostra irriducibile, un commesso lo manderà al terzo piano dove c'è il settore Pubblicazioni. Il manoscritto rimarrà due o tre settimane in un cassetto, finché alla fine un impiegato leggerà le prime venti pagine, solo per avere la coscienza a posto, e lo restituirà con una nota gentile, spiegando che "per quest'anno la nostra programmazione editoriale è completa". Verrà la ex segretaria di Mussolini, del re Faruk o del Mahatma Gandhi, che vuole pubblicare le sue memorie, poiché le considera di sommo interesse per risolvere la situazione del mondo. E verrà anche - perché no - qualche onesto cliente che vuole solo comprare un libro.

© 1998, Sellerio editore


L'autore
Rodolfo Walsh nasce nel 1927 a Choele-Choel, in Argentina. Il suo passaggio attraverso il giornalismo si traduce soprattutto in tre importanti libri-inchiesta: Operación masacre, ¿Quién mató a Rosendo? e Caso Satanowsky. È pure autore di alcuni testi narrativi fra cui Los oficios terrestres, Un kilo de oro e Un oscuro día de justicia. Dal 25 marzo 1977, il suo nome fa parte della lunga lista dei desaparecidos, quelle persone sequestrate a opera della dittatura militare argentina e di cui non si è più avuto notizia.


A cura di Grazia Casagrande e Giulia Mozzato




20 novembre 1998