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Umberto Eco
Tra menzogna e ironia
"Sappiate che il segreto della nostra arte è quello di governare gli uomini, e che l'unico modo è di non dire mai loro la verità. Non comportatevi secondo le regole del buon senso; sfidate la ragione e presentate con coraggio le più incredibili assurdità. Quando sentirete che questi grandi principi vengono meno, ritiratevi, raccoglietevi in meditazione e percorrete la terra; vedrete allora che le più assurde stramberie diventano oggetto di culto."
Quattro brevi saggi di Eco qui raccolti in volume per offrire al lettore un discorso coerente su due temi: la menzogna, perpetrata attraverso il linguaggio o attraverso i comportamenti, e l'ironia, come forma di travisamento e distorsione del reale in funzione dissacratoria. È quasi sempre la parola il tramite che consente questa analisi: sia la parola dell'autore analizzato, Manzoni o Campanile; sia quella di storici o narratori contemporanei al personaggio in questione, Cagliostro. Il conte Cagliostro, figura piuttosto banale, che solo la leggenda ha trasformato nel maledetto alchimista, mago e genio che la tradizione ci ha tramandato. Forse, dal breve saggio, emerge più divertente e interessante la figura del personaggio a lui speculare: quel San Germano che è riuscito, gran prestigiatore o gran santo, a costruire davvero un'immagine di sé straordinaria. "San Germano, lo sappiamo, è immortale, e Cagliostro no", dice Eco e aggiunge con acuta ironia "San Germano non diffonde la leggenda della sua immortalità bensì si limita a non smentirla". Anche il non-detto è menzogna, ma indica maggiore raffinata eleganza della personalità che sta facendo di se stessa un mito.
Il secondo saggio, tratto da un ciclo di conferenze dedicate alla Semiotica dei "Promessi sposi", mostra come Manzoni sia riuscito a sintetizzare sia il suo buon senso illuministico che il suo rigore giansenistico in questa formula: "c'è una semiosi naturale esercitata dagli umili dotati di esperienza, per cui i vari aspetti della realtà... si presentano come sintomi, indici, signa o semeia". C'è poi la semiosi del linguaggio verbale che spesso viene utilizzato, volutamente, come mascheramento della realtà e con finalità puramente di dominio. È la natura stessa del linguaggio che porta a questo, la sua ingannevolezza, la sua ambiguità. Infatti è solo sua la responsabilità della menzogna di certi atti, è solo nella loro verbalizzazione che si esprime il tradimento. Inattendibile è il Manoscritto, da cui Manzoni finge di aver tratto la storia, e per questo che si deve indagare per capire se c'è del vero nella vicenda (che in quanto evento ha insiti in sé degli elementi di verità). Vera la peste, ma è necessaria la ricerca storica per farne emergere la natura autentica, liberata dalle incrostazioni verbali.
Passando poi a Campanile, l'analisi si fa ancora più divertente e divertita: i suoi esegeti sembrano suoi personaggi e Eco si diletta a ironizzare sulla distinzione che la critica fa, sul dubbio che si pone, per sapere se Campanile sia stato un vero scrittore o uno scrivente. La capacità di offrirci testi comici, grazie ai ritmi delle frasi, allo scarto dal realistico. "Ma la catarsi è completa quando si passa dal comico nel testo al comico del testo", dice l'autore, cioè quando il testo sa far ridere di sé, e nel far questo Campanile, sottilinea, "sfiora vette che la semiotica e la filosofia del linguaggio si ostinano a scalare da secoli".
L'ultima breve lettura è la versione rivista dell'introduzione a La ballata del mare salato di Hugo Pratt. Prima di tutto viene sottolineato come i personaggi di Pratt leggano libri e come, mediamente siano molto più colti del loro autore: ma i libri che vengono posti nelle loro mani, le carte che consultano nelle loro navigazioni, sono veritiere? Ad esempio la carta disegnata da Pratt non corrisponde a quella di Bougainville consultata dal suo personaggio, ma questo segue le direttive tracciate dal suo autore e non quelle che apparentemente consulta e tutto ciò non è narrativamente indifferente. "Tutti i protagonisti della Ballata, compresi gli ufficiali della marina tedesca, viaggiano nell'arcipelago dell'incertezza", anche i sentimenti che li legano sono contraddittori, amore, odio, disprezzo, passione. Anche il disegno, i tratti, sono volutamente indefiniti: biografie e vite incerte, geografie immaginate, così "si fa errabondo un testo" e i personaggi che si fissano nella nostra memoria diventano "giovani come Matusalemme e millenari come Peter Pan".
Tra menzogna e ironia di Umberto Eco
Pag. 107, Lire 10.000 - Edizioni Bompiani (pasSaggi)
ISBN 88-452-3829-6
Le prime righe
INTRODUZIONE
Queste quattro "letture" sono qui riunite semplicemente perché vi sono affezionato e, apparse come erano in sedi diverse, mi spiaceva restassero disperse.
Tuttavia il fatto che abbia messo insieme questi quattro scritti, e non altri, presume che essi abbiano qualcosa in comune. In un certo senso essi hanno tutti a che fare con strategie di menzogna, travestimento, abusi del linguaggio, capovolgimento ironico di questi abusi.
Cagliostro mente con la parola, con gli abiti, col comportamento, e mentono su Cagliostro le leggende che lo hanno trasformato, da piccolo avventuriero quale era, in mito (ancora oggi mani misteriose e fedeli depongono continuamente fiori nella cella in cui è morto, al castello di San Leo), simbolo del libero pensiero, vittima dell'oscurantismo clericale.
Manzoni, che pure nella sua opera saggistica ha dedicato al linguaggio pagine ben più complesse, ne I promessi sposi suggerisce un'opposizione tra linguaggio verbale, veicolo di menzogna e sopraffazione, e segni naturali, attraverso i quali gli umili comprendono, anche quando i potenti li ingannano col loro latinorum.
Campanile, col linguaggio e i suoi clichés, ci gioca, rivolta le frasi fatte come un guanto, provoca effetti di straniamento.
Hugo Pratt gioca con la geografia, che peraltro conosce benissimo, e parte da mappe vere per renderle improbabili, eludere i confini, far levitare le distanze, e con esse la nostra immaginazione.
Mentono per ironia Campanile e Pratt, mente per interesse Cagliostro (o forse condanna, prigioniero quale diventa a poco a poco del suo stesso mito), e Manzoni prende le parti, con indignazione, dei poveri che subiscono le soperchierie del linguaggio dei potenti; ma in realtà - poiché di ironia ne pratica anche lui - fa dell'ironia al quadrato, e condanna le parole attraverso la parola narrativa.
© 1998, RCS Libri S.p.A.
L'autore
Umberto Eco è nato ad Alessandria nel 1932. Ordinario di semiotica all'Università di Bologna, è una delle più importanti personalità della cultura italiana, un intellettuale noto in tutto il mondo. Tra le sue opere, innumerevoli saggi e alcuni romanzi, tra cui Il nome della rosa, Il pendolo di Foucault, L'isola del giorno prima.
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