Marta Boneschi
Santa pazienza
La storia delle donne italiane dal dopoguerra a oggi

"Le ventenni del '68 (e quelle che verranno poi) non si dipingono le unghie, gettano via i bigodini e camminano con gli zoccoli. Ancora non sanno quello che le aspetta, non prevedono che l'alternativa alla mistica della femminilità si chiami doppio lavoro."


Interessantissimo questo libro di Marta Boneschi, che descrive la condizione delle donne italiane dal secondo dopoguerra a oggi, e individua appunto nella guerra il momento decisivo per un cambiamento del comportamento femminile all'interno e all'esterno della famiglia.
La nascita di una figlia era, fino agli anni Settanta, considerata una sfortuna e anche più recentemente si può constatare che in molte zone d'Italia ben diverso è l'entusiasmo collettivo per la nascita di un maschio rispetto all'arrivo di una povera bambina. Ma se la pedagogia ha avuto la sua più vigorosa sterzata in senso egualitario con l'insegnamento del dottor Spock, il pensiero delle madri italiane è stato di certo condizionato da un libro rivoluzionario: il famosissimo Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti. Sino ad allora Chiesa, Stato e famiglia avevano in pari misura applicato delle reali differenze di considerazione ai i due sessi. Lo studio, rimasto a lungo un sostantivo maschile, è sempre più frequentato anche dalle ragazze, la libertà sessuale è ormai patrimonio comune dei due sessi, così come la pratica degli sport; ma un tempo in Italia non era così, e non è certo storia remota.
Dallo studio di due importanti sociologi, Alessandro Cavalli e Antonio De Lillo, Giovani anni '80, si può vedere come ancora negli anni Ottanta sopravvivessero abitudini "arcaiche" nel rapporto uomo-donna e nella considerazione della donna all'interno della società: più nessuno ammette apertamente sostanziali differenze nell'educazione dei figli, ma la pratica non sempre corrisponde alla teoria...
Grandi trasformazioni si sono registrate con l'avvento di alcune straordinarie novità: la lavatrice, la pillola anticoncezionale, il divorzio.
Negli ultimi venti, trent'anni la vita della donna si è di certo modificata, e purtroppo non sempre sollevandola da quella che per legge (articolo 37 della Costituzione) viene definita la sua "essenziale funzione": supplente dei servizi sociali, tutrice della casa, del marito, dei figli. A tutto ciò si aggiunga il lavoro fuori casa e si può ben vedere come la vita per una donna non si sia molto semplificata. In più oggi l'attenzione che si rivolge a chi ha come occupazione prioritaria la cura della casa si è fatta più complessa: la casalinga vota, compera, fa audience. La donna "laureata, abbiente o geniale", anche in questa fine millennio, è proposta dalla pubblicità quasi sempre gravata dall'"essenziale funzione", quasi sempre al servizio dell'uomo.
Indicativa dell'evoluzione del pensiero è l'analisi dell'evoluzione della moda in questi ultimi cinquant'anni. Se nel dopoguerra il vestito e i suoi accessori erano elementi distintivi del ceto sociale a cui le donne appartenevano e le ragazzine aspiravano nell'abbigliamento a sembrare sempre più adulte, con il '68 l'uso generalizzato dei pantaloni, delle grosse cinture e delle larghe camicie maschili tende a mimetizzare la stessa figura femminile, creando l'immagine dell'adolescente perenne e vagamente mascolina. Oggi, crollati tutti i muri, tutte le ideologie e, forse, tutte le rivendicazioni, viviamo in un periodo di revival di tacchi alti, spacchi vertiginosi, trasparenze perturbanti.
Ma se il tema della trasformazione nella moda può apparire curioso o divertente, ben più crudo e doloroso è quello delle violenze che le donne hanno sempre subito, prima taciute come una vergogna, poi sempre più coraggiosamente denunciate, fino alla conquista recentissima di una legislazione adeguata a tutelare e a sconfiggere la pratica, manifesta o occulta, di ogni tipo di violenza, dentro e fuori le mura domestiche.
Il lavoro, infine, fornisce sicuramente alle donne una grande possibilità di autonomia e di libertà e il fatto che solo una donna italiana su tre abbia un lavoro ci attribuisce un ben triste primato in Europa, e lento e faticoso è stato l'iter legislativo, che Marta Boneschi qui ripercorre, per assicurare la parità a donne e uomini nel mondo del lavoro.
In conclusione si può dire che quel movimento minoritario e impopolare, che viene definito "femminista", oggi così in declino, ha comunque raggiunto un obiettivo: una donna è una persona e lo sa, nessuno più mette in discussione tale asserzione. Le conquiste che le donne hanno fatto in questi cinquant'anni sono davvero tante, ma non hanno impedito loro di restare sempre "tragicamente incapaci di influire sulla sorte del proprio sesso... Tra essere se stesse e imitare i maschi si stende un ampio campo di libertà. Ora, a differenza che nel '45, ognuna può scegliere."


Santa pazienza. La storia delle donne italiane dal dopoguerra a oggi di Marta Boneschi
Pag. 374, Lire 33.000 - Edizioni Mondadori (Le scie)
ISBN 88-04-42124-X

le prime pagine
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PROLOGO
"SERVA E REGINA"


Soffrire in silenzio: era tutto così semplice quando le donne accettavano questa regola. Tra il '40 e il '45, però, la seconda guerra mondiale spinge in prima linea anche le donne, proprio come gli uomini, e lascia tra le sue rovine l'aurea certezza di quel principio. Uscite da una simile esperienza, le donne diventano sempre meno pazienti. Che peccato! Pochi se ne accorgono subito, molti ne prenderanno atto dopo, a cose fatte. Ne saranno sgomenti. Tra chi se ne rammarica, negli anni Sessanta, c'è Pier Paolo Pasolini, il quale guarda al passato con nostalgia e scrive: "È vero che per secoli la donna è stata tenuta esclusa dalla vita civile, dalle professioni, dalla politica. Ma al tempo stesso ha goduto tutti i privilegi che l'amore dell'uomo le dava: ha vissuto l'esperienza straordinaria di essere serva e regina, schiava e angelo. La schiavitù non è una situazione peggiore della libertà: può anzi essere meravigliosa".
Può esserlo davvero? Occorrerebbe domandarlo alle donne che hanno vissuto alla vecchia maniera, a capo chino, chiuse in una muta sopportazione. Una casalinga di Palermo, nata nel 1910, traccerà così il bilancio della sua onesta carriera di schiava: "Non ho avuto l'affetto di nessuno. Ho passato anni a servire mia suocera e come ricompensa ho sempre avuto legnate e insulti da mio marito e da quella carogna di sua madre".
Di una moglie paziente, per esempio, il marito pronuncia questo gentile epitaffio: "Lei ha accettato tutto senza la minima lamentela... Non solo, si preoccupava sempre di non rendersi di peso, che io non dovessi diminuire l'attività. Taciturna, magari la vedevi un po' di cattivo umore". Questo Angelo è Lucia Rosso, figlia di contadini dell'astigiano, operaia tessile dall'infanzia, poi sindacalista, che in esilio a Lione sposa Battista Santhià, operaio, esponente della vecchia guardia torinese del PCI, in carcere e al confino sotto il fascismo. Rientrata in Italia, arrestata nel '31, condannata a sei anni e dieci mesi, Lucia non si abbatte. Non denuncia i compagni, non abiura: "Mi prendo la responsabilità di tutto quel che ho fatto" dichiara davanti al Tribunale speciale. Va in carcere a Turi, è rilasciata dopo tre anni. Partecipa alla guerra partigiana e con l'avvento della pace torna a svolgere attività sindacale tra gli operai tessili. Malata di artrosi, lascia ogni attività nel '49, e muore nel '64, come Togliatti, ma senza clamore. È una regina questa? Piuttosto è una serva, come lo erano prima della guerra le donne della famiglia di Luigi Longo, piccoli proprietari terrieri del Piemonte, dove solo i maschi godono del diritto di sedere a tavola mentre le femmine stanno in piedi: apparecchiano, servono e sparecchiano. È la norma, del resto, in tutte le case contadine.
La guerra seppellisce tra le macerie anche l'antica figura femminile. È inevitabile, ed era già accaduto dopo il primo conflitto mondiale: le donne - richiamate nelle fabbriche, negli uffici, negli ospedali, costrette a fungere da capofamiglia - pretendono di essere persone. Fin dal 10 giugno 1940 si chiede loro di sostituire i mariti, i padri, i fidanzati al fronte; cinque giorni prima della dichiarazione di guerra, molto opportunamente, il governo del duce emana un decreto che permette l'assunzione di personale femminile nella pubblica amministrazione. Proviene anche dalle donne fasciste l'aspirazione a dare una mano alla gloria nazionale. Lo si è visto già nel '35, quando in milioni hanno regalato l'oro alla patria perché il duce costruisse il suo impero di cartapesta con la guerra d'Etiopia. E fin dal '36 parte dall'élite intellettuale un appello al Duce: Maria Castellani, animatrice dell'Associazione nazionale fascista artiste e letterate, caldeggia l'ingresso femminile nelle professioni, nelle fabbriche e negli uffici, allo scopo di lasciare gli uomini liberi e pronti alla mobilitazione. Nel '40, poi, tante mogli, figlie e fidanzate si trovano in prima fila, piene di speranze verso l'esito del conflitto. Cuciono, ricamano e scrivono poesie ispirate alla vittoria dei loro cari in partenza.
Perplesse, impaurite o infiammate di amor patrio, nell'emergenza tornano dunque utili anche le donne, creature di poco conto e fino a quel momento impedite a partecipare alla vita civile. Così, trovatesi nel bel mezzo del conflitto, cominciano a uscire di casa da sole, tengono i conti, educano i figli, trattano l'acquisto di cibo alla borsa nera, vendono l'argenteria di famiglia per comprare farina, nascondono i renitenti alla leva della Repubblica sociale o i prigionieri alleati in fuga.


© 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

biografia dell'autore
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Marta Boneschi è nata nel 1946 a Milano, dove per oltre vent'anni ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra le quali "Espansione", "Il Mondo Economico", "Italia Oggi" e "L'indipendente".

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Boneschi Marta, La grande illusione, 1998, Lit. 14000, "Oscar bestsellers" n. 890, Mondadori (ISBN: 88-04-45381-8)

Boneschi Marta, La grande illusione. I nostri anni Sessanta, 1996, 432 p., Lit. 32000, "Le scie", Mondadori (ISBN: 88-04-41775-7)

Boneschi Marta, Poveri, ma belli, Lit. 14000, "Oscar bestsellers" n. 751, Mondadori (ISBN: 88-04-42359-5)

Boneschi Marta, Poveri, ma belli. I favolosi anni Cinquanta, 1995, 250 p., Lit. 32000, "Le scie", Mondadori (ISBN: 88-04-40064-1)

Boneschi Marta, Santa pazienza, 1998, Lit. 32000, "Le scie" n. 465, Mondadori (ISBN: 88-04-42124-X)


A cura di Grazia Casagrande


16 ottobre 1998