A cura di Luisa Passerini
Identità culturale europea
Idee, sentimenti, relazioni

"La sfida dell'Europa sta proprio qui, nell'edificazione di una democrazia sui generis non identificabile nel quadro nazionale."

L'interessante Premessa di Yves Mény introduce al saggio in modo estremamente chiaro ed esauriente. Credo quindi sia utile al lettore poterne leggere qui di seguito anticipatamente alcuni brani indicativi della finalità e del significato di questa raccolta di scritti.
"Questo libro è innanzitutto il risultato di una iniziativa congiunta all'interno di un programma stabilito nel 1993 e incentrato su una semplice ma insidiosa domanda: che cosa è l'Europa? Ma esso è anche l'espressione della convinzione che non ci sia buona ricerca, anche applicata, senza un riferimento alla ricerca dei fondamenti, alla riflessione teorica, senza ricorso alla storia, alla cultura, alle idee." Questa premessa di tipo generale mostra appunto i termini del dibattito su cui ruotano i contributi di questo volume dedicati all'identità culturale europea e che "costituiscono una felice antologia di approcci che si completano l'un l'altro più di quanto non entrino in contraddizione". In effetti tutti vedono l'esistenza di un'identità che si sta giorno dopo giorno costruendo, in fieri, ma che attraversa percorsi non sempre chiari e la cui destinazione non sempre è chiara. Esiste sia una scelta razionale che vuole porsi l'obiettivo della costruzione di tale identità, che non appare comunque disgiunta anche da una scelta emotiva, quindi più profonda e che attinge a radici più solide. Esistono poi dei concetti-chiave scelti per specificare che cosa si intende per identità europea e questi sono :"memoria, nazione, soggetto e soggettività, cittadinanza e costituzione, irriverenza."
Quest'ultimo concetto è forse il più originale e sta a significare "libertà e curiosità riformatrice", temi sicuramente cari all'Europa moderna e che la caratterizzano in modo peculiare.
In conclusione, interessante è l'indicazione che l'idea dell'Europa "è nata dalle due 'guerre civili' che l'hanno distrutta nel corso del XX secolo. Senza dubbio non c'è utopia più felice per il secolo che si apre".


Identità culturale europea. Idee, sentimenti, relazioni, a cura di Luisa Passerini
Pag. 252, Lire33.000 - Edizioni La Nuova Italia (Biblioteca di Storia n. 73)
ISBN 88-221-2998-9


Le prime righe

Hartmut Kaelble

PERIODIZZAZIONE E TIPOLOGIA


Soltanto dieci anni fa era difficile immaginare che la storia della coscienza europea sarebbe diventata l'appassionante oggetto storico che è da alcuni anni. Il segno più evidente di un rinnovato interesse in tal senso è stata la partecipazione di un gruppo di circa cento storici ai lavori di un seminario di ricerca diretto dal 1989 da René Girault e dal 1994 da Robert Frank e Gérard Bossuat. Anche sociologi, filosofi, politologi, etnologi hanno portato un rilevante contributo al dibattito, che tuttavia non è puramente scientifico, ma coinvolge un pubblico più ampio e la Comunità Europea. L'ultimo presidente dell'Unione Europea, Jacques Delors, ha organizzato nel 1995 a Leida un grande incontro di intellettuali europei sul tema dell'identità europea, nel quale la storia ricopriva un ruolo importante. Qual è il contesto del nuovo interesse per questo tema? Quali sono le idee di base per la storia della coscienza europea in questo dibattito? Quali nuovi approcci vengono usati? Quali nuove questioni si sono aperte?


IL CONTESTO


Si tratta di un tema nuovo e vecchio allo stesso tempo. Ci sono state due fasi principali di particolare attenzione per la storia della coscienza e dell'idea di Europa negli ultimi cinquant'anni: il periodo degli studi classici tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni Sessanta e il periodo di rinnovato interesse verso la fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta. Ciò non significa che tra i primi anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta la storia dell'idea e della coscienza europea sia stata completamente abbandonata, ma le pubblicazioni sul tema si sono fatte molto meno numerose.
Nel corso di questi due periodi, accomunati da alcuni aspetti politici ed economici, i mutamenti fondamentali nella politica europea sono stati accompagnati da un intenso dibattito pubblico sull'Europa. Nel primo periodo, la fine dell'ultima e catastrofica dominazione dell'Europa da parte di un paese europeo, il predominio nazista, e la conseguente profonda crisi economica e politica del dopoguerra hanno condotto a numerosi progetti di unificazione europea con il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione della cooperazione economica europea, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, la Comunità europea di difesa e infine il Trattato di Roma nel 1957. Nel secondo periodo , la fine del predominio dell'URSS nell'Europa orientale e centrale, le nuove responsabilità dell'Unione Europea oltre i suoi confini e il pericolo di arretratezza economica dell'Europa nei confronti degli Stati Uniti e del Giappone hanno portato a un importante mutamento della politica europea e all'estensione dell'attività delle istituzioni europee nel campo della politica monetaria, estera, di sicurezza e sociale.

© 1998, La Nuova Italia Editrice


La curatrice
Luisa Passerini insegna Storia del XX secolo all'Istituto Universitario Europeo di Firenze. Tra le sue pubblicazioni: Torino operaia e fascismo, Storia e soggettività. Le fonti orali, la memoria, Mussolini immaginario. Storia di una biografia 1915-1939, Storie di donne e femministe, Europe in love, love in Europe. Ha inoltre curato la raccolta di saggi Memory and totalitarism.



a cura di Filippo Bettini e Armando Gnisci
Il Cammino di Santiago
La giovane poesia d'Europa nel 1997

"Strade diverse ci hanno portato infine a confluire e andare su questa strada, su questo 'cammino per Santiago': la strada, il cammino di un premio per la giovane poesia europea."

(da Il premio Tivoli-Europa, di Tullio De Mauro)



In Italia (ma consoliamoci, non solo) è davvero modesto l'interesse verso la poesia e se ne hanno evidenti segni dalle indicazioni del mercato: i libri di poesia, tranne rarissime eccezioni, non entrano nelle classifiche di vendita, non occupano i posti migliori nelle vetrine delle librerie, non catalizzano quasi mai l'interesse dei critici. E chi desiderasse accostarsi alle nuove forme poetiche giovanili, forse non saprebbe neppure da quali opere iniziare, perché mancano indicazioni in tal senso sui mezzi di comunicazione. Ci sembra interessante, dunque, presentare questa piccola antologia, sintesi e testimonianza della prima edizione del premio internazionale di poesia "Tivoli Europa Giovani". L'opera del vincitore del premio, Miro Villar, autore poco più che trentenne che scrive in gallego, è tradotta in nove lingue (italiano, portoghese, castigliano, francese, inglese, tedesco, serbo-croato, albanese, russo) ed è presentata anche nel testo originale, perché possa essere letta da quasi tutti i cittadini "di questo nostro vecchio vitalissimo continente". Seguono poi, sempre con testo a fronte e traduzione italiana, le poesie dei finalisti. Uno stimolo al confronto, una panoramica sulla produzione europea, la sintesi di un premio che vuole essere di sprone verso l'unione non solo monetaria, economica, politica, ma anche culturale: l'unificazione di tante diversità, la nascita di una civiltà nuova, ricchissima e viva.
"La poesia non ha un destino - scrive Armando Gnisci - che non sia un colloquio intramontabile tra le lingue e le poetiche. L'Europa a 77 lingue è quella in cui vale la pena riconoscersi. Quest'Europa è piena di poesie giovani che si incontrano attraverso una poetica colloquiale delle differenze e della traduzione. E attraverso il loro colloquio sta imparando a colloquiare con le altre poetiche, dal contorno del fosso mediterraneo all'arco caraibico, dal cono africano alla lontananza orientale cinese e nipponica."


Il cammino di Santiago. La giovane poesia d'Europa nel 1977, a cura di Filippo Bettini e Armando Gnisci
91 pag., Lit. 14.000 - Edizioni Meltemi (Gli Argonauti, collana diretta da Luigi M. Lombardi Satriani n. 44. Poetiche. Sezione coordinata da Armando Gnisci)
ISBN 88-86479-76-X


Le prime righe

utilizzo le parole da te dissipate
che raccolgo e restauro lavorando ogni verso
parole nelle pozze dell'oblio che vernicio
con la resina delle lacrime, tra amore di ceneri
che fumigano, che soffocano e non s'estinguono.

utilizzo le misure limitate dei versi
che ricompongono espressamente con la tua esattezza
di contorni, sensi nuovi tornano nella bellezza
del pronunciato, durame di leccio lavoro
e il corpo acquista la forma dell'evocazione sonora.

utilizzo le strofe che in un'aria viziata
purifico e immagino rime e metri dolci
per avere uno zucchero di fiori simile
ai tuoi occhi, riconto sillabe e ringrazio
ogni accento perfetto che un poeta vagheggia.

utilizzo persino pause inopportune
in cui l'estro esita nella scelta dell'aggettivo
per amare, spogliato del desiato aroma
colleziono un quaderno di fragranze, odori
di piante, ed avvicino in modo nuovo il corpo.

utilizzo una coda in una strofa di commiato
per lasciare nel verso finale questa speranza
debole, questa lotta con l'amarezza più profonda,
col verme più nocivo, restauro il mio sorriso
mentre un frammento di me nasce diverso.

Miro Villar



© Meltemi editore


I curatori
Filippo Bettini insegna Teoria della letteratura all'Università "La Sapienza" di Roma. Dirige l'associazione culturale Allegorein. Tra le sue ultime opere: Poeti contro la mafia, L'Europa e l'altra Europa.

Armando Gnisci insegna Letteratura comparata all'Università "La Sapienza" di Roma. Autore tradotto in diverse lingue, tra le ultime opere: Manuale storico di letteratura comparata, Creoli, meticci, migranti, clandestini e ribelli.



Alexandra Marinina
L'amica di famiglia

"La sete di vendetta prosciuga l'anima, la brucia e la consuma, e attraverso lo spesso strato di cenere non riuscirà mai più a germogliare nulla."


Un romanzo che presenta varie situazioni tra loro strettamente intrecciate: un antico delitto, compiuto ai danni di un ragazzino prodigio, un complesso intrigo gestito dalla delinquenza organizzata, una ragazza che, casualmente, si trova coinvolta nelle prime due storie e che rischia, senza sapere perché, la vita.
Un ragazzino prodigio offre alla sorella e ai genitori la speranza di un futuro di gloria, ma brutalmente, senza un perché, viene ucciso da altri ragazzi, troppo giovani per essere puniti. Da quel momento la sua famiglia è completamente distrutta, la pazzia è un rifugio alla disperazione e la madre e la sorella ne diventano vittime. Al padre viene assegnato dalle due donne un compito terribile: attendere la maggiore età degli assassini e poi ucciderli, senza pietà.
Giustizia privata che deve sostituirsi a quella dello Stato, e che può essere l'unica strada per uscire dalla disperazione. Vladimar Vakar, il padre del ragazzino assassinato, si mette sulle tracce di Igor Erokhin, l'ultimo sopravvissuto dei giovani assassini del figlio e sua prossima vittima designata. Nel pedinarlo si trova ad assistere all'omicidio di un giovane poliziotto, che Erokhin uccide per sottrargli un bigliettino che una ragazza gli aveva messo in mano rapidamente, ad un'uscita del metrò.
A questa vicenda, già piuttosto complessa, si collega e anzi svolge la funzione di punto di riferimento e quindi di soluzione quella che ha per protagonista Anastasija Kamenskaja, giovane funzionaria della polizia moscovita, dalle straordinarie capacità investigative, ma dall'apparenza scialba e insignificante. A lei si rivolge il fratello per chiederle di indagare su Dasha, una ragazza che aveva con lui una relazione sentimentale, ma che gli suscitava sospetti a causa di misteriose incursioni notturne e furti di documenti nelle case di amici da cui si erano recati i giorni precedenti.
Queste storie, apparentemente lontane, diventano una sola in modo non forzato, ma assolutamente logico, e proprio in questo sta l'abilità della Marinina, scrittrice che, forse, con questo romanzo mostra migliore capacità d'intreccio rispetto alla prima delle sue opere tradotte e pubblicate in Italia.
Essendo un romanzo giallo sarebbe una crudeltà nei confronti del lettore rivelare maggiori particolari della trama, ma si può senza dubbio dire che concede qualche ora di piacevole lettura e di sicuro interesse, interesse che è anche legato all'ambientazione e alla novità della situazione della Russia attuale in cui mafia, delinquenza organizzata, spionaggio internazionale sembrano avere un potere inaudito.


L'amica di famiglia di Alexandra Marinina
Titolo originale: Ubijtsa Nonevole
Traduzione di Emanuela Guercetti
Pag. 309, Lire 19.500 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-3126-4


Le prime righe

Capitolo I
Il vestito nero le fasciava perfettamente la figura snella, e metteva in risalto il suo bel seno e la vita sottile.
"E allora?" Nastja improvvisò una complicata piroetta, e nello spacco profondo fino all'anca s'intravide una gamba seducente, velata da una calza chiara.
"Sono senza parole!" rispose con ammirazione Ljosha Chistjakov, da molti anni abituato a vedere la sua amica per lo più in jeans, maglione e scarpe da ginnastica. "E a te piace?"
"Molto. Grazie Tesoro."
"Mi sono impegnato, volevo farti contenta. Sai, è un avvenimento..."
Nastja smise di rigirarsi davanti allo specchio e guardò Ljosha insospettita.
"Quale avvenimento?"
"È la prima volta che accetti di venire con me a un ricevimento. Per me è importante."
Nastja fece una smorfia scontenta.
"Non vorrai che venga con... con questo?"
"Be', sì. Te l'ho comprato apposta."
"Ljosha, patirò le pene dell'inferno vestita così. Non riesco a passare tutta una sera con i tacchi a spillo, dandomi un contegno, senza potermi sedere come mi pare, non ce la faccio. Non potrei mettermi un paio di pantaloni e delle scarpe comode?"
"Nastja, ma è un ricevimento. Quali pantaloni? Sei impazzita?"
"Ti prometto che saranno bellissimi. Di Pierre Cardin. E sopra metterò qualcosa di elegante. Va bene?"
Lo abbracciò e gli strofinò il naso sulla spalla. Ljosha disperato fece un gesto di resa e si voltò dall'altra parte.
"Mi ero dato tanto da fare...Tutte quelle corse per i negozi, a cercare questo accidenti di vestito: non vedevo l'ora che lo mettessi. Volevo che fosse assolutamente nero, so che il nero ti piace. E adesso?"
Guardando il suo viso dispiaciuto, Nastja si sentì rimordere la coscienza. Si era dato davvero da fare per quel regalo, e lei... Ma d'altra parte un'intera serata con un vestito da seicento dollari e le scarpe col tacco alto, i piedi gonfi e il mal di schiena, non era certo una prospettiva allettante.

© 1998, Edizioni Piemme Spa.


L'autrice
Alexandra Marinina, quarantenne, sposata, senza figli, ha lavorato a lungo come criminologa presso il Ministero degli Interni a Mosca. Autrice di diciotto romanzi, si dedica ora interamente alla scrittura.



James McBride
Il colore dell'acqua

"La mia concezione del mondo non è solo quella di un nero ma di un nero con un'anima in parte ebrea."


Il testo racchiude l'autobiografia dell'autore e insieme la vita, raccontata in prima persona, di sua madre. Due stili distinguono le due parti, come se fosse una lunga intervista in cui però, al posto della domanda, vi è la narrazione della vita del figlio-intervistatore.
Due razze, due religioni, due culture si uniscono nella personalità dell'autore: la madre bianca e ebrea, il padre nero e cristiano. E questa che da piccolo è vissuta come una stranezza inquietante, si pensi che la sua infanzia e la sua giovinezza si svolgono unicamente nella realtà di Harlem, diventato adulto gli pare una ricchezza straordinaria e degna di essere raccontata. Da una parte (il figlio) c'è il bisogno di ritrovare le proprie radici, di capire l'origine di questa "diversità", di sapere di sé e delle proprie origini, dall'altra (la madre) c'è il rifiuto di guardare indietro, c'è una scelta definitiva di campo compiuta quando la famiglia la rifiuta, la rinnega, e che presuppone la cancellazione di un passato, di una storia, di una identità razziale e religiosa.
Questa donna coraggiosa, quando decide di sposare un uomo nero, sa perfettamente di avere la completa riprovazione familiare per il suo gesto, sa che la cosa le può costare l'allontanamento totale dalla vita e dalla mente del padre. Eppure sceglie la libertà, sceglie di essere considerata morta dalla sua famiglia, per rinascere sposa e madre in un'altra. Troppe volte il figlio, uno dei dodici da lei cresciuti tra immensi sacrifici, aveva cercato di sapere qualcosa di lei, del perché lei, bianca, avesse scelto come compagno di vita un uomo di colore, di chi fossero i suoi genitori e perché non fossero mai entrati in rapporto con i numerosi nipoti; ma lei aveva sempre evitato di rispondere. Così quando ottiene da lei quelle informazioni che da anni chiedeva, sente impellente l'esigenza di fissarle, di scriverle, di pubblicarle: un tributo a questa donna straordinaria, un ringraziamento ad una madre che pur essendo poverissima aveva portato tutti i figli alla laurea e ad un buon lavoro. La stima sociale, il benessere per Ruth McBride Jordan si ottengono attraverso lo studio e l'istruzione, la propria pace interiore attraverso la fede e il rispetto di Dio. Pochi, semplici valori da trasmettere ai figli, poche ma assolute certezze su cui basare la propria vita. Anche nei momenti di sbandamento dei figli (James descrive la propria adolescenza irrequieta) la donna non rinuncia alla sua capacità direttiva, né alla sicurezza nella sua forza morale che non era mai crollata neanche davanti alla morte delle persone amate o alle gravi difficoltà economiche.
Che cos'è il "colore dell'acqua"? È quello di ogni essere umano, senza fare alcuna distinzione ed è anche il messaggio più significativo del volume.


Il colore dell'acqua di James McBride
Titolo originale: The Color of Water
Traduzione di Roberta Zuppet
Pag. 243, Lire 28.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86001-8


Le prime righe

1 ~ MORTA

Sono morta.
Tu vuoi parlare dei miei familiari ma per loro io sono morta da cinquant'anni. Lasciami in pace. Non seccarmi. Loro non ne vogliono sapere di me e io non ne voglio sapere di loro. Sbrigati a finire questa intervista. Voglio vedere Dallas. Se conoscessi la mia famiglia non perderesti tempo con queste sciocchezze, con la ricerca, per così dire, delle tue radici. Ricaveresti di più guardando un telefilm che facendo domande ai miei parenti, e in quanto a intervistare mio padre... lascia perdere. Gli verrebbe un colpo se ti vedesse. Comunque, ormai è morto o se è ancora vivo ha centocinquant'anni.
Sono nata in Polonia, in una famiglia di ebrei ortodossi, il 1° aprile 1921, il giorno del pesce d'aprile. Non ricordo come si chiamasse la città in cui venni al mondo ma ricordo benissimo il mio nome ebraico: Ruchel Dwajra Zylska. I miei genitori si sbarazzarono di quel nome quando arrivammo in America e lo cambiarono in Rachel Deborah Shilsky, poi, a diciannove anni, fui io a sbarazzarmi di quel nome, che non uso più dal 1941, quando me ne andai per sempre dalla Virginia. Per quel che mi riguarda, Rachel Shilsky è morta. Doveva morire per far vivere me. Il resto di me.
I miei piansero la mia morte quando sposai tuo padre. Recitarono il qaddish e osservarono lo shiv'ah. È così che gli ebrei ortodossi portano il lutto. Pregano, si coprono la testa, mettono gli specchi a faccia in giù e usano casse al posto delle sedie per sette giorni. È una vera e propria maratona e forse è per questo che non sono più ebrea. C'erano troppe regole da seguire, troppi divieti, troppi "non puoi" e "non devi", mai qualcuno che ti dicesse: "Ti voglio bene"? Non nella mia famiglia. Noi non parlavamo così. Dicevamo cose come: "Là dentro c'è una scatola per i chiodi" oppure mio padre ordinava: "Non fate baccano mentre dormo".
Mio padre si chiamava Fishel Shilsky ed era rabbino ortodosso. Disertò dall'esercito sovietico, oltrepassò di nascosto il confine polacco e sposò mia madre con un matrimonio combinato. Diceva di essere scappato dall'esercito sotto il fuoco nemico e non perse mai la capacità di cavarsi dagli impicci. Tate, ecco come lo chiamavamo. In yiddish significa padre. Era una vecchia volpe, soprattutto in fatto di soldi. Era basso, bruno, peloso e burbero.

© 1998, RCS Libri S.p.A.


L'autore
James McBride ha quarant'anni e ha lavorato come giornalista per il "Washington Post", il "Boston Globe", "People" e "Rolling Stone". Compositore e sassofonista, ha scritto canzoni e musical per i quali ha ricevuto importanti premi in America.



Tiziano Scarpa
AMORE®

"Prima che l'operazione alla gola gli togliesse la parola di bocca, Attilio l'ha sempre detto che sono figlio di un aumento di stipendio. Taci tu, che sei figlio di un aumento di stipendio. Io sono figlio di una lavatrice Rex nuova fiammante, trascinata su per le scale da due facchini a forza di bestemmie."


Uno scrittore decisamente interessante Tiziano Scarpa. Uno scrittore che non si "crogiola" nell'immediato successo, nella facile popolarità, ma continua la ricerca di un linguaggio nuovo, formato da una "tormenta, uno sciabordio, una tempesta di linguaggi", come ha sottolineato in occasione dell'incontro che abbiamo avuto all'inizio di quest'anno (il cui testo è visibile all'indirizzo http://www.librialice.it/cafeletterario/interviste/scarpa.html). Anche le storie non sono un rimaneggiamento di temi già affrontati, ma la difficile competizione con tracce sempre nuove, inusuali, stimolanti.
AMORE® è una raccolta di racconti: la sua nuova produzione. Il primo colpisce immediatamente per la scelta del protagonista: un papa, il successore di Giovanni Paolo II, il "polacco". Un papa "spaesato" in questa nuova veste, che deve affrontare un'emergenza imprevista e si ritrova in balia di due eremiti con i quali la comunicazione è limitata alla gestualità e al sentimento. Un papa che si confronta continuamente col suo predecessore (sempre all'altezza di ogni situazione, a differenza di lui), che svolge il filo dei propri ricordi utilizzando il pluralis maiestatis, che confessa di essere innamorato, che per amore muore. Come per amore muore un impiegato delle poste divenuto improvvisamente, a cinquant'anni, un culturista di fama internazionale; e per amore, amore e odio, si macera il figlio. Ed è amore quello surreale di "Romolo Rex" per Margherita Mardegàn, sbocciato sui banchi di scuola, tra fazzoletti sporchi, insicurezza e balbuzie...
Amore puro e innocente, amore carnale, sentimentalismo o eccitazione. Tanti amori diversi in otto racconti altrettanto distinti, difformi, disuguali. E Scarpa è così sicuro di aver rappresentato l'amore in modo completo, da considerarlo un proprio marchio registrato.


AMORE® di Tiziano Scarpa
124 pag., Lit.18.000 - Edizioni Einaudi (I coralli n. 93)
ISBN 88-06-14378-6


Le prime righe

Effundente Corde

I.

È con il cuore traboccante d'amore in Dio, in Gesù Cristo Suo Figlio Salvatore dell'Uomo e nella Beata Marianna da Mira che ci accingiamo a stendere un breve resoconto delle nostre avventure.
Abbiamo stabilito di rendere noto questo scritto solamente dopo la nostra morte, a edificazione dell'intera cristianità; perciò colui che abbia iniziato a mettere gli occhi su queste righe, viventi noi, interrompa illico et immediate la lettura, pena la scomunica (queste ultime tre parole non dovranno essere pubblicate).
Abbiamo riflettuto a lungo se affidare il nostro pensiero a un'enciclica, oppure a una lettera apostolica; ma abbiamo giudicato che queste forme di comunicazione fra noi e il popolo di Dio sarebbero suonate troppo scostanti e perentorie; soprattutto se commisurate ai nostri sentimenti. Pertanto, prendendo umilmente esempio dalle Sacre Scritture, ci affidiamo con spirito di carità a una narrazione disarmata e scarna.
Uomini maldisposti verso di noi e, quel che più conta, denigratori della fede cristiana, ci hanno accusato di aver lasciato mano libera all'Anticristo con il nostro stile pastorale; non ci accaniremo a dimostrare con superbia il contrario; lasceremo che le nostre parole semplici parlino all'animo delle persone di buona volontà; giacché siamo individui di poche pretese, che desiderano diffondere la pace e la concordia.
La piscina, per esempio; ne vogliamo parlare? Quando ci hanno fatto traslocare dalla canonica di Mira alla Santa Sede non riuscivamo a credere ai nostri occhi. Una piscina tutta per noi! Ma scherziamo! Quel giorno il segretario di Stato ci ha preso da parte e ci ha spiegato che era stato il polacco (così lo chiamava) a volerla; per farci una nuotata ogni mattina; ma poi l'impianto era a disposizione di tutto il personale; suore, bibliotecari, guardie svizzere. Per tutta risposta ci siamo stretti nelle spalle. Contenti voi...
Comunque, non abbiamo nemmeno fatto in tempo a visitare la Sede come si deve. Era già luglio inoltrato; ci hanno preso e impacchettato in un aereo per portarci in vacanza sulle Dolomiti.

© 1998, Giulio Einaudi editore


L'autore
Tiziano Scarpa è nato a Venezia nel 1963, vive a Milano. Collabora a molti giornali e riviste. Ha scritto il romanzo Occhi sulla Graticola e alcuni racconti. Nel 1997 la sua commedia Popcorn, scritta per la Rai, ha vinto la quarantanovesima edizione del premio mondiale radiotelevisivo "Prix Italia". Nel 1998 è uscito il volumetto In gita a Venezia con Tiziano Scarpa.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




9 ottobre 1998