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José Saramago
Tutti i nomi
"Ha buona memoria, È una condizione fondamentale se si vuole fare l'impiegato della Conservatoria Generale dell'Anagrafe; il mio capo, per esempio, solo perché lei se ne faccia un'idea, sa a memoria tutti i nomi che esistono e sono esistiti, tutti i nomi e tutti i cognomi, E questo a che serve, Il cervello di un conservatore è come un duplicato della Conservatoria."
Il signor José è scritturale alla Conservatoria Generale dell'Anagrafe. È un uomo abitudinario e grigio, una figura apparentemente senza storia, senza misteri. Ma in realtà il signor José coltiva un hobby assolutamente speciale: copia diligentemente e di nascosto le documentazioni conservate presso l'Anagrafe e riguardanti personaggi famosi, dove si riportano i nomi dei genitori, gli indirizzi, le date importanti della vita... José colleziona queste informazioni e le aggiunge a ritagli di giornale, fotografie, materiale vario sulle celebrità. Questa è la sua passione. Ha la fortuna di abitare in un piccolo appartamento adiacente alla Conservatoria, alla quale può accedere ogni notte, aprendo una vecchia porta, per "rubare" le informazioni private delle "star". È tuttavia sempre un po' rischiosa questa sua attività, qualcuno già sospetta... Dunque una sera José, vittima di timori e incertezze, tormentato dalla paura di essere scoperto, raccoglie affrettatamente e per sbaglio (insieme ad altri moduli da portare a casa, copiare e riportare a posto) qualcosa che nulla ha a che vedere con il resto: l'incartamento riguardante una donna sconosciuta di trentasei anni. Da quel momento José non ha più pace: deve andare a cercarla, vederla, parlarle, sapere di più su di lei. Questa indagine diventa un'ossessione per lui, e per raggiungere il suo scopo falsifica documenti ufficiali, interroga alcune persone ingannandole sullo scopo delle domande, ruba, mente, si trasforma...
Tra gli scaffali scuri, polverosi traboccanti di carte ingiallite, nei corridoi bui in cui aleggia il particolare odore della burocrazia, l'umanità si divide in due grandi gruppi: i vivi e i morti, coloro che non hanno ancora un certificato di morte e quelli per i quali invece il certificato è stato redatto. Solo questo li identifica come appartenenti a uno dei due ingenti blocchi. Se il documento non c'è, l'uomo (o la donna) non è morto. E questa è la chiave per comprendere la storia e, forse, anche l'intera esistenza umana, al cui termine, per ricordarla, restano (ma noi non ce ne rendiamo conto finché siamo vivi) solo carte ingiallite e fotografie scolorite.
Sin troppo facile il raffronto con il Joseph K. creato da Kafka, anch'egli piccolo uomo soggiogato e spaventato dalla burocrazia, altrettanto immediato il raffronto con il labirinto di Borges e le stanze folli, confuse, intricate dei disegni di Piranesi. È l'anima fantastica, metafisica della narrativa iberica, ma è anche il Pereira di Tabucchi, e il tentativo, difficile, faticoso, quasi utopico di dare un senso alla propria esistenza.
Tutti i nomi di José Saramago
Titolo originale dell'opera: Todos os Nomes
Traduzione dal portoghese di Rita Desi
252 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-14847-8
Le prime righe
Sopra la cornice della porta c'è una placca metallica lunga e stretta, rivestita di smalto. Su sfondo bianco, le lettere nere annunciano Conservatoria Generale dell'Anagrafe. Lo smalto è crepato e sbrecciato in alcuni punti. La porta è antica, l'ultimo strato di vernice marrone si sta scrostando, le venature del legno, visibili, ricordano una pelle striata. Ci sono cinque finestre sulla facciata. Appena si varca la soglia, si sente l'odore della carta vecchia. Certo è che non passa giorno senza che in Conservatoria entrino incartamenti nuovi, degli individui di sesso maschile e di sesso femminile che fuori continuano a nascere, ma l'odore non cambia mai, in primo luogo perché il destino di ogni foglio nuovo, subito dopo l'uscita dalla fabbrica, è quello di cominciare a invecchiare, in secondo luogo perché, di solito più spesso sui fogli vecchi, ma tante volte su quelli nuovi, non passa giorno che non si scrivano cause di decessi e relativi luoghi e date, ciascuno apportando i propri particolari odori, non sempre offensivi per le mucose olfattive, come dimostrano certi effluvi aromatici che di tanto in tanto, impercettibilmente, attraversano l'atmosfera della Conservatoria Generale e che i nasi più fini identificano come un profumo composto metà di rosa e metà di crisantemo.
Subito dopo la porta compare un alto paravento a vetri con due battenti da cui si accede all'enorme sala rettangolare dove lavorano gli impiegati, separati dal pubblico da un lungo bancone che unisce le due pareti laterali, a eccezione, a una delle estremità, del ripiano mobile che permette il passaggio all'interno. La disposizione dei posti nella sala rispetta naturalmente le priorità gerarchiche, ma essendo, come ci si aspetterebbe, armoniosa da questo punto di vista, lo è anche dal punto di vista geometrico, il che serve a dimostrare che non esiste alcuna insanabile contraddizione fra estetica e autorità. La prima fila di tavoli, parallela al bancone, è occupata dagli otto scritturali ausiliari a cui compete ricevere il pubblico. Dietro questa, altrettanto centrata rispetto all'asse mediano che, partendo dalla porta, si perde giù in fondo, negli oscuri confini dell'edificio, c'è una fila di quattro tavoli. Questi appartengono ai funzionari. Dopo di loro si vedono i vice, che sono due. Infine, isolato, da solo, come doveva essere, il conservatore, a cui quotidianamente si rivolgono chiamandolo capo.
© 1998, Giulio Einaudi
L'autore
José Saramago è nato ad Azinhaga, in Portogallo, nel 1922. Presso Einaudi ha pubblicato i romanzi L'anno della morte di Ricardo Reis, La zattera di pietra, Cecità, la raccolta di racconti Oggetto quasi e un volume che comprende tutto il suo Teatro.
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