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D'Alema
Parole a vista
a cura di Enrico Ghezzi
"Ci sono delle forze della natura che non possono essere vinte: il mare ci insegna a tenerne conto e a cercare di sfruttarle nella misura del possibile. Quando il vento ti viene contro, non gli puoi andare contro, però sai che, se sei bravo, puoi risalirlo piegandoti fino a trenta gradi. Questo è un prezioso insegnamento di vita."
Ecco un piccolo libro che ci propone in modo vivace il "d'alemapensiero": una lunga intervista condotta da Enrico Ghezzi, a cui seguono numerose citazioni, estrapolate da trasmissioni televisive che avevano visto la partecipazione del leader diessino, divise per tema e in ordine alfabetico.
Nell'intervista il tema dominante è quello dei mezzi di comunicazione. Le polemiche, a cui certe affermazioni di D'Alema avevano dato adito, vedono i giornalisti della carta stampata sotto accusa: deformano i pensieri degli intervistati, in realtà partono già con una tesi e ciò che vanno cercando è solo la conferma delle loro opinioni. La televisione permette invece di spiegare, senza paura di fraintendimenti, quello che si pensa: crea un rapporto diretto con i cittadini e per questo è preferibile, più sicura, la comunicazione televisiva, a cui un moderno politico non può né deve sottrarsi.
La seconda parte del libro invece propone argomenti più prettamente politici: il pensiero di D'Alema su tutti i grandi temi della società contemporanea italiana e sulle modalità di governarla. Sono battute, brevi e incisive, estrapolate dal contesto, alle quali perciò non si può richiedere una capacità di approfondimento o una elaborazione intellettuale; ma di sicuro sono d'effetto, colpiscono il lettore, così come è avvenuto con lo spettatore. D'altronde D'Alema stesso, nella prima parte, dichiara che quando vuole approfondire un concetto, offrire una tesi compiuta o "rivolgersi a un'élite", preferisce ricorrere alla "comunicazione colta" e affidare il suo messaggio a un libro, a un saggio, scritto con quell'intento, o al limite ad un giornalista della carta stampata (che sia fidato, però!).
Certamente ne emerge un moderno leader di partito, che sa e vuole usare i nuovi mezzi di comunicazione, e che non rifiuta il rinnovamento anche all'interno delle sue posizioni politiche. Che cosa si può obiettare? Forse all'interno del suo partito, il dibattito politico è stato un po' spento dall'uso così individualista del mezzo di comunicazione. Forse, come dice Nanni Moretti, se un po' più spesso si sentisse D'Alema dire "qualcosa di sinistra", la militanza politica e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica non sarebbe così in crisi come oggi tutti denunciano.
Personaggio mediatico, freddo e calcolatore? Moderno leader politico, in sintonia con i tempi e con la società telematica? Al lettore il giudizio: questo agile libro ci dà buoni motivi di riflessione.
D'Alema. Parole a vista, a cura di Enrico Ghezzi
Pag. 219, Lire 14.000 - Edizioni Bompiani (pasSaggi)
ISBN 88-452-3777-X
Le prime righe
Incontro a parole
e.g. - Lessi, tempo fa, in una intervista, una posizione abbastanza precisa, anche se occasionalmente espressa, su una sua preferenza verso l'esibire il proprio discorso in televisione, rispetto alla normale discussione o furto giornalistico. Intendo furto in senso lato, nel senso di uno che passa, di uno che sta in un crocchio e da questo, anche legittimamente, inventa o ricostruisce o deduce un percorso, un discorso. Mi sembrava che in questa intervista fosse espressa una maggior fiducia verso una sorta di apertura, di evidenza democratica - io la chiamerei così - dell'essere in televisione e dire qualcosa.
M.D'A. - Diciamo che la comunicazione politica richiede l'uso di mezzi diversi, perché evidentemente a questo corrisponde anche una complessità del messaggio politico. Io sono convinto che ci sono delle idee che per essere esposte hanno bisogno dei saggi, addirittura dei libri; e ci sono dei messaggi semplici per i quali è assolutamente essenziale la televisione o anche l'intervista... Purtroppo il problema è che la tendenza del sistema mediatico a deviare il messaggio rende sempre più difficile il giornale come mezzo per comunicare le proprie idee. Infatti il sistema giornalistico non è interessato a capire che cosa penso io: è interessato a mettermi in bocca determinate opinioni che possano suscitare determinate polemiche. C'è una deviazione nel sistema, che non ha più un reale interesse a capire: ha interesse semplicemente a produrre l'evento, a metterlo in scena, a costruirlo secondo disegni, strategie, logiche. Questa consapevolezza, o almeno questo timore, mi mette sulla difensiva. Naturalmente anche la televisione si presta alla manipolazione, ma in modo particolare... A parte forme di manipolazione più volgari, quelle che si possono fare su una registrazione, che può essere tagliata o montata e che non è difficile smascherare, possono esservi forme di manipolazione più sottili, quelle che si possono fare anche in diretta da una regia televisiva: per esempio, un modo di riprenderti che toglie significato a quello che stai dicendo, non so, uno sbuffo... Insomma, figuriamoci, ci sono mille modi. Però, tutto sommato, se c'è un dialogo, si capisce che una risposta è una risposta e non è una dichiarazione, e che una battuta è una battuta.
e.g. - La situazione è più chiara.
M.D'A. - E se una battuta è una battuta, non è una cosa seria, no?
© 1998, RCS Libri S.p.A.
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