Daniel Picouly
L'ultima estate

"Meno male che qui tutto si asciuga in fretta, anche le emozioni."


Algeria 1962. Fort de l'Eau. Estate. Una comunità eterogenea e multietnica, con forti legami verso le singole radici nazionali francesi, spagnole mahonesi, algerine. Interni popolari e popolati. Entriamo in questo scenario e troviamo una storia fatta di situazioni "normali", anche banali se vogliamo, trasformate però dall'autore in qualcosa di eccezionale grazie al forte spirito romanzesco che accompagna la sua scrittura. Un divertente resoconto di un momento dell'infanzia povera ma felice dell'autore e della sua numerosa famiglia, dei vicini, degli amici e di tutto quel piccolo mondo che appartiene all'esistenza di ciascuno di noi, che caratterizza il microcosmo in cui ogni individuo vive. Quello di Picouly è l'Algeria di un'estate in cui egli stesso quattordicenne (ma così piccolo da dimostrarne e dichiararne solo dodici) affronta i prodromi della sua maturazione contemporaneamente a quelli della nuova nazione, libera.
Ci sono i giochi e i racconti, anche i miti e le parole della giovinezza in questo romanzo, ci sono le incongruenze dell'età, il rapporto con gli adulti, la capacità di cogliere anche in loro debolezze e incoerenze. E' un libro legato alla memoria privata e a quella pubblica dell'indipendenza dell'Algeria, proclamata proprio il 4 agosto 1962, mentre Marylin Monroe ingurgita 50 Nembutal e a Fort de l'Eau un'altra Maryline (con la e finale) viene minacciata... Una storia che realizza un grande esercizio di fantasia nostalgica. Sembra non dimenticare nulla Picouly: i tornei di cuscus, i primi slanci sentimentali, le grandi curiosità dell'infanzia, i bengalini del signor Fernando, gli odori, i colori di questa Algeria di quasi quarant'anni fa...
L'autore ha affermato in un'intervista: "La memoria o il campo di nessuno: accanto alla storia ufficiale, dove si pretende di ricordare, ci sono i veri eroi della vita, tutti i dimenticati che hanno alzato la mano per farsi conoscere". E quanti di questi eroi ora saranno vittime del flagello di terrore che si è abbattuto su questo splendido paese? Un'altra ottica per valutare il romanzo, testimonianza diretta di un tempo costruttivo e ottimista, aperto con gioia al futuro, un futuro che poi ha violentemente abbattuto tutti i sogni di allora.
Picouly comunque ci sorride dalla copertina, circondato da bambini divertiti. In Francia è un mito ormai e le sue apparizioni alle varie fiere del libro o le sue incursioni in libreria sono accompagnate da una piccola folla in festa alla ricerca di una parola, un autografo, una battuta. Le Champ de personne (Il Campo di nessuno, in Italia edito da Feltrinelli) primo romanzo autobiografico dell'autore di cui L'ultima estate è l'ideale continuazione, ha venduto più di 300.000 copie suscitando un grande interesse nei lettori francesi. E tra i suoi estimatori conta anche uno scrittore come Daniel Pennac al quale lo lega, tra l'altro, l'analoga formazione nell'ambito della mitica "Série noire" di Gallimard. Il perché non è un mistero: per scoprirlo basterà leggere questo romanzo.


L'ultima estate di Daniel Picouly
Titolo originale dell'opera: Fort de l'Eau

Traduzione dal francese di Yasmina Melaouah
255 pag., Lit. 28.000 - Edizioni Feltrinelli, (I Canguri/Feltrinelli)
ISBN 88-07-70099-9

le prime pagine
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1.
L'ULTIMO SOLE


Patapumfete!
Cado all'indietro. I miei occhi fanno tilt. Un pezzo di azzurro mi passa tra le gambe. Che ci fa lì, il cielo? Non è quello il suo posto. E i miei piedi nudi tra i rami del fico. E' normale? Mi fioriranno gli alluci. Petali caffellatte. Non molto serio, come mazzo... Attento, figliolo! Qui tutto cresce da sé. Non sei in un posto qualsiasi. Sei a Fort de l'Eau. Il giardino del paradiso! Bell'accoglienza. Capisco che Adamo ed Eva se ne siano andati. Il giardino del paradiso. Di solito è così. Ma oggi l'aria è pesante. Eppure non c'è scirocco... La prova, figliolo: pianti qui una scarpa di corda e ti spunta un paio di stivali da cavallerizzo... Figuriamoci! Ho provato sulla spiaggia con le mie infradito. Non ho trovato niente, né gli stivali né il cavallo. In questo paese tutti esagerano. E' uno sport, e mi sa che il tizio in maglietta a righe che mi chiama "figliolo" gioca in serie A... Non ci sai fare. Oppure non hai la mano con le piante, la mano delle sabbie, la mano dell'oasi: la mano del mahonese!... Se ci vogliono quattro mani per piantare una scarpa, tanto vale mettersi al piano con Maryse e Martine, le mie sorelline... Hai poco da ridere. Parola mia, sotterri un nocciolo di pesca e il giorno dopo hai una coppa Melba al Milk Bar! E' questa la mano del mahonese... Balle! Al Milk Bar di Algeri l'unica cosa che cresce da sola è il conto... Così dice la mamma.
C'eravamo andati con lei. All'entrata ci avevano perquisiti... E' la vostra prima perquisizione, esprimete un desiderio, bambini... Da un lato la mamma e le sorelline con una signora vestita di azzurro. Dall'altro io con un tizio magro con i baffi. Mi ha palpato e già che c'era mi ha toccato il cuccurucù dentro i pantaloncini. La cosa ha fatto ridere il suo dente d'oro davanti. D'accordo. E' vero che sono un po' piccolo per la mia età. A quattordici anni, ne dimostro a stento dodici tirando su le spalle... Non vuol dire niente, è una questione di ormoni... La mamma può anche consolarmi, ma il depravato ha riso strizzando l'occhio alla collega vestita d'azzurro. Ecco! Adesso tutto il bar lo sa. E domani tutta Algeri.
In quel momento mi sono detto che avevo fatto bene a far sparire due anni dalla mia età. L'avevo deciso di nascosto sull'aereo prima di atterrare. Quei due anni sono miei. Ne faccio quello che voglio. Così passo da quattordici a dodici... Quando il modello non corrisponde al progetto: cambia il progetto!... Papà lo fa con gli aerei che costruisce all'Air France. Perché io no?... Tuo padre lo dice per i vassoi di acciaio inox che mi fabbrica al lavoro... Vabbé mamma. Ma no sarò più difficile da rettificare di una vassoio per lumache. Quindi ho dodici anni. Dodici anni fra tre mesi. Mi sento già meglio. Più leggero. Questo mi fa nascere nel '50. Una cifra tonda. Devo avvertire Maryse e Martine in modo che si cambino l'età. Non ho voglia di diventare il loro fratello minore. Quelle due piattole sarebbero capaci di vendicarsi.
Al Milk Bar, ci hanno dato una lista delle consumazioni per ciascuno. Non bisogna mai leggerla, altrimenti non si sa cosa scegliere. Ho ordinato un sorbetto al ribes... Non si prendono i frutti di bosco, qui. Non sta bene... Perché mamma?... Ssst! Per via del colore rosso... Questa mania, nella nostra famiglia, di parlare sottovoce quando c'è gente. Come se il colore del sorbetto al ribes fosse un segreto militare. Risultato, per spiegarmelo la mamma me lo deve mimare. Altra mania di famiglia. E non è semplice mimare il rosso. Non ci capisco niente e ordino due palline alla vaniglia. Almeno non hanno colore.
Al ritorno avevo chiesto a Serge di spiegarmi senza mimare perché non sta bene ordinare frutti di bosco al Milk Bar. Mi ha parlato di "attentati al plastico". Parecchi. Ho già sentito questa espressione, ma non capisco come faccia una bomba di plastica a strappare gambe, braccia, a squarciare petti e addirittura a uccidere... Avresti dovuto vedere, c'era rosso dappertutto. Un sacco di rossi mischiati insieme. Fragola, mirtillo, ribes e sangue. Una marea di sangue! Per questo lì non si ordinano frutti di bosco...
Bum! La mia testa cozza per terra. Le mie idee hanno subito un attentato al plastico. Mi schizza sangue fresco in bocca. Atterro bruscamente da un pezzo di cielo. Parola mia, stanno cercando di piantarmi per i capelli... Attento, figliolo, alla mano del mahonese. Farebbe fiorire persino un cranio! Per questo qui non ci sono alberi da cocco. Altrimenti crescerebbero dei negri!... Non capisco cosa voglia dire. Io voglio solo gridare, urlare, sbraitare... Smettetela di picchiarmi!... Ma la lingua mi si è attorcigliata in fondo alla gola come una serpentina di carnevale...
Alaki! Alaki! Cinque biglietti per cento franchi, dodici per duecento franchi!... Oltre tutto, deliro. Sarà la febbre del mahonese. E' comodo, a Fort de l'Eau, tutto è mahonese: la mano, la febbre, la terra, la gente, la città. E da sempre. Dov'è, già, Mahón? Maiorca o Minorca? Me l'hanno spiegato cento volte.
Bang! Non sarà certo il pugno che mi è arrivato in piena faccia ad aiutarmi a distinguere le Isole Baleari. Avrei dovuto dar retta a papà e darmi al pugilato. Almeno mi avrebbe ammorbidito le cartilagini e avrei imparato a schivare... La testa! Muovi la testa!... Il dolore si arrampica sul profilo del naso e va a esplodere sotto le sopracciglia. Bang! Nel frattempo inghiotto una folata di henné e di tabacco da masticare. Un giorno anch'io saprò sputare così forte nella polvere da fare crescere le rose del deserto. Non c'è bisogno di essere mahonese. Mi incarto contro un platano verso il campo di bocce. Qual è il verbo per dire che uno strappa la corteccia con la schiena?... Lascia perdere le parole, tira una bocciata... Papà ha ragione. Terrò buono il suo consiglio per il gioco delle bocce, ma più che bocciare io preferisco alzarmi. E così il sole, che tra poco sorgerà per rimettere un po' di ordine nel paesaggio. Perché finalmente il basso sia in basso, l'alto in alto e Mahón a Minorca.


© 1998, Giangiacomo Feltrinelli Editore

biografia dell'autore
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Daniel Picouly è nato nel 1948 a Villemomble, alla periferia di Parigi. Undicesimo di tredici figli, laureato in economia, insegna in un liceo di Parigi. Tra il 1992 e il 1995, Picouly ha pubblicato quattro libri gialli, ma il vero successo è arrivato con Il Campo di Nessuno, definito dall'autore autobiografico al 98,94%.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Picouly Daniel, Il campo di nessuno, tr. di Melaouah Y., 1996, 272 p., Lit. 28000, "I canguri" n. 81, Feltrinelli (ISBN: 88-07-70081-6)

Picouly Daniel, Il campo di nessuno, tr. di Melaouah Y., 1998, 272 p., Lit. 13000, "Universale economica" n. 466, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81466-8)

Picouly Daniel, Incubo pirata, tr. di Caporali R., 1997, 96 p., ill., Lit. 10000, "Gru. Giunti ragazzi universale. Under 14" n. 14, Giunti (Gruppo Editoriale) (ISBN: 88-09-21209-6)

Picouly Daniel, Le lacrime del capo, tr. di Catania A., 1997, 256 p., Lit. 26000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-3184-4)


A cura di Giulia Mozzato


11 settembre 1998