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Il cielo a rovescio
Racconti contemporanei dall'Australia
a cura di Franca Cavagnoli
"Questa antologia propone un viaggio letterario nell'Australia contemporanea per consentire al lettore italiano di conoscere più da vicino una realtà sfaccettata e ancora trascurata dall'editoria italiana"
Franca Cavagnoli
Una raccolta di racconti, alcuni lunghi come romanzi brevi, altri invece quasi solo una citazione, qualche rapido pensiero, per poter iniziare a conoscere una cultura che in Italia è arrivata soprattutto attraverso la produzione cinematografica.
I grandi spazi, e la sensazione di solitudine che ne consegue, caratterizzano la scrittura di autori tra loro molto diversi per stile, età e modalità di comunicazione, così come una forte interiorizzazione dei sentimenti e una straordinaria capacità di fantasticare che uomini e donne dimostrano in questi racconti.
Una amore vissuto tutto dentro di sé, mai comunicato all'altro se non con sguardi furtivi, una sensazione di pace interiore, nessun senso di colpa e un graduale abbandono a questo sentimento così vitalizzante: così Christina Stead, nel racconto d'apertura della raccolta, Una relazione innocua, descrive i sentimenti di Lydia, la protagonista, per Paul, giornalista-soldato, amato con gioia adolescenziale fin dal primo incontro, mai veramente antagonista al marito che Lydia ama con tenerezza assoluta e materna, quasi complice silenzioso di quel sentimento che viene sempre da lei taciuto. Paul è curiosamente simile a lei, le somiglia anche fisicamente, ma ha scelto una vita diversa, di certo più infelice, di certo più avventurosa. La morte in luoghi lontani, la Cina, non interrompe quel rapporto, tutto mentale, lo rende solo stabile, immutabile.
Anche nel racconto Gretel di Hal Porter tutto avviene nella testa del protagonista-narratore. La morte della madre, l'assistere al suo funerale, portano al risorgere dei ricordi. L'infanzia lontana, le amiche della madre, e una figura di bambina "speciale", Gretel, la ragazzina che non si poteva disturbare, misteriosa e bellissima, vista solo una volta, aggirando la sorveglianza che intorno a lei era stata posta, e che aveva suscitato in lui, dodicenne, un amore improvviso, tanto da fargli rubare una collanina alle sorelle per donargliela. La bambola, posata sulle ginocchia della bambina e vestita come lei, identica a lei, è la stessa che poi, come si saprà a chiusura del racconto, la Gretel adulta e chiusa nella sua pazzia, tiene ancora tra le braccia, così come al collo porta ancora la collanina donatagli quel giorno lontano da un bimbo curioso.
La fantasia, l'amore e la passione, dominano il racconto di Peter Carey, Vita & morte nel Padiglione Sud. Custode di cavalli, ma nello stesso tempo loro nemico, il protagonista arriverà a provocarne la morte per poter avere ancora Marie, quella ragazza che è la padrona del suo corpo e della sua mente, ma i luoghi lontani che sogna, la possibilità di amarla e di possederla sembrano proprio solo inutili fantasie. I cavalli erano incompatibili con il loro amore, e per questo lui, il loro custode, li aveva fatti annegare, ma ecco che vengono rimpiazzati, ne arrivano altri, tutto ricomincia da capo.
Le diverse abitudini di vita, una natura per noi particolarmente esotica, una cultura e una tradizione letteraria del tutto originale, forse anche da questo nasce la curiosità e l'interesse che questa raccolta di racconti suscita, ma non solo: di certo c'è una freschezza e una purezza che tanta letteratura europea o americana ha ormai perso.
Il cielo a rovescio. Racconti contemporanei dall'Australia, a cura di Franca Cavagnoli
Pag. 202, Lire 14.000 - Edizioni Mondadori (Oscar Varia)
ISBN 88-04-43170-9
Le prime righe
Christina Stead
UNA RELAZIONE INNOCUA
Tutto andò bene fin dall'inizio in questa relazione. Era cominciata subito dopo che Lydia aveva pensato: "È primavera, una primavera vuota; è da anni che non mi innamoro più, devo essere diventata stupida - non mi guardo più intorno, non desidero più nulla". Il giorno seguente andò a una festa dove conobbe molte persone distinte, tutte persone che avevano raggiunto la meta. Lydia odiava questo tipo di feste: stare con persone famose la portava a pensare che la vita si fosse fermata e non ci fosse più niente per cui valesse la pena vivere, mentre lei voleva continuare a vivere e per questo preferiva le persone che non erano arrivate in cima, né altrove, ma che nutrivano ancora ambizioni e desideri impossibili. Da questo punto di vista, l'invito aveva un che di sgradevole. La donna l'aveva invitata: lei le aveva scritto accennando l'invito senza sapere che si trattava di una donna famosa: lo aveva scoperto solo più tardi. E poi la donna non aveva invitato il marito di Lydia. Al laboratorio Lydia era conosciuta come "Miss Parsons" e così usava spesso quel nome anche fuori. La donna era una dottoressa, una donna qualsiasi e, dopo aver accettato l'invito, Lydia aveva scoperto che non era solo la dottoressa Brown, ma anche Mary Cohoet, figura di spicco impegnata in attività sociali e filantropiche, una persona talmente al di sopra delle parti che credeva nell'importanza di incontrare persone di tutti gli strati sociali: radicali, conservatori, artisti rivoluzionari, giornalisti di riviste mondane. Lydia era stata invitata per le sue ricerche nel campo della batteriologia e perché era ancora una donna giovane e aveva viaggiato; nonostante i suoi genitori fossero molto poveri, si può dire che godesse di un certo prestigio sociale.
Lydia si mise un vestito e un paio di scarpe francesi e arrivò in ritardo: lo studio dell'appartamento, disposto su due piani, era quasi pieno, la gente beveva sherry e cocktail, eppure nella stanza c'era un'atmosfera di noia e svogliatezza, da cui si capiva subito che l'ospite d'onore non era ancora arrivato. Era un uomo che aveva vissuto a lungo in Cina e che avrebbe organizzato una raccolta di fondi in favore della popolazione cinese.
© 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
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