Francesco Alberoni
Abbiate coraggio

"Il coraggio ha due volti. Quello di avanzare e quello di fermarsi o di ritirarsi. Ci sono, nella vita degli individui, delle imprese e dei popoli, momenti particolarmente favorevoli in cui sono possibili cose straordinarie."


Dopo i numerosi scritti di Alberoni che rivolgono la loro attenzione a sentimenti e a comportamenti della vita privata, quest'ultimo volume tratta un tema e un sentimento che, pur facendo parte della psicologia individuale, ha comunque una forte valenza sociale: il coraggio. Sì, perché questa società che esalta le imprese eroiche, soprattutto nella finzione cinematografica o letteraria, sembra aver perso invece il piacere di una quotidianità "coraggiosa", capace di opposizione al male, di indignazione, di rifiuto del negativo, in poche parole di quel coraggio che Alberoni ci invita a riscoprire. Un altro sentimento che sembra sia un po' sparito dal nostro mondo è "l'entusiasmo", straordinaria risorsa sociale e individuale, dice l'autore, con un forte effetto di trascinamento sui più pavidi, in continua tensione al positivo, creatore di nuove formazioni sociali, vero attore della Storia insomma ma anche, più semplicemente, un sentimento che ci permette di vivere meglio e di ottenere i risultati desiderati, o per lo meno di non crollare definitivamente dopo sconfitte (inevitabili nella vita) e di resistere agli assalti negativi della fortuna, dei nostri avversari o, come avviene spesso, del caso. Forse questo mondo così fragile troppo spesso esalta "la temerarietà", i tanti giochi giovanili estremi venuti improvvisamente alla ribalta, le sensazioni forti e rischiose cercate anche mettendo a repentaglio la vita propria e altrui, tutto ciò non ha niente a che vedere con il coraggio, "virtù morale e sociale", dote che prevede un forte senso di responsabilità collettiva, che è strutturalmente tesa al positivo e che non si risolve in un gesto isolato e momentaneo. Certamente non si può pensare utopisticamente che tutti gli uomini siano "coraggiosi", ci sono e ci saranno sempre persone che hanno un effetto negativo sugli altri, volutamente o no, che "rubano energia" agli altri o li danneggiano: fa parte anche questo della vita e della realtà.
Alberoni guarda, con gli occhi del sociologo e del comunicatore, la nostra vita quotidiana e offre ai suoi numerosi lettori dei consigli e degli insegnamenti pieni di buon senso e di grande praticabilità.


Abbiate coraggio di Francesco Alberoni
Pag. 162, Lire 24.000 - Edizioni Rizzoli (I libri di Francesco Alberoni)
ISBN 88-17-85995-8


Le prime righe

CAPITOLO PRIMO
LA BATTAGLIA


Il coraggio ha molte forme ed è costituito di numerose qualità e virtù. Nella lunga storia dell'umanità è sempre stato connesso alla capacità di rischiare la propria vita e la propria fortuna in una sfida, in una battaglia. Grandi imperi sono stati conquistati o perduti in un unico scontro. Ma anche nella nostra vita quotidiana, quando non c'è nessuna guerra, ogni tanto dobbiamo confrontarci coraggiosamente con un ostacolo o con un avversario, affrontare una battaglia.

L'assalto

Per conquistare una trincea, le mura di una città, occorre sempre l'assalto. Anche nel campionato di calcio vi sono periodi di preparazione, di prove a cui segue lo sforzo concentrato della partita.
Ogni volta che c'è un ostacolo, di qualsiasi natura, noi dobbiamo unire le nostre forze e spenderle tutte insieme in un luogo e in un periodo determinato. Per sviluppare, in quel momento, una enorme energia e trasmettere questa impressione di potenza all'altro.
Per superare bene l'esame non basta aver studiato. Occorre anche presentarci all'appuntamento sicuri di convincere il nostro esaminatore che sappiamo.
Tutte le cose importanti della nostra vita avvengono così, per "campagne", per "offensive". Non solo gli esami, i concorsi. Accade lo stesso con il lavoro. Abbiamo incominciato con entusiasmo una nuova attività. Poi, questa, a poco a poco, diventa routine. Ci sentiamo impiegati male, inutili. Allora cominciamo a guardarci attorno alla ricerca di qualcosa di nuovo finché, un giorno, si presenta l'occasione. L'afferriamo, ci buttiamo nella nuova attività con tutte le nostre energie. E allora torniamo a sentirci vivi, creativi. Finalmente possiamo dimostrare le nostre capacità. Nel ricominciare, le nostre energie si moltiplicano.
Ci sono delle persone che sono più capaci di altre di evocare dentro di sé queste energie straordinarie. Sono i grandi imprenditori, i creatori, i costruttori, coloro che fanno cose importanti in tutti i settori in cui si applicano. Si tratti di creare una impresa, costruire un ospedale, una università, organizzare un partito politico, trovare le risorse per realizzare un film, o scrivere un grande romanzo.

© 1998, RCS Libri S.p.A.


L'autore
Francesco Alberoni è noto in tutto il mondo per la sua teoria dell'innamoramento e dell'amore. I suoi libri sono tradotti in venti lingue. Ricordiamo inoltre la sua opera fondamentale sui movimenti sociali, Genesi, e il suo ultimo libro sull'amore, Ti amo. Alberoni è professore di sociologia e Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazioni IULM di Milano.



Maurizio Bettini
Nascere
Storie di donne, donnole, madri ed eroi

"Forse anche adesso, mentre scriviamo, da qualche parte c'è ancora un'Alcmena che chiede alle vicine di guardare sotto il letto, per vedere se ci sono nodi e altre maledizioni del genere che le impediscono di mettere fine alle sue doglie."


Quali paure, magie e miti accompagnavano nel mondo antico il momento della nascita? E quali riti fondamentali dovevano essere seguiti, quali direttive venivano date alle partorienti per avere un parto tranquillo e per esorcizzare i timori e le forze maligne?
Per rispondere a questi interrogativi Bettini prende come esempio la nascita di Eracle da Alcmena
, cioè la nascita di un eroe, travagliata e difficile a causa delle numerose forze ostili che tentano di impedire l'evento. Evento che non arriva casualmente, ma che viene determinato da fattori come il volere di un dio, le forze astrali, atteggiamenti e riti propiziatori o ostili. Osteggiata, appunto, da numerose e potenti figure (le Nemiche, alle quali è dedicato un capitolo del saggio), con in testa la gelosissima Era, la nascita del figlio di Zeus avverrà solo grazie all'astuzia di una fanciulla, la Liberatrice, che sarà tuttavia punita e trasformata in donnola. Ma perché proprio in una donnola? L'affascinante narrazione di Bettini si affaccia così al vasto mondo della mitologia e delle credenze sugli animali, innumerevoli, complesse e interessantissime.
La tradizione culturale antichissima di "forzare" il comportamento animale, le sue abitudini, per adattarlo alle convenzioni umane, per farne esempio e critica, per proiettare sull'animale insicurezze e difetti e la bestialità umana è un altro aspetto del rapporto uomo-natura analizzato nel saggio, un prolungamento della prima parte dedicata strettamente al mito. "Alla radice di questo atteggiamento - afferma Bettini - sta un paradosso che già Wittgenstein aveva identificato con chiarezza: se i leoni fossero capaci di parlare, noi non potremmo capirli. Gli animali non sono semplicemente muti: sono soprattutto 'altro'". E nel mondo greco e romano "le credenze sugli animali sono molto di più di una collezione di notizie esatte, assurde o curiose: sono un modo di pensare il mondo". In questo modo di pensare il mondo, che si perpetua nei secoli successivi, trova un suo ampio spazio la nostra donnola, animale femminile per eccellenza, destinata ad accompagnare la donna nel momento cruciale della maternità e del parto. E il cerchio si richiude all'interno di quel mondo tutto femminile che circonda la nascita, momento magico e misterioso, sempre uguale, ma sempre unico e degno di essere narrato.


Nascere. Storie di donne, donnole, madri ed eroi di Maurizio Bettini
423 pag., ill., Lit. 38.000 - Edizioni Einaudi, (Saggi n.818)
ISBN 88-06-14180-5


Le prime righe

Prologo sull'Olimpo


Dunque si racconta che proprio il giorno in cui Alcmena avrebbe dovuto partorire Eracle, nella città di Tebe dalle belle mura, Zeus si rivolse a tutti quanti gli dèi e vantandosi dichiarò quel che segue:
Ascoltatemi tutti, dèi e dee, vi dirò ciò che il cuore mi detta nell'animo. Oggi Eileíthya dal doloroso travaglio farà venire alla luce un uomo che regnerà su tutte le genti vicine, uno fra gli uomini che per stirpe e per sangue discendono da me.


I. L'astuta interlocutrice.
Zeus però non aveva tenuto conto della straordinaria sagacia di sua moglie Era "dalla mente ingannatrice". La quale gli rispose in questo modo:
È una menzogna, non compirai le tue parole; orsù, dio dell'Olimpo, giurami con un giuramento solenne che su tutte le genti vicine regnerà davvero colui che in questo giorno cadrà fra i piedi di una donna, uno fra gli uomini che discendono dal sangue della tua stirpe.
Zeus non comprese l'inganno che si celava dietro le parole della moglie e giurò, come lei gli aveva chiesto, con giuramento solenne. Fu questo il momento in cui la mente di Zeus fu "accecata da Ate": ovvero, come diremmo noi, più laici, fu allora che Zeus commise il suo terribile errore. Perché subito Era
con un balzo lasciò la cima dell'Olimpo e rapidamente raggiunse Argo di Acaia, dov'era la nobile sposa di Stenelo figlio di Perseo; essa attendeva un figlio, il settimo mese era compiuto; ma Era lo fece venire alla luce prima del tempo e arrestò invece il parto di Alcmena, trattenne le Eileíthyiai. Poi andò ad annunziare a Zeus figlio di Crono: "Zeus, padre, dio della vivida folgore, voglio dirti una cosa: è nato un uomo valente che regnerà sugli Achei, Euristeo figlio di Stenelo della stirpe di Perseo: è della tua stirpe, è degno di governare gli Achei".
Anche di Euristeo infatti si poteva dire, a buon diritto, che apparteneva alla stirpe di Zeus: suo padre, Stenelo, era figlio di Perseo, e Perseo era a sua volta figlio di Danae e di Zeus. Il fatto è che Zeus aveva lasciato in giro un po' troppa gente che discendeva dal suo stesso sangue. Bloccando il parto di Alcmena, e accellerando quello di Nikippe, moglie di Stenelo, Era aveva fatto in modo che la solenne dichiarazione di Zeus di fronte agli dèi si adempisse comunque in modo corretto.

© 1998, Giulio Einaudi editore


L'autore
Maurizio Bettini insegna Filologia classica all'Università di Siena e collabora con la Repubblica. Ha pubblicato, tra l'altro, Il ritratto dell'amante, I classici nell'età dell'indiscrezione, Con i libri.




Il cielo a rovescio
Racconti contemporanei dall'Australia
a cura di Franca Cavagnoli

"Questa antologia propone un viaggio letterario nell'Australia contemporanea per consentire al lettore italiano di conoscere più da vicino una realtà sfaccettata e ancora trascurata dall'editoria italiana"

Franca Cavagnoli


Una raccolta di racconti, alcuni lunghi come romanzi brevi, altri invece quasi solo una citazione, qualche rapido pensiero, per poter iniziare a conoscere una cultura che in Italia è arrivata soprattutto attraverso la produzione cinematografica.
I grandi spazi, e la sensazione di solitudine che ne consegue, caratterizzano la scrittura di autori tra loro molto diversi per stile, età e modalità di comunicazione, così come una forte interiorizzazione dei sentimenti e una straordinaria capacità di fantasticare che uomini e donne dimostrano in questi racconti.
Una amore vissuto tutto dentro di sé, mai comunicato all'altro se non con sguardi furtivi, una sensazione di pace interiore, nessun senso di colpa e un graduale abbandono a questo sentimento così vitalizzante: così Christina Stead, nel racconto d'apertura della raccolta, Una relazione innocua, descrive i sentimenti di Lydia, la protagonista, per Paul, giornalista-soldato, amato con gioia adolescenziale fin dal primo incontro, mai veramente antagonista al marito che Lydia ama con tenerezza assoluta e materna, quasi complice silenzioso di quel sentimento che viene sempre da lei taciuto. Paul è curiosamente simile a lei, le somiglia anche fisicamente, ma ha scelto una vita diversa, di certo più infelice, di certo più avventurosa. La morte in luoghi lontani, la Cina, non interrompe quel rapporto, tutto mentale, lo rende solo stabile, immutabile.
Anche nel racconto Gretel di Hal Porter tutto avviene nella testa del protagonista-narratore. La morte della madre, l'assistere al suo funerale, portano al risorgere dei ricordi. L'infanzia lontana, le amiche della madre, e una figura di bambina "speciale", Gretel, la ragazzina che non si poteva disturbare, misteriosa e bellissima, vista solo una volta, aggirando la sorveglianza che intorno a lei era stata posta, e che aveva suscitato in lui, dodicenne, un amore improvviso, tanto da fargli rubare una collanina alle sorelle per donargliela. La bambola, posata sulle ginocchia della bambina e vestita come lei, identica a lei, è la stessa che poi, come si saprà a chiusura del racconto, la Gretel adulta e chiusa nella sua pazzia, tiene ancora tra le braccia, così come al collo porta ancora la collanina donatagli quel giorno lontano da un bimbo curioso.
La fantasia, l'amore e la passione, dominano il racconto di Peter Carey, Vita & morte nel Padiglione Sud. Custode di cavalli, ma nello stesso tempo loro nemico, il protagonista arriverà a provocarne la morte per poter avere ancora Marie, quella ragazza che è la padrona del suo corpo e della sua mente, ma i luoghi lontani che sogna, la possibilità di amarla e di possederla sembrano proprio solo inutili fantasie. I cavalli erano incompatibili con il loro amore, e per questo lui, il loro custode, li aveva fatti annegare, ma ecco che vengono rimpiazzati, ne arrivano altri, tutto ricomincia da capo.
Le diverse abitudini di vita, una natura per noi particolarmente esotica, una cultura e una tradizione letteraria del tutto originale, forse anche da questo nasce la curiosità e l'interesse che questa raccolta di racconti suscita, ma non solo: di certo c'è una freschezza e una purezza che tanta letteratura europea o americana ha ormai perso.


Il cielo a rovescio. Racconti contemporanei dall'Australia, a cura di Franca Cavagnoli
Pag. 202, Lire 14.000 - Edizioni Mondadori (Oscar Varia)
ISBN 88-04-43170-9


Le prime righe

Christina Stead

UNA RELAZIONE INNOCUA

Tutto andò bene fin dall'inizio in questa relazione. Era cominciata subito dopo che Lydia aveva pensato: "È primavera, una primavera vuota; è da anni che non mi innamoro più, devo essere diventata stupida - non mi guardo più intorno, non desidero più nulla". Il giorno seguente andò a una festa dove conobbe molte persone distinte, tutte persone che avevano raggiunto la meta. Lydia odiava questo tipo di feste: stare con persone famose la portava a pensare che la vita si fosse fermata e non ci fosse più niente per cui valesse la pena vivere, mentre lei voleva continuare a vivere e per questo preferiva le persone che non erano arrivate in cima, né altrove, ma che nutrivano ancora ambizioni e desideri impossibili. Da questo punto di vista, l'invito aveva un che di sgradevole. La donna l'aveva invitata: lei le aveva scritto accennando l'invito senza sapere che si trattava di una donna famosa: lo aveva scoperto solo più tardi. E poi la donna non aveva invitato il marito di Lydia. Al laboratorio Lydia era conosciuta come "Miss Parsons" e così usava spesso quel nome anche fuori. La donna era una dottoressa, una donna qualsiasi e, dopo aver accettato l'invito, Lydia aveva scoperto che non era solo la dottoressa Brown, ma anche Mary Cohoet, figura di spicco impegnata in attività sociali e filantropiche, una persona talmente al di sopra delle parti che credeva nell'importanza di incontrare persone di tutti gli strati sociali: radicali, conservatori, artisti rivoluzionari, giornalisti di riviste mondane. Lydia era stata invitata per le sue ricerche nel campo della batteriologia e perché era ancora una donna giovane e aveva viaggiato; nonostante i suoi genitori fossero molto poveri, si può dire che godesse di un certo prestigio sociale.
Lydia si mise un vestito e un paio di scarpe francesi e arrivò in ritardo: lo studio dell'appartamento, disposto su due piani, era quasi pieno, la gente beveva sherry e cocktail, eppure nella stanza c'era un'atmosfera di noia e svogliatezza, da cui si capiva subito che l'ospite d'onore non era ancora arrivato. Era un uomo che aveva vissuto a lungo in Cina e che avrebbe organizzato una raccolta di fondi in favore della popolazione cinese.


© 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.







Alex Roggero
La corsa del levriero
In Greyhound da Pittsburgh a Los Angeles

"Fa caldo. I vecchi della corriera dormono. I giovani ascoltano musica dai loro stereo. L'autista non fa più paura; da quando abbiamo ripreso a viaggiare, non ha più detto una parola ... Dall'auricolare del mio stereo esce la musica appassionata di Earl Klugh. Si sta bene su questo autobus."


In quanti film americani e in quanti romanzi "mitici" è stata descritta l'infinita traversata degli Stati Uniti coast to coast? E quante volte, vedendo gli spazi aperti, i deserti, i cieli azzurri appena punteggiati di piccole nuvole o i rossi canyon, o i grigi grattacieli avremmo voluto anche noi percorrere quelle strade, per centinaia e centinaia di chilometri? Per attraversare questa immensa nazione c'è un mezzo speciale, un tempo utilizzato da masse di utenti ed ora in gran parte rimpiazzato dai veloci jet: l'autobus. Negli anni Trenta e Quaranta i grossi autobus azzurri con il levriero grigio dipinto sulla fiancata, il Greyhound (simbolo di una compagnia quasi monopolista fondata da uno svedese), portavano in ogni angolo del paese uomini e cultura, progresso e avventura. Alex Roggero ha ripercorso una parte della rete di collegamenti tra nazioni, città, paesi, villaggi che formava la struttura portante delle comunicazioni statunitensi "via torpedone". Ora quegli storici autobus sono utilizzati solamente da chi non può o non vuole permettersi un viaggio aereo, e l'umanità che si incontra durante il tragitto è marginale rispetto a quella che ha dato vita al mito del "running dog", ma rimane significativa di un mondo e di un'epoca. Sono compagni di strada con i quali si dorme, si fa colazione, si mangia, si parla (o non si parla), si condividono noia e stanchezza, emozioni e difficoltà. Così ha fatto Roggero, nel suo itinerario alla ricerca di vecchie stazioni di Greyhound, di autisti curiosi, di mezzi vecchiotti e non sempre beneodoranti, di passeggeri strani, di località amene (e non) tutti da fotografare e raccontare. E, nella seconda parte del libro, narra altri momenti di viaggio in America, in auto, a piedi, da solo o con compagni che condividano la sua dimensione dell'avventura: "La sorpresa, a mio avviso, è una componente fondamentale del viaggio. E in quest'epoca di overdose televisiva e informatica, l'unico modo di regalarsi qualche sorpresa è quello di arrivare, di tanto in tanto, impreparati, disinformati, vuoti. Andare a perdersi". Negli Stati Uniti.


La corsa del levriero. In Greyhound da Pittsburgh a Los Angeles di Alex Roggero
164 pag., ill., Lit. 25.000 - Edizioni Feltrinelli Traveller
ISBN 88-7108-144-7


Le prime righe

1.


La corriera era diretta a Denver. Lì sarebbe terminato il mio viaggio. A dire la verità, era già terminato una volta, a Los Angeles, sotto l'insegna blu del Santa Monica Pier, dove vanno a dormire i vagabondi e dove, un tempo, la gloriosa Route 66 andava a morire nell'Oceano Pacifico. Ma non avevo voluto concludere così, all'insegna del solito tragitto da costa a costa, un viaggio completamente improvvisato, nato dal desiderio di rincorrere il fantasma del blacktop, il manto nero, simbolo e spirito di tutte le strade d'America. Col trascorrere del tempo il fantasma mi era penetrato nelle ossa e quando, sulle rive dell'oceano verde e limaccioso di L.A., mi ero reso conto di essere giunto alla fine, era esplosa, incontrollabile, la voglia di ripartire. Avevo così deciso di tornare sulle corriere della Greyhound, per un'ultima corsa attraverso le praterie del Nord. Da Salt Lake City a Denver. Salt Lake City, perché era quella la destinazione del primo aereo in partenza dall'aeroporto L.A.X. di Los Angeles, e Denver, perché lungo quel tragitto il bus seguiva la US 40, un'antica e famosa strada che attraversava le più belle praterie dello Utah e del Colorado. Ma anche se fosse stata un'autostrada, ci sarei andato ugualmente.
Il viaggio per Denver si rivelò subito un terribile errore. Nonostante fosse primavera inoltrata, una perturbazione proveniente dal Canada era piombata sugli stati settentrionali degli Usa provocando spaventose tormente. Per tre giorni l'autobus aveva arrancato nella neve, slittando paurosamente sulle lastre di ghiaccio che ricoprivano l'asfalto crepato della US 40. In un paio di occasioni ci eravamo anche dovuti fermare ad aspettare che il carburante, congelato all'interno del vecchio motore diesel Detroit Six, si sciogliesse.
Quando finalmente arrivammo nei pressi di Denver era notte fonda, le strade erano sepolte sotto una spessa coltre bianca e non c'era un'anima in giro. Anche l'immensa stazione Greyhound era completamente deserta. L'avevano tenuta aperta solo per noi.

© 1998, Feltrinelli Traveller


L'autore
Alex Roggero è nato ad Alessandria nel 1961, vive a Londra e ha studiato fotografia alla University of Westminster. Dal 1985 scrive e fotografa in particolare realizzando reportage di viaggio e architettura roadside americana. Tra le sue opere illustrate Greyhound: A Pictorial Tribute to an American Icon e Go Greyhound.



Turi Vasile
Male non fare

"Venne sua madre in sogno e lo nascose, bambino, tra le pieghe della sua gonna. Era appena sfuggito al contadino e ai suoi cani; sua madre ascoltò le sue proteste di innocenza, lo prese in braccio e gli disse: - Scappando gli hai fatto venire cattivi pensieri. Male non fare, paura non avere."


Sull'onda del successo estivo dell'opera di Andrea Camilleri, "scoperto" improvvisamente dal grande pubblico e in testa alle classifiche di vendita da mesi, emergono dall'oblio altri scrittori siciliani a lungo sottovalutati. Tra questi senza dubbio da citare Turi Vasile, nome non nuovo e non certo sconosciuto, anche grazie alla sua lunga attività cinematografica, premiato dalla critica, ma ancora non entrato nella cerchia degli autori italiani molto amati e molto letti al di là dei confini ragionali, come è accaduto, appunto, nel caso di Camilleri.
Questo libro, che non è recentissimo, ma che costituisce l'ultimo lavoro dell'autore, raccoglie una selezione di racconti che si possono considerare introduttivi alla sua scrittura. Racconti che ruotano attorno a temi biografici, con tratti autobiografici legati alla memoria (a lui molto cari), allo spirito siciliano, alla mentalità e al modo di affrontare la vita che caratterizza, generalizzando, gli abitanti dell'isola.
Una costante ironia accompagna la narrazione, sollevando anche le vicende più drammatiche dal piano strettamente terreno a quello fantastico dell'immaginazione, del comico, dell'ironico, appunto. Come ne La nebbia in cui il protagonista, appassionato pescatore intrappolato sulla spiaggia di una cala, senza possibilità di fuga e di salvezza, ripensa, in quello stato di semi incoscienza che precede la morte, alle voci dei nipotini, alle battute di spirito del padre, all'ilarità dell'amico del cuore, e tutto diviene leggero, il dramma scompare per lasciare posto, al massimo, alla nostalgia o alla malinconia. O come nei due racconti iniziali, strettamente collegati, Male non fare e Paura non avere, che rappresentano due punti di vista sul medesimo fatto di cronaca: l'arresto di un personaggio insospettabile, un "pezzo grosso", accusato di essere un pedofilo omicida. Nel primo il racconto del protagonista, nel secondo quello degli accusatori. E se "male non fare, paura non avere" era stato un insegnamento fondamentale impartitogli dalla madre, perché ora proprio lui, l'uomo importante, aveva reagito con tanta angoscia a una serie di equivoci in cui si era quasi volontariamente impelagato? Una versione particolare della difficile convivenza con la propria identità, che nessuno realmente conosce, dell'Uno, nessuno, centomila pirandelliano.


Male non fare di Turi Vasile
125 pag., Lit. 18.000 - Edizioni Sellerio, (Biblioteca siciliana di storia e letteratura. Quaderni n.89)
ISBN 88-389-1382-X


Le prime righe

Male non fare

"...la memoria, come
uno spettro nelle rovine,
passeggia tra i ricordi...".
G. FLAUBERT


"Al ladro! Al ladro!". Si mise a correre come se incombessero alle sue spalle; non credeva di essere veloce, da tanti anni disabituato alla corsa. "Al ladro! Al ladro!" a cui si unì lo strillo di una sirena. Gli sembrò di essere tornato bambino; un contadino inferocito lo aveva inseguito coi cani avendolo scambiato per uno di quei ragazzacci che gli rubavano la frutta ancora acerba; lui invece si era limitato a raccogliere da terra qualche mela bacata. Sentì il latrare furioso dei cani e persino il colpo di fucile che l'uomo aveva sparato in aria. Per disperazione accelerò ancora e finalmente svicolò in un cortile deserto, lasciandosi indietro gli inseguitori. Il cuore gli scoppiò. Si piegò su se stesso. Non riusciva a respirare. Svenne.
Si risvegliò a notte fonda e con fatica ricostruì quanto era accaduto prima di perdere i sensi. Si rassettò il vestito; si incamminò nel viale sfolgorante di luci; pensò con terrore di poter essere riconosciuto. L'assoluta indifferenza della folla nei suoi confronti lo tranquillizzò.
Due giorni dopo convocò a palazzo il suo amico avvocato.
Gli mostrò sul giornale l'articolo intitolato Era il mostro l'uomo sfuggito all'inseguimento della polizia?
-Ero io - gli disse.
-Il mostro?! - domandò ridendo l'altro.
-No. L'uomo inseguito dalla polizia.
L'amico lo guardò con ironia incredula e si dedicò alla lettura del pezzo.
-E perché saresti scappato?
-Non lo so.
L'amico lo guardò stupito.
-Da bambino, se vedevo apparire uno sbirro, scappavo. Non credevo che a distanza di tanti anni mi sarebbe accaduto di nuovo.
Tacquero entrambi. Poi:
-Vorrei costituirmi - disse.
L'altro lo guardò perplesso:
-Perché?
-Dev'esserci un buco nella mia memoria che mi fa sentire in colpa.
-Ti consiglio uno psicanalista - concluse l'avvocato.

© 1998, Sellerio editore


L'autore
Turi Vasile, nato a Messina nel 1922, è una figura storica del cinema italiano: sceneggiatore di Antonioni e Zampa, regista di Totò, produttore tra i più autorevoli (Roma di Fellini, tra i tanti) - è anche commediografo. Negli ultimi anni si è dedicato alla narrativa e alla memorialistica, pubblicando Paura del vento e altri racconti, Un villano a Cinecittà (premio Diego Fabbri sezione cinema), L'ultima sigaretta a altri racconti (XVI Premio Nazionale per il Tascabile 1997).


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




4 settembre 1998