Franco Casali
Il pianeta Mythos
e altri racconti
Fantasia e realtà in gioco

"Lo spirito che anima il presente libro è quello di dire le cose serie in modo scherzoso, soft, come va di moda in questi tempi."


È una raccolta di racconti o meglio, sotto la veste di racconti di fantascienza, sono presentate le più recenti scoperte della fisica e della tecnologia: la scienza insomma si traveste da fiction e si rende accessibile e gradevole anche per chi è meno competente.
Le varie storie sono accompagnate, a fine capitolo, da note che permettono ad un lettore più attento approfondimenti e maggiore conoscenza degli argomenti scientifici trattati con "leggerezza" nella narrazione.
Molto divertente è il racconto che ha come protagonista il Professor Cecchetti: un serioso e burbero docente universitario di Storia dell'arte medievale che si invaghisce di una donna "inesistente", un ologramma, dotato però di eccezionale sensibilità e fascino...
Affascinante è poi la navigazione di Massimo, un giovane ricercatore che, attratto da una misteriosa icona posta sul suo video, si ritrova immerso in un sito che si può vedere una sola volta nella vita, un sito magico e straordinario: l'autentica Biblioteca di Babele di Luis Borges.
E ancora: un esperto russo di armi atomiche ha progettato uno straordinario sistema che, utilizzando l'uranio reso disponibile dallo smantellamento degli armamenti nucleari, può combattere il cancro. Ciò che prima era utilizzato per uccidere, può diventare invece uno strumento di vita.
I racconti sono brevi, il linguaggio vivace e moderno, ma pur sempre letterario, senza cadere in tecnicismi inadatti ad una narrazione fantascientifica. La domanda che si pone il lettore incompetente, alla fine di questa lettura, non può che essere la seguente: la scienza, oggi, è già "fantascienza"? Davvero, almeno a livello teorico, può capitare ciò che in questi racconti viene descritto? Parrebbe di sì, almeno così ci fa supporre un fisico autorevole e anticonformista come Franco Casali.

Il pianeta Mythos e altri racconti. Fantasia e realtà in gioco di Franco Casali
Pag. 158, Lire 20.000 - Edizioni CLUEB
ISBN 88-491-1047-2


Le prime righe

Il pianeta Mythos

In una limpida notte estiva del V secolo a.C., Wen Zhutang, il più anziano astronomo dell'Imperatore, scrutando il cielo vide un puntino luminoso aumentare di dimensione fino ad assumere le forme di un fiordaliso. Dopo qualche istante l'immagine impallidì e scomparve come ingoiata dall'oscurità. Wen Zhutang incise su di un osso di tartaruga questo straordinario avvenimento che interpretò come auspicio favorevole per il regno del nascituro erede del suo re, il "Signore del Cielo".
Venticinque secoli più tardi gli astrofisici interpretarono la luce azzurognola, vista dall'astronomo cinese, come l'esplosione di una supernova.
In realtà l'apparizione del fiordaliso visto da Wen Zhutang ebbe un'origine totalmente diversa.
Si deve sapere che in natura oltre la materia, che tutti conosciamo, esiste una forma più rara di materia, chiamata "anti-materia", identica alla precedente ma con caratteristiche opposte. Ad esempio se una particella in natura ha carica negativa, come l'elettrone, la sua anti-particella avrà carica positiva; nel caso specifico essa si chiama positrone. Oggi particelle ed antiparticelle vengono quotidianamente prodotte in gran numero nelle potenti macchine acceleratrici funzionanti nei più importanti centri di ricerca.
La vita di una antiparticella è piuttosto breve quando essa interagisce con la materia come noi la conosciamo. Infatti, interagendo con una particella "naturale", ha luogo una reazione nella quale entrambe le particelle scompaiono. Questo fenomeno, detto "annichilazione", ha luogo con l'emissione di una grande quantità di energia sotto forma di luce o, meglio, di "fotoni" molto energici. Inversamente è possibile che fotoni molto energici, in presenza del campo elettromagnetico di un nucleo, si "materializzino": essi, cioè, scompaiono ed al loro posto viene creata una coppia di particelle: una particella e la sua antiparticella.

© 1998, CLUEB


L'autore
Franco Casali è nato a Cesena nel 1937 e si è laureato in fisica nel 1959. Dal 1960 al 1985 ha lavorato come ricercatore presso l'ENEA (ex Cnen) dove nel 1965 ricoprì la carica di Direttore del Laboratorio Nucleare della Divisione di Fisica e Calcolo Scientifico. Chiamato più volte dalle Nazioni Unite in qualità di esperto nel campo delle centrali nucleari, per più di dieci anni è stato responsabile di due reattori di ricerca. Passato all'Università di Bologna nel 1985, attualmente è docente di Metodi Nucleari di Analisi Tecnologiche e svolge ricerche nel campo dell'interazione della radiazione con la materia e nel campo dell'immagine digitale. Autore di numerose pubblicazioni, si è sempre interessato di divulgazione scientifica rivolta, soprattutto, ai giovani.



Carlo Lucarelli
Autosole

Alessandro Baricco
Ti è venuta l'idea una volta che sei cascato in una coda del genere?
Carlo Lucarelli
Io VIVO in una coda del genere. Viaggio molto, ci sono molte code, io vivo nelle code

Sin dalla copertina, illustrata da un divertente e colorato disegno del celebre Keith Haring, "writer" metropolitano (in Italia potremmo forse definirlo "graffitaro") scomparso nel 1990, è subito chiaro che la storia è costruita sull'intrecciarsi dei legami tra i protagonisti: figure che si incontrano e si lasciano con assoluta casualità. Lo scenario è l'Autostrada, una qualsiasi autostrada assolata e trafficatissima del nostro Paese, in cui stanno circolando migliaia di automobili con a bordo altrettante comparse di questo squarcio di vita. Improvvisamente, la coda, una feroce, terribile coda sull'autostrada. Tutti noi sappiamo bene cosa voglia dire rimanere fermi in questo gigantesco serpente di macchine, sotto il sole rovente o in galleria, circondati da una marea immobile di altre automobili, al cui interno, altrettanto innervositi, stanchi e ansiosi, si trovano i nostri "compagni di sventura". Lucarelli ha semplicemente immaginato le storie di alcuni di questi esseri umani intrappolati. Storie drammatiche o divertenti, storie senza via d'uscita o piccoli contrattempi che presto saranno superati. In un respiro comune, che è quello dei mille e mille motori accesi, si discostano i singoli respiri dei personaggi scelti dall'autore: un rapinatore ferito in fuga, un ragazzo convinto di "avere fatto colpo" su una bella ragazza che lo fissa dalla macchina accanto, una famigliola in viaggio con un figlio terribile che ama le pistole, un camionista che nasconde un passeggero "scomodo", un finto "duro" con un cuore d'oro, un rappresentante che deve avvisare l'amante del suo arrivo in città...
Non è tanto il nome, o la personalità, che li caratterizza; a farlo sono i mezzi che stanno guidando: una Ka metallizzata, una Twingo, una 2CV azzurra, una Tipo bianca, una Fiat Barchetta, uno Scania Bianco, una Prinz verde, una Porsche metallizzata... E seguiamo le loro auto, e la loro vita, sin quando non si allontanano all'orizzonte, sin quando non abbandonano il serpentone autostradale. Dopo sarà inutile.
Un testo un po' diverso per il lettore abituale di Lucarelli, anche se comunque sempre arricchito dalle sue descrizioni puntuali e attente della realtà. Una raccolta di racconti, scritti originariamente per la rubrica quotidiana estiva de "l'Unità" e riannodati fra loro per dare vita a una narrazione omogenea.
Secondo te è un bel libro? Domanda Baricco nella breve e curiosa presentazione del risvolto di copertina, scritta in forma di dialogo tra i due scrittori, Sì, a me piace, - risponde Lucarelli - è una raccolta di racconti, insomma, è quello che è, ma a me piace. Lo consiglio. Grazie. Ciao. Ciao.

Autosole di Carlo Lucarelli
109 pag., Lit. 16.000 - Edizioni Rizzoli (L'iguana)
ISBN 88-17-45037-5


Le prime righe

AUTOSOLE
Iº AGOSTO

Bravo azzurra. 180 km/h. Terza corsia. L'aria calda che entra dai finestrini aperti schiaccia i fogli del listino prezzi contro il lunotto posteriore ed è come avere due phon puntati contro le tempie. Lui guarda l'orologio e pensa Marangoni subito, pausa pranzo dalla Luisa e dopo Longaretti, che tanto fa orario continuato.
Poi pensa: No, il pomeriggio Longaretti chiude. Allora prima lui, poi Marangoni e salta la Luisa.
Poi pensa: la Luisa.
Schiaccia l'accelleratore, mentre prende il cellulare. Longaretti? Mi spiace, un imprevisto...

2CV azzurra e Fiesta rossa. 140 km/h. Seconda e terza corsia, affiancate.
La radio della 2CV è fuori sintonia ed è solo un fruscio che raschia l'aria rovente a tempo di reggae. Anche lui si sente fuori sintonia ma poi la biondina nell'auto di sinistra solleva le ginocchia nude, aggancia le dita dei piedi al bordo del cruscotto e gli lancia un'occhiata che gli sembra un po' indecente. Lui pensa dai, girati ancora, poi lei si china a toccarsi un'unghietta laccata di rosso, scopre il tatuaggio sul bicipite del ragazzo che ha accanto (teschio+pugnale+scritta Natural Born Killer) e lui rallenta di colpo.

Ka argentata, prima corsia. 100 km/h.
Loro sono di quelli che non sorpassano mai nessuno. Così deve aspettare che siano gli altri a passargli davanti al mirino. Allora spara e resta a guardare le auto che sbandano sul guardrail, falciando senza pietà quelli che escono con i vestiti in fiamme. Ha tutto il finestrino spruzzato di bollicine di saliva per fare la mitraglia con la lingua ed è lì che lo manda a sbattere con la fronte uno scapaccione della mamma. E basta con questo rumore che ci stai facendo diventare scemi! Con questo caldo, poi!

Tipo bianca, adesivo "ACI? siamo amici!" un po' slabbrato sul bordo. A tavoletta, su tutte le corsie, da una all'altra.
Guida tenendo il volante in basso, in modo che il gomito gli resti premuto sul fianco. Approfitta dello spessore della pistola nella cintura per schiacciare ancora di più il fazzoletto insanguinato contro il buco rovente che ha dentro. Parla da solo, strizzando gli occhi per il sudore che gli scende sulla fronte.
Dice: quella guardia giurata, minchia, manco fosse stata sua la banca!

© 1998, RCS Libri


L'autore
Carlo Lucarelli è nato a Parma nel 1960. Esponente di spicco del nuovo noir anni Novanta, ha reinterpretato i moduli della narrativa di genere per indagare le contraddittorie e molteplici realtà della società contemporanea. Tra i suoi numerosi romanzi ricordiamo: Carta bianca, L'estate torbida, Indagine non autorizzata, Il giorno del lupo, Guernica, Via delle oche e Almost blue.



Stella Magni Castellaneta
Il potere e il piacere di essere donna

"Giacomo, è notte fonda, sono ancora qui sul prato, vi parlo, vi sento, è bello vivere così con le persone che più abbiamo amato, in solitudine."

da una lettera mai scritta a Giacomo Manzù
Volare volare sulle ali di un bianco gabbiano


Una vita intrecciata con l'arte, un'esistenza senza dubbio privilegiata, ma non resa futile e superflua dal benessere economico, una produzione appassionata e intensa di disegnatrice, pittrice e scultrice alla continua curiosa scoperta di se stessa e del mondo circostante: questa è Stella Magni Castellaneta. E il volume che la presenta è un'autobiografia in cui i ricordi vengono rapidamente "schizzati" con la penna, passando tra esperienze personali molto movimentate, conoscenze quanto mai varie, viaggi e permanenze in luoghi interessanti. Un po' di autocompiacimento si legge tra le righe nei passi dedicati agli incontri importanti con personaggi del calibro di Arturo Benedetti Michelangeli, Tazio Nuvolari, Maria José di Savoia, Pietro Annigoni, Christian Barnard, Salvador Dalí, Luciano Pavarotti, Vittorio Sgarbi, Giacomo Manzù... Ma del resto non è comune una vita come la sua e un po' di visibile piacere nel raccontarla è comprensibile. Già i luoghi eccezionali in cui si è svolta, tra l'Italia intellettuale, il Sudafrica delle colline, tra le ville dei miliardari, i viaggi (in Messico, Brasile, Kashmir, Europa, Giappone, Stati Uniti, tra i tanti), rendono eccezionali le esperienze di Stella Magni donna e particolari le sue ispirazioni artistiche.
La gioia di vivere esplode continuamente nel racconto, con piccoli scoppi sottolineati da punti esclamativi (di cui l'autrice fa un grande uso). Solo marginalmente, quasi a voler rimuovere, compaiono i drammi che, come l'esistenza di chiunque, hanno funestato anche la sua. Ma subito riparte l'ottimismo, la speranza, la voglia di vivere e di creare.
Un modo per rileggere la storia dell'arte contemporanea, la produzione artistica dell'autrice (testimoniata anche attraverso numerose illustrazioni) e per capire come, sin dal primo dopoguerra, per le privilegiate, ricche e colte nate in occidente, fosse un piacere e un potere essere donna.

Il potere e il piacere di essere donna di Stella Magni Castellaneta
128 pag., ill., Lit. 45.000 - Edizioni Charta (Parole di Charta IX)
ISBN 88-8158-142-6


Le prime righe

Il potere e il piacere di essere donna

Io posso
tu puoi
egli può
noi possiamo
voi potete
loro o essi possono


Avere la facoltà, il diritto, il permesso di disporre di mezzi necessari. Avere forza, vigore, efficacia, autorità, importanza, potenza, virtù. Possibilità concreta di fare. Capacità di influenzare in modo determinante persone e situazioni. Possibilità e capacità d'acquisto, quantità di beni e servizi che può essere acquistata con un'unità monetaria (mai avuta) non mi è mai mancata.
Dicono che chi è al potere comanda, e chi comanda vuol vedere soffrire, così dice anche Alberoni.
Nel mio particolare caso non ho mai comandato, poiché per realizzare quanto ho creato in una vita, nel mio mondo dell'Arte ho vissuto
in solitudine assoluta, necessaria per tante realizzazioni che altrimenti non si
sarebbero concretizzate. Spazio, tempo, silenzio, ispirazioni
ed una volontà ferrea di lavorare e di riuscire. È vero, la solitudine
è un lusso, bisogna lottare per conquistarsela. Lo spazio in questo paese, tanto, tempo quando vuoi lo trovi sempre, basta volere, silenzio più che necessario, in genere, non amo le chiacchiere. Ispirazione,
la mia gente e la gente di questo paese, me ne ha data tanta. La volontà ferrea, dono di Dio, ed ottima educazione ricevuta. Ottima
al superlativo in senso assoluto, senza tema di esagerare. Questo
ho cercato di dare ai miei figli, mia unica ragione di vita, con il mio lavoro che amo. Il potere e il piacere di essere donna è la meta più ardua che una donna possa conquistare. Necessari i requisiti anzi detti, in più: enorme stima per sé stessi ed un grande orgoglio per poter dire: "io posso".
Esser nata donna è stata una gioia, se dovessi per caso tornare a nascere, vorrei nascer donna.
L'esser donna non mi ha deluso, ma mi ha dato una gran carica di gioia di vivere che ho trasmesso ai miei figli ed a questo mio mondo dell'Arte. I due mondi, meravigliosi, in momenti difficili, mi hanno ripagato da grosse e piccole avversità alle quali si va incontro nel corso di una vita.
Sono donna ed orgogliosa di esserlo.

© 1998, Edizioni Charta


L'autrice
Stella Magni Castellaneta è un'artista conosciuta in tutto il mondo e vanta un numero notevole di esposizioni. Italiana di origine pugliese, vive in Sudafrica.



Mario Vargas Llosa
Lettere a un aspirante romanziere

"La vocazione letteraria non è un passatempo, uno sport, un gioco raffinato che si pratica nei momenti di svago. È una dedizione esclusiva ed escludente, una priorità a cui non si può anteporre nulla, una servitù liberamente scelta che rende le proprie vittime (vittime felici) degli schiavi."


Ancora una volta parliamo di un libro che si rivolge agli aspiranti scrittori, a chi sente dentro di sé il sacro fuoco dello scrivere e del narrare. Ancora una volta è un grande autore che offre le proprie risposte ai più o meno tradizionali quesiti che pongono i tanti romanzieri "in potenza". E, ancora una volta, il volume non è un manuale di scrittura, non offre consigli certi, non regala formule da applicare. Piuttosto analizza quali siano le caratteristiche che accomunano tutti quelli che scrittori sono già, che hanno raggiunto la fama e la gioia di vedere sempre pubblicati (e venduti) i propri lavori. Non può, infatti, essere realizzato un volume che insegni la passione, la creatività, il coraggio dello scrivere, che possono solo essere tendenze innate, istintive. Ma per chi già le sente dentro di sé è possibile sottolineare alcuni dei passaggi che portano alla scrittura, analizzando attentamente l'opera altrui. Attraverso numerose citazioni, passi e brani importanti per la formazione di un narratore, Vargas Llosa offre la traccia di quello che è il suo modo di pensare la letteratura e di farla. Consono allo spirito latino è il suo vivere la scrittura come azione viscerale, totalizzante. E questo è il messaggio che vuole inviare a tutti gli aspiranti romanzieri, prendendone uno a pretesto, con il quale immagina di intrattenere un carteggio.
Non è semplice trasmettere in poche parole la passionalità e l'intensità della vocazione che traspaiono dalle pagine di questo breve volume. Forse possiamo concludere con una frase dell'autore, assolutamente esplicativa: "chi ha fatto propria questa bella e assorbente vocazione non scrive per vivere, vive per scrivere".

Lettere a un aspirante romanziere di Mario Vargas Llosa
Titolo originale dell'opera: Cartas a un joven novelista

Traduzione di Glauco Felici
119 pag., Lit.14.000 - Edizioni Einaudi, (Einaudi Tascabili. Stile libero n.537)
ISBN 88-06-14936-9


Le prime righe

I. Parabola della tenia

Caro amico,

la sua lettera ha suscitato in me una vera emozione perché, attraverso quella lettera, ho rivisto me stesso a quattordici o quindici anni, nella grigia Lima della dittatura del generale Odría, esaltato dall'illusione di potere, un giorno o l'altro, diventare scrittore, e depresso dal non sapere in quale direzione muovermi, da come cominciare a cristallizzare in opere quella vocazione che sentivo come un mandato perentorio: scrivere storie che abbagliassero i lettori come io ero stato abbagliato da quelle degli scrittori che cominciavo a collocare nel mio pantheon privato: Faulkner, Hemingway, Malraux, Dos Passos, Camus, Sartre.
Molte volte mi è passata per la mente l'idea di scrivere a qualcuno di loro (erano tutti vivi, allora) e di chiedere un orientamento su come si diventa scrittore. Non ho mai osato farlo, per timidezza, o, forse, a causa di quel pessimismo inibitorio - a che scopo scrivere, se so che nessuno si degnerà di rispondermi? - che di solito frustra la vocazione di molti giovani nei paesi in cui la letteratura non significa granché per la maggior parte della gente e sopravvive ai margini della vita sociale, come un'occupazione quasi clandestina.
Lei non ha provato quella paralisi , dal momento che mi ha scritto. È un buon inizio per l'avventura che le piacerebbe intraprendere e da cui si aspetta - ne sono certo, anche se nella sua lettera non me lo dice - molte meraviglie. Mi azzardo a suggerirle di non contarci troppo, e di non farsi troppe illusioni a proposito del successo. Non c'è motivo che lei non lo ottenga, naturalmente, ma se sarà costante, scriverà e pubblicherà, ben presto scoprirà che i premi, il riconoscimento del pubblico, le vendite dei libri, il prestigio sociale di uno scrittore hanno un percorso sui generis, quanto mai arbitrario, perché talvolta evitano tenacemente coloro che più li meriterebbero, e assediano e opprimono quelli che li meriterebbero molto meno. Perciò chi individua nel successo lo stimolo essenziale della propria vocazione, probabilmente vedrà fallire il proprio sogno e confonderà la vocazione letteraria con la vocazione per gli splendori e i benefici economici che la letteratura concede ad alcuni scrittori (molto pochi). Sono cose diverse.

© 1998, Giulio Einaudi editore


L'autore
Mario Vargas Llosa è nato ad Arequipa, in Perù, nel 1936. È uno dei più grandi scrittori latinoamericani di questo secolo. Tra le sue opere: La Casa Verde, La zia Julia e lo scribacchino, La guerra della fine del mondo, La città e i cani, I quaderni di don Rigoberto.



Kurt Vonnegut
Cronosisma

"Se davvero volete ferire i vostri genitori, e non avete abbastanza stomaco per essere omosessuali, il minimo che potete fare è occuparvi di arte."


Non è un romanzo di fantascienza, non è un libro di satira, non è una raccolta di citazioni e di memorie: è tutto questo insieme e anche altro. Lo spunto, il pretesto è la crisi "d'autostima dell'universo" che decide di non espandersi per un po' e anzi di tornare indietro di dieci anni, dal 13 febbraio 2001 al 17 febbraio 1991 e poi ritornerà alla normalità e riprenderà la sua espansione (il libero arbitrio potrà così essere riutilizzato). Tutti ripercorreranno le stesse strade, subiranno le stesse ingiustizie, le stesse violenze e tutti rifaranno gli stessi errori, gli stessi delitti e sconteranno le stesse pene, avendo avuto dai tribunali e dalla società le stesse condanne. All'interno di questa "idea" il libro è uno scoppiettare di notazioni umoristiche, di citazioni (vere o inventate) di grandi personaggi (veri o inventati) della storia dell'umanità. In tutto ciò qualche riflessione ironica sul proprio essere scrittore e sulla funzione e il significato stesso dello scrivere. Nessuno può "guidare" niente di più pericoloso o testardo di una "penna a sfera", ma "le ali della narrativa, anelante d'essere narrata" lo costringono a scrivere, almeno nella figura di Trout, l'anziano scrittore alter ego di Vonnegut. La scrittura ha una funzione fondamentale: quella di fissare la memoria e di testimoniare che "il passato è inalterabile e indistruttibile". Tutto questo particolare romanzo è la elaborazione e la descrizione di questa riflessione: il mondo del "déjà vu", lo si può ripercorrere, non cambiare.

Cronosisma di Kurt Vonnegut
Titolo originale: Timequake

Traduzione di Sergio Claudio Perroni
Pag. 219, Lire 28.000 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-3628-5


Le prime righe

Prologo


Nel 1952 Ernest Hemingway pubblicò su Life un racconto lungo intitolato Il vecchio e il mare. Parlava di un pescatore cubano che non aveva pescato niente per ottantaquattro giorni di fila. Il cubano pescò un marlin enorme. Lo uccise e lo legò a una sponda della barchetta. Prima che riuscisse a tornare arriva, tuttavia, gli squali divorarono tutta la carne dallo scheletro.
Quando quel racconto venne pubblicato abitavo al Barnstable Village a Cape Cod. Chiesi a un mio vicino pescatore cosa ne pensasse. Rispose che, secondo lui, il protagonista era un cretino. Avrebbe dovuto tagliar via i pezzi migliori e sistemarli sul fondo della barca, lasciando agli squali il resto del carcame.
Può darsi che gli squali cui pensava Hemingway fossero i critici che non avevano gradito il suo primo romanzo dopo un decennio, Lungo il fiume e tra gli alberi, pubblicato due anni prima. A me non risulta che l'abbia spiegata così, tuttavia il marlin poteva benissimo essere quel romanzo.
Ed eccomi nell'inverno del 1966, autore di un romanzo che non funzionava, che non reggeva, soprattutto, che non aveva mai desiderato d'essere scritto. Merde! Su quell'ingrato di un pesce ci avevo speso quasi un decennio. E non era buono nemmeno per gli squali.
Avevo appena compiuto settantatré anni. Mia madre è arrivata a cinquantadue, mio padre a settantadue. Hemingway quasi a sessantadue. Avevo vissuto troppo a lungo! Che dovevo fare?
Risposta: sfilettare il pesce. Buttare via il resto.

E questo ho fatto durante l'estate e l'autunno del 1996. Ieri, 11 novembre del suddetto anno, ho compiuto settantaquattro anni. Settantaquattro!
A cinquantacinque anni Johannes Brahms smise di comporre sinfonie. Basta! A cinquantacinque anni mio padre si stufò dell'architettura. Basta! A quell'età tutti i romanzieri maschi americani avevano già dato il meglio di sé. Basta! Per me ormai cinquantacinque anni è un sacco di tempo fa. Pietà!

© 1998, RCS Libri S.p.A.


L'autore
Kurt Vonnegut Jr. è nato a Indianapolis nel 1922 e ha frequentato la Cornell University, il Carnegie Institute of Technology e le università del Tennessee e di Chicago. Ha esordito nel 1952 con Distruggete le macchine, seguito nel 1959 da Le sirene di Titano. Nel 1968, con Madre notte, si è imposto all'attenzione della critica e del pubblico come uno dei più importanti narratori americani di questo secolo. Tra le sue opere pubblicate in Italia si ricordano Ghiaccio nove (1963), Dio la benedica, Mr. Rosewater (1965), Mattatoio n. 5 (1972), Il grande tiratore (1983), Galapagos (1985) e Hocus Pocus (1990).


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




17 luglio 1998