Laura Bonato
Trapianti sesso angosce
Leggende metropolitane in Italia

Attenzione! In questi giorni di vacanza, facendo una bella nuotata in mare potrebbe accadervi di essere "risucchiati" da un Canadair che sta rifornendosi di acqua per andare a spegnere un incendio e ritrovarvi sbalzati sopra un bosco in fiamme... sempre che crediate alle leggende metropolitane!


Cosa dite quando vi raccontano una "leggenda metropolitana"? Ci credete? Probabilmente sì, almeno una volta, almeno in un caso, il sospetto che la vicenda fosse realmente accaduta vi è venuto, come a tutti. Ma perché abbiamo tanto bisogno di credere a queste storie inverosimili? E perché c'è sempre qualcuno che continua a tramandarle?
Dai bambini rapiti al supermercato per l'espianto di cornee o di reni alla tratta delle bianche, dai libretti universitari lanciati dalla finestra alla fine di un esame alle acrobazie sessuali che costringono a imbarazzanti corse al pronto soccorso, dalle misteriose autostoppiste che scompaiono (e si scopre poi che erano morte da anni) agli angeli che salvano la vita, dalla Coca Cola che presa con l'aspirina ha effetti allucinogeni alle figurine all'LSD, dai coccodrilli nelle fogne di New York alle vipere con il paracadute al cane "asciugato" nel forno a microonde o a quello che sembra cane ma in realtà è una talpa australiana o un topo velenoso... Nel volume sono raccolte 260 leggende metropolitane trascritte fedelmente dalle registrazioni raccolte in tutta Italia e corredate di premesse critiche.
Quanto c'è di comune tra leggende metropolitane e fiabe? Quanto delle antiche fiabe e dei miti sopravvive nelle storie contemporanee? Come possono essere applicate le teorie di Propp sulla fiaba a questa odierna forma di narrazione orale? Cosa significa esattamente il termine "leggenda metropolitana"? E quanto definisce realmente il fenomeno preso in considerazione? I temi della fiaba classica, con tutti gli aspetti catartici che implica, vengono rielaborati dalla società contemporanea e adattati alle nuove paure, alla crisi delle relazioni interpersonali, all'ignoranza, alla diffidenza, ai pregiudizi razziali. Non importa se abbiano o meno "credibilità" e quanta. Il passare di bocca in bocca, il tramandarsi sotterraneo di queste storie, in modo quasi clandestino, forma una cortina di protezione e di mistero che basta per rendere "veri" i fatti raccontati. Spesso poi, attraverso giornali e televisioni, queste leggende trovano un mezzo di diffusione di massa che le amplifica e le rende "certe": se l'ha detto la televisione...
L'autrice raggruppa le leggende metropolitane in sette categorie differenti, in base al tema comune, agli elementi identici che le compongono, alle analogie con altre storie e a gruppi di racconti popolari. Questo metodo di analisi consente di individuare le tipologie di angosce, di ossessioni che caratterizzano la società contemporanea e di confrontarle con quelle che hanno colpito l'immaginario collettivo nei secoli passati. Un attento lavoro di indagine si accompagna a una precisa critica, basata sulle analogie con la semiologia della fiaba e del mito. Draghi, carri e serpenti sono stati sostituiti da automobili, treni e aeroplani, ma la sostanza delle storie è sempre la medesima: la necessità dell'uomo di avere paura e di essere rassicurato.

Trapianti sesso angosce. Leggende metropolitane in Italia di Laura Bonato
142 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Meltemi (Gli Argonauti n. 37. Collana diretta da Luigi M. Lombardi Satriani)
ISBN 88-86479-45-X


Le prime righe

1. Leggende metropolitane:
tradizione o innovazione?


1.1.Storie del mondo d'oggi

Chi non ha mai ascoltato o ha canticchiato Mio cuggino? È una delle canzoni che costituiscono il vasto repertorio del gruppo demenziale 'Elio e le Storie Tese' il quale, come tutti noi, ha subito il fascino delle leggende metropolitane, storie insolite e raccontate come vere che non hanno mai un lieto fine.
Nella canzone riportata il motociclista con la testa rotta ("si è rotto il casco e si è aperta la testa"), il cagnolino esotico ("ha trovato in spiaggia un cane e invece era un topo"), la diffusione dell'AIDS ("gli ha scritto sullo specchio benvenuto nell'aids"), l'espianto di organi ("si è svegliato... che gli mancava un rene") sono solo accenni ad alcune fra le più note delle moltissime leggende metropolitane che circolano in tutto il mondo.
La maggior parte di queste narrazioni si sviluppa prendendo spunto dalla quotidianità; molte non sono che barzellette, alcune hanno origini letterarie, altre sono spesso alimentate da una parallela produzione filmica e televisiva. Si verifica così il trasferimento da uno strumento di comunicazione all'altro.
Le leggende metropolitane si divulgano in luoghi di incontro quali bar, posto di lavoro, scuola, discoteca, dove soprattutto i giovani che chiacchierano costituiscono un importante canale di diffusione delle storie. Tutto questo però è supportato dai mass media, che permettono ai racconti di diffondersi con elevata velocità in tutto il mondo: grandi propagatori delle leggende metropolitane sono i giornali, la radio, la televisione.
Il protagonista risulta essere sempre una persona che ha una qualche relazione con il narratore e anche per questo si è portati a credere che il fatto sia successo veramente. In realtà la sorgente originaria della storia è un personaggio sfuggente che svanisce nel caso si tentasse di rintracciarlo. Nei racconti non è mai indicata la sua età né specificata la sua condizione sociale: il protagonista è sempre un individuo singolo la cui appartenenza al gruppo è esplicitata da un legame di parentela - cugino, fidanzata del fratello ecc. - o da quello, decisamente più sfumato, di conoscenza - amico dell'amico - con il narratore. Succede poi spesso che quest'ultimo sia così convinto della realtà della vicenda da immedesimarsi egli stesso nel protagonista della storia, in modo da raccontarla come un'esperienza personale, cosicché gli ascoltatori percepiscono l'atto narrativo come momenti di vita vissuta.

© 1998, Meltemi editore


L'autrice
Laura Bonato è ricercatrice di antropologia presso il Dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico-Territoriali dell'Università di Torino. Tra i suoi ultimi saggi: I folletti nella tradizione popolare italiana e L'uomo selvatico.



Roger Caillois
L'occhio di Medusa
L'uomo, l'animale, la maschera

"Ancora una volta, alla fisiologia e all'automatismo dell'insetto corrispondono nell'uomo comportamenti incerti, esposti all'errore, e in primo luogo ossessioni, fantasmi e tutto il mondo dei sogni persistenti e delle paure irriducibili."


"Negare alla natura la facoltà di produrre opere d'arte significa semplicemente peccare di antropocentrismo, significa collocare l'uomo in una posizione privilegiata nel complesso della realtà naturale che alla fin fine risulta del tutto ingiustificata, essendo frutto di un comodo pregiudizio" come afferma nell'Introduzione Giovanni Leghissa.
Alcune creazioni naturali possono essere senza fine né scopo, oppure essere pure creazioni estetiche, come, secondo l'autore, le ali coloratissime delle farfalle. Non sempre e non necessariamente dobbiamo andare alla ricerca di una spiegazione determinata per tutto ciò che è frutto della natura. Ma anche, dobbiamo porci di fronte a certi eventi naturali con la mente libera da pregiudizi, per vederne le "altre" possibili spiegazioni. Gli animali si "mascherano" non solo per motivi pratici, oppure per motivi differenti da quelli sinora considerati. Il mimetismo infatti, per Caillois, non serve a proteggere gli animali dai predatori, non serve a renderli irriconoscibili, semmai a trasformarli in esseri terrificanti, ad aiutarli nella caccia. E questa spiegazione è strettamente legata al fine del mascheramento degli esseri umani, per indurre terrore, per pietrificare. "La vittima è colta da una vertigine incontrollabile, che impedisce ogni reazione di fuga, ogni contrattacco". Da qui l'occhio dell'ala della farfalla, un occhio quasi innaturale e terribile, diviene l'occhio di Medusa. Tutto il saggio è una sfida che Caillois lancia così "al modo usuale di intendere la posizione dell'uomo nella natura". "Si tratta di mettere assieme fenomeni disparati, che un insieme di abitudini consolidate ci hanno abituato a considerare separatamente, al fine di poter vedere ciò che, quasi sua sponte, si dà a vedere dopo tale accostamento."
Un libro che, al suo apparire in Francia, suscitò l'entusiasmo di Jacques Lacan: "Con quella incontestabile penetrazione che talvolta è propria del non specialista, Caillois mette in rilievo le dimensioni principali dell'attività mimetica, il travestitismo, il camuffamento, l'intimidazione".

L'occhio di Medusa. L'uomo, l'animale, la maschera di Roger Caillois
Titolo originale dell'opera: Méduse et Cie

Traduzione di Giovanni Leghissa
XXI-128 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Raffaello Cortina (Scienze e idee n. 37. Collana diretta da Giulio Giorello)
ISBN 88-7078-498-3


Le prime righe

SCIENZE DIAGONALI

Il progresso della conoscenza riposa per buona parte su di uno scarto di analogie superficiali e sulla scoperta di parentele più profonde, maggiormente importanti e significative, seppur meno visibili. Nel XVIII secolo circolavano ancora delle opere di zoologia che classificavano gli animali secondo il numero delle loro zampe e che mettevano, per esempio, la lucertola accanto al topo. Oggi la si classifica assieme alla biscia che non possiede zampe, ma che pure è ovipara ed è ricoperte da squame. Questi caratteri sono apparsi a giusto titolo più rilevanti di quelli che avevano attirato l'attenzione in precedenza, come il numero delle zampe. Parimenti si sa bene che, malgrado l'apparenza, la balena non è affatto un pesce e che il pipistrello non è un uccello.
Ho preso di proposito un esempio elementare ed incontestabile. Ma non appena si studi, anche sommariamente, la storia della formazione delle scienze, ci si accorge del numero pressoché infinito di trappole che gli studiosi hanno dovuto in continuazione evitare per identificare le distinzioni utili, quelle che delimitano il campo di ciascuna disciplina.
Queste trappole, queste apparenze ingannevoli, non sono d'altro canto delle semplici finzioni e, a dire il vero, non sono nemmeno delle apparenze. Sono delle realtà alle quali viene alla fine connesso un coefficiente d'importanza minore di quello che si accorda a certe altre. È infatti giusto dire che la lucertola o la tartaruga hanno quattro zampe, come quei mammiferi che esse per altro non sono, e che il pipistrello che non è un uccello, ha delle ali.
Classificare significa dunque fare le migliori scelte possibili all'interno di alcuni caratteri distintivi. I caratteri eliminati non sono però fallaci in senso proprio; corrispondono solamente a delle classificazioni che presto o tardi condurranno a delle difficoltà, a delle incoerenze o a delle contraddizioni.

© 1998, Raffaello Cortina Editore


L'autore
Roger Caillois è nato a Reims nel 1913 ed è morto a Parigi nel 1978. Fu amico di Bataille e attraversò l'esperienza surrealista negli anni Trenta. La sua produzione saggistica e letteraria è sterminata per quantità e varietà d'interessi, anche se forse è l'enigma del gioco quello che più lo attrasse (il suo libro più noto è I giochi e gli uomini del 1958). Ma il suo sguardo è anche quello dello scienziato che si avvicina all'evento naturale per coglierne nella piccola dimensione, proprio come un entomologo, il mistero e la vertigine.



Cecilia Chailly
Era dell'amore

"Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all'amore; poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l'erba."

Anonimo, Baltimora 1692 circa



Un romanzo in forma di diario, alla cui stesura la protagonista si pone per chiarire a se stessa quali strade vuole intraprendere e come può ritrovare l'energia necessaria a renderla davvero autonoma, capace di vivere e di scegliere.
La narrazione si intreccia a riflessioni, appunti, sogni che permettono al lettore di entrare sempre più profondamente, in modo quasi sconveniente, nella psicologia di Era, pianista, donna in crisi, che affronta un relazione difficile e tormentata con Guido, un uomo sposato e pieno di incoerenze infantili, ma che da questo rapporto, passando attraverso la sofferenza, riuscirà a trovare il cammino verso l'autenticità.
La finta emancipazione della protagonista viene a frantumarsi davanti all'amore: il bisogno di dipendenza dall'uomo amato, il desiderio di affidarsi e di farsi "proteggere", si scontrano con la mancanza di risposte di Guido e con la sua ambiguità.
L'autrice, ispiratrice del romanzo "Arcodamore" di Andrea De Carlo, è essa stessa una musicista, riuscita ad uscire dagli schemi tradizionali cercando vie nuove alla sua arte: significative le collaborazioni con De André e con Mina. Si definisce "decisionista" e in questo vuole mettere le distanze tra sé e la protagonista del suo romanzo, eppure piace vedere nella figura di Era qualcosa della sua creatrice. "Improvvisamente scopri che puoi essere ciò che vuoi, che sei come non sapevi di essere": questa frase fatta scrivere al suo personaggio da Cecilia Chailly forse potrebbe ben adattarsi a lei, figlia e sorella di figure note e importanti della cultura musicale contemporanea. Se Era ama la musica di Sting, e ne fa il simbolo di una generazione, Cecilia giunge alla new age musicale partendo dai ben più rigidi schemi della classicità e anche nella scrittura vuole rompere regole e norme che, probabilmente, sente come vincoli alla libera espressione di sentimenti e riflessioni di una donna simile a lei per generazione e cultura.

Era dell'amore di Cecilia Chailly
Pag. 209, Lire 26.000 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-3743-5


Le prime righe

Le dita ben addestrate

Sogno di essere su una spiaggia tropicale con Sting. "Ti ho sognato spesso," gli dico. Mi prende per mano per andare in un posto isolato. Io non sono convinta, penso ai miei studenti di musica che mi giudicano, a qualcuno che potrebbe fotografarci. Un nero si avvicina e ci dà delle chiavi; una è di una gabbia metallica. L'organizzatore del concerto accorre tutto preoccupato; teme lo scandalo. Ci trova seduti che leggiamo qualche cosa.

Conoscevo molto bene Luca, il marito di sua cugina. Con Luca avevamo frequentato il Conservatorio negli stessi anni; al tempo del nostro primo saggio insieme avevamo avuto un'avventura, adolescenziale e breve, sospesa quasi subito a causa della sua partenza per gli Stati Uniti, dove era andato a studiare l'inglese. Durante i tre mesi di separazione avevo pensato spesso al suo sorriso; ci eravamo scritti. Al suo ritorno ero io a dover partire per gli Stati Uniti, per accompagnare mio fratello in tournée; e anche lì l'avevo pensato. Avevo smesso solo quando Lisa, una sua amica da cui ero ospite a Santa Barbara, mi aveva consegnato una lettera dicendomi soltanto: "Mi ha scritto Luca." Nella lettera, tra l'altro, Luca la informava che Da quando sono tornato a Milano mi sono successe un sacco di cose, ho smesso di suonare e a Era non penso più perché mi sono messo con Carla. Luca sapeva che prima o poi sarei passata da Santa Barbara: l'indirizzo di Lisa me l'aveva dato lui. "Vigliacco," avevo pensato, mentre con le dita sudate cercavo di ripiegare la lettera. "Bel modo di farmelo sapere."
Al ritorno non volevo più vederlo, ma si era rifatto vivo lui, col suo inafferrabile sorriso; tra noi si era ricreata una certa amicizia. "Ho aperto un'agenzia di concerti, vuoi essere la mia pianista preferita?" eravamo diventati stretti collaboratori, frequentavamo la stessa cerchia di musicisti, andavamo agli stessi concerti e condividevamo le difficoltà del fare musica classica nel mondo contemporaneo. "Non mi lego a un partito per fare carriera," gli dicevo spesso io, e lui annuiva, ma capivo che non gli veniva facile. Aveva cominciato a bazzicare con una certa assiduità i componenti del "club mani sporche", come chiamavamo alcuni nostri ex compagni di scuola alquanto maneggioni.

© 1998, RCS Libri S.p.A.


L'autrice
Cecilia Chailly è nata e vive a Milano. Suona l'arpa dall'età di dieci anni. Giovanissima, ha iniziato la carriera di concertista classica, avvicinandosi anche al jazz, alla new age e al pop, e collaborando con alcuni fra i migliori musicisti italiani e americani. Nel 1996 ha pubblicato "Anima" (CGD), il suo primo album come autrice. Nello stesso anno un suo racconto è stato pubblicato su Panta Musica (Bompiani). Questo è il suo primo romanzo.

e-mail: info@ceciliachailly.com




Ernesto Galli della Loggia
L'identità italiana

"In Italia l'evoluzione storica lungi dal liberare gli individui (e creare la loro socialità), li lascia viceversa per così dire rinchiusi in due strutture tipicamente ascrittive che sono ancora oggi bene al centro del nostro panorama sociale: l'oligarchia e la famiglia."


Questo saggio di Galli della Loggia è il primo volume di una collana de il Mulino, diretta dall'autore e che da questo volume prende nome. In effetti in un periodo storico come l'attuale in cui non solo è messa in discussione l'identità, ma la stessa unità nazionale, una serie di saggi di illustri studiosi che indichino, con spirito critico e competente, alcune problematiche relative all'identità italiana può risultare utile a chi voglia qualche strumento in più per comprendere il presente.
Questo saggio, che appunto si intitola L'identità italiana, affronta il tema da un punto di vista storico, sociologico e politico, in una sintesi che permette al lettore di conoscere i più lontani motivi di differenziazione culturale all'interno delle diverse aree geografiche del Paese.
Anche le vicende storico-politiche hanno contribuito ad accentuare divisioni e attriti tra zona e zona, così come tra fasce sociali e tra settori sempre più separati della società.
Tutto ciò è innegabile, ma esiste comunque una rete di elementi che lega indissolubilmente la complessa e ricca realtà italiana e che permette di parlare quindi di "identità", costruita fuori dallo spirito nazionalista, sicuramente indotto dal fascismo e, spesso, anche al di fuori del senso statuale di cui il nostro paese è certo carente.
Uno dei meriti del libro è proprio quello di aver evidenziato aspetti meno visibili di tale identità, soprattutto da un punto di vista sociologico. Così come il tema della "modernità italiana" è analizzato nel suo essere un'anomalia, pura sovrapposizione e non superamento del passato: "un tugurio i cui proprietari sono riusciti a comprarsi la televisione", così definiva l'Italia a lui contemporanea Pier Paolo Pasolini nel 1963, definizione che in gran parte può ancor oggi essere condivisa.
La disgiunzione netta della "sfera della politica da quella dello Stato", caratteristica fondamentale della storia italiana, ha portato infatti anche a una via "politica" della modernità, accompagnata sempre da una forte povertà sociale e dall'impossibilità di colmare quel vuoto storico "di statualità e di civismo" che mai negli anni era stato sufficientemente elaborato.

L'identità italiana di Ernesto Galli della Loggia
Pag. 171, Lire 18.000 - Edizioni Il Mulino (L'identità italiana n. 1)
ISBN 88-15-06612-8


Le prime righe

Una straordinaria posizione geografica

L'insieme di terraferma e di isole del continente europeo in cui consiste l'Italia odierna riunita in Stato si stende tra i 6 gradi 37 primi e 5 secondi della longitudine a Est di Greenwich e il 18º 31' 2'' della medesima longitudine, tra i 47 gradi 5 primi e 5 secondi e i 35º 29' e 4'' della latitudine Nord. È tra queste coordinate, che individuano sulla carta geografica i quattro punti cardinali estremi dei suoi confini - il monte Tabor poco oltre Bardonecchia a occidente, capo d'Otranto a oriente, a nord, nel cuore delle Alpi, la Vetta d'Italia, e a sud l'isola di Lampedusa - che si stendono gli appena trecentomila chilometri quadrati o poco più (per la precisione 301.277) dell'Italia di oggi.
Non meraviglierà alcuno che per cercare d'intendere l'identità italiana si cominci con la geografia della penisola. Se per ogni paese, infatti, i dati geografici sono sempre significativi al fine di dare conto di aspetti importanti della sua civiltà, della sua storia, della sua antropologia, nel caso dell'Italia tale significatività raggiunge un vertice non facilmente eguagliabile.
Ciò è dovuto al carattere si può ben dire straordinario della posizione che sulla carta geografica occupa il nostro paese, nonché degli aspetti che per conseguenza ne derivano. L'Italia si distingue innanzi tutto per la sua centralità nell'insieme del continente europeo. La sua parte settentrionale, la pianura padana, costituisce il tramite più breve, ed assai facilmente transitabile nell'accesso da oriente, tra la penisola balcanica da un lato e dall'altro la grande propaggine franco-iberica, vale a dire tra il mondo danubiano, il Mar Nero e le grandi pianure dell'est che su di essi gravitano, da un lato, e dall'altro il mondo atlantico. Contemporaneamente, la penisola italiana, con la sua forma allungata costituisce una sorta di grande strada che dalle regioni alpine centro-europee attraversa tutto il Mediterraneo giungendo a breve, o addirittura brevissima, distanza dalle contrade dell'Africa settentrionale e del Levante.

© 1998, Società editrice il Mulino


L'autore
Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici nell'Università di Perugia. Tra i suoi libri, Intervista sulla destra (1994) e La morte della Patria (1996).



Patrick Modiano
Dora Bruder

"Non c'erano molte possibilità per una ragazza di sedici anni abbandonata a se stessa, nella Parigi dell'inverno 1942, dopo essere scappata da un collegio."


Quante ombre percorrono le strade del mondo, quante esistenze da tempo finite ancora sembrano aleggiare tra le case di città popolate adesso da nuove vite... In mezzo a queste angosciose e scure presenze Modiano intravede Dora Bruder, una ragazza di 15 anni, ebrea, fuggita da casa nel lontano 1941. Sin dalle prime righe sappiamo che l'autore ha fatto la conoscenza con Dora leggendo casualmente un annuncio, comparso su un vecchio numero di Paris-Soir, in cui i genitori la ricercavano. E subito scopriamo che Modiano viene come folgorato da questo annuncio, che Dora diventa per lui quasi un'ossessione. Deve scoprire i motivi di questa scomparsa, deve capire come si svolgeva la sua vita, deve risalire alle fonti per comprendere la fine, drammatica, di un'esistenza infelice, simbolo di tante altre esistenze analoghe.
Tra le strade di Parigi, tragicamente colpita dalla seconda guerra mondiale, vagava una ragazza, ebrea e minorenne, in fuga, con un passato molto "normale", una famiglia tradizionale, una storia personale inconsistente. Dove andava Dora nel suo vagabondare? Quali erano le sue sensazioni? Come sfuggiva alle ricerche? Il 13 agosto 1942 è documentato il suo internamento nel campo di Drancy, proveniente da quello delle Tourelles. Dunque la sua ricomparsa avviene in concomitanza con il drammatico evento dell'arresto e dell'internamento. Modiano ricostruisce i fatti con appassionata curiosità, ricercando tra documenti personali, testimonianze, registri di polizia. Ripercorre le strade per lei abituali, entra negli edifici in cui Dora entrava, visita il suo collegio, nel cui registro alla voce "data e motivo dell'uscita" è scritto: 14 dicembre 1941. Causa fuga, e quasi la incrocia, quasi la vede, come se fosse possibile rivivere quei giorni lontani, in cui non era nemmeno nato. Immagina anche un possibile incontro, durante un rastrellamento per le strade, tra Dora e il padre dell'autore, in un camion che li stava trasportando verso quei campi di concentramento. Quanto c'è di autobiografico in Dora Bruder? Molto, se, come afferma Pietro Citati, la giovane protagonista è "il suo doppio femminile, la vittima che egli avrebbe voluto essere e che non è stata".
Un romanzo sulla scomparsa, sull'annientamento dell'essere umano, sulla cancellazione della persona, sulla negazione: un romanzo di ombre e di memoria. "Se non fossi qui a scriverlo, non esisterebbe più traccia della presenza di quella sconosciuta e di mio padre su un cellulare nel febbraio del 1942, sugli Champs-Elysées. Soltanto persone - morte o vive - da iscrivere nella categoria degli individui non identificati."

Dora Bruder di Patrick Modiano
Titolo originale dell'opera: Dora Bruder

Traduzione di Francesco Bruno
136 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-033-9


Le prime righe



Otto anni fa, su un vecchio numero di "Paris-Soir" del 31 dicembre 1941 mi sono soffermato sulla rubrica di terza pagina: Da ieri a oggi. Nelle ultime righe, ho letto:

"PARIGI
Si cerca una ragazza di 15 anni, Dora Bruder, m1,55, volto ovale, occhi castano-grigi, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone. Inviare eventuali informazioni ai coniugi Bruder, boulevard Ornano 41, Parigi".

Il quartiere di boulevard Ornano, lo conosco da molto tempo. Quand'ero bambino, accompagnavo mia madre al mercato delle pulci di Saint-Ouen. Scendevamo dall'autobus alla Porta di Clignancourt e a volte di fronte al municipio del 18º Arrondissement. Era sempre di sabato o domenica pomeriggio.
In inverno, sul marciapiede del viale lungo la caserma Clignancourt, nella marea di passanti, c'era, con la macchina a treppiede, il grasso fotografo dal naso bitorzoluto e dagli occhiali rotondi che proponeva una "foto ricordo". D'estate si metteva sulla piattaforma di tavole di Deauville, davanti al bar Soleil. Lì trovava qualche cliente. Alla Porta di Clignancourt, però, pareva che i passanti non volessero farsi fotografare. L'uomo indossava un vecchio soprabito e aveva una scarpa bucata.
Ricordo il boulevard Barbès e il boulevard Ornano deserti, un'assolata domenica pomeriggio del maggio 1958. A ogni incrocio, gruppi di militari, a causa dei fatti d'Algeria.
Ero in quel quartiere nell'inverno del 1965. Avevo un'amica che abitava in rue Championnet. Ornano 49-20 era il suo telefono.
Già a quel tempo la marea dei passanti domenicali, lungo la caserma, doveva aver travolto il grasso fotografo, ma non sono mai andato a controllare. A cos'era servita, quella caserma? Mi avevano detto che vi trovavano alloggio delle truppe coloniali.

© 1998, Ugo Guanda Editore


L'autore
Patrick Modiano è nato a Parigi nel 1945. Ha esordito nel 1968 con La place de l'Etoile, cui hanno fatto seguito, tra gli altri, La ronde de nuit, Rue des Boutiques obscures (premio Goncourt), Quartier perdu, Voyage de noces, Un cirque passe. Sua è la sceneggiatura del film di Louis Malle Cognome e nome: Lacombe Lucien.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




10 luglio 1998