Valeria Fieramonte e Giovanna Gabetta
Sesso, amore e gerarchia
Pensieri liberi su differenze di genere e potere

"Dicono che il maschilismo è come l'emofilia: si manifesta nei maschi, ma è trasmesso per via femminile."


Un libro scritto a quattro mani: due donne che parlano di sé, delle loro esperienze private e lavorative, dello stupore, dell'indignazione, della pietà e della tenerezza. Sentimenti "femminili" si dirà, e forse è proprio così, per altro le autrici del libro non sembra vogliano minimamente mimetizzare tale differenza di genere, anzi la vera provocazione del libro consiste nell'interrogarsi sul perché i sentimenti siano considerati così estranei al mondo del lavoro, al potere professionale, al ruolo.
Una delle autrici, Giovanna Gabetta, è ingegnere e ha sempre lavorato in ambienti quasi sempre esclusivamente maschili; Valeria Fieramonte invece è giornalista in campo scientifico e la sua laurea in filosofia le permette un'analisi delle problematiche trattate, forse più generale e teorica e con qualche riferimento letterario in più.
Tanti i momenti e le situazioni che mettono in evidenza sia le differenze tra uomo e donna, nei comportamenti e nei sentimenti, sia i pregiudizi, le discriminazioni che storicamente hanno condizionato il ruolo di madri, sorelle, figlie, colleghe di lavoro.
Molto interessante è l'analisi dell'uso del linguaggio, dell'utilizzo curiosamente diverso di termini e verbi tra donne e uomini e di come si siano creati anche degli stereotipi, contestati dalle autrici, sull'attribuire ad uno dei due sessi (quello femminile in particolare) maggiori capacità comunicative. Se i mezzi di informazione sono soprattutto in mano agli uomini, come è possibile che questi abbiano problemi di comunicazione? Il vero problema è invece il loro attribuire ruoli precostituiti a tutte le donne di cui parlano. Esseri umani, tutti diversi tra loro si trasformano in "tipi": la donna fatale, l'amante, la brava madre, la svampita, la psicolabile. Tutte incasellate, tutte chiuse in contenitori che rendono più facile accettare le sofferenze, le debolezze, ma anche la mancata responsabilizzazione. Infatti nel libro un dato originale è il desiderio di uscire da toni un po' veterofemministi, sicuramente ideologici, e invece di attribuire responsabilità, complicità a chi si è sempre un po' nascosta dietro al ruolo di vittima. Una interessante intervista a Maria Monti, cantautrice nota anni fa, sicuramente una delle personalità più innovative nel mondo della canzone d'autore, fa da conclusione a questo saggio-romanzo-inchiesta, nella forma e nei contenuti assolutamente stimolante.

Sesso, amore e gerarchia di Valeria Fieramonte e Giovanna Gabetta
Pag. 244, Lire 20.000 - Edizioni Greco & Greco
ISBN 88-7980-172-4


Le prime righe

Premessa
Per un apostrofo in più


Un apostrofo, nella nostra lingua, può essere sufficiente a volte per indicare una differenza abbastanza grande. Per esempio, agire in modo distinto è ben diverso che agire d'istinto. Per esempio, un ingegnere è diverso da un'ingegnere: qualcuno potrebbe pensare ad un errore d'ortografia - che la maestra di terza elementare già segnerebbe con due o tre fregacci blu, anche nella attuale scuola permissiva! Invece la forma con l'apostrofo indica che l'articolo è al femminile, e può essere un modo per mettere in evidenza che l'ingegnere in questione è donna.
Mi sembra una buona metafora: chiamare un ingegnere donna "l'ingegnere con l'apostrofo". Evoca immagini romantiche: non diceva forse una frase famosa "Il bacio è l'apostrofo rosa tra le parole t'amo"? Un apostrofo è una piccola cosa, ma la differenza di significato che produce può essere molto grande. Un po' come succede per l'appunto con le differenze di genere, di cui volevamo parlare, o meglio su cui abbiamo divagato, in questi scritti.
Una storiellina che mi hanno raccontato di recente dice che quando l'uomo fu creato, si sentiva solo. Dio, che tutto vede e sa, pensò di dargli compagnia. Voleva fare le cose per bene: "Sarà una cosa bellissima, una persona che ti capirà, vivrà per te, ti sarà vicina" disse entusiasticamente all'uomo. "Una persona che non ti dimenticherà mai e penserà solo a te. Certo, anche tu devi collaborare. Ti chiedo un sacrificio... ma piccolo, sai, una roba da nulla in confronto a quello che farò per te. Devi solo darmi un braccio e una gamba".
L'uomo restò un po' perplesso: "Ma Signore... come potrò stare senza un braccio e una gamba... Non ti sembra di chiedermi un po' troppo? No, no, non posso proprio farlo! Ascolta: e se ti dessi una costola?" Ecco spiegato perché la donna è come è: non proprio l'ideale sognato dagli uomini. E perché come ricordo di una costola perduta è diventata il loro chiodo fisso.
Oggi però c'è chi pensa di produrre, anzi riprodurre, costole semiartificiali di biomateriali tratti dalla polvere d'ossa di cavalli a cui vengono aggiunte le osteogenine (sono fattori di crescita delle ossa). Una costola irrimediabilmente fratturata potrebbe allora essere sostituita con una analoga, preparata da un robot in cui vengono inseriti i biomateriali e i dati anatomici della persona interessata. Le osteogenine fanno il reso: si mangiano la polvere di osso di cavallo e riproducono la costola normale. Per ora è solo un'ipotesi di ricerca, ma quanti pensano che sarebbe bello fare lo stesso anche con le donne? Di costruirsi una donna artificiale e su misura, pronta a soddisfare ogni fantasia e capriccio? Probabilmente, le donne un po' artificiali lo sono da sempre, almeno nella mente degli uomini, proprio perché sono nate da una costola.

© 1998 Greco & Greco Editori S.r.l.


Le autrici
Valeria Fieramonte è nata ad Arenzano (Ge); giornalista freelance in campo scientifico, laureata in filosofia all'Università Statale di Milano, ha lavorato in numerose testate, tra cui il Corriere della Sera (Corriere Salute); attualmente collabora con Le Scienze e Salve.
Giovanna Gabetta è nata a Voghera, è la prima donna che si è laureata in ingegneria nucleare al Politecnico di Milano, ha sempre lavorato nel campo della ricerca. Ha al suo attivo oltre 60 pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate italiane e internazionali.



Tannaz Hazemi
99
Una guida alla produzione musicale più importante degli ultimi cinque anni

"La musica è la mia vita e non solo una passione destinata a sparire con il tempo."

Tannaz Hazemi in "Hit Parade di fine millennio" di A. Orlando - Sette


Un libro originale sin dalla copertina, che si presenta con un volto di bambino (il fratellino di tre anni dell'autrice, fotografato da lei stessa) dall'aria meditabonda: una fotografia in bianco e nero, con luce metallica e un unico tocco di colore (un grosso paio di occhiali dalle lenti arancioni).
Tannaz Hazemi ha solo 19 anni, ma una buona esperienza alle spalle nel campo musicale, avendo sempre avuto questa passione ed avendo lavorato saltuariamente per Mtv, la rete televisiva musicale "per eccellenza" (nata nel 1981 e ormai diffusa in tutto il mondo) che sponsorizza il libro. Del resto solo una persona così giovane può essere testimone obiettiva del nuovo trend, solo chi ascolta quotidianamente per scelta centinaia di brani, suona, è spettatrice dei maggiori concerti internazionali e guarda per ore videoclip, lavorando tra l'altro anche nel settore, può essere in grado di captare quale realmente sia il gusto musicale dell'ultimissima generazione, diventando un critico attendibile. Antonio Orlando, in un articolo per "Sette", inserto settimanale del "Corriere della Sera", si domanda per quale motivo non compaiano tra i 99 cd recensiti anche artisti del calibro di Bruce Springsteen o Bob Dylan. Ma è assolutamente logico e normale. I giovani ascoltano la nuova musica (figlia di quella precedente, sì, ma diversa da essa) che rispecchia il loro modo di sentire e pur apprezzando quella che appartiene agli anni Sessanta e Settanta, non possono più viverla come "propria". E sebbene qua e là qualche "vecchio" artista compaia ancora (Elton John, Annie Lennox, i Duran Duran, Madonna, perfino i Rolling Stones con l'ultimo album Bridges to Babylon), troviamo essenzialmente autori la cui popolarità risale a tempi recenti o recentissimi, come Marilyn Manson, i Korn, Jamiroquai, i Green Day, The Cranberries, i Nirvana, Björk, Coolio, i Metallica, i Morcheeba, The Notorius B.I.G., gli Oasis, i Portishead, Puff Daddy & the Family, i Savage Garden, gli Smashing Pumpkins, le Spice Girls, Tori Amos, the Verve, Will Smith. Da notare anche una scheda dedicata alla mitica colonna sonora del film Trainspotting, formata da brani di molti autori anche "d'età" (ma assolutamente perfetti nel contesto) come Brian Eno, Lou Reed o Iggy Pop.
Dal rap al rock alternativo, dall'hip hop al folk new age, dall'acid rock alla techno, dal pop al reggae, dallo ska al metal... tutti i generi "di tendenza" sono qui rappresentati dagli interpreti più importanti, attraverso singole schede in cui è riprodotta la copertina del cd preso in esame, con alcuni dati generali e un breve commento.
Che sia la produzione più importante degli ultimi cinque anni non è forse vero, ma senza dubbio il saggio offre una panoramica varia che spazia dai brani più popolari alle scelte un po' più elitarie. Non certo un libro per specialisti, ma sicuramente una tappa iniziale per curiosi. Unico appunto: tranne Romanza di Andrea Bocelli, nessun cenno alla musica italiana o ad autori arabi e africani emergenti. E da parte di una ragazza iraniana che vive a Milano... non ce lo aspettavamo!

99. Una guida alla produzione musicale più importante degli ultimi cinque anni, di Tannaz Hazemi
221 pag., ill., Lit. 15.000 - Arnoldo Mondadori Editore (Oscar varia)
ISBN 88-04-45542-X


Le prime pagine



© 1998, Arnoldo Mondadori Editore


L'autrice
Tannaz Hazemi è nata in Iran e vive tra gli Stati Uniti e l'Italia. Panorama e Grazia ospitano sue rubriche in cui parla di musica giovanile e artisti emergenti. È apparsa in numerosi show di Mtv America e ha lavorato per alcuni programmi-pilota. Attualmente si sta occupando di un progetto personale molto ambizioso: un album in cui si fondono canto e programmazione elettronica.



Alexandra Marinina
Il Padrone della Città

"Nastja non dormiva. Aveva bisogno di riflettere, ma l'orrore di quello che era accaduto il giorno prima glielo impediva."


Una campagna pubblicitaria eccezionale ha accompagnato l'uscita in Italia di questo romanzo poliziesco, opera di un'autrice finora sconosciuta nel nostro Paese, ma celeberrima in Russia. Autrice che, avendo lavorato come criminologa presso il Ministero degli Interni, conosce bene la realtà drammatica, spesso estrema, della Russia dell'ultimo decennio, passata in modo travolgente e incontrollabile a un'economia del profitto che ha generato una società sempre più minata dalla criminalità organizzata. E in una situazione di questo genere si possono tranquillamente inserire gruppi al limite della legalità (o oltre questa) che sfruttano la nuova agiatezza di alcune classi sociali, assecondandone vizi e desideri. Anastasija Kemenskaja (Nastja), ispettrice di polizia di Mosca, si trova coinvolta in una indagine che si riferisce proprio a questo tipo di delinquenza. Nastja sta trascorrendo, presso il centro di benessere I Girasoli, un periodo di riposo. Il luogo, una sorta di beauty farm, sembra tranquillo, rilassante, ma ben presto compaiono alcuni strani personaggi che inquietano l'ispettrice, sempre pronta a captare il pericolo e a individuare velocemente le situazioni a rischio. Tra i clienti dell'albergo vi sono in realtà numerosi personaggi oscuri, alcuni legati alla produzione e al commercio di cassette pornografiche illegali anche estreme, altri attori di queste produzioni, altri ancora clienti che celano spesso vere e proprie perversioni. A tutto questo si collega una scia di omicidi quasi inspiegabili, ma che vedono come vittime donne spesso giovanissime. Sarà, ovviamente, una indagine particolarmente intricata e pericolosa, che coinvolgerà in maniera totale i personaggi implicati sia dalla parte della polizia che da quella dei criminali.

Il Padrone della Città di Alexandra Marinina
Titolo originale dell'opera: Igra na chuzhom pole

Traduzione di Margherita Crepax
309 pag., Lit.19.500 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-3134-5


Le prime righe

Un mese prima

Lo aveva sentito arrivare già la sera prima. Inesorabile, indomabile, e sempre più vicino. Aveva sperato di soffocarlo nel sonno, ma il sonno non l'aveva aiutato.
Il giorno dopo, parlando con i suoi studenti, si era accorto di aver portato, senza volerlo, la conversazione sull'argomento dei legami familiari e, più precisamente, del rapporto tra madre e figlio. Lo stadio successivo era insorto nel pomeriggio, quando ormai ogni accenno al ruolo dei genitori, e in particolare alla figura materna, aveva cominciato a suscitare in lui un'irritazione fisica patologica e riconoscibile, e la voglia di urlare e di interrompere a qualunque costo i suoi interlocutori si era fatta sempre più forte. Alla fine della giornata Jurij Fjodorovich Marzev sentiva che di nuovo l'impulso era insopprimibile, che il piccolo Jurochka si era risvegliato e che presto avrebbe cominciato a gridare a squarciagola.
Sollevò il ricevitore del telefono:
"Galina Grigorjevna, le dispiace rimandare il nostro colloquio a domani? Sto andando a casa perché non mi sento bene".
"Ma certo, Jirij Fjodorovich" rispose con prontezza l'insegnante di matematica. "Se non siamo riusciti in sei anni a risolvere il problema Kuzmin, non sarà un giorno in più a cambiare le cose. Si curi e cerchi di guarire."
"La ringrazio."
Sì, Vadik Kuzmin era un problema. Tutti gli insegnanti si lamentavano di lui, della sua arroganza e delle sue bravate, ma nessuno poteva chiedere che venisse espulso dalla scuola perché il suo profitto era eccellente in tutte le materie. E per quanto fosse un autentico delinquente, colpevole di reati perseguibili dalla legge come l'oltraggio e la diffamazione, era pur sempre uno scolaro della media inferiore e nessun insegnante era disposto a denunciarlo... E poi prima dei diciotto anni non si è responsabili di certi crimini...
Domani, pensò Marzev, abbottonandosi nervosamente il cappotto, risolverò la questione domani. Oggi devo pensare a Jurochka. Il piccolo va nutrito, fasciato, cullato... bisogna fare di tutto per evitare la tragedia.

© 1998, Edizioni Piemme


L'autrice
Alexandra Marinina, quarantenne, sposata, senza figli, ha lavorato a lungo come criminologa presso il Ministero degli Interni, a Mosca. Autrice di diciotto romanzi, si dedica ora interamente alla scrittura.




Osvaldo Soriano
Fútbol
Storie di calcio

"- Di che cosa parla il libro? Di calcio?
- No. Parla dei goal che uno si perde nella vita.
- Ho capito. Portami all'ombra, ragazzo, che ti racconto quella del portiere senza mani. "



Il volume raccoglie diciannove racconti, di cui un lungo inedito, che rappresentano una vera galleria di personaggi indimenticabili, una immaginaria squadra composta da figure dolci e stralunate, patetiche e comiche, di certo assolutamente vive e affascinanti.
Se scrivere di calcio può apparire un po' restrittivo, se si pensa che i lettori debbano essere solo gli appassionati di questo sport, si sbaglia di grosso quando si parla di Soriano (lo stesso vale per Galeano, di certo!). La sua scrittura riesce a coinvolgere e ad appassionare anche chi non ha mai visto una partita, i suoi personaggi sono un po' veri e un po' fantastici, sempre e comunque vibranti di sensibilità e di calore, ingenui e perfidi nello stesso tempo: l'aculeo piantato nel sedere del portiere per bloccarlo, e poi lì dimenticato, ne è un divertente esempio.
"L'eterna, e crudele imprecisione della parola" in questo scrittore si trasforma nella capacità creativa di costruire immagini e veri ritratti che prendono anima, si agitano, quasi costretti dalla dimensione della pagina scritta a dare una qualche conclusione logica al loro agire, troppo spesso solo giustificato dall'allegria o dal puro piacere estetico, da un'idea che si scontra e frana a contatto con la realtà. Anche le brutture, e tante, che circondano gli uomini, regimi politici arroganti e violenti, una povertà storica e maledetta contro cui combattere quotidianamente, l'ipocrisia di tanti e la debolezza di molti, sono presentati da Soriano con la ribellione del giusto, ma anche con il disprezzo irridente di chi sa di essere altrove e di essere stato capace di non farsene contaminare.
Soriano aveva iniziato la sua carriera di calciatore, era anche una vera promessa, ma un incidente ne aveva interrotto l'ascesa tra i grandi del pallone. Per un ragazzo latino-americano il calcio spesso rappresenta l'unica possibilità di riscatto, e proprio per questo c'è tanta affettuosa pietà per quei ragazzi che dal successo vengono travolti, e forse è proprio da questa considerazione iniziale che nasce tutta l'ammirazione per il mito del calcio argentino, Diego Armando Maradona: "Maradona è così: non è di questo mondo... Io l'ho incontrato una sola volta in vita mia... Sì, Maradona è così: esiste per la gloria di Dio".
Soriano, giocatore, giornalista, scrittore, grande conoscitore dell'Italia, ci lascia in queste pagine tutta la vivacità di una persona sulla cui tomba, pare, in molti vadano ancora ogni giorno a chiacchierare, a scherzare, a lasciargli lettere e messaggi.

Fútbol. Storie di calcio di Osvaldo Soriano
Titolo originale: Cuentos de fútbol
Traduzioni di Glauco Felici, eccetto Obdulio Varela, traduzione di Angelo Morino
A cura di Paolo Collo
Pag. 214, Lire 16.000 - Einaudi (Einaudi Tascabili. Letteratura n. 535)
ISBN 88-06-14909


Le prime righe

Obdulio Varela
Il riposo del re del centrocampo

A Daniel Divinsky (16 luglio 1972)

La Storia vissuta, quella che veniva pubblicata nel supplemento culturale de "La Opinión", era una delle forme più difficili di servizio giornalistico. Consisteva nell'ascoltare, davanti a un registratore, per cinque o sei ore - talvolta di più -, un uomo o una donna che ricostruivano i migliori - o i più terribili - momenti della loro esistenza. Bisognava poi comprimere senza ridurre, rendendo al tempo stesso il sapore del racconto, lo stile narrativo dell'intervistato. Carlos Tersitano, Ricardo Halac, Julio Ardiles Gray e io ci occupavamo della rubrica su "La Opinión". Questa intervista mi fu suggerita da Hermenegildo Sábat, il quale illustrò sul quotidiano quasi tutti i testi, poi raccolti nel volume Artisti, pazzi e criminali.
Il 16 luglio 1950, nello stadio Maracaná di Rio de Janeiro, nacque una delle ultime leggende del calcio rioplatense; quel giorno, l'imponente centromediano uruguayano Obdulio Varela mise a tacere centocinquantamila tifosi che inneggiavano al goal brasiliano durante la finale della Coppa del Mondo, segnato dall'attaccante Friaca. Al sesto minuto del secondo tempo, il Brasile aprì le marcature incoraggiato dalle tribune zeppe del Maracaná, inaugurato proprio per questa partita. Allora, tutta Rio de Janeiro fu un'esplosione di giubilo; i petardi e i fuochi d'artificio si accesero nello stesso tempo. Obdulio, un ragazzone tagliato con l'accetta, raggiunse la sua porta già violata, prese il pallone in silenzio e lo strinse fra il braccio destro e il corpo. I brasiliani ardevano di giubilo e chiedevano altri goal. Quella modesta squadra uruguayana, seppure temibile, era una buona preda per conquistare il titolo mondiale. Forse l'unico che seppe capire la drammaticità di quell'istante, di ponderarla freddamente, fu il grande Obdulio, capitano - e molto di più - di quella squadra giovane che cominciava a disperarsi.
Sicché piantò gli occhi grigi, neri, bianchi, rilucenti, contro tutta quella luce, gonfiò il petto massiccio, e si avviò muovendo appena i piedi, provocatore, senza rivolgere una parola a nessuno, e la gente dovette aspettare tre minuti prima che arrivasse in mezzo al campo e rivolgesse all'arbitro dieci parole in uno spagnolo incomprensibile. Non ebbe orecchi per i brasiliani che lo insultavano perché avevano capito la sua manovra geniale: Obdulio raffreddava gli animi, metteva distanza fra il goal e la ripresa di modo che, da quel momento, la partita e l'avversario di ritrovassero diversi.

© 1998, Giulio Einaudi Editore


L'autore
Osvaldo Soriano è nato nel 1944 a Mar del Plata ed è morto a Buenos Aires il 31 gennaio 1997. In Italia i suoi libri sono tutti pubblicati da Einaudi.



Vincenzo Vita
L'inganno multimediale

"Multimedialità è una parola o senza senso preciso, o ingannevole. Multimedialità presuppone il concorso di differenti media, ma non è ciò che sta avvenendo: il computer è sempre il computer, anche quando può presentarsi come insieme di diversi media, inglobati dal video sopra la tastiera."


Il saggio di Vincenzo Vita rappresenta una voce fuori dal coro del consenso unanime, anche se non una vera voce di dissenso. Più semplicemente si tratta di un momento di riflessione, di analisi nei confronti di un fenomeno, legato all'evoluzione delle comunicazioni, che non necessariamente deve essere positivo, non necessariamente mantiene ciò che entusiasticamente promette. Una prospettiva anche politica da non sottovalutare in un momento in cui tutto è globalizzazione, ma nulla lo è di fatto, perché anche l'idea del sistema unico, del "pensiero unico" non può che essere un inganno.
Il discorso parte dall'analisi della nascita e dell'evoluzione delle comunicazioni di massa, strettamente legata agli ultimi decenni, partita con l'invenzione rivoluzionaria della radio, che ha trasformato il secolo nel momento storico dell'informazione globale.
Vita definisce la multimedialità (che si può intendere come scalino successivo di questa evoluzione) "ricerca, tensione verso un nuovo oggetto o mondo di oggetti, i cui contorni definitivi scaturiranno dall'esito di una lotta di egemonia, di cui sono chiari gli attori fisici, ma non sono tuttora chiari né il territorio né i soggetti o la coscienza del consumo"
Il nuovo territorio sul quale si agisce è il "cyberspazio" (termine mutuato dal romanzo "Neuromante" dello scrittore di fantascienza William Gibson) i cui limiti e la cui essenza non sono ancora noti, come sconosciuta è ancora l'evoluzione della navigazione in esso. La lotta tra gestori di sistemi di comunicazione (via cavo, via satellite...) avrà forse un vincitore che dominerà il sistema? Andremo ancora incontro a un monopolio? In un capitolo (Transizione verso dove) l'autore analizza proprio questa fase evolutiva che può anche dimostrarsi un inganno, se con il termine "multimedialità" (che sembra presupporre un'evoluzione straordinaria) in realtà si intende qualcosa che non interconnette ma domina, oppure un "luogo ideologico che non attiene all'economia dei media e neppure al contesto tecnico". Internet e la "rete" in generale sono la nuova potenziale intelligenza collettiva, il nuovo momento di interscambio, la "metafora del nuovo ordine". Multimedialità è dunque un concetto ancora in evoluzione, non un termine acquisito e determinato come generalmente si tende a credere. Ancora una volta si tratta di un inganno, l'inganno di un sistema dei media che si sta trasformando in media come sistema. E se su di esso prevarrà la logica di mercato, la commercializzazione, quale potrà essere il futuro? I governi non devono sottovalutare questo problema affrontandolo con garanzie di pluralità e nei termini dei principi democratici della regolamentazione, per dare vita a un "welfare della comunicazione". "Spetta alla politica ridurre al minimo i costi sociali da pagare per entrare nell'epoca della comunicazione-mondo", quella reale e non quella ancora ingannevole odierna.

L'inganno multimediale di Vincenzo Vita
87 pag., Lit. 16.000 - Edizioni Meltemi (Semiosfera n. 5, collana diretta da Gian Paolo Caprettini e Guido Ferraro)
ISBN 88-86479-54-9


Le prime righe

Cap. I - Conflitti di fine millennio

Vero e falso

In questo passaggio storico vengono a cadere tante certezze.
Nessuna delle grandi ideologie che hanno permeato il secolo che si chiude, voltando la pagina del millennio, ha retto agli eventi - previsti o imprevedibili - della produzione, dell'organizzazione sociale, della cultura.
Eppure mai come oggi il mare in tempesta è apparso con le lenti dell'ideologia (a torto dichiarata morta o moribonda), un tranquillo mare di nuove libertà, di straordinario ed impetuoso sviluppo.
Non è così, a ben vedere. Basti leggere i dati dell'economia reale o i dissestati PIL (prodotto interno lordo) di tre quarti del mondo, un mondo che si vuole integrato e globale. Non è vero, allora? È vero e falso insieme, se si può usare la contraddizione come categoria cognitiva fondamentale di un diagramma mosso e privo di certezze. È vero che i bisogni elementari nelle società più evolute hanno da tempo superato la soglia dei beni primari per affacciarsi nel benessere e nel superfluo, come è vero che lì gli stessi indici della povertà hanno comunque metri di riferimento ben lontani dai periodi delle carestie e delle morti collettive per fame. È vero se si guarda al livello della discussione sui diritti, sulle opportunità, se si volge al positivo il benefico flusso dell'informazione senza confini, che ha contribuito a far vedere e a far prendere coscienza su fatti e cose altrimenti relegati all'oblio o al segreto, all'autarchia dei regimi autoritari.
È vero forse per tanti altri motivi. Ma è anche falso. È falso se si guarda agli squilibri tra un Nord e un Sud che non coincidono solo con gli spazi del territorio geografico, bensì con quelli dei nuovi territori del sapere, della partecipazione (o meno) alle nuove sfere dell'accumulazione tecnica. È falso se si guarda alle percentuali della ricchezza e ai problemi individuali e sociali, al rapporto tra occupati, disoccupati e semi-occupati. È falso, ancora, se si ragiona con l'occhio al futuro e non solo al presente. Una nuova divisione è all'ordine del giorno tra chi ha e chi non ha, sia beni materiali sia quelli immateriali.

© 1998, Meltemi editore srl


L'autore
Vincenzo Vita, deputato del PDS, dal 1996 è Sottosegretario al Ministero delle Telecomunicazioni nel Governo Prodi. Ha collaborato alla preparazione dei più significativi progetti di legge sulla comunicazione, in particolare quelli relativi alle regole antitrust e all'emittenza radiotelevisiva. Tra le sue opere: Dopo i mass media.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




3 luglio 1998