Philippe Delerm
La prima sorsata di birra
e altri piccoli piaceri della vita

"Si potrebbe quasi... È bella la vita al condizionale, come nell'infanzia."


Si potrebbe, si può, godere di tanti piccoli "nulla" quotidiani. Si potrebbe, si può, sentire la gioia di svegliarsi al mattino e, invece di pensare al peso della giornata, alla fatica del lavoro, sentirsi percorrere dal piacere di una colazione fragrante (per un francese è il croissant, per noi italiani l'equivalente potrebbe essere l'aroma del caffè). È l'oggi, il presente, fatto di piccoli gesti, di sensazioni apparentemente insignificanti, che danno però sapore alla vita, quello che viene cantato in questo libro. Certo, le grandi passioni lasciano tracce indelebili, ferite o felicità travolgenti che nessuno dimentica: ma la vita davvero è fatta di grandi passioni? o piuttosto è la somma di tante, piccole felicità, tanti attimi a cui non prestiamo attenzione, gesti abituali, visi conosciuti, sensazioni di tranquilla serenità, momenti normali di una normale esistenza?
Il libro di Delerm (un vero, imprevisto, successo di vendite in Francia) ci offre non una filosofia di vita, ma dei suggerimenti, un'idea di piacere che si allontana da quello proposto dalla cultura dominante abituata a vedere in ciò che è trasgressivo e estremo la fonte unica della felicità. Qui si parla di mattinate in cucine silenziose a sgranare piselli, del rumore della dinamo contro la ruota in una solitaria passeggiata serale in bicicletta, dello scompartimento di un vecchio treno che si trasforma in salotto, della piacevole fatica di leggere stesi sulla spiaggia, dell'imprevista intimità che nasce da un invito a sorpresa a casa di amici: basta saper assaporare tutto questo, sentire, mentre lo si vive, il gusto dolce e penetrante di tanti gesti abituali per capire che può essere sufficiente tutto ciò per dare sapore alla vita.
Ognuno può poi avere una sua personale "prima sorsata di birra": quel gesto, quel momento che si ripete e che non andiamo a cercare noi, ma che ci aspetta e ci accompagna negli anni, a cui però siamo debitori di attimi dolcissimi o struggenti, a cui in fondo dobbiamo tanto della nostra capacità di dribblare la noia, la fatica, la delusione, le amarezze, i dolori.
Siamo di sicuro in un'epoca povera di eventi collettivi così coinvolgenti da dare senso alla vita dei singoli, forse stiamo cadendo in un eccesso di intimismo, però è innegabile che vadano rivalutate le piccole gioie, forse banali, di chi non gode, e non ha neppure voglia di godere, dell'ebbrezza del successo, della ricchezza e della notorietà. In epoca di protagonisti, di primedonne e di divi in tutti i campi, credo che sia da accogliere con favore un libro rivolto a chiunque abbia un po' di sensibilità e un po' di intelligenza.


La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita di Philippe Delerm
Titolo originale: La première gorgée de bière

Traduzione di Leonella Prato Caruso
Pag. 121, Lire 18.000 - Edizioni Frassinelli
ISBN 88-7684-535-6

le prime pagine
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Un coltello in tasca

Non un coltello da cucina, naturalmente, né un coltello da malavitoso a serramanico. Ma neppure un temperino. Diciamo un Opinel nº 6 o qualcosa di simile. Un coltello che sarebbe potuto appartenere a un nonno ipotetico e perfetto. Un coltello che lui avrebbe tenuto nella tasca dei pantaloni di velluto color cioccolato a coste larghe e che avrebbe tirato fuori all'ora di colazione per infilzare con la punta le fette di salame, per sbucciare lentamente la mela, con il pugno stretto intorno alla lama. Un coltello che avrebbe richiuso con un gesto ampio e cerimonioso, dopo il caffè bevuto in un bicchiere - segnale, per ciascuno, di dover tornare al lavoro.
Un coltello che ci sarebbe parso stupendo da bambini: un coltello per l'arco e le frecce, per foggiare la spada di legno con l'impugnatura intagliata nella scorza - il coltello ritenuto troppo pericoloso dai genitori quando eravamo piccoli.
Ma un coltello per che cosa? Visto che non siamo più ai tempi del nonno e non siamo più bambini. Un coltello virtuale, dunque, e con un ridicolo alibi: "Ma sì, può servire per un sacco di cose, in gita, durante i picnic, per fare qualche lavoretto se non ci sono utensili..."
Sappiamo che non servirà. Non consiste in questo, il piacere. Un piacere assolutamente egoistico: una bella cosa inutile di legno caldo oppure di madreperla liscia, con un segno cabalistico sulla lama, da veri iniziati: una mano incoronata, un ombrello, un usignolo, l'ape sul manico. Sì, lo snobismo ha sapore se è legato a questo simbolo della vita semplice. All'epoca del fax, è un lusso rustico. Un oggetto a sé, che riempie inutilmente la tasca e che tiriamo fuori di tanto in tanto, non per servircene, ma per toccarlo, guardarlo, per la soddisfazione ingenua di aprirlo e richiuderlo. In questo presente gratuito sonnecchia il passato. Pochi secondi e ci sentiamo al tempo stesso il nonno bucolico con i baffi bianchi e il bambino in riva all'acqua tra l'odore del sambuco. Il tempo di aprire e richiudere la lama e non siamo più di mezza età, ma di due età insieme - questo è il segreto del coltello.


© 1998, Edizioni Frassinelli

biografia dell'autore
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Philippe Delerm è nato nel 1950 nel sud-est della Francia e attualmente vive in Normandia. Sposato, padre di un figlio, è professore di lettere al Collège de Bernay. Ha già pubblicato numerosi libri, di cui alcuni per l'infanzia. Con quest'opera, un vero caso editoriale, balzata in vetta alle classifiche francesi e baciata da un clamoroso successo, ha vinto il premio Grandgousier.


A cura di Grazia Casagrande


26 giugno 1998