Peppe Lanzetta
Un amore a termine

"Di confini impercettibili è fatto l'universo, fra compiere un atto e non compierlo il confine è impercettibile ma le conseguenze possono essere immense."


Questo libro di Peppe Lanzetta ci parla della vita di un uomo arrivato: una moglie, un figlio, una professione creativa. Johnny è un artista noto, un apprezzato poeta metropolitano; molta ammirazione intorno a lui, una eccessiva serenità e spensieratezza. Nessuna apparente insoddisfazione, nessuna frustrazione, una gioventù che sta per sfiorire, ormai ha raggiunto i quarant'anni e la voglia di godere, di cogliere dalla vita ogni occasione. Difficile capire a questa età se si è giovani ancora, oppure se ci si deve accontentare della serenità quotidiana che ha sicuramente perso fascino ed è un po' logorata dalla monotonia. Un incontro casuale in un locale suscita un'improvvisa fiamma di passione, una storia che nasce in modo giocoso, ma che si trasforma in qualcosa di assoluto, un amore vero, travolgente, che inebria e ubriaca. Johnny sa che quell'amore è "a termine", e questo lo tortura perché sa anche che non potrà farne a meno, incapace com'è di godere davvero di qualcosa che non sia travolgente; Janis vive quella storia come parte di una sua concezione della vita: non vuole rinunciare mai, per nessuna ragione, alla sua libertà di scelta, di movimento, di crescita. Chi perderà se stesso in questa vicenda è infatti lui, la sua crisi è distruttiva: rifiuta un rapporto "a distanza", rifiuta di riaprire con la moglie un dialogo, soprattutto quando capisce che è lei quella che ha colto nella vicenda una possibilità di maturazione e di crescita, rifiuta la sua stessa persona, la sua fragilità, il senso di sconfitta che lo travolge, la paura per un futuro da adulto.
Lo stile di Lanzetta, duro, asciutto, con parole "tuttedunfiato", può creare anche un po' di sconcerto (Gianni Riotta ad esempio sembra non sopportarlo), io credo che invece che sia proprio il tono linguistico a creare tanta tensione, tanto senso di sofferenza, ad esprimere la difficoltà di vivere e di districarsi in questa società così malata, così povera di valori e di speranza. In Una vita postdatata l'umanità descritta nel libro è quella marginale, la Napoli più diseredata e disperata, in questo Un amore a termine invece sono intellettuali ed artisti a soffrire; non sono povertà e droga a uccidere, eppure il male di vivere, il senso di sconfitta domina ed emerge prepotentemente come chiave di lettura della contemporaneità.


Un amore a termine di Peppe Lanzetta
Pag. 172, Lire 24.000 - Edizioni Baldini & Castoldi (Romanzi e Racconti n. 127)
ISBN 88-8089-293-2

Le prime righe


Cinque luglio...

Uscì sul balcone di casa sua e guardò la luna, splendido faro tagliato di trequarti sulla calde notte estiva, non c'era un refolo d'aria, le macchine ogni tanto lo scuotevano e lo distoglievano dai suoi pensieri. Quella sera c'era un grande concerto a piazza del Plebiscito, c'erano andati tutti, lui era rimasto in casa ad aspettare una telefonata cercando di provare un'emozione insolita per i suoi quarant'anni, un'emozione che lo riportava ai suoi anni verdi, al tremore dei primi turbamenti.
Era rimasto in casa ma la telefonata che aspettava non arrivò.
Telefonò invece un ragazzo di Campobasso per saluti e un suo amico di sballi e Natali lontani che gli disse:
"Ciao, ti saluto, domenica io, mia moglie e i due bambini partiamo per Chicago."
"Ma che cazzo dici?"
"Cambio vita, ho venduto il bar, basta con questi cafoni che non capiscono il cognac Martell o il Cardenal Mendoza, per non parlare del Carlos Primero e di tutte le bottiglie di Veuve Cliquot che sono rimaste nelle casse, ma piuttosto di svenderle me le scolo tutte io, affanculo loro e i gingerini e i caffè corretti...
Alcolizzato ma felice, non ce la faccio più. Ora se mi vuoi bene non mi chiedere più niente. T'aspetto a Chicago, così è la volta buona che smuovi un po' il culo e te ne vieni pure tu in America."
"Uè... Americamerica! Ma che stai dicendo? Ti vuoi calmare un poco?
Mi sembri il padre jugoslavo nel film Gli amici di Georgia... ti ricordi? Quello che con lo sguardo perso nel vuoto e gli occhi di est e rabbia diceva: 'AMMERICA... AMMERICA...'
Scendi da questo transatlantico pieno di valige legate con lo spago, i tempi sono cambiati... mi sembri mio nonno."
"Chicago, amico mio. Roma/NY/Chicago. Ti farò avere il mio indirizzo."

Lui si alzò dal divano, accese due sigarette una dietro l'altra, prese il barattolo di Nutella e vi si tuffò sopra. Mangiava Nutella col cucchiaio e aveva gli occhi accesi. Uscì sul balcone e si perse nella luna. Dopo un po' ritornarono quelli del concerto, raccontando canzoni, rumori, delizie di bambini, transenne, emozioni e sudori.
Lui pensò a un concerto di musica marocchina che in quella stessa sera s'era tenuto a Genova, alla telefonata che aspettava, alle segreterie telefoniche sui cellulari che gli impedivano di gridare quello che aveva in corpo.
Fece un sospiro lunghissimo e pensò che dopotutto Chicago non era poi la fine del mondo ed era pur sempre la città di Belushi e dei Blues Brothers.


© 1998, Baldini&Castoldi s.r.l.

L'autore
Peppe Lanzetta è nato a Napoli nel 1956. Attore e autore, per il teatro ha scritto e rappresentato Napoletano pentito, Roipnol, Il Vangelo secondo Lanzetta, Lenny, Caro Achille ti scrivo, Il gallo cantò. Ha partecipato a film di alcuni dei più importanti registi del cinema italiano come Tornatore, Cavani, Loy, Piscitelli; gli ultimi due sono L'amore molesto e Teatro di guerra. Collabora al "Mattino". Questo è il suo quinto libro, dopo Una vita postdatata, Figli di un Bronx minore, Un Messico napoletano, Incendiami la vita.



David Messina
68 anni di Mondiali

Ecco una definizione di Roberto Baggio: "Ci piace, invece, definirlo, semplicemente un campione, un fuoriclasse che interpreta solo il ruolo di divertire il pubblico, con la sua classe e il suo estro calcistico".


Una storia molto tecnica dei mondiali che analizza tutte le manifestazioni dal 1930 al 1994. Vengono segnalate non solo le squadre che hanno vinto quel mondiale, ma anche le partite più interessanti, quelle rimaste nella memoria collettiva.
Sono sempre indicate le formazioni-tipo dell'Italia e ritroviamo i nomi dei mitici Meazza, Schiaffino, Bulgarelli, Sivori...
Accanto ai grandi eroi del passato compaiono però anche le nuove "stelle del firmamento calcistico", ad esempio Alessandro Del Piero, considerato il vero rivale di Ronaldo, allievo di Roberto Baggio, tecnicamente preparatissimo, ma ugualmente capace di creatività e di genio, un giocatore "di fantasia" che oltre agli elogi raccoglie, come spesso capita per questa tipologia di giocatori, molta invidia, in quanto certe doti naturali non possono certo essere riprodotte neppure con la migliore preparazione.
Una delle pagine più belle è quella dedicata a Pelé, "Sua Maestà il calcio", il più grande giocatore di tutti i tempi, oggi Ministro dello sport in Brasile.
Messina fa spesso delle notazioni sociologiche, politiche o culturali sulla situazione del Paese in cui si svolgono i campionati e su alcune delle squadre partecipanti. Questo rende interessante la lettura del libro per chi, appassionato di calcio, non lo considera però un universo del tutto separato dal resto del mondo e dalla Storia. I Mondiali sono infatti solo lo specchio della realtà che ci circonda ed è solo un particolare angolo di osservazione quello che parte dal mondo dello sport. L'agile stile giornalistico rende le pagine veloci e piene di ritmo, come avviene nelle migliori partite.


68 anni di Mondiali di David Messina, introduzione di Angelo Rovelli
Pag. 172, Lire 5.900 - Edizioni Sonzogno (Best Seller)
ISBN 88-454-1592-9

Le prime righe

GIOIE, BRIVIDI, AVVENTURE
ECCO LA STORIA DEI MONDIALI

di David Messina

"Gira e rimbalza il mio cuor come fosse un barattolo", cantava Gianni Meccia, nei primi anni Sessanta. Ma non è più il cuore a rimbalzare nel petto dei giovani di oggi. Né alcun barattolo. A rotolare e rimbalzare è quel pallone una volta di cuoio adesso di chissacché, che con le sue traiettorie imprevedibili, con i suoi ghirigori fantasmagorici, con le sue picchiate terrificanti continua a scrivere l'epopea dei più popolari eroi dei tempi moderni, i calciatori.
Si esaltano nell'epos di una coppa dei campioni, i calciatori, nelle volate mozzafiato dei campioni nazionali, negli scontri senza quartiere della Coppa dei vincitori, delle Coppe europee o della Coppa UEFA ma...
... Ma il momento autentico della verità giunge soltanto ogni quattro anni, quando sul quadrante della storia, come usava dire pomposamente Benito Mussolini, arriva l'ora dei campionati del mondo di calcio. Quando scatta l'ora del mondiale, le aspettative si moltiplicano, le atmosfere si surriscaldano, scendono sul piede di una guerra fortunatamente figurata non i fans di alcuni club calcistici d'Europa o del Sudamerica, ma gli abitanti dell'intero globo terracqueo, anche i non tifosi o non sportivi. Per la squadra che rappresenta il proprio Paese infatti tifano tutti, anche coloro che il pallone lo odiano o addirittura lo ignorano. E sono ormai 68 anni che i mondiali si celebrano, a dispetto anche della forzata interruzione di quei terribili anni Quaranta in cui a rotolare tragicamente sui territori insanguinati d'Europa e delle più ricche plaghe dell'estremo Oriente asiatico erano, ahimè, i corpi, le anime, il cuore e il cervello attonito di decine di milioni di poveri cristi innocenti. Sessantotto anni di battaglie calcistiche che hanno esaltato lo sport e i suoi valori più puri: l'emulazione, l'amicizia, la gioia di stare insieme e di combattersi lealmente secondo le regole che mirano innanzitutto a codificare il rispetto dell'atleta per l'atleta, dell'uomo calciatore o spettatore verso l'altro uomo calciatore o spettatore. Certo, non tutti onorano queste regole, ma i reprobi sono cacciati e perseguiti; celebrati con il serto aureo dei vincitori sono i più forti e leali.
Ebbene, quel serto di guerrieri forti e leali gli eroi d'Italia lo hanno già conquistato tre volte. Come i grandi virtuosi del Brasile o gli autentici guerrieri di Germania. La prima volta nel 1934, la seconda nel 1938, la terza nel 1982. Uno schianto! E che '82 quell'82!


© 1998, RCS Libri S.p.A.

L'autore
David Messina è laureato in Giurisprudenza. Ha cominciato la professione giornalistica al giornale L'Ora di Palermo, quale cronista giudiziario. Ha fondato a Milano la redazione milanese del Corriere dello Sport, successivamente è stato collaboratore de La Stampa, direttore della rivista Top Hockey, opinionista dei programmi sportivi di Telelombardia. È consigliere della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, presidente del Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi, consigliere dell'Unione Stampa Sportiva Italiana, tesoriere dell'Associazione Lombarda dei giornalisti.



Robin Norwood
Un pensiero al giorno
(per donne che amano troppo)

"Ciò che ho trovato straordinario in questo libro è che gli argomenti dibattuti, sebbene scritti secondo una prospettiva femminile, trascendono l'essere uomo o donna."

Richard Torregrossa
San Diego, marzo 1997


Vivere con serenità i rapporti sentimentali è difficile, soprattutto se numerose esperienze negative si accumulano nel corso degli anni. Raggiungere un equilibrio, essere in armonia con se stessi è indispensabile per poter affrontare gli altri, specie in un rapporto che metta in gioco affetti profondi.
Per aiutare le donne in questo difficile cammino di emancipazione dalle dipendenze affettive e sentimentali sbagliate, ma anche di riscoperta della capacità di amare, Robin Norwood ha scritto alcuni saggi di facile lettura, ma supportati dalla sua qualificata esperienza di psicoterapeuta.
Come ci dice l'autrice stessa nella Prefazione, l'idea di realizzare questo libro è nata conversando con una donna che elogiava il precedente lavoro, Donne che amano troppo, richiedendo tuttavia una serie di consigli pratici quotidiani, per emanciparsi dagli atteggiamenti di dipendenza relazionale. Ha preso forma così un manuale pratico di "pronto soccorso" per aiutare a mantenere "salute mentale, serenità e senso dell'umorismo nella ricerca di un approccio più sano alla vita e all'amore". Attraverso brevi frasi giungono stimoli meditativi, motivi di approfondimento, spunti per una riflessione generale. Il volume, diviso in 365 pensieri giornalieri (uno per pagina), si presenta in veste semplice, maneggevole e illustrato da vignette di Richard Torregrossa, che sottolineano le situazioni senza "calcare toppo la mano".
Un po' di autoironia, del resto, è necessaria per vincere quei piccoli difetti della personalità che costituiscono un ostacolo nelle relazioni interpersonali. Saper valutare i propri lati negativi è il primo scalino per poter essere in grado di superarli...


Un pensiero al giorno (per donne che amano troppo) di Robin Norwood
Titolo originale dell'opera: Daily meditations for women who love too much

Traduzione dall'inglese di Valentina Salvia
380 pag., Lit.14.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli n. 1490)
ISBN 88-07-81490-0


Le prime righe

1 Gennaio


Quando essere innamorate significa soffrire, allora stiamo amando troppo.




© 1998, Giangiacomo Feltrinelli Editore

L'autrice
Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia, si occupa dei problemi di "dipendenza" e ha lavorato nel campo delle tossicodipendenze e dell'alcolismo. Ha pubblicato tra l'altro: Donne che amano troppo, Guarire coi perché, Lettere di donne che amano troppo.




Jonathan C. Randal
I curdi
Viaggio in un paese che non c'è

"Secondo gli esperti occidentali i curdi sono 25 milioni, forse molti di più. Attualmente rappresentano la quarta comunità del Medio oriente dopo arabi, iraniani e turchi, ma se le proiezioni demografiche di oggi verranno confermate entro una cinquantina d'anni supereranno i turchi persino all'interno della Turchia."


Randal è un giornalista del "Time", del "New York Times" e del "Washington Post". Testimone diretto dei momenti più drammatici dei moderni conflitti, ha potuto documentare le barbarie e le crudeltà che ancora oggi sono diffuse in molte aree del mondo. Questo gli permette di consegnarci un libro "di storia" che riesce a catturare l'attenzione e l'interesse del lettore, senza peraltro perdere in serietà d'informazione, e che presenta dalle sue origini le cause e le radici di una tragedia dei nostri giorni.
Il popolo curdo sta subendo una delle più efferate stragi che mai la storia abbia visto, un vero genocidio di cui sono autori gli Stati che comprendono i territori del Kurdistan. In Italia vi sono recentemente rifugiate, in fuga da sicura morte, alcune migliaia di curdi e, forse per la prima volta, i nostri giornali hanno ricordato questo popolo, i ripetuti tentativi di annientamento che ha subito, gli Stati che pretendono la sua distruzione. Randal non nasconde quanto i rapporti tra questo tormentato popolo e le grandi superpotenze siano stati densi di contraddizioni, quanta ambiguità si sia potuta denunciare in certi comportamenti dei suoi leader, e quanto sia stato danneggiato dalle rivalità interne e da una logica ancora tribale, ma la sofferenza di un popolo, le atrocità subite, il silenzio in cui sono stati relegati terribili eccidi, tutto ciò non trova giustificazione. Quanta parte di responsabilità si deve assumere l'Occidente, prima tra tutti l'Europa, davanti a questo sterminio? Troppi interessi economici hanno impedito ad una voce autorevole di levarsi e di fermare la mano a chi da un secolo compie sistematicamente una persecuzione contro un popolo di innocenti.
"Tutto quello che serve per il trionfo del male è che le brave persone non facciano niente": la breve citazione di Edmund Burke apre il capitolo intitolato Alì Chimico e la macchina dello sterminio. La documentazione dello sterminio perpetrato da Saddam Hussein nei confronti dei curdi può apparire pazzesca ad un osservatore: filmare gli eccidi, usare tali filmati in funzione didattica, attentare alla vita di Barzani con modalità rocambolesche (arance avvelenate, delegazioni di religiosi imbottite di esplosivo...), assassinare i figli di Barzani, il loro leader, distruggere oltre duemila villaggi... Davanti alle armi chimiche però anche questo coraggioso popolo dovette cedere, il comunicato emesso nel 1988 da Massoud Barzani è significativo: "Non possiamo combattere le armi chimiche a mani nude. Non possiamo più continuare a combattere". Drammatico fu il silenzio dell'Occidente: i grandi interessi economici in effetti sono un ottimo bavaglio.
L'ultimo capitolo del libro presenta la situazione odierna: troppi Stati sono ormai coinvolti, le relazioni di alcuni di essi con Europa e Stati Uniti sono molto delicate (della Turchia soprattutto), la contrapposizione tra Barzani e Talabani ha provocato danni immensi, gli assassinii all'estero di rappresentanti autorevoli di quel popolo hanno tolto loro dei paladini significativi, la paura di nuove repressioni hanno frenato ogni volontà di riscossa.
"Da mesi ormai è in corso un esodo alla spicciolata e l'Italia non è che una stazione di transito verso parenti, amici, e posti di lavoro in Germania e nei Paesi Bassi", così si conclude il libro, così si apre una pagina della nostra storia, che ci vede affrontare il problema dell'ospitalità e della solidarietà e che non ci deve trovare impreparati.


I curdi. Viaggio in un paese che non c'è di Jonathan C. Randal
Titolo originale: After such knowledge what forgiveness?

Traduzione di Maria Giuseppina Cavallo
Pag. 343, Lire 30.000 - Editori Riuniti (Primo Piano)
ISBN 88-359-4481-3

Le prime righe

I. Dopo tale conoscenza,
cos'è mai il perdono?


Seguendo un'antica usanza orientale, alla fine del XIX secolo gli ottomani deportarono l'intera tribù degli Hamawand dall'attuale Kurdistan iracheno alla Libia per punirla della sua irrefrenabile violenza e delle continue scorrerie contro i viaggiatori. In meno di sette anni la tribù riuscì a tornare a casa combattendo in tutto il Medio oriente e riprese le sue antiche e crudeli abitudini. C'è qualcosa degli Hamawand in quasi tutti i curdi, almeno nella capacità di reagire ai colpi inferti dalle autorità. Eppure sono proprio le ferite brucianti delle continue avversità a colpire maggiormente gli osservatori stranieri. Un antico poema afferma che il destino dei curdi è racchiuso in "migliaia di sospiri, migliaia di lacrime, migliaia di rivolte, migliaia di speranze".
A prima vista, si resta impressionati soprattutto dai loro innumerevoli atti di resistenza e di eroismo; poi, sin troppo spesso, un esame più approfondito rivela gli errori di fondo che, visti in retrospettiva, condannavano le rivolte curde sin dall'inizio. I nazionalisti curdi si dicono stupiti per la loro mancanza di successo sia all'interno di un paese che in alleanza con i curdi di altri Stati. In realtà, non sono mai stati un popolo politicamente unito ed hanno sempre sofferto per le loro profonde divisioni e per una radicata propensione al tradimento. Costretti ad affrontare governi sempre più armati, spietati e oppressivi, i curdi dimostrano di aver imparato ben poco dagli errori del passato. A loro discolpa resta solo il crescente costo umano della ribellione, soprattutto in Iraq e Turchia, dove la loro antica società rurale è stata annientata.
Come spesso accade nel mondo del sottosviluppo, alla maldestra politica dei curdi fa riscontro un'efficace strategia repressiva. I curdi hanno messo in campo vari leader, ma nessuno è riuscito a trasformare il loro nazionalismo in indipendenza o quanto meno in un'accettabile autonomia - e questo nel secolo in cui persino alcune isole minuscole possono vantarsi di aderire alle Nazioni Unite. Troppe volte i nazionalisti curdi sono stati disposti a cooperare con i governi stranieri, ben lieti di usarli come ostaggi contro gli Stati vicini o contro i loro stessi curdi.
Da sempre, i dominatori stranieri dei curdi hanno seguito la tattica di metterli a tacere, sradicando ogni embrione di élite capace di generare una leadership all'altezza dei suoi compiti. Hanno inglobato, imprigionato, esiliato e assassinato i curdi più istruiti privando così la comunità curda di dirigenti potenziali e di politici esperti.


© 1998, Editori Riuniti

L'autore
Jonathan C. Randal, giornalista del "Time", del "New York Times" e, dal 1969, del "Washington Post", ha seguito come corrispondente di guerra tutti i principali conflitti dagli anni '60 a oggi. Trai suoi libri ricordiamo: Going All the Way, Christian Warlords, Israeli Adventurers and the War in Lebanon.



Gavino Sanna
Se si taglia i capelli ci daremo del tu

"Pur tra grandi strafalcioni, la pubblicità ha inventato nuovi linguaggi (e grandi facce di bronzo). E ha raccolto, intorno a sé, grandi (ma anche mediocri) talenti: molti di loro li incontrerete in questo libro."


Si intrecciano nel volume, una sorta di autobiografia formata da tanti piccoli flash, ricordi umani e professionali dei numerosissimi personaggi del mondo dello spettacolo, della politica, del costume, dello sport, dell'industria italiana che Gavino Sanna ha incontrato lungo il suo pluridecennale cammino di pubblicitario. Tra i brevi dialoghi, le rapide "interviste", appaiono qua e là frecciate caustiche su personaggi non amati, oppure benevoli commenti di approvazione verso amici o clienti particolarmente disponibili, o ancora descrizioni neutre di attori celeberrimi con i quali ha intrattenuto rapporti anche privati d'amicizia o esclusivamente professionali, sul set di qualche spot televisivo.
La frase che ha dato il titolo al volume è estrapolata dall'incontro con Silvio Berlusconi: "Sa, che anch'io quand'ero giovane, portavo i capelli come i suoi. Ed ero contento di averli così lunghi. Ma poi, visto il lavoro che facevo, la fatica per tenerli in ordine era immane. Decisi così di tagliarli e debbo confessarle che la mia vita cambiò da così a così. Capirà, tutto divenne più semplice. Guardi, le do un consiglio: li tagli. Se lo farà anche per lei la sua vita cambierà. Credo, persino, che possa succedere qualcosa di interessante. Se lei taglia i capelli ci daremo del tu". Ma Sanna non ha ascoltato né questo né altri consigli, perché dai piccoli racconti emerge una personalità forte, capace di decisioni anche difficili, contro corrente. Così collabora con Giovanni Rana e Pietro Barilla e invece non lavorerà con Benetton, del quale fa un ritratto critico; dà un giudizio positivo di Ornella Muti e Sabrina Ferilli, di Paul Newman e Alain Delon, abbastanza negativo di Catherine Deneuve, fredda e intransigente; si ritrova a continuare una diatriba antica con Oliviero Toscani (che a suo dire si è sempre scagliato contro di lui senza particolari motivi) e Vittorio Sgarbi, la cui critica punta sempre esclusivamente sui capelli, sull'estetica e mai sul contenuto, non entra mai nel merito del suo lavoro di pubblicitario... E ancora Christian Barnard, Vittorio Storaro, Walter Molino, Renzo Piano, Marco Ferreri, Francesco Cossiga, Armando Testa e molti altri fanno la loro apparizione, come tante comparse però, perché tra le pagine del volume, curiosamente dedicato a un volpino di nome Giulio, il protagonista assoluto è sempre e comunque lui, Gavino Sanna.


Se si taglia i capelli ci daremo del tu di Gavino Sanna
244 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Mursia
ISBN 88-425-2330-5

Le prime righe

Mi sputi in faccia, dottore

Questo libro equivale a un invito, è una proposta di viaggio; per andare, non tanto lontano, quanto il più possibile, a lungo in compagnia di molti personaggi che, in qualche modo, tutti avete incontrato nei momenti più o meno straordinari della vostra vita: sono protagonisti di forme nelle quali ci specchiamo, ci riconosciamo quotidianamente: una vignetta, una fotografia, un film, un commercial, un quadro, un cartone animato, un manifesto, uno spezzone di telegiornale.
Ho incontrato questi personaggi nell'arco di trent'anni. In molti casi sono compagni di strada con cui ho condiviso il vagone, o con cui ho semplicemente scambiato due parole in un'ideale stazione. Ma vorrei subito puntualizzare: quello di accendere il registratore o di riempire il mio taccino di viaggio, non è una specie di vizio innominabile: fatta la prima intervista, sono seguite le altre, automaticamente.
Certo, l'intervista è un piccolo rito sacrificale a cui non tutti si sottopongono volentieri. Perciò, a volte, l'intervista diventa più che altro una forma di conversazione ricca di convenevoli, un rito del tè e del caffè, un'operosa distrazione in una tipica giornata di lavoro. Di conseguenza, questo libro diventa anche una forma di omaggio al mio "borgo selvaggio": all'ambiente in cui lavoro da trent'anni; alla gente che lo frequenta o a quella che prima o poi lo frequenterà (perché la pubblicità è un animale onnivoro).
Anche se varrà la pena di sottolineare che in queste storie non ci sono tabelle, diagrammi, casistiche e ragionamenti psicosociologici: nessuna pretesa di fare sociologia o colto cicaleccio. Ma c'è il tentativo di restituire, a dei "divi", dei contenuti in qualche modo inediti, al di là delle forme e dei termini estetici che li hanno resi famosi. Perché queste chiacchierate, queste "osservazioni" (ammesso che un uomo sia paragonabile a un panorama), si sono svolte fuori dai salotti e dai tinelli letterari: on stage e, spesso, sul posto di lavoro. Tanto per dimostrare che la storia dell'uomo si muove parallelamente alla storia del lavoro: dalla caccia ai mammut al terziario avanzato; dai graffiti delle caverne al Grande Fratello; nel corso del tempo, non so se l'uomo sia migliorato o peggiorato: sicuramente ha fatto un sacco di strada.


© 1998, Gruppo Ugo Mursia Editore

L'autore
Gavino Sanna è nato a Porto Torres. È tra i più famosi e più premiati pubblicitari italiani: dai sette Clio (l'Oscar mondiale della pubblicità) ai sei Leoni al Festival di Cannes, a decine e decine di altri premi internazionali. Tra i libri pubblicati Ancora una e poi basta, Professione creativo.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




19 giugno 1998