Gianni Minà, Darwin Pastorin
Storie e miti dei mondiali

"...Perché il calcio, come la letteratura, se ben praticato, è forza di popolo. I dittatori passano. Passeranno sempre. Ma un gol di Garrincha è un momento eterno. Non lo dimentica nessuno".

Edilberto Coutinho


Tantissimi i libri sul calcio e sui mondiali pubblicati in quest'ultimo mese, più o meno tecnici, più o meno di pura informazione, dedicati agli specialisti, ai tifosi, agli amatori. Alcuni però si differenziano: l'autore è un vero scrittore, il taglio dell'analisi può affascinare anche un "profano", l'interesse può non spegnersi quando la Francia non sarà più guardata solo come un grande stadio.
Questo libro di Minà e Pastorin ha la capacità di essere sia altamente informativo che ricco di stimoli di tipo letterario e culturale. Già dalle prime pagine alcune note mi sembrano da riprendere: Albert Camus ricordato come portiere, la nota poesia di Umberto Saba Goal, la bibliografia alla fine di ogni capitoletto. Le bellissime e numerose fotografie che accompagnano i testi sanno ricreare l'atmosfera che senza dubbio ha accompagnato il calcio di molti anni fa, quando non era ancora un affare miliardario.
Alcuni giocatori sono stati protagonisti non solo della cronaca dei loro tempi, ma anche dell'immaginario di tanti. Il volume ripropone, ad esempio, il ritratto che Eduardo Galeano fa di Leonidas, brasiliano, protagonista dei mondiali del 1938, anno in cui la manifestazione fu vinta dall'Italia, ma che vide sicuramente lasciare un profondo segno dal Brasile. Dice Galeano: "I gol di Leonidas erano così belli che anche i portieri avversari si rialzavano per congratularsi".
Nei mondiali giocati nel 1958 in Svezia si assiste alla "nascita di un mito": un ragazzino di diciotto anni, capace di ogni prodezza, di nome Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé. Accanto a lui Mané Garrincha, un uomo con una storia struggente che gli autori ci propongono con intensità di scrittura. "Nato povero, analfabeta e con la poliomielite; morto solo, triste e alcolizzato in un ospedale psichiatrico di Rio de Janeiro. Ma tra la nascita e la morte, la traiettoria di una vita da favola: una finta, una sola, ma micidiale, il suo capire il linguaggio dei passeri, il suo istinto, la sua generosità". E poi viene riportato il canto a lui dedicato da Vinícius de Moraes.
La disfatta dell'Italia nel 1974 è ricordata soprattutto attraverso le belle pagine del romanzo di Giovanni Arpino, Azzurro tenebra, ed è sicuramente un modo originale per rielaborare quel lutto che aveva sofferto non solo la squadra ma, in qualche modo, tutto il Paese che aveva gettato addosso ai giocatori "rivoli di rabbia infuocata".
Dalle sconfitte alla gloria, via via fino a quest'ultimo Campionato del Mondo, gli autori tra aneddoti e commenti presentano uno spaccato della realtà sociale del mondo che ha nel calcio un suo specchio, nei calciatori degli eroi popolari, insomma una piccola epopea moderna che affascina tante generazioni e crea amicizie e inimicizie infuocate, ma anche istituisce tenerissime alleanze e apre dialoghi impensabili.


Storie e miti dei mondiali di Gianni Minà e Darwin Pastorin
Pag. 186, Lire 26.000 - Edizioni Franco Cosimo Panini
ISBN 88-7686-951-4

le prime pagine
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Uruguay 1930
Uruguay 1930

1º Uruguay 2º Argentina
3º Usa e Jugoslavia

La storia

1930: comincia la grande avventura del pallone. Nell'anno della tragedia napoletana, con un terremoto che provoca quasi duemila vittime. Al cinema, le gambe più famose non appartengono a un calciatore, ma all'attrice Marlene Dietrich. In Usa, dopo la feroce crisi del '29, ci si consola con l'era dello swing, lo swing-craze dell'orchestra di Benny Goodman. Il calcio diventa, a tutti gli effetti, un fenomeno di massa. È l'inizio di una passione destinata a fare tendenza, epoca, moda. In Europa e in Sudamerica una palla che rotola diventa metafora della vita.
Jules Rimet, presidente della Fifa, decise di organizzare un Campionato del Mondo, con in palio una coppa intitolata a suo nome. Coppa che sarebbe finita alla nazione che, per tre volte, l'avesse conquistata. L'organizzazione venne affidata all'Uruguay che festeggiava il centenario della propria indipendenza. E gli uruguaiani rappresentavano la forza emergente del football internazionale, avendo vinto le Olimpiadi del '24 (Parigi) e del '28 (Amsterdam). Una nazione di tre milioni di abitanti, molti dei quali dediti all'arte della pelota: giocolieri con, in parte, la fantasia dei brasiliani, ma con una "forza" di stampo prettamente europeo.
L'Uruguay invitò le nazionali europee: ma il viaggio, in nave, era estenuante. Lunghissimo e noioso. All'appello risposero soltanto Francia, Belgio, Romania e Jugoslavia. Con l'aggiunta di Messico, Argentina, Cile, Brasile, Bolivia, Perù, Stati Uniti e Paraguay e, ovviamente, Uruguay. Gli yankee rappresentavano, in quel panorama, le "mosche bianche". Una Nazionale di dilettanti a tutti gli effetti, di atleti "scartati" dal baseball e dal football americano, ma dotati di buona volontà e "figli", soprattutto, dell'Inghilterra, la regina dello sport emergente. Si arresero soltanto in semifinale, e davanti ai funamboli argentini. I "maestri" inglesi rimasero chiusi nel loro isolamento, che i sudditi di Sua Maestà definirono "nobile". Anche l'Italia disse no, tra la delusione generale. Anche se, sui giornali dell'epoca, la finale della prima Coppa Rimet avrebbe meritato un semplice, quasi nascosto colonnino.
È tempo di calcio romantico. Anche lo scrittore Albert Camus giocava al football, in porta, in una squadretta algerina. Portava il cappello in testa, perché quella era la moda degli estremi difensori. Un tocco d'eleganza per il ruolo più folle e intrigante. Un ruolo poetico.


© 1998, Franco Cosimo Panini Editore S.p.A.

biografia degli autori
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Gianni Minà, giornalista, conduttore televisivo, è nato a Torino nel 1938. Ha collaborato con quotidiani e settimanali italiani e stranieri e ha realizzato per la Rai centinaia di servizi e interviste nelle trasmissioni più diverse, da TV7 a Blitz. È autore di film documentari su Mohammed Alì, Fidel Castro, Che Guevara, Rigoberta Menchù e il subcomandante Marcos. Dal 1996 dirige "Tuttosport" e realizza per Rai Due il programma di interviste Storie.

Darwin Pastorin è nato a San Paolo del Brasile nel 1955. È vicedirettore di "Tuttosport". Collabora a "il manifesto", "Diario" e "Italia Radio". Nel 1998 ha vinto il Premio Saint Vincent come miglior giornalista di sport e costume.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Gianni Minà

MinàGianni, Un continente desaparecido, 1995, 280 p., Lit. 26500, "Saggi", Sperling & Kupfer (ISBN: 88-200-1783-0)

MinàGianni, Fidel, 4 ed., 1991, 264 p., Lit. 24500, "Saggi", Sperling & Kupfer (ISBN: 88-200-1154-9)

MinàGianni, Fidel Castro, 1996, 496 p., Lit. 26500, "Saggi", Sperling & Kupfer (ISBN: 88-200-2267-2)

Darwin Pastorin

Pastorin Darwin, Ode per Manè Quando Garrincha parlava ai passeri, 1996, 76 p., Lit. 22000, "Storie e miti", Limina (ISBN: 88-86713-08-8)

A cura di Grazia Casagrande



12 giugno 1998