Arto Paasilinna
Il figlio del dio del Tuono

"Oh, Ukko Ylijumala,
signore dei cieli tempestosi!
manda al tappeto il traditore,
fulmina sul posto la carogna!"


Ukko, il dio del tuono, il padre di tutti gli dei dell'antica religione finnica, constata che ormai ben pochi in Finlandia praticano la vera religione degli avi, scalzata in modo quasi assoluto dal Cristianesimo. Pensa così di correre ai ripari e di ripercorrere il cammino tracciato dal libro sacro di quella fede, la Bibbia, inviando sulla terra il proprio figlio. La situazione è così deteriorata che non può però aspettare trent'anni perché il figlio inizi la sua predicazione, dopo essersi incarnato nel grembo di una donna, così come aveva fatto Gesù. Non resta che scegliere un adulto, uno dei pochi credenti rimasti, e fargli scambiare il corpo con quello divino di Rutja, che così avrebbe potuto subito svolgere il suo compito di "evangelizzatore". Il prescelto è un mite antiquario, vessato da una sorella pigra e prepotente, una commessa altrettanto inefficiente, una compagna assolutamente insignificante e conoscenti vari che approfittano continuamente della sua debolezza di carattere. Lo scambio dei corpi avviene tra tuoni e fulmini e così inizia il divertentissimo apprendistato da "umano" del giovane dio, mentre l'antiquario Sampsa gode di una vacanza inaspettata sotto le spoglie villose e nerborute di Rutya. Fin dai primi giorni di questa nuova vita, gli equivoci, lo stupore degli interlocutori, l'ingenuità e la logica spiazzante del dio/antiquario creano situazioni esilaranti, assolutamente stravolte che, in realtà, mettono a nudo le ipocrisie, la falsità, il perbenismo di questa società consumistica e prepotente in cui oggi siamo abituati a vivere. Nella vita degli esseri umani ci sono anche delle piacevolezze però che gli dei non conoscono: il vino, il cibo, il sesso. Il giovane dio scopre uno ad uno questi inaspettati piaceri e Paasilinna è abilissimo nel descriverci lo stupore un po' sgomento di Rutya e il suo entusiasmo nel verificare la gradevolezza di certe sensazioni mai provate da divinità. Ma la cosa più divertente è la inaspettata capacità "imprenditoriale" di questa dio, vero manager involontario di se stesso, forse basta sapersi far rispettare (sicuramente l'avere a disposizione dei fulmini da scagliare sugli avversari aiuta molto!) e avere qualche buona idea stimolante e il successo arriva come "per miracolo". Non so se le nuove mode spiritualistiche facciano da sfondo all'ironia dell'autore, ma di certo i contemporanei accolgono con una certa facilità profeti e santoni, di certo molti di questi nuovi profeti sono stati anche capaci di rendere produttiva la loro predicazione, di certo c'è un bel business dietro a molti misticismi dell'ultima ora!
Questo figlio del dio del Tuono decide anche di confrontarsi con la Chiesa ufficiale in forte crisi di credenti e anche lì, dopo aver suscitato istinti bellicosi e tentativi di coinvolgimenti politici, riesce a trovare adepti entusiasti di riciclarsi. In breve i nuovi fedeli diventano numerosissimi, soprattutto da quando il giovane dio decide di aprire una clinica per malati mentali, guariti rapidamente da uno speciale elettroshock: un fulmine. Guarigioni repentine che danno credibilità al suo testimonial, e pazzi rinsaviti che, circondati da maahinen e menninkäinen (simpatiche figure della mitologia finnica), diventano attivissimi diffusori della religione degli avi, rendono la missione di Rutja davvero riuscita. Così viene il momento di tornare tra gli dei, il nuovo scambio dei corpi avviene e Sampsa si ritrova anche padre di un bel bambino generato dal suo corpo, quando era in realtà il figlio del dio del Tuono.
La conclusione del libro fa pensare che oggi nessuna fede, antica o moderna, può avere una durata superiore ad una moda, che soprattutto la sua carica rivoluzionaria finisce sempre coll'annacquarsi attraverso le campagne pubblicitarie o le agenzie promozionali, che insomma non è proprio più tempo di profondi cambiamenti, ma che in fondo qualche piccolo temporale può anche portare dei vantaggi.
Straordinariamente divertente questo nuovo romanzo di Paasilinna, un vero turbinio di situazioni grottesche, una comicità che è anche capacità di denunciare la pochezza della società di oggi, le debolezze, le piccole cattiverie quotidiane, ma anche i bisogni inespressi di molti, insignificanti, sconosciuti attori di questa modernità.


Il figlio del dio Tuono di Arto Paasilinna
Introduzione di Fabrizio Carbone
Pag. 285, Lire 26.000 - Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-074-1

le prime pagine
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L'agricoltore-antiquario Sampsa Ronkainen s'incamminò per il vialetto di betulle della sua proprietà fino alla cassetta delle lettere che si trovava a un buon centinaio di metri dall'edificio principale, ai bordi della strada. San Giovanni era ormai alle spalle, le lettere spedite prima delle feste dovevano con tutta probabilità essere arrivate.
Il maniero di Ronkaila, nel villaggio di Pentele, comune di Suntio, non era in realtà che una vecchia dimora familiare, costituita da una grande villa semidiroccata e una casa più recente che, con il rustico dove alloggiavano un tempo i garzoni e la stalla di pietra, formavano un cortile, sul retro. Lì, un tempo, era stato piantato un giardino, tornato ormai allo stato selvaggio.
Due donne, dalla veranda della casa nuova, seguivano i movimenti di Sampsa. L'una, sulla cinquantina, in vestaglia, era la sorella Anelma Ronkainen-Kullberg, dentista. L'altra, magra e insignificante, sulla trentina, era la sua convivente, Sirkka Leppäkoski. Una compagna nel senso più elastico della parola.
Gli studi della sorella di Sampsa erano stati pagati con i proventi della proprietà, della quale aveva inoltre ricevuto un terzo come anticipo d'eredità. La donna aveva tuttavia perduto l'intera sua fortuna per aver sposato un fannullone di Suntio, Fried Kullberg. L'uomo diceva di appartenere alla piccola borghesia di lingua svedese, ma era spiantato e di maniere piuttosto plebee; per giunta si era presto rivelato un ubriacone e un dongiovanni impenitente e aveva dilapidato senza rimorsi i beni della moglie. Anelma Ronkainen-Kullberg era poi andata via di testa per un certo periodo, Kullberg era morto alcolizzato: dileguatosi il patrimonio, Anelma era tornata a Ronkaila, dove viveva senza far nulla.
Il maniero di Ronkaila, prima delle guerre, era ancora una delle grandi proprietà del comune di Suntio: ottocento ettari di terre, un centinaio scarso dei quali coltivato a cereali, sessanta mucche da latte, una mietitrebbiatrice e altre macchine. Il padrone di Ronkaila, Tavasti Ronkainen, aveva costruito la prima centrale elettrica del comune di Suntio: fatto sbarrare un ruscello, aveva installato sulla diga un generatore che forniva la corrente alla proprietà e a una parte del villaggio. Da tempo però la diga aveva ceduto e la proprietà, lasciata in abbandono, non sembrava più quella di una volta. Una parte era stata requisita per i profughi della Carelia, poi Kullberg si era bevuto un terzo di ciò che restava.
Le donne sorseggiavano apatiche il loro caffè sulla veranda. Non avevano nulla da fare e non facevano nulla. Spettegolavano, "conversavano" e "si scambiavano opinioni" tutto il giorno. Di quel passo, il giardino intristiva e la casa non brillava certo per pulizia. Ogni autunno, il frutteto produceva una tonnellata di mele ticchiolate, che nessuno si preoccupava di raccogliere. Marcivano nell'erba ingiallita, alta fino a mezza gamba. I merli invadevano i cespugli di ribes e volavano a stormi, cacando, tutt'intorno a Ronkaila. A quell'epoca di San Giovanni, l'erba del giardino era già così alta che il rabarbaro non aveva la forza di crescere, e le vecchie piantagioni di lupini perenni lottavano per sopravvivere in mezzo alle ortiche. I tafani e le mosche ronzavano attorno alla veranda, le signore si grattavano pigramente sotto la vestaglia. La doccia della sauna era di nuovo guasta e nessuno si preoccupava di riscaldare dell'acqua nella caldaia.
Sampsa aprì la cassetta delle lettere sperando di trovarvi qualcosa di interessante. Macché, solo due fatture e dei giornali e, per Anelma, una circolare dell'ordine dei dentisti. Nient'altro. Sampsa strinse la circolare nel pugno, ne fece una pallina e la gettò nel fosso invaso dall'erba dietro la cassetta delle lettere. Pensò a suo padre, il vecchio padrone di Ronkaila. Quando Anelma si era scelto per marito un finno-svedese buono a nulla, Tavasti era andato su tutte le furie e aveva dichiarato che non avrebbe mai permesso a quella genia di bersi Ronkaila.


© 1998, IPERBOREA S.r.l.

biografia dell'autore
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Arto Paasilinna, nato a Kittilä nel 1942, ex guardaboschi, ex giornalista, ex poeta, è autore-culto in Finlandia, dove ogni suo libro vende più di centomila copie, e molto amato all'estero per il suo humour.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Paasilinna Arto, L'anno della lepre, a cura di Mantegazza F., 210 p., Lit. 15000, "Le cicale", Mondadori Scuola (ISBN: 88-247-0854-4)

Paasilinna Arto, L'anno della lepre, tr. di Boella E., 1994, 196 p., Lit. 20000, Iperborea (ISBN: 88-7091-040-7)

Paasilinna Arto, Il bosco delle volpi, tr. di Boella E., 1996, 272 p., Lit. 26000, Iperborea (ISBN: 88-7091-057-1)

Paasilinna Arto, Il figlio del dio del tuono, tr. di Boella E., 1998, 288 p., Lit. 26000, Iperborea (ISBN: 88-7091-074-1)

Paasilinna Arto, Il mugnaio urlante, tr. di Boella E., 1997, 280 p., Lit. 26000, Iperborea (ISBN: 88-7091-066-0)

A cura di Grazia Casagrande



5 giugno 1998