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Ezio Raimondi Conversazioni Una speranza contesa "Volevo serbare il senso di ciò che è locale in quanto rapporto di autenticità, come limite e nello stesso tempo come concretezza, ma proiettandolo in un orizzonte più ampio: se la terra ha dei confini, il cielo è senza confini." Questa autobiografia di Raimondi, uno dei più autorevoli critici letterari italiani, nasce dalle conversazioni tra l'eminente professore e il giovane allievo Davide Rondoni, curatore del libro. Nulla di pedantesco o dottrinale in questo volume, anzi tanta semplicità e modestia da parte di chi rappresenta una delle voci più interessanti della critica contemporanea. Un'infanzia povera, guidata dalla presenza intelligente soprattutto della madre, l'incontro con la scuola, con la lettura, con il cinema. Pur senza nessuna preparazione scolastica, la madre sente che il figlio deve proseguire nello studio e investe su di lui, fa sacrifici e rinunce, chiede consigli a chi ne sa più di lei e gli permette di iscriversi alle scuole magistrali. Sbocco naturale questo per chi, di umile famiglia, di sesso maschile, intende continuare a studiare. Le differenze sociali in quel periodo (Raimondi è nato nel 1924 a Lizzano in Belvedere, paese vicino a Bologna) sono piuttosto evidenti, sia nelle abitudini di vita anche giovanili, sia nel tipo di studi che si fanno affrontare ai figli. Questo però non impedisce al giovane di essere aiutato da molti che lo stimolano e lo incoraggiano a sostenere privatamente, diciassettenne, l'esame di maturità classica, e a iscriversi all'università. È il primo vero incontro con la cultura contemporanea, da lui scoperta attraverso le letture, le conversazioni, i riferimenti fatti dai professori durante le lezioni. Durante tutti gli studi, comunque, Raimondi aveva insegnato alle scuole elementari e, fin da giovanissimo, aveva avuto la necessità di mantenersi. La sua casa viene distrutta da un bombardamento, la povertà si fa sempre più forte, ma la fine della guerra vede un grande fermento e per il giovane Ezio c'è un altro incontro decisivo: quello con la democrazia. Ci sono anche altri contatti importanti come quelli con l'ambiente de Il Mulino, o l'amicizia con intellettuali come Renato Serra o Giuseppe Guglielmi, e poi le prime recensioni, i primi libri, i primi convegni, i primi riconoscimenti. Anche le letture sono estremamente stimolanti in quegli anni, una circolazione di idee che finalmente supera i confini nazionali e si fa di ampio respiro. All'interno del Mulino solo il '68 riuscì a creare vere difficoltà: una linea riformistica sempre sostenuta si scontra con il radicalismo del momento. Comunque l'ambiente del Mulino è sicuramente quello che affettivamente e culturalmente traspare come fondamentale per Raimondi, una realtà che si ritrova ad essere casa editrice, ma che è molto di più: è discussione, è proposta, è riflessione. La politica è pure un ambito importante, non c'è una partecipazione diretta, ma una forte coscienza civile che non verrà mai meno, nemmeno in questi ultimi anni confusi. La famiglia: la moglie con cui il dialogo è sempre vivo; la figlia che rappresenta, col suo salto generazionale, quel "diverso che non si può prevedere", con cui è difficile instaurare un rapporto sempre sereno, e poi la casa, il luogo dove si vive così importante e così simbolico. Una autobiografia di straordinaria semplicità e ricchezza, di particolare interesse anche per chi non è uno studioso di letteratura italiana, in quanto, nell'esperienza di un intellettuale, si può ritrovare quel di positivo c'è stato nella cultura di questi ultimi quarant'anni. Conversazioni, Una speranza contesa di Ezio Raimondi, a cura di Davide Rondoni Pag. 169, Lire. 22.000 - Edizioni Guaraldi (Saggi & oltre) ISBN 88-8049-132-6 Le prime righe Io vengo da una famiglia popolare. Mio padre faceva il calzolaio, ma non volle mai crearsi un negozio e quindi lavorava in casa, come parecchi allora. Era una persona introversa, non priva di una certa signorilità. Mi colpiva come fosse quasi elegante, di domenica. Era un uomo poco proiettato verso l'esterno, quasi enigmatico, chiuso in se stesso, pago di questo suo lavoro per il quale, osando, forse avrebbe potuto fare di più, magari valendosi, come si soleva dire allora, di lavoranti. Era un uomo di vecchia tradizione bolognese: aveva radici lontane, ma non aveva più parenti. Alcuni erano emigrati in America: non ne ho mai saputo nulla. Mia madre invece veniva dall'Appennino, era nata a Lizzano in Belvedere, nella piccola frazione, Pozzo, dove poi ebbi i natali io. Il cognome di mia madre era Fioresi, un cognome abbastanza comune. La cosa curiosa era che mia madre si chiamava Delfa e mio padre Adolfo. Un nome greco, che cosa strana... E poi diventavano sempre Delfa e Dolfo. Lei aveva avuto con la famiglia una vita laboriosa. A un certo punto i miei nonni con i figli erano emigrati in Lussemburgo, poi erano ritornati alla vigilia della prima guerra mondiale. Era invece rimasto là un fratello, cioè un mio zio, che continuò a fare il minatore. Mia madre probabilmente aveva avuto una vita abbastanza dura, ma era una natura radiosa, con una specie di energia tranquilla ma vera, a volte persino impetuosa: era aperta al rapporto con tutti, con un senso vivissimo di disponibilità agli altri, pronta a quella che si chiama la solidarietà. In ogni caso, era piena di immaginazione. Qui debbo fare una specie di considerazione a parte, ma importante. In casa mia non avvenne una trasmissione vera e propria del passato familiare, quindi conosco pochissimo della storia antecedente dei miei genitori. Debbo ricostruirla per approssimazione, attraverso battute, immagini... © 1998, Guaraldi/Gu. Fo. Edizioni s.r.l. L'autore Ezio Raimondi è nato a Lizzano in Belvedere (Bo) nel 1924. Professore ordinario di letteratura italiana all'Università di Bologna, ha insegnato dal 1955 presso la Facoltà di Magistero e dal 1975 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Già condirettore di "Conviviamo" e di "Lingua e stile", direttore dell'"Archivio Umanistico Rinascimentale" di Bologna, ha collaborato a tutte le principali riviste di storia letteraria. Attualmente partecipa alla direzione delle riviste "Lingua e stile" e "Intersezioni". È socio ordinario dell'Accademia nazionale dei Lincei di Roma e dell'Accademia delle Scienze di Bologna, membro della Akademie der Wissenschaften di Gottinga. Dal 1968 è stato più volte Visiting Professor alla Johns Hopkins University di Baltimora, al Graduate Center della City University di New York e alla University of California. Da oltre un decennio è presidente dell'Associazione di Politica e Cultura del Mulino di Bologna e Presidente del Consiglio editoriale dell'omonima casa editrice. Dal 1992 è presidente dell'Istituto Beni Culturali della regione Emilia Romagna. |