Mario Cacciaglia
Eleonora Duse
ovvero vivere ardendo

"Rinnovarsi o morire, essere stazionari in arte è un retrocedere"


La biografia di una straordinaria attrice entrata nella leggenda, una donna appassionata, una vittima sacrificata sull'altare dell'amore e dell'arte: Eleonora Duse, "l'attrice del mondo".
Cacciaglia apre il libro descrivendo le origini della divina Eleonora: la madre, ventunesima figlia di una famiglia poverissima e il padre, nato già nell'ambiente del teatro, con alle spalle una famiglia che aveva conosciuto una certa agiatezza, ma che ormai versava in cattive acque.
Ancora piccolissima calca le scene e fin dall'adolescenza si ritrova gettata nel vorticoso mondo del teatro, senza neppure più il sostegno affettuoso del padre che tanto l'aveva guidata nelle prime esperienze.
Inizia la sua progressiva affermazione, il successo diventa poi vorticoso e il suo viaggiare in tournées faticosissime le permette di essere nota in tantissimi paesi del mondo. La grande attrice incarna una nuova forma di recitazione, scarna, moderna, intensa e tutta interiore, di lei Bernard Show dirà che sa trasformare ogni parte in "una nuova creazione". Con il successo arriva anche l'amore, esperienza che culminerà in una passione travolgente, un fuoco divorante che le darà qualche momento di ebbrezza e molta infelicità. Gabriele D'Annunzio è l'uomo amato, il vate che aveva costruito la sua vita con raffinata e dispendiosa arte, da lei prende tutto e a lei ben poco concede. Pretende di dominare prima di tutto la sua grande maestria di attrice, poi la sua passione indomabile e, non ultimo, il denaro di cui Eleonora disponeva e che generosamente, anche troppo, gli mette a disposizione. I tradimenti del poeta saranno innumerevoli e da lei sempre dolorosamente perdonati, fino a giungere all'abbandono che la spinge sull'orlo del suicidio. Mai però, neppure con l'amarezza della solitudine, la grande attrice rinnegherà quella passione o metterà in dubbio il talento dell'amante. Coraggiosamente, spinta da un indomabile fuoco, riprenderà la sua attività e le sue tournées. Gli Stati Uniti saranno l'ultima meta di questa donna stanca e malata, sempre disponibile ad ampliare il suo repertorio, a sperimentare nuovi autori e nuovi testi, ad agire. Le sue ultime parole sono appunto emblematiche: "Bisogna muoversi! Dobbiamo partire! Agire, agire!".


Eleonora Duse, ovvero vivere ardendo di Mario Cacciaglia
Pag. 156, Lit. 27.000 - Edizioni Rusconi (Gente nel tempo)
ISBN 88-18-57029-3

Le prime righe

L'ANNO DEL SIGNORE 1858

L'anno del Signore 1858 e alli cinque del mese di ottobre alle ore quattro pomeridiane nella Parrocchia di S. Ambrogio Comune di Vigevano è stato presentato alla Chiesa un fanciullo di sesso femminino nato il 3 del mese di ottobre, alle ore 2 anti meridiane, nel distretto di questa Parrocchia, figlia del sig. Duse Vincenzo fu Luigi, di professione artista drammatico, domiciliato a Vigevano, e della signora Angelica Cappelletto, di professione benestante, domiciliata a Vigevano (coniugi Duse), cui fu amministrato il battesimo da me sottoscritto, vice-parroco, e sono stati imposti li nomi di Eleonora, Giulia, Amalia, essendo stato padrino Duse Enrico, di professione artista drammatico, Domiciliato a Vigevano. L'indicazione della nascita con richiesta del battesimo è stata fatta dal padre della neonata.

FIRMA DEL RICHIEDENTE
FIRMATO: VINCENZO DUSE

FIRMATO: TEOL. PRADIS CARLO

Eleonora Duse nacque a Vigevano, allora appartenente al Regno di Sardegna, nell'albergo Cannon d'Oro, un lusso per i suoi genitori, che avevano lasciato il carrozzone dei comici per una sistemazione appena più decente in vista dell'imminente lieto evento.
Il padre, che si chiamava Vincenzo, ma aveva optato per un nome d'arte più aulico, Alessandro, era uno dei tanti attori che giravano l'Italia settentrionale, l'Istria e la Dalmazia, interpretando disinvoltamente farse, drammi popolari, commedie e perfino sacre rappresentazioni: erano gli ultimi epigoni della Commedia dell'Arte. Battevano le piccole città in occasione di fiere e mercati, quando i buoni villici, disponendo di qualche svanzica in più, erano disposti a spenderla per vedere i comici, che montavano alla meglio il loro sgangherato palcoscenico un po' dove capitava, in una piazza, un'aia o un camerone. Si spostavano a piedi, su un carro o una barca, come all'epoca di Goldoni. Erano i soliti Italiens che da secoli avevano propagato per tutta l'Europa l'umile arte dei nostri comici recitando, naturalmente a soggetto. Ma quale grande attore non recita a soggetto?
La madre, Angelica Cappelletto, definita nell'atto di nascita "benestante", non era mai stata tale: ventunesima figlia di una famiglia poverissima, Alessandro l'aveva incontrata durante i suoi eterni vagabondaggi e l'aveva sposata.


© 1998, Rusconi Libri s.r.l.

L'autore
Mario Cacciaglia è nato a Roma dove si è laureato in lettere, nel 1959, con una tesi in filologia romanza nell'università "La Sapienza". Ha insegnato per alcuni anni in un liceo romano, poi, in qualità di addetto culturale, ha svolto attività in Austria, Brasile e Colombia. Ha diretto gli istituti italiani di cultura di Rio de Janeiro e di Bogotà, è stato professore nelle università di Vienna e di Rio de Janeiro. Più recentemente ha insegnato italiano nell'Oregon University (Eugene-Usa). Ha al suo attivo, oltre a pubblicazioni in filologia romanza e in latino, numerosi articoli di letteratura e di storia e ha diretto la rivista "Italianissimo" uscita a Bogotà in Spagnolo. Ha scritto i seguenti volumi: Il Cinegetico di Grattio, Quattro secoli di teatro in Brasile, Lingua popolare in Brasile, Storia bibliografica del teatro brasiliano.



Ernesto Ferrero
Barbablù
Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo

Il fantasma di Barbablù non può ancora trovare riposo perché riposo non è dato nemmeno a noi: meno che mai a noi, fratelli quiescenti del "mostro"

dalla premessa dell'Autore


Nell'interessante introduzione l'autore esamina brevemente l'evoluzione che il personaggio di Gilles de Rais ha avuto dal reale evento di cronaca alla fiaba, e indica le chiavi di lettura di questa trasformazione. Il "mostro" per entrare nel patrimonio culturale dell'Occidente ha dovuto per molti secoli (si potrebbe dire fino al Novecento) essere confinato nella sfera dell'eccezionalità del "caso limite" e essere sempre subordinato in qualche modo al controllo della ragione. Solo in questo secolo "l'aggressività genetica dell'uomo si è come liberata", l'orrore è diventato quasi esperienza quotidiana, sperimentato da intere nazioni (si pensi allo sterminio del popolo ebraico o alle più recenti operazioni di "pulizia etnica") o anche tranquillamente proposto dai telegiornali della sera attraverso le descrizioni dei serial killer e dei pedofili assassini.
Gilles de Rais era appunto pedofilo e assassino. Strane vicende avevano permesso che nelle sue mani giungessero ricchezze straordinarie, educato da due precettori, entrambi ecclesiastici, era anche un lettore piuttosto raffinato dei classici, da cui aveva per altro tratto più il culto per la forza e per l'azione che "il dubbio intellettuale". La sua formazione di cavaliere lo aveva addestrato a quell'arte di uccidere da cui era subito rimasto incantato e che lo terrà prigioniero per tutta la vita. La sua vita poi incrocerà le vicende della Pulzella, quella Giovanna d'Arco di cui anche la leggenda si è in tanta parte impadronita. Appare poi il "Mostro": la sua ossessiva lussuria si esprime in modo sempre più violento e cinico sui bambini e, se non trovava di meglio, anche sulle bambine. La violenza sadica faceva per altro parte del quadro "culturale" dell'epoca, perpetrata tanto dai singoli quanto dalle stesse istituzioni, fra tutte l'Inquisizione. Inizia poi la mattanza: assassinii spietati di inermi bambini, inimmaginabili crudeltà su piccoli corpi inermi, ferocia e lussuria uniti in un perverso abbraccio. Quando il carnefice sarà poi sottoposto a giudizio cadrà nell'abilità dei suoi giudici e finirà coll'essere condannato. Si compierà poi la straordinaria conversione e l'orrido "mostro" diventerà quasi santo, a testimonianza della grandezza e del potere della Chiesa.


Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo di Ernesto Ferrero
Pag. 312, Lire 35.000 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-3060-8

Le prime righe

INTRODUZIONE

Nel 1885 un religioso francese, l'abate Eugène Bossard, pubblicò, a Parigi una biografia dedicata a Gilles de Rais, "maresciallo di Francia, detto Barbablù (1404-1440)". Compagno d'arme di Giovanna la Pulzella, con cui divise la gloria della liberazione di Orléans dagli inglesi; titolare di una delle fortune più cospicue del suo tempo, valutabile in intere regioni; raffinato collezionista e mecenate, Gilles de Rais (o Retz, o Rays) incarna in maniera esemplare le contraddizioni di un'epoca: il tramonto del Medioevo, scosso dagli spasimi della crudeltà dell'irrazionale, superstizioso e bigotto, rozzo e raffinato, sfarzoso e miserabile, infantile e disperato, e per disperazione appassionato di culti diabolici, arti magiche e alchimia.
Rais lo interpreta in un modo che va addirittura al di là della propria epoca, e pone all'uomo, e sull'uomo, domande estreme.
Terminate le campagne militari che lo videro protagonista, tra il 1432 e il 1440 il maresciallo di Francia si trasforma nel criminale che, circondato da una piccola corte di complici, uccide o fa uccidere, dopo averne abusato, un numero imprecisabile di bambini e ragazzi dai sette ai diciott'anni (le valutazioni più attendibili si aggirano intorno alle duecento vittime). Consapevole dell'enormità dei propri gesti, e al tempo stesso come orgoglioso della distanza che lo separa dai suoi simili, arrestato e processato, Rais si pente, e muore da santo, nel compianto generale.
Può sembrare singolare che un religioso si sia dedicato alla biografia di un "mostro" colpevole di reati sessuali particolarmente odiosi e di evocazioni diaboliche, dell'uomo che tradusse in realtà con un anticipo di secoli le fantasie più perverse che il marchese de Sade, nei lunghi anni della sua prigionia, aveva affidato ai lunghi rotoli di carta su cui scriveva le sue storie d'erotismo raggiunto e perfezionato attraverso la sofferenza altrui.


© 1998, Edizioni Piemme Spa

L'autore
Ernesto Ferrero (Torino, 1938) lavora nell'editoria dal 1963. I suoi libri affrontano discipline e generi diversi, dalla linguistica (Dizionario storico dei gerghi italiani) alla critica letteraria (tra cui una guida a Gadda, un Album Calvino e una antologia critica su Primo Levi) e al romanzo (Cervo bianco), ma sono riducibili ai temi dell'identità, della maschera, della violenza e dell'oltranza espressiva. Traduttore di Céline, collabora a "La Stampa" e ai programmi culturali della RAI.



Groucho Marx
Se mi sposi non guarderò mai più un altro cavallo
battute & pensieri raccolti da Marco Spagnoli


"Dal momento in cui ho preso in mano quel libro fino a quando non l'ho rimesso a posto non ho mai smesso di ridere. Un giorno ho intenzione di leggerlo."


Se siete "giù di morale", se volete risollevare una serata noiosa, se avete due ore, o anche meno, da riempire con una lettura d'evasione... questo libriccino è assolutamente indicato per voi. Tutti ricordiamo Groucho Marx, che, con i suoi fratelli, ha dato vita a film surreali e divertenti negli anni Trenta e Quaranta. Bruno, con grossi baffi e sigaro, una figura insomma assolutamente "normale" e integrata nel modello estetico contemporaneo, nascondeva invece uno spirito caustico e irriverente, che all'epoca fece scalpore. Ma la sua popolarità non è diminuita nel tempo e ancora oggi Groucho Marx (scomparso il 19 agosto 1977) è una sorta di personaggio mitico, tanto da essere inserito come protagonista fisso nelle storie a fumetti di Dylan Dog, nelle vesti di un maggiordomo imprevedibile, originale e "senza peli sulla lingua".
Una comicità intelligente, acuta, qui testimoniata da battute, brevi flash e pensieri tratti dai suoi film e dai libri e selezionati a cura di Marco Spagnoli. Poco più di un fascicoletto, ma ricco di citazioni, suddivise per argomenti: dal matrimonio ai cavalli, dai libri ai soldi...
Come giustamente afferma il curatore nella quarta di copertina, "lo humor dei Marx Brothers oltre che fonte di ispirazione per grandi attori e artisti da Woody Allen fino a Fantozzi-Villaggio e a Gene Gnocchi, cattura di continuo nuovi fans."


Se mi sposi, non guarderò mai più un altro cavallo. Groucho Marx. Battute & pensieri raccolti da Marco Spagnoli
28 pag., Lit. 1.000 - Edizioni Millelire Stampa Alternativa
ISBN 88-7226-412-X


Le prime righe

GROUCHO E... GLI ALTRI

Non vorrei mai fare parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me.

Come i lupi si muovono in branchi, così questa città è organizzata in congreghe.
Se non fate parte di una di queste, vi ritroverete soli a casa vostra alle undici di sera a riparare la lavatrice, il televisore, o a cercare di infilare un veliero in una bottiglia attraverso il collo di vetro.

Non occorre che tu faccia lo scemo per convincerli che sei scemo... comportati al naturale.

Ah è lei signora Carroway? Si sente peggio? Sì, è normale, visto che le ho prescritto la medicina sbagliata.

È molto più piacevole leggere i pensiero di qualcun altro che pensarne di nuovi da soli.

Burbank era il mago che incrociava tutti i suoi frutti e legumi fino al punto che le povere piante si trovavano in un tale stato di ansietà e di angoscia che non sapevano più decidere se dovevano finire in tavola come contorni o come dessert.

Guardate quest'uomo: sembra un deficiente e parla come un deficiente, ma non lasciatevi ingannare: è veramente un deficiente!


© 1998, Millelire Stampa Alternativa





Francesca Mazzucato
Relazioni scandalosamente pure

"So in partenza che non riuscirò a ricostruire il tempo, a sgombrare i fatti inutili del passato."


Una giovane donna, Camilla, ha vissuto intensamente i suoi anni, segnati da una famiglia incompleta per l'assenza della madre (sempre all'estero con qualche nuovo compagno) e da un desiderio d'affetto che drammaticamente non riesce a esprimersi con chiarezza, a venire allo scoperto.
Parallelamente si sviluppa la sua sessualità, la ricerca dell'erotismo attraverso sensazioni estremamente diverse ma complementari. Perché, in realtà questo romanzo è anche un testo erotico. Non si tratta di un romanzo erotico nel senso più comune del termine, ma in tutte le pagine si trovano brandelli di esperienze vissute dalla protagonista, raccontate con tutti i particolari indispensabili per l'andamento della narrazione che fanno slittare il linguaggio verso quella crudezza imprescindibile per descrivere immagini normalmente solo accennate, suggerite, e qui, viceversa, affrontate in tutta la loro obiettiva verità. Una realtà spesso quasi drammatica, squallida, masochistica difficile da accettare, ma volutamente scelta dalla protagonista, per espiare colpe che non sono sue, in ricordo di un tragico incesto.
Nelle pagine di un diario Camilla fisserà i suoi ricordi, la tristezza e la solitudine che l'hanno sempre accompagnata e che lei ha cercato invano di esorcizzare attraverso il sesso e i rapporti occasionali. Fino all'incontro con Gilbert, un interessante pittore lussemburghese, originale, bello e estremamente affine a lei, che, pur lasciandola alla fine da sola, la "salverà" dal suo passato e la porterà verso una vita diversa, una nuova speranza di riscatto.


Relazioni scandalosamente pure di Francesca Mazzucato
117 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Marsilio, (Farfalle)
ISBN 88-317-6742-9

Le prime righe


C'è una composizione di Berg, una composizione tragica che fu l'ultima opera che concluse, è dedicata "alla memoria di un angelo", ah, sì, il Concerto per violino e orchestra, certo, lo ascoltava mio padre e si commuoveva e mi faceva ridere quella commozione per una musica, lo prendevo in giro. Lui, per vendicarsi, mi diceva che l'aria da sonnambula l'avevo presa da mia madre che mi aveva insegnato a coltivare "il lato sfumato delle cose". In realtà mia madre mi aveva soltanto spiegato che tutto quello che pensavo di fare nella vita non era altro che una fantasia lussuriosa da cocotte (mi diceva della sua natura Bella Addormentata nel Bosco e cantava a squarciagola OGGI SEI VICINO AL MIO CUOR OGNOR SEI TU, OGGI SEI DI TUTTI I MIEI BACI IL DOLCE OGGETTO... ballando con la scopa e facendo l'occhio da pesce lesso e lo sguardo romantico che così poco le si addiceva).
... e la musica sfumava, sfumava e si perdeva in quelle stanze, fra quegli odori, svaniva e si sfilacciava fra andantini graziosi e finali incalzanti, cori potenti di tenori E LA SUA MISERICORDIA DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE PER CHI LO TEME con la zia che si faceva il segno della croce, minuetti con il fremito degli accordi che si udivano anche in strada, movimenti e ritmi ostinati, hop, si mischiava alla pesantezza di certe giornate, a certe ondate di vapori e rumori provenienti dall'abbaino, quello buio, quello dell'"adesso chiudo la porta e restiamo soli, nessuno riesce a denudarsi come me per quello che riguarda i sentimenti, eccomi guarda, sono nudo".

Echi e parole che finivano per diventare sommessi bisbigli.
A tutto questo si mischiava la musica
(E dentro il desiderio di innocenza, maledetto).


In una scatola di legno conservo tutte le lettere di Victor avvolte da un nastro viola. Lettere divertenti, lunghe, a volte disperate ma sempre con una scritta in alto a sinistra: Lussemburgo, notte fonda, solo.


© 1998, Marsilio Editori

L'autrice
Francesca Mazzucato è nata a Bologna nel 1965. Laureata in lettere e specializzata in biblioteconomia al Parlamento Europeo del Lussemburgo, lavora come traduttrice e consulente editoriale per la collana Pizzo Nero. Collabora a diversi giornali e tiene corsi di scrittura. Ha pubblicato Hot Line, storia di un'ossessione; Villa Baruzziana, storie di marginalità; il racconto L'erotismo silenzioso in La fiamma del peccato. Vive tra Bologna e Parigi.



Ernesto Olivero
Non bussate: è già aperto

"L'amore mi spinge e mi fa entrare nell'ecologia di Dio, dove la sofferenza del mondo diventa la mia bisaccia da pellegrino"


La figura di Ernesto Olivero entra a buon diritto tra quelle dei moderni eroi, eroi senza epica, senza retorica, impegnati quotidianamente in una lotta indefessa contro la miseria e l'emarginazione, contro la sofferenza silenziosa degli esclusi e contro l'indifferenza della maggior parte delle persone.
Candidato da madre Teresa di Calcutta, poco tempo prima di morire, al Nobel per la Pace, è invece quasi ignorato dai nostri media e dai nostri opinion leader, ma non per questo ha mai smarrito il senso del cammino della sua vita, ha ceduto alle difficoltà e al silenzio, anzi con questo libro offre una testimonianza di quella che è stata la sua chiamata, la sua avventura, la sua testimonianza. È già aperta la porta del suo cuore, della sua capacità di accoglienza, non importa bussare, richiedere, pietire, importante è essere disponibili al soccorso, al dialogo. I nuovi poveri prodotti da questa società dei consumi si sommano a quelli da sempre esclusi, le voci di guerra, di ogni tipo di guerra, giungono fino alle nostre case e allora è importante che vi sia qualcuno che si opponga, anzi che opponga un'altra lingua, un'altra cultura: quella della pace e dell'amore, dell'accoglienza e della fratellanza.
Il volume è strutturato in brevi capitoli, momenti di riflessioni, esperienze dell'autore; vi è però anche l'interessante presenza di altre voci e non solo di chi è, nella Chiesa, istituzionalmente preposto all'evangelizzazione e alla dottrina, ma anche di chi (come Pietro Cavallero) ha alle spalle un passato burrascoso e travagliato, un vero "lupo" insomma che però ha saputo ascoltare un messaggio salvifico. Ogni lettore potrà cogliere gli aspetti e i temi più vicini alla sua sensibilità e alla sua situazione di vita, nessuno potrà comunque restare indifferente di fronte a una tanto onesta e coerente scelta di vita.


Non bussate: è già aperto di Ernesto Olivero
Pag. 227, Lire 26.000 - Edizioni Mondadori (Ingrandimenti)
ISBN 88-04-45304-4

Le prime righe

Lettera aperta di Dio agli uomini

"Guerre...
fame...
stupri...
Ma se Dio facesse prevalere la sua ira e dimenticasse
Per un momento la sua misericordia?"
Un giorno ho fatto questa domanda a Padre Paolo,
frate cappuccino, mio confessore, morto il giovedì santo del 1997
e lui, dopo aver a lungo pregato e vegliato,
mi ha detto: Dio ti direbbe così.


Creature mie, da quando vi ho create, sono un padre trascurato dalla maggior parte di voi. Non volete capire che io conosco la vita di ciascuno di voi, a partire dalla nascita e prima ancora. Le vostre mamme, nell'aiutarvi a crescere nei corpi, aiutano a crescere anche la vostra sensibilità, che è la mia immagine dentro di voi.
A voi ho dato doni grandi, spesso misconosciuti, perché vi credete autosufficienti.
Ecco dove nascono l'isolamento, la scontentezza, le crisi di coscienza che vi fanno tanto soffrire. Io però non vi lascio soli anche quando sono accantonato, dimenticato da voi.
La mia voce tutti la possono sentire: chi la ascolta come chi la respinge.
Le creature della natura sempre mi ascoltano. Da millenni vi mando uomini e donne che vi ricordino il mio amore sotto le sembianze più diverse.
Vi sembra impossibile tutta questa premura? Vi sembra troppo comodo? Mi credete troppo buono?
Ma io sono l'amore infinito.
Quando voi vi ribellaste a me facendo uso della libertà che vi avevo dato, io venni nella notte, nel silenzio, nella povertà per non accecarvi, per essere vicino all'ultimo di voi.
Voi non mi avete conosciuto, né capito.
Con la mia mamma dovetti fuggire, rimanere nascosto per tanti anni nella casetta di Nazareth. Poi venne l'ora della vita pubblica; per le vie polverose della Palestina raccolsi lodi e biasimi.


© 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

L'autore
Ernesto Olivero, torinese, sposato con tre figli, è nato nel 1940. Ex bancario, è da sempre impegnato a fianco dei poveri e degli emarginati. Nel 1964 ha fondato il Sermig (Servizio Missionario Giovani), che ha sede, dal 1983, nel vecchio Arsenale Militare di Torino, chiamato ora "Arsenale della pace". È medaglia d'oro al merito civile per il servizio verso gli ultimi. Il Papa gli ha affidato l'incarico di essere "l'amico fedele" di tutti i bambini abbandonati del mondo. Madre Teresa di Calcutta, poco prima di morire, l'ha candidato al Nobel per la pace. Dal 1997 il Sermig è gemellato con il sacro convento di San Francesco in Assisi.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




22 maggio 1998