Marina Iraso
Mi hanno lasciata dietro

"Le onde s'increspavano una sull'altra, distruggendosi. Il mare era alto e di uno strano colore. Anche le più piccole onde pigiavano sulla riva e sbattevano le conchiglie. Un filo di gelo percorreva il mare dandogli una corrente sommersa."


È un libro 'anomalo' questo delle edizioni Fatatrac. Innanzitutto perché si tratta di una casa editrice di libri per bambini (che potrebbero anche essere letti dagli adulti, anzi, sarebbe auspicabile che gli adulti, specie se genitori o insegnanti, si documentassero meglio sui testi destinati ai più giovani selezionando quelli di qualità...) e poi perché è un libro scritto da una bambina, o meglio da una ragazzina di 12 anni. Ma malgrado ciò non è un libro 'facile', elementare come si potrebbe supporre. Si tratta della storia profonda e quasi drammatica del momento di passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza, momento cruciale nella vita di tutti. Ma i "grandi" tendono a dimenticare le sensazioni di quegli anni, distratti dagli impegni pressanti della vita, e non sanno più raffrontarsi con i figli, quando questi devono crescere e maturare anche attraverso la ribellione, il linguaggio crudo, i codici di comportamento del 'gruppo', le prime vere passioni, la violenza.
Se i figli non parlano, se le loro parole sembrano incomprensibili, se i loro comportamenti sono imprevedibili è necessario fermarsi e cercare di capire, anche attraverso la lettura di un libro come questo. È, in fondo, la semplice storia di un'estate di vacanza in compagnia di un gruppo di amici, mediamente un po' più grandi della protagonista, con la narrazione di tanti piccoli eventi quotidiani, dei difficili rapporti tra coetanei, delle tormentate relazioni tra ragazzi e ragazze, tra personalità più emancipate e altre meno. E le parole di un'adolescente (così ben espresse, inoltre) aiutano a capire, se ci si pone con autentica curiosità e senza falsi pudori.


Mi hanno lasciata dietro di Marina Iraso
Illustrazioni di Pia Valentinis
79 pag., Lit. 16.000 - Edizioni Fatatrac, (Ottagono senior n.19)
ISBN 88-8222-020-6

Le prime righe

ASPETTANDO DANIELA

Era tutto lontano, buio.
Io lo ricordavo pieno di luci.
Tutti se ne sono andati.
Sono gli ultimi giorni di agosto e tutto è deserto. Gli ombrelloni nelle spiagge si chiudono, in quelle spiagge in cui ho trascorso la mia estate.
Il Luna Park è adesso terra, solo terra, tutto è deserto, le ultime voci, i rumori del mare.
Ho qui accanto a me un foglio di indirizzi di persone a cui non scriverò mai.
Aspettavo Daniela, sì, due mesi fa aspettavo Daniela.
"Insegnerò ai bambini più piccoli ciò che Daniela ha insegnato a me" così dicevo a mia madre.
E poi arrivavo fino agli scogli e mi sedevo sul nostro grande sasso, là cantavamo canzoni e lei mi raccontava la sua vita. Poi correvo, guardavo il mare, la immaginavo.
La sabbia era grande, era la stessa sabbia dell'anno scorso, la stessa sabbia dove noi camminavamo, era lo stesso mare dove facevamo il bagno. Sì, due mesi fa l'aspettavo, aspettavo la mia amica Daniela. Poi percorrevo ogni angolo della spiaggia, mi fermavo ad ogni ombrellone, osservavo le onde e poi ritornavo nei soliti luoghi come per scorgere i particolari sfuggiti.
Molti particolari mi sfuggivano perché tante erano le cose, tanti i miei pensieri e tanta la mia felicità.
"Voglio leggere anch'io 'Il mondo di Sofia', la filosofia mi piace" così avevo detto a mia madre. Daniela lo leggeva e poi mi raccontava, se ne discuteva e poi si cantavano canzoni. Mi si accavallavano nel pensiero tante immagini, del presente, del futuro, del passato, di quella linea che unisce tutto.


© 1998, Fatatrac

L'autrice
Marina Iraso è nata a Firenze nel 1984. Sin da piccola ha scritto racconti e poesie pubblicati nei giornali della città. Ha una grande passione per la pittura ed ha avuto come insegnante una pittrice venezuelana, Aida Teran. Un'altra sua grande passione è il teatro. Frequenta dal 1994 i Laboratori del Teatro Popolare d'Arte di Firenze e nel 1997 ha preso parte alla rappresentazione delle "Città Invisibili" di Calvino. Nel 1997 ha vinto il premio di poesia Maresca Giovani. Questo libro è stato scritto nell'estate del '96 quando non aveva ancora 12 anni.



Gina Kolata
Cloni
Da Dolly all'uomo?

Clonazione: un tema tra i più attuali del dibattito scientifico internazionale, ma anche un argomento che colpisce l'opinione pubblica più di molti altri per le sue valenze morali e per la forte valenza fantascientifica, analizzato in un saggio serio e documentato.


"Qualcuno sospetta che sia stato un bluff, una montatura orchestrata dalle case farmaceutiche. Se non una frode in piena regola, una vincita fortunata al Super Enalotto dell'ingegneria genetica. Del resto non sarebbe la prima volta. Come ci racconta Gina Kolata, la strada della clonazione è disseminata di imbrogli, di scoperte fasulle, di esperimenti manipolati, di annunci clamorosi in seguito smentiti. Ma nonostante lo scetticismo di una parte della comunità scientifica, nell'immaginario collettivo e nella retorica dei media il primo belato di Dolly si è amplificato fino a rimbombare come il Tuono di Los Alamos. È diventato l'ouverture, abbagliante e solenne, di una nuova era. Una specie di Big Bang dopo il quale niente è più come prima, nella scienza e nella società. Un evento che ha sovvertito il nostro modo di vedere il mondo e che ci pone dilemmi etici senza precedenti. Eppure, più passa il tempo più si smorza il sussulto di orrore che quella nascita aveva generato. Alla paura di clonare subentra la tentazione subdola di provarci. E dinanzi alla prospettiva che la prossima volta possa toccare a un uomo, il perentorio "mai" della prima ora lascia il posto a un più possibilista "perché no?" [...] Ma quello che più impressiona, in queste pagine, è il ritratto impietoso di una comunità scientifica divorata dall'ambizione e dal business. Una comunità che ha smarrito ogni bussola morale, che non sa più qual è il suo ruolo nella società. Assediato da torme di giornalisti all'indomani del fatidico annuncio, Ian Wilmut, il padre di Dolly, dichiarò candidamente che voleva soltanto creare una pecora in grado di produrre una certa quantità di latte. E possibilmente dei nuovi farmaci per la PPL Therapeutics. Non sembrava sfiorarlo il dubbio che le ricadute di quel parto inaudito potessero essere ben più estese, e non tutte positive [...] Democrazie e scienza moderna sono nate e cresciute insieme, e rappresentano i due pilastri inscindibili della nostra civiltà. Guai se le loro strade tornassero a divergere. Una ragione in più per leggere questo libro."

(Dalla prefazione di Riccardo Chiaberge)



Cloni. Da Dolly all'uomo? di Gina Kolata
Titolo originale dell'opera: Clone

Traduzione di Alessandro Serra
XVI, 301 pag., Lit. 38.000 - Edizioni Raffaello Cortina, (Scienza e idee n.36, collana diretta da Giulio Giorello)
ISBN 88-7078-492-4

Le prime righe

1
NASCITA DI UN CLONE

Sono in molti a chiedersi se si tratti di un miracolo per il quale dobbia-
mo ringraziare Dio o di un nuovo e nefasto modo di sostituirci a Lui
NANCY DUFF, Princeton Theological Seminary

In una dolce sera d'estate, il 5 luglio del 1996, alle 17, il più famoso agnello della storia entrò nel mondo, porgendo per prime la testa e le zampe anteriori. Nacque in una capanna, subito sotto la strada che porta al Roslin Institute di Roslin, Scozia, dove era stato creato. Eppure, il suo creatore, Ian Wilmut, un tranquillo, stempiato embriologo di cinquantadue anni, non ricorda dove fosse quando sentì dire che l'agnellino, anzi l'agnellina, subito battezzata Dolly, era nata. Non ricorda neppure di aver ricevuto una telefonata da John Bracken, il ricercatore che aveva seguito la gravidanza della pecora che mise al mondo Dolly; una telefonata in cui il collega gli comunicava che l'agnellino, anzi l'agnellina, era viva e vegeta, con i suoi 6,6 chilogrammi, pari a 14,5 libbre.
Fu un momento cui nessuno prestò particolare attenzione. Non venne stappato champagne. Non si scattarono foto. All'evento presenziarono solo pochi membri dello staff dell'istituto e un veterinario locale. Eppure, Dolly, un batuffolo di pelo con il vello grigio chiaro e un muso bianco come la neve, gli occhi spalancati sul mondo come centinaia di altri agnelli sparsi sulle verdi colline di Scozia, si accingeva a cambiare le sorti del mondo.
Quando verrà il tempo di scrivere la storia della nostra epoca, questa tranquilla nascita, la creazione di quel piccolo agnello, avrà il giusto risalto. Gli eventi che cambiano il mondo sono pochi e imprevedibili. Nel XX secolo, abbiamo avuto la scoperta della teoria dei quanti, la rivoluzionaria intuizione da parte dei fisici che le normali regole del mondo visibile non valgono per il regno dell'atomo. Abbiamo avuto la teoria della relatività generale di Einstein, secondo la quale spazio e tempo non sono entità immutabili e assolute. Abbiamo avuto la fissione dell'atomo, foriera di tante promesse, nel bene e nel male. Vi è stato pure il teorema del matematico Kurt Gödel, dai più trascurato, il quale afferma che ci sono verità perfettamente inconoscibili, teoremi che non possono essere né dimostrati né refutati. Infine, c'è stato il trionfo dell'informatica, che ha radicalmente trasformato la società occidentale.


© 1998, Raffaello Cortina Editore

L'autrice
Gina Kolata ha collaborato alla rivista Science prima di passare al New York Times una decina di anni fa. Ha studiato matematica e microbiologia e ha vinto numerosi premi per la sua attività di giornalista scientifica.



Richard Leo
Fuga da Manhattan
Un uomo, una donna e un bambino nell'Alaska selvaggia

"Mi sembrava di essere finito in una fiaba. Rimasi fermo per un momento a cercare di immaginare la mia vita in una qualsiasi di quelle baracche, ma mi resi conto che non sapevo neppure come abbattere un albero per procurarmi la legna per la stufa."


Il desiderio di fuga, di cambiamento, la voglia di lasciare tutto e andarsene lontano, molto lontano, è qualcosa che, in maniera più o meno intensa, tutti abbiamo provato. Ma dal dire al fare... Richard Leo ha deciso di 'materializzare' questo sogno, mettere in pratica quello che solitamente resta un capitolo del nostro immaginario. Il libro narra proprio le tappe di questa coraggiosa scelta: dalla decisione di lasciare New York, un lavoro sicuro, una vita tranquilla e pianificata a quella di stabilirsi in una zona particolarmente selvaggia dell'Alaska, a settanta chilometri da Talkeetna, il più vicino centro abitato e alle pendici della più alta vetta dell'America settentrionale: il Denali. Un drastico cambiamento di vita, con inconvenienti nemmeno immaginati che si susseguono ininterrottamente nei primi mesi e che portano la giovane compagna, Melissa, alla decisione contraria di ritornare sui suoi passi e rientrare nel mondo occidentale, tecnologico e rumoroso. Richard, invece, resiste coraggiosamente, come un pioniere del "selvaggio West" alla ricerca di nuove terre da colonizzare, ma non con lo stesso spirito da "febbre dell'oro". Nel suo caso, anzi, l'intendimento è proprio quello opposto: fuggire dal frenetico spirito di competizione, dalla smania dell'arricchimento a tutti i costi, dai condizionamenti e dagli orizzonti ristretti imposti dalla società contemporanea. In questo senso l'avventura dell'autore è anche la storia del raggiungimento di una nuova dimensione umana e spirituale, da trasmettere alle generazioni future. Il figlio di Richard crescerà infatti a contatto con la natura, maturerà con la possibilità di conoscere direttamente le meraviglie dell'ambiente che lo circonda, di decidere del suo futuro, di diventare un uomo libero.


Fuga da Manhattan. Un uomo, una donna e un bambino nell'Alaska selvaggia, di Richard Leo
Titolo originale dell'opera: Edges of the earth: a man, a woman, a child in the Alaskan wilderness

Traduzione dall'inglese di Carlo Mario Chierotti
311 pag., Lit. 28.000 - Edizioni EDT, (Viaggi e Avventura. Collana diretta da Bruno Gambarotta n. 25)
ISBN 88-7063-344-6


Le prime righe

Qui

Montagne così maestose! Una foresta così vasta!
Si può descriverli?
Si deve! Qui: là!

Ho-San

Al mattino, quando esco ad affacciarmi sulla foresta e alzo gli occhi verso i monti innevati, cerco talvolta di descrivere, a mio beneficio, ciò che vedo.
Vivo da dieci anni su un terreno che ho acquistato dallo stato vicino al Denali (ossia il Mount McKinley) e se considero su tre lati il paesaggio che mi circonda non trovo altri esseri umani né strade di alcun tipo nel raggio di centocinquanta chilometri, ma ho ancora bisogno delle parole per dare un senso a una vastità che diversamente mi lascerebbe stordito. Questo non è l'ambiente in cui sono nato e talvolta ne sono ancora annichilito.
"Venature blu nei ghiacciai", commento ad alta voce, fermandomi a osservare. "Le bacche dei rovi camemori stanno diventando rosse".
Mi rendo conto che starmene sulla porta di casa a parlare da solo è un comportamento piuttosto stravagante, ma d'altronde ci fu chi mi diede apertamente del pazzo quando lasciai New York per trasferirmi in un luogo che nessun uomo prima di me aveva abitato o coltivato.
A seconda della stagione osservo gli insetti che strisciano fra l'erba alta quasi due metri sotto il sole estivo che non tramonta mai, le tracce fresche di una martora sulla neve a trenta gradi sotto zero, i cigni trombetta che volano bassi al di sopra degli alberi andando o tornando dai loro vicini luoghi di riproduzione, i verdi chiarori dell'aurora boreale nel cielo stellato di dicembre, le cime dai riflessi ramati degli abeti rossi nelle fulgide mattine di primavera.
Alcuni giorni fa, come spesso capita, un grosso animale - probabilmente un alce, ma sarebbe potuto essere anche un orso - è passato lungo il torrente ai piedi del crinale e i miei dieci cani da slitta, legati agli alberi attorno alla casa, hanno iniziato a latrare furiosamente.
Il loro messaggio mi era molto chiaro. "C'è qualcosa qui vicino! È commestibile! È proprio lì, vedi?".
Mio figlio è sceso a piedi nudi dal soppalco dove dormiamo, è schizzato fuori della porta sul davanti e mi è saltato in braccio gridando: "Cos'è? Dov'è?".

© 1998, E.D.T. Edizioni di Torino

L'autore
Richard Leo è nato a Chicago e vive tuttora in Alaska, a Tapper Creek, con la moglie Lucia e i tre figli. Ex collaboratore dell'Anchorage Daily News, dopo il successo di questo primo libro, letto integralmente alla National Public Radio e tradotto in molte lingue, ha raccontato altre sue avventure artiche in Way Out Here: Modern Life in Ice Age Alaska.




Maria Rita Parsi
I quaderni delle donne

"Crescere con una ferita nel cuore è impossibile. Si rimane incatenate all'infanzia, con il miraggio di sciogliere l'incantesimo."


Un libro "al femminile", ma non limitato a un pubblico di lettrici. Un libro destinato a tutti perché in fondo di tutti parla: uomini e donne. Quanta parte della vita femminile hanno gli uomini, e quanta responsabilità nelle future difficili situazioni psicologiche hanno padri, mariti, fratelli. Dunque leggere le storie, spesso drammatiche, contenute in questo volumetto sarà utile anche a loro, per capire, per evitare di commettere irreparabili errori, anche involontari.
Si tratta di storie assai diverse al proprio interno, indicate con precisione nell'indice. Conflitti familiari irrisolti e incapacità di dialogo che si ripercuotono su ragazzine giovanissime. Traumi infantili che trasformano una bambina magrissima in una donna adulta obesa; difficoltà di relazione con gli altri e pessima educazione sessuale impartita da una madre incapace di superare i propri problemi, che portano una ragazza molto bella a non volere alcun rapporto sessuale; manie di una nonna igienista sino all'ossessione che 'castrano' una nipotina con il terrore delle 'cose sporche'; fuga dalla realtà di una giovane donna che scappa dalle responsabilità, dagli impegni e vuole prendere come hobby qualunque cosa nella vita, che riesce ad avere rapporti solo con uomini anziani che le ricordano l'amatissimo nonno e la relazione incestuosa intrattenuta con lui; difficoltà di accettarsi e di superare la solitudine di un'altra donna che non riesce a liberarsi da due veri e propri cuscini di cellulite su fianchi e gambe che la deturpano... queste ed altre difficili situazioni personali possono diventare, attraverso il racconto dell'autrice, psicologa e psicoterapeuta, una sorta di diario dei disagi che, sebbene in maniera meno drammatica, possono colpire tutte le donne in una o più fasi della propria crescita e maturazione.


I quaderni delle donne di Maria Rita Parsi
219 pag., Lit. 12.000 - Edizioni Mondadori, (Oscar saggi n. 557)
ISBN 88-04-44852-0

Le prime righe

Olimpia e il vetro di cristallo

La detenuta e sua figlia, una ragazza di undici anni, erano separate da una lastra di cristallo. Ogni contatto fra loro era impossibile. L'adolescente soffriva. Non di una sofferenza evidente ma di qualcosa di sottile, di inespresso eppure vivo negli occhi, nell'incurvata postura corporea, nell'acceso senso del dovere, del bene degli altri che già caratterizzava la sua personalità.
I parenti della detenuta, il fratello e soprattutto le nonne, materna e paterna, assolutamente diverse tra loro (dimessa e afflitta da un'operazione agli occhi, quasi accecata, quella materna; disponibile, divertente, ciarliera, quella paterna), vollero parlare con me. Chiedevano una perizia accurata da inviare, poi, al Tribunale dei minori, affinché i giudici facessero togliere quella barriera disumana tra madre e figlia.
Mi disse la nonna paterna: "La piccina soffre terribilmente di questo divisorio. È come se, ogni volta, le ricordassero che sua madre è in prigione. Invece, se la incontrasse senza formalità, in parlatorio, avrebbe quasi l'impressione che la sua mamma si trovi in uno spazio segregato, in un istituto, in una clinica, non in un carcere". La ragazzina, affidata alle cure della nonna materna dall'età di cinque anni, aveva perso anche il contatto diretto con il padre.
"È all'estero, non sappiamo dove" mi precisò, sempre più loquace, la nonna paterna. "Ogni tanto ci scrive e le scrive. Quando è partito la bambina ne ha molto risentito. Per un po' ha chiesto di lui. Poi ha smesso di chiedere, ma s'è fatta triste, e anche a scuola qualcosa è cambiato. È sempre stata brava, diligente: scrive assai bene. A un certo punto, però, ha cominciato a non volerne sapere, a distrarsi, a trovarsi a disagio con le compagne. Ne abbiamo parlato ai professori, che si sono dimostrati comprensivi. Poi la bambina ha fatto una festa di compleanno a cui sono venute tutte le compagne della sua classe. Deve essere rimasta rassicurata: stavano tutte intorno a lei! Si è sentita subito meglio. Adesso ha molte amiche e se non fosse per quel vetro..."


© 1998, Arnoldo Mondadori Editore

L'autrice
Maria Rita Parsi di Londrone, psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, lavora a Milano e a Roma, dove dirige la Sipa (Scuola italiana di psicoanimazione), da lei fondata nel 1985, e il Movimento Bambino, associazione per la diffusione della cultura dell'infanzia, che conta centri in tutt'Italia e nella Svizzera italiana. Dal 1984 fa parte dell'Istituto Riza e scrive sulle riviste Riza Psicosomatica e Riza Scienze. Collabora a molti quotidiani e periodici con rubriche settimanali. Tra i suoi libri: Il pensiero bambino, Il mondo creato dai bambini, L'amore violato, Animazione in borgata, Lo scarico, Leggere per fare, Album, La principessa degli specchi.



Carla Vasio
Laguna

Nella Venezia degli anni Trenta e Quaranta la storia di una bambina e della sua famiglia, ripercorsa come in un sogno dalla protagonista diventata adulta.


Chi già conosce la scrittura elegante e sobria di Carla Vasio, la ritroverà ancora una volta in questo romanzo dal titolo essenziale: Laguna. Mentre in Come la Luna dietro le nuvole, per citare la precedente opera dell'autrice, l'ambientazione giapponese dava alla storia un andamento leggermente esotico, qui il contesto è estremamente occidentale e vi si trovano momenti di vita quotidiana assolutamente "normali", anche se mai banali nella forma. Una scrittura leggera per contenuti profondi, colori tenui e delicati per personalità forti caratterizzano la narrazione. In un certo modo un libro di memoria e sulla memoria, anche se vista come sogno, come ricordo sfuggevole e annebbiato.
Una madre ricama, osservando con sguardo sfuggente il mondo che le passa attorno, un nonno quasi fantasma, vaga silenzioso per le stanze, una ragazzina, che lavora nella casa come domestica, sogna le montagne che ha lasciato. L'ambientazione veneziana, nel pieno della laguna, aiuta a creare quel clima fantastico del ricordo, della ricerca di radici lontane. Del resto l'autrice stessa è veneziana, seppure viva a Roma, e, come ebbe modo di dirci in un'intervista in occasione dell'uscita del suo precedente romanzo, la sua scrittura verte prevalentemente su temi conosciuti perché "è difficile per una donna provare, ad esempio, un'esperienza di trincea e di guerra; quindi se un'autrice scrive un libro con protagonisti che vivono questo genere di esperienze, o è dotata di una grande capacità intuitiva, o il libro risulterà 'falso'". Le sue pagine invece non risultano mai false, mai costruite, mai elaborate 'a freddo'. Sono invece il risultato evidente di un lavoro intenso, molto personale di ricerca, di analisi e di sintesi finale.


Laguna di Carla Vasio
90 pag., Lit. 18.000 - Edizioni Einaudi, (I coralli n.84)
ISBN 88-06-14687-4

Le prime righe

Ahimè, sognare è una pena quando all'improvviso qualcosa di estraneo penetra nel sonno, qualcosa di inquietante che la dormiente ancora non riconosce, qualcosa di inaspettato intervenuto a turbare la sua visione che sembrava doversi prolungare per un tempo illimitato. La fuga delle immagini si andava svolgendo in sequenze sempre più irragionevoli, verso tenebre profonde, nell'oscurità della notte, quando un fragore improvviso le ha turbate. Si dice che nella mente il sogno duri poco più di un attimo, un fremito delle palpebre, una sospensione del respiro, un battito irregolare del cuore, un brivido umido di sudore notturno - ma il tempo della visione non ha rapporto alcuno col tempo misurabile che si consuma nel corpo e lo consuma: non c'è principio né fine, non c'è acquisto né perdita né entusiasmo né dolore, soltanto l'infinito stupore di assistere a una rappresentazione che ritorna su se stessa senza posa e mai si esaurisce. La traccia su cui si forma, il filo che la trasporta arriva da una lontananza senza misura e si prolunga per una durata estenuante, tanto che un brusco risveglio non potrà in pochi istanti disperdere le immagini: resterà una suggestione inquieta in cui si distorcono le forme che apparivano distese e ricche in quel tempo non scandito di cui presto sarà perduta ogni certezza.
Qualcosa di tenebroso è penetrato nel sonno, qualcosa che minaccia di svegliarla. Tuttavia non del tutto: resta ancora irretita in una condizione incontrollata mentre trattiene lo sguardo fra le palpebre appena socchiuse, nelle orecchie le rimane il ronzio di silenzi turbati appena, il divagare delle ombre entra ed esce da un limbo smemorato privo di orientamento. Neppure il fragore che sembra sia esploso dentro il sonno - ma ancora non è dato sapere se internamente sia salito a percuotere la tenace incoscienza del riposo notturno o se invece non sia arrivato dall'esterno tentando di infrangere il diaframma invisibile che esclude i sensi dallo spazio privilegiato del sogno - neppure il frastuono che, venendo da chissà dove, si è precipitato in quella delicata riserva di immagini è riuscito a turbarne la quiete.


© 1998, Giulio Einaudi editore

L'autrice
Carla Vasio è nata a Venezia e vive a Roma. Ha pubblicato, tra l'altro, L'orizzonte, Romanzo storico, Goffredo Petrassi. Autoritratto, Come la Luna dietro le nuvole.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




15 maggio 1998