Riccardo Bertoncelli
Paesaggi immaginari
Trent'anni di rock e oltre
Box di 5 CD più bonus disc

"È un racconto, mettiamola così, in parole e suoni (sarebbe stato bello allegarci un CD, ci ho pensato) degli ultimi quarant'anni di musica: un racconto disordinato, esagerato, magmatico, non coerente, obliquo (ubiquo), con qualche paletto storico per provare a essere "oggettivi" ma anche e soprattutto idee fuori schema, divagazioni, note, starnuti, folgorazioni."


Bertoncelli? Proprio quello della famosa canzone di Guccini? Inevitabilmente ci si pone subito questo interrogativo guardando il volume. Interrogativo banale, se vogliamo, scontato, che accompagna l'autore inesorabilmente, quasi come una condanna. E Bertoncelli non si tira indietro, affronta l'antica querelle nell'articolo La vera storia dell'Avvelenata (apparso su Inedito nel 1997), che, ammetto, per curiosità, è il primo che ho deciso di leggere. E ho capito la storia (che non intendo anticipare per lasciare un po' di suspense...) di quel rapporto in realtà non così avvelenato tra il critico musicale e il cantautore più famosi degli anni Settanta e oltre. Tutto il volume, in effetti, è una curiosità, un tuffo in anni passati, un modo per capire, anche a posteriori, la musica che abbiamo ascoltato appassionatamente, con gioia o con disperazione, in momenti intensi, felici o meno, ma comunque la musica che ci ha segnati e che ci accompagnerà ancora nel ricordo, nella nostalgia. Si dispiega lentamente la colonna musicale degli anni della contestazione e del rock duro: da David Bowie ai Grateful Dead, da Bob Dylan a Lucio Battisti, passando da Patty Smith, i Cream o John Cage... In un collage di articoli scritti in periodi storici differenti (a caldo o con una riflessione successiva), si dipana così una vera e propria storia del rock, una bella antologia di testi, interventi, articoli, racconti musicali, e altro, apparsi nel corso di circa trent'anni su giornali, specializzati e non, italiani: uno spaccato della realtà di periodici importanti nel panorama musicale degli ultimi decenni da Rockerilla a Linus, Alter Alter, Jam, Gong, Musica 80, Muzak, tra i tanti.
Un'ultima curiosità: perché un box di 5 Cd, nel sottotitolo? "I musicisti ogni tanto amano dividere i loro album in 'capitoli' o redigere degli 'indici', rubando modi e lessico a chi scrive. Non vedo perché non si possa fare altrettanto dall'altra parte", scrive Bertoncelli nell'Introduzione. Peccato che non sia stato possibile allegare davvero i brani musicali di cui l'autore parla, ma certamente, pescando nei vecchi dischi di vinile e nelle cassette di casa, troveremo modo di fare anche la nostra personale colonna sonora alla lettura.


Paesaggi immaginari. Trent'anni di rock e oltre. Box di 5 CD più bonus disc, di Riccardo Bertoncelli
261 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Giunti, (Bizarre)
ISBN 88-09-21371-8

Le prime righe

IL POLLINE DEI BEATLES

LADIES AND GENTLEMEN
(Una volta per tutte)
(In 1.500 parole)
THE BEATLES!



Se c'è una cosa che può spiegare la sorprendente longevità mitologica dei Beatles, quella dolce leggenda ormai arrivata alla terza generazione, è la straordinaria aderenza ai tempi, dico agli anni '60 più o meno favolosi. John, Paul, George e Ringo crebbero in quegli anni e con quegli anni, li plasmarono e ne furono modellati, così da risultare, all'alba del 1° gennaio 1970, persone e musicisti ben diversi da quelli che erano stati dieci anni prima eppure sempre nel cuore e sul nervo della musica giovane. Una traversata decennale sempre "sull'onda" dei tempi, un favoloso windsurfing di musica e vita, e mai per semplice inerzia. Come non vedere la differenza con i tempi d'oggi? Le bande che arrivano al grande pubblico, le "stelle", come si dice, che hanno diritto a un nome celeste rilasciato dall'Osservatorio Astronomico del Rock, riescono a stare in sintonia con i tempi per non più di due o tre anni, per finire poi ai margini o in quell'aureo limbo di pensionamento attivo in cui si vendono ancora dischi, si tengono ancora scintillanti tournées ma in nome della nostalgia e della pura conservazione. Tutto il contrario dei Beatles, che si ritirarono dalle scene addirittura prima che giungesse il culmine della loro arte e che, qualunque cosa si possa pensare di loro, non scrissero mai una sola canzone "di sopravvivenza". Li aiutarono i tempi ma dei tempi, abbiamo detto, furono anche levatori (maieuti, fatemi usare questo bel termine socratico). Allora il mondo musicale era giovane, raccolto non proprio in una capocchia di spillo come ai giorni di Elvis ma in pochi solchi di vinile, in un juke box. Dopo di loro, con loro, venne il Big Bang che generò l'universo Rock che ora conosciamo, caotico e in turbinosa espansione. Chi può dire oggi di saperne anche solo i confini, non dico di conoscerlo tutto? Le stelle dei nostri giorni sono così deboli e poco luminose che le si può vedere solo con potenti telescopi e filtri parziali che si chiamano classic rock o metal o folk o rap. Di fronte a quell'esplosione, invece, nessuno poté chiudere gli occhi e non vedere. Per questo se ne parla ancora e si tramanda, con tinte favolose fino alla esagerazione, il ricordo di quella luce nei cieli di trent'anni fa.


© 1998, Giunti Gruppo Editoriale

L'autore
"Questo libro rende giustizia a un personaggio misconosciuto. Riccardo Bertoncelli è un nome d'arte ma non fateci caso, potrebbe essere Jack Nicholson o Bugs Bunny e farebbe lo stesso." (Blind Boy Grunt)



Carla Corso e Sandra Landi
Quanto vuoi?
Clienti e prostitute si raccontano

"Quanto vuoi di me, quanto vuoi che mi mostri, quanto vuoi che restituisca al tuo disamore, che risarcisca alla tua delusione e insoddisfazione. Quanto sesso vuoi, magari quanto amore traslato ('merce' è lo strumento non l'atto). E anche, però, quanto vuoi 'sperimentare'..."

dalla prefazione di Gianfranco Bettin


L'interessante libro di Carla Corso e di Sandra Landi presenta il tema della prostituzione da una prospettiva del tutto particolare e inconsueta: quella del cliente. Naturalmente il mondo che si prende in esame è molto variegato, c'è la prostituta "professionista" e l'universo dei trans, ad esempio; per le prime infatti si vede questa attività come una necessità da cui liberarsi non appena si raggiunge un certo benessere economico e il lavoro viene tenuto ben separato dalla persona, per i transessuali invece la prostituzione è parte integrante della persona e "rappresenta la soddisfazione del riconoscimento del proprio essere femmina".
Le domande poste alle prostitute intervistate sono queste: "cosa rappresentano i clienti per una prostituta? cosa prova nei loro confronti? quale tipo di sessualità richiedono e praticano? cos'è che fa scattare il meccanismo della richiesta? che cosa significa per un uomo comprare una donna? chi detiene il potere in un rapporto di prostituzione? " Vengono poi intervistati i clienti e l'impresa si è mostrata piuttosto difficile perché molti rifiutano di definirsi tali. E se la prostituta è ben presente nell'immaginario collettivo, il cliente è praticamente ignorato, come se non esistesse, perché sicuramente crea maggiore turbamento in quanto non è catalogabile, non è possibile "schedarlo" né culturalmente, né sociologicamente, potrebbe essere un marito, un padre, un fratello... Quando vengono intervistati questi uomini diventano molto spesso dei moralisti, quasi tutti dichiarano che è la prima volta, e raccontano spesso falsità. Il terzo angolo d'osservazione del volume, dopo le interviste alle prostitute e ai clienti, è la registrazione delle conversazioni durante "la situazione". Un registratore nascosto è stato lo strumento che ha permesso di cogliere la psicologia del cliente più autentica, non mediata dalla vergogna e dai sensi di colpa.
Chi sono questi uomini? Spesso sono laureati, professionisti, ma anche artigiani, immigrati, studenti, giovani e meno giovani, tutti comunque con problemi di sicurezza e di solidità psicologica, una fragilità spesso pericolosa e dolorosa.
L'interesse del volume, maggiore di ogni inchiesta televisiva o giornalistica, nasce proprio dall'autenticità e dalla sincerità del contenuto, uno spaccato di società che spesso si mimetizza dietro la maschera del perbenismo.


Quanto vuoi? Clienti e prostitute si raccontano di Carla Corso e Sandra Landi, prefazione di Gianfranco Bettin
Pag. 252, Lit. 22.000 - Edizioni Giunti
ISBN 88-09-21287-8

Le prime righe

Prostitute e clienti:
la messa in scena del sesso


Scrivere un libro sulla prostituzione può essere un atto politico e insieme creativo: un contributo alla conoscenza di un fenomeno e un tentativo per costruire un nuovo rapporto fra le persone.
La prostituzione è un fenomeno così pervasivo del quotidiano, che ci è sembrato opportuno raccogliere documenti atti a comprenderlo, tentando di superare i moralismi e i folklorismi, propri del senso comune, e gli specialismi, proprî dell'indagine e della scrittura saggistica.
La prostituzione è "un mondo che attraversa il mondo" in un'infinita varietà di forme, ma nella nostra cultura si sostanzia in una sorta di recita soggetto con poche varianti. Prostituta e cliente usano un linguaggio comune, intessuto di segni condivisi, di menzogne concordate, di misteriose complicità. Si muovono in un sistema simbolico in cui le parole e i gesti sono prevedibili e noti l'una all'altro. La finzione è la regola costante, invenzione della vita così vera da essere scambiata per la vita.
Indagare questo gioco teatrale tra prostituta e cliente può costituire un contributo per acquisire nuova consapevolezza dei rapporti fra i sessi nel nostro presente.
Con Ritratti a tinte forti, qualche anno fa, io e Carla Corso abbiamo cercato di rappresentare questo mondo attraverso la sua testimonianza di protagonista d'eccezione, tratteggiando una prostituzione consapevole e agguerrita, capace di scalfire molti stereotipi e di rispondere a tante domande. Ma adesso quel panorama è già cambiato, assumendo dimensioni internazionali, con l'entrata in gioco di nuove figure e di nuove regole.
La questione richiederebbe analisi più approfondite nel suo complesso, ma la nostra attenzione si vuole soffermare sui clienti, spostandosi da chi offre la sua prestazione a chi, con la sua domanda, ne determina l'offerta. I clienti appunto, che restano, sfuggenti presenze, un gruppo umano ancora inesplorato.


© 1998, Giunti Gruppo Editoriale

Le autrici
Carla Corso è nata a Verona nel 1946. Dal 1983 è impegnata nel "Comitato per i diritti civili delle prostitute" di cui è presidente; nel 1985 ha fondato insieme a Pia Covre il giornale "Lucciola". Vive nella campagna di Pordenone con il suo compagno, sei cani, una colonia di gatti e una capra di nome Gina. Attualmente lavora in collaborazione con enti locali nel campo della prevenzione sanitaria per le prostitute, e da tre anni coordina in Italia il progetto di prevenzione "Tampep" della CEE.
Sandra Landi è nata nel 1947 a Certaldo, dove vive; saggista e scrittrice, lavora nel campo dell'antropologia e delle scienze sociali. Ha pubblicato: La guerra narrata, Il quaderno di Quintilio e Il quaderno dell'insegnante, Lettere dal limbo scritto con G. Gurrieri e G. Piacentini, Donna Anna in collaborazione con A. Borghini.




Il postfordismo
Idee per il capitalismo prossimo venturo
a cura di Enzo Rullani e Luca Romano
Per costruire il postfordismo, passo per passo, non servono annunci apocalittici o utopie profetiche su come - infallibilmente - "sarà il mondo". Servono invece azioni collettive che producano il mondo, facendolo nascere dalla capacità di capire, di comunicare e di condividere un'idea di futuro possibile.

dall'introduzione di Luca Romano e Enzo Rullani


Il volume è una raccolta di saggi di economisti e sociologi che trattano il tema del postfordismo da diversi punti di vista che, sia nell'analisi che nel progetto, lasciano comunque aperte varie ipotesi e possibilità per questo nuovo mondo del lavoro prossimo venturo.
Quello attuale è sicuramente un momento di transizione, ma è qui che ci si gioca il futuro, è qui che si decide se la trasformazione del lavoro in atto potrà produrre sbocchi più umani o invece subordinerà ogni individuo a leggi spietate di redditività a beneficio di pochi.
La prima parte del volume, con i saggi raccolti sotto il titolo L'economia del postfordismo, compie un'analisi delle varie forme nazionali di fordismo, della attuale transizione economica e delle prospettive future. Si parla poi di occupazione, sicuramente un tema drammaticamente attuale, e si vedono vari filoni di proposte per affrontare il problema della disoccupazione ormai di così vaste proporzioni. Conclude questa parte un saggio di Stefano Micelli sul "consumo postfordista" in cui si vedono le nuove tecnologie emergenti e i nuovi sistemi di comunicazione come straordinaria e rivoluzionaria novità socio-economica.
La seconda parte del volume dal titolo Le istituzioni del postfordismo, esamina alcuni esempi di nuove forme di organizzazione industriale, e cita lo sviluppo del Nordest, come risposta esemplare alle richieste del mercato attuale.
La terza e ultima parte del saggio, I territori del postfordismo, parla della presente "fine dei territori" in contrapposizione alla localizzazione ben determinata dell'età fordista. Si prosegue poi con una lettura più filosofico-politica della situazione attuale e delle prospettive che possono intravedersi.
L'interesse del volume risiede proprio in questo ampio respiro che, ben lungi da dare semplicistiche soluzioni o dal piangere infruttuoso sui disastri dell'epoca postindustriale, cerca di capire attraverso quali strade possibili, si può far fronte alle attuali problematiche. Non solo quindi un'analisi di tipo economico o sociale, ma soprattutto, un nuovo modo di interpretare la realtà, di conoscerla, percorsi cognitivi nuovi da affrontare, modelli da inventare, e infine molta serietà, ma nessun tono apocalittico nel guardare l'immediato futuro.


Il posfordismo. Idee per il capitalismo prossimo venturo, a cura di Enzo Rullani e Luca Romano
Pag. 223, Lit. 33.000 - Edizioni EtasLibri
ISBN 88-453-0866-9


Le prime righe

Premessa

Nella creazione, Dio assegna un nome alle cose, chiamandole in questo modo a esistere. Non è solo un metafora biblica: fino a che rimangono senza nome, le cose non sono infatti accessibili agli uomini, o almeno non sono accessibili al pensiero e all'azione collettiva.
Dunque, la "nominazione" è un esercizio assai meno innocente di quanto possa sembrare a prima vista. Assegnare un nome unitario a quanto di nuovo e inquietante sta emergendo nel nostro presente storico - chiamandolo "posfordismo" o, come proporremo, "Capitalismo reticolare" - non è per niente un'operazione convenzionale o ininfluente. Al contrario, è un'ipotesi di comprensione molto impegnativa, che chiude certe possibilità - quelle collegate al paradigma in declino - e ne apre delle nuove. Cambia, in altri termini, il nostro modo di comprendere il presente e di progettare il futuro.
Se quanto accade non è la somma di tanti fenomeni disgiunti, che sono separatamente "nominati", ma è la manifestazione di un paradigma che, in modo ancora confuso, li unisce sotto uno stesso "nome", iscrivendoli nello stesso futuro possibile, allora anche la risposta alle questioni che stanno sul tappeto non potrà essere ricercata inseguendo i problemi uno per uno, ma dovrà intrecciarsi al tema più generale delle forme e dei tempi della transizione in corso. La precarizzazione del lavoro, l'indebolirsi del welfare, l'aumento del rischio d'impresa, la globalizzazione dei mercati hanno al loro interno il sottile dualismo che accoppia la crisi di un paradigma in declino (il fordismo) alle energie potenzialmente estraibili da un paradigma emergente (il postfordismo).
"Nominare" oggi il postfordismo come possibilità realistica, anche se non ancora reale, di evoluzione del capitalismo industriale, significa cambiare il significato dei problemi con cui abbiamo a che fare giorno per giorno. La prospettiva di un nuovo paradigma, in parte da "scoprire" tra le possibilità aperte e in parte da "costruire" in base alla propria sensibilità e al proprio progetto, allontana il nostro modo di vivere dalla angosciosa semantica della crisi, che rimane necessariamente prigioniera del passato (perduto), e ci porta invece nel pieno della semantica della transizione, in cui è possibile esplorare nuovi spazi, mettere in gioco le energie latenti che la transizione contiene e, alla fine, de-costruire senza troppe nostalgie l'eredità del fordismo sapendo che ciò è la premessa per costruire qualcosa d'altro. Insomma, nominare il postfordismo consente, in tutti i problemi sopra richiamati, di non limitarsi alle difficoltà del presente, ma di puntare con decisione a un diverso approdo, ricco di incognite, certo, ma anche di futuro.

© 1998, RCS Libri S.p.A.

I curatori
Enzo Rullani, ordinario di strategie d'Impresa presso la Facoltà di Economia a Ca' Foscari, presiede il comitato scientifico CUOA. È autore di numerose pubblicazioni.
Luca Romano, ricercatore sociale presso il Consorzio A. Aster di Milano è condirettore dell'Istituto Gramsci Veneto.




Alain Touraine
Libertà, uguaglianza, diversità

"Oggi è l'ossessione identitaria che attanaglia i movimenti societari, la quale trasforma in straniero l'avversario e sostituisce all'ideale della liberazione la ricerca fanatica dell'omogeneità, della purezza."


Il saggio di Touraine, che entra nel vivo del dibattito politico-culturale contemporaneo, può rappresentare una voce autenticamente innovativa e fondamentale nel fissare sia i termini della questione, che le possibili strade per affrontare i problemi e risolverli. "Questo libro si è sforzato di individuare gli obiettivi e i nuovi attori della vita sociale, mediante i quali si può ricostruire una vita politica in grado di costituire un ponte, nonché un punto d'incontro e coniugazione, fra l'universo della strumentalità e quello dell'identità".
Proprio partendo dalle conclusione del volume è possibile individuare le peculiari novità che, nella loro difficile attuazione, potrebbero essere in grado di modificare l'attuale stagnazione della vita politica. Se è vero che l'identificazione del "Soggetto" come nuovo attore sociale, diverso dall'individuo o dalla classe o dal ceto, apre ad un interlocutore diverso per la politica, anche questa può trovare nuove basi fondative e soprattutto deve riappropriarsi e subordinarsi all'etica: "la politica è soggetta all'etica, mentre per lungo tempo aveva voluto costituirsi essa stessa come etica, come morale civica o difesa di un avvenire radioso contro il passato".
Il saggio è pervaso anche da una specie di fiducia profonda che si scontra con il diffuso cinismo dei nostri tempi, fiducia nella possibilità di una diversa concezione della convivenza civile, e della società postmoderna. Il pericolo vero è la paralisi, la staticità, il porsi unicamente in posizione difensiva e debole, oppure la conflittualità disperata e lacerante. Dice, in conclusione, Touraine: "oggi dobbiamo compiere una difficile mutazione, se vogliamo essere gli attori di un mondo in trasformazione".


Libertà, uguaglianza, diversità di Alain Touraine
Titolo originale: Pourron-nous vivre ensemble?

Traduzione di Roberto Salvadori
Pag. 345, Lit. 32.000 - Edizioni Il Saggiatore (La cultura 525)
ISBN 88-428-0608-0

Le prime righe

Introduzione

Le informazioni, come i capitali e le merci, attraversano le frontiere. Ciò che era distante s'avvicina e il passato diventa presente. Lo sviluppo non è più la serie delle tappe attraverso le quali una società esce dal sottosviluppo, e la modernità non è più successiva alla tradizione; tutto si mescola; lo spazio e il tempo si comprimono. In vaste parti del mondo, i controlli sociali e culturali stabiliti da stati, chiese, famiglie o scuole s'indeboliscono, e il confine tra normale e patologico, permesso e proibito diventa indistinto. Non viviamo forse in una società mondializzata e globalizzata che pervade la vita pubblica e privata della maggior parte di noi? Sembra dunque che all'interrogativo "Si può vivere insieme?" si possa anzitutto dare una risposta semplice e formulata al presente: viviamo già insieme. Miliardi di individui guardano gli stessi programmi televisivi, bevono le stesse bibite, indossano gli stessi abiti e per comunicare da un paese all'altro usano anche la stessa lingua. Vediamo formarsi un'opinione pubblica mondiale che discute in grandi assemblee internazionali, a Rio de Janeiro o a Pechino, e si preoccupa in tutti i continenti dell'effetto serra, delle conseguenze degli esperimenti nucleari o della diffusione dell'AIDS.
Basta questo per dire che apparteniamo alla stessa società o alla stessa cultura? No di certo. La peculiarità degli elementi globalizzati - siano essi beni di consumo o mezzi di comunicazione, tecnologie o flussi finanziari - consiste nel fatto che sono svincolati da una particolare organizzazione sociale. Globalizzazione significa che tecnologie, strumenti e messaggi sono presenti ovunque, cioè da nessuna parte, non essendo legati ad alcuna società o cultura particolari, come mostrano le immagini, sempre ricercate dal pubblico, che giustappongono la pompa di benzina e il cammello, la Coca-Cola e il villaggio andino, i blue-jeans e il castello principesco. Questa separazione fra circuiti e collettività, questa indifferenza dei segni della modernità rispetto al lento lavoro di socializzazione compiuto dalla famiglia o dalla scuola, insomma questa desocializzazione della cultura di massa, fa sì che viviamo insieme solo nella misura in cui compiamo gli stessi gesti e utilizziamo gli stessi oggetti, ma senza essere capaci di comunicare fra noi, al di là dello scambio dei segni della modernità.


© 1998, il Saggiatore

L'autore
Alain Touraine, nato nel 1925, è docente all'École des Hautes Études en Sciences Sociales e al Centre d'Analyse et d'Intervention Sociologiques. I temi della trasformazione del lavoro e della società postindustriale costituiscono il filo conduttore della sua vasta produzione scientifica. Fra le sue opere tradotte in italiano: L'evoluzione del lavoro operaio alla Renault; La coscienza operaia; La società postindustriale; La produzione della società; Critica della modernità.



Valerio Varesi
Ultime notizie di una fuga

"Quella era stata una fuga, ne era certo. Ciò che restava da chiarire era: una fuga da chi? Una fuga per dove?"


È una storia poliziesca. La scomparsa di un'intera famiglia è all'origine dell'indagine, anche se l'evento ormai risale a due anni prima. Conduce l'inchiesta Soneri, che fin dal primo momento avverte con chiarezza che non si tratta né di rapimento, né di disgrazia, ma di una fuga ben organizzata e premeditata: è necessario capire solo perché la famiglia Rocchetta è fuggita e da cosa, quali sono stati i preparativi straordinariamente accorti di quella fuga e chi, molto probabilmente, li ha aiutati.
La famiglia Rocchetta era composta dal padre, che si era trovato in possesso di molti soldi, dopo anni e anni di sottomissione, da un figlio tossicodipendente in perenne disintossicazione, da un altro figlio perso in una adolescenza tardiva e inconcludente, e dalla madre provata dalla sofferenza e dall'angoscia per quei figli.
Un depliant di Santo Domingo messo nella sua casella delle lettere e altre pressioni anonime guidano Soneri nella ricerca, così come una fotografia di famiglia gli permette di ricostruire i contatti dei Rocchetta, tenuti segreti da una forma di omertà provinciale estremamente perbenista. Sicuramente la figura più squallida in tutta questa vicenda è quella di Fracassi, un uomo ambiguo e abile nello sfruttare la propria posizione sociale privilegiata anche in modo spregiudicato. Il fuggiasco Rocchetta invece suscita nel poliziotto una specie di simpatia: se ne è andato, ha cercato la libertà, ha buttato via tutto il passato e ha cercato di iniziare a vivere in modo totalmente diverso.
L'inchiesta prosegue a Londra dove è possibile trovare tracce del passaggio degli scomparsi e dei loro complici e si arriva alle Barbados...
Varesi prende spunto da un fatto di cronaca e cerca, da buon giornalista, di costruirvi intorno un'inchiesta, inchiesta sulla ricca provincia italiana, sui paradisi caraibici, facili nascondigli per chi vuole sparire, sulle complicità e le omertà che ottiene chi è in grado di pagare, e molto, il silenzio degli altri.


Ultime notizie di fuga di Valerio Varesi
Pag.125, Lit. 18.000 - Edizioni Mobydick (I libri dello Zelig 75) ISBN 88-8178-063-1

Le prime righe

I

Il rinculo della frenata lo svegliò dal torpore nel quale aveva indugiato per buona parte del viaggio. Sotto la pensilina cercò con lo sguardo l'avvocato Tobia senza trovarlo. Aveva voglia di mangiare al Milord e avrebbe preferito farlo in sua compagnia. Fuori dalla stazione si accese un Toscano dopo averlo passato tra le labbra. I giornali gridavano: "Novità sulla famiglia scomparsa". Comprò una copia e se la mise sotto il braccio avviandosi al ristorante.
Lesse l'articolo dopo aver ordinato. Un industriale giurava di aver incontrato Mario Rocchetta, l'uomo svanito nel nulla con moglie e due figli.
"Che ne dice, Soneri?" domandò Alceste servendolo.
Alzò le spalle scettico. La gente era pronta a giurare di tutto per puro protagonismo. Divorò le crêpes ai porcini, poi uscì. Riaccese il sigaro e passeggiò nella nebbia. Quando aprì la porta di casa inciampò in una busta bianca. Conteneva le foto dei Rocchetta ritagliate dalle pagine dei giornali e un foglio anonimo scritto con le lettere a stampa: Venga domattina alle otto in via Marsala, al numero dieci. L'indirizzo della famiglia scomparsa.
Pochi sapevano di quelle due stanze dove abitava di rado. Il numero telefonico non era in elenco, sul campanello nessuna indicazione. Da anni risiedeva altrove e, soprattutto, nessuno era al corrente del suo arrivo. Schiacciò il sigaro nel posacenere e andò a letto, ma non riuscì a dormire più di tanto.
Si alzò verso le quattro e decise che, per placare la sua inquietudine, in via Marsala ci sarebbe andato subito. L'appartamento era al primo piano di una casa piuttosto tetra. Forzò la serratura ed entrò. Accese la torcia perlustrando le stanze permeate da un'aria di abbandono simile a quella delle case di villeggiatura. In cucina c'era un mobile spaccato e Soneri pensò alla perquisizione: dovevano aver avuto la mano pesante.
In salotto, un pannello di legno nascondeva a malapena lo sportello della cassaforte, anch'esso forzato. Ma, nonostante tutto, in quella casa riusciva a vederci in movimento gli abitanti. Il ragionier Mario, irreprensibile capocontabile della ditta 'Verre', alto, stempiato, imponente e silenzioso come una statua. Sua moglie Maria Carli, una donna afflitta da un perenne sorriso triste d'intercessione. E i due figli: Roberto, tossicodipendente in continua disintossicazione, e Rinaldo, perdigiorno con la passione delle armi.


© 1998, Mobydick/Cooperativa Tratti

L'autore
Valerio Varesi è nato a Torino nel 1959, ma da molti anni si è trasferito a Parma. Laureato in filosofia all'Università di Bologna, fin dal 1985 lavora come giornalista: attualmente si occupa di cronaca alla redazione bolognese di Repubblica. Ha pubblicato racconti apparsi su quotidiani locali e in raccolte collettive.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




8 maggio 1998