Bici che passione!

"Eh, la bicicletta ne ha fatta di strada!"


Una opportunità per gli appassionati di ciclismo: un libro e un Cd Rom che permettono di avere un quadro preciso e completo della storia delle grandi manifestazioni ciclistiche e delle più straordinarie prestazioni dei campioni di questo sport.
Il libro ha, in apertura, anche un piccolo repertorio di siti Internet che trattano in modo esauriente questo argomento (il Tour de France, il Giro d'Italia, le biografie di Bartali, Coppi, Merckx, ecc.) che permettono affascinanti "navigazioni" su due ruote.
Viene poi trattata la storia delle grandi gare e i rispettivi Albi d'oro, che faranno la gioia dei cultori di questo sport.
Il Cd Rom, accluso al libro, viene poi spiegato dettagliatamente e anche il meno esperto in informatica dei lettori potrà consultarlo senza difficoltà e divertirsi con le notizie e ancor più con la possibilità di inserire i dati nel data base, seguendo giorno dopo giorno la corsa preferita.
Le tappe più importanti sono documentate dalle immagini dei campioni che ne hanno creato il mito.


Bici che passione!
Pag. 48 + Cd Rom, Lit. 49.000 - Edizioni Kyber (Kiberamente)
ISBN 88-8224-087-8

Le prime righe

EDITORIALE

Eh, la bicicletta ne ha fatta di strada!
Da quello schizzo rigido di Leonardo da Vinci al biciclo, quel caratteristico mezzo costituito da una grande ruota anteriore e da una molto più piccola posteriore, dalle bici da corsa di 15-20 kg di peso di inizio secolo alle ultraleggere dei giorni nostri.
Ma se la bicicletta, a livello estetico, non ha subito grossi cambiamenti a partire dal 1890, è giusto dire che in molti, affascinati dal mezzo, hanno tentato di migliorarne il rendimento apportando modifiche alla posizione del ciclista. Nel 1900, per esempio, lo sprinter Nieuport unì la sua esperienza di ingegnere aeronautico alla passione per le due ruote, costruendo una bicicletta sulla quale si pedalava a pancia in giù: la resa fu mediocre. Miglior fortuna ebbe il "Velocar", una bicicletta costruita nel 1930 sulla quale il ciclista stava in posizione esattamente opposta: pedalava appoggiandosi sulla schiena.
Insomma, la messa a punto degli oltre settemila pezzi che compongono la bicicletta è stata lunga e difficile ma, nonostante tutto, questo mezzo di trasporto, ecologico e salutare, conta da sempre un numero elevato di estimatori. Fama, questa, dovuta anche allo sport che la riguarda, il ciclismo, appassionante e coinvolgente come pochi altri. Pensate, la prima corsa ciclistica ufficiale fu organizzata in Francia il 7 novembre del 1869 sul percorso che collega la città di Parigi a quella di Rouen. A onor di cronaca la prova su strada fu vinta da un ventenne inglese, James Moore che con il suo biciclo portò a termine i 120 km del percorso in 10 ore e 40 minuti ad una velocità di 12 km/h. La seconda edizione della Parigi - Rouen, disputata nel 1896 a bordo di normali biciclette, vide il vincitore dimezzare il tempo di percorrenza, fermando i cronometri di fine secolo sulle 5 ore e 16 minuti. Dal 1890 la passione si è trasformata in vera e propria competizione con la nascita di prove di richiamo internazionale che contano una sempre maggiore partecipazione dei migliori ciclisti del momento.
È per dare una mano agli appassionati di ciclismo e di statistiche che è nato il programma che vi presentiamo in questo numero: "Bici, che passione".


© 1998, Kyber (Italy)



Marco Buticchi
Menorah

"Farai un candelabro d'oro puro: farai d'oro massiccio il candelabro, con il suo tronco e i suoi rami; avrà i suoi calici, le sue corolle e i suoi fiori."

(Esodo 25,31)


Il mito della Menorah ricorre nella tradizione leggendaria ebraica come il Graal in quella cristiana, ma con un'accezione ancor più mistica e simbolica. Candelabro a sette braccia, interamente d'oro, razziato dal tempio di Gerusalemme nel primo secolo d.C., è l'emblema stesso della religione ebraica, è l'immagine che rappresenta il destino di un popolo, un oggetto dalla storia travagliata come quella della gente che lo ama. Una delle leggende, detto per inciso, lo vorrebbe gettato nelle acque del Tevere e lì rimasto da secoli, altre lo immaginano perso per sempre. Qui l'autore segue una traccia e mette in moto una "caccia al tesoro" scatenata dal ritrovamento di un libretto scritto da un pittore veneziano, Antonio Fedeli, vissuto a Parigi durante la Rivoluzione Francese, dove sono indicate alcune coordinate per il ritrovamento del prezioso candelabro. La lettura del libretto, fatta da una giovane donna americana, Laura Joanson, una scrittrice impegnata in avvenimenti internazionali di rilievo, si intreccia con le vicende complesse dello spionaggio. Parallelamente si legge lo svolgersi degli intricati fatti contemporanei e l'altrettanto complessa storia svoltasi nel Settecento e che di quei fatti è preludio. Brevi flash tra Miami, Gerusalemme, Londra, Parigi... e la Venezia di fine Settecento in cui Fedeli narra le sue avventure, le sue amicizie, la vita mondana e i misteri di cui è venuto a conoscenza, assieme al mistico tibetano Namling, suo assistente, che prosegue nel racconto delle vicende quando Fedeli termina di scrivere il suo diario.
Entrano a far parte della storia la Guerra del Golfo, due cosmonauti americani e la stazione orbitante Mir, satelliti spia, il Mossad, grandi alberghi internazionali, da Portofino a Gerusalemme, un panfilo dal nome evocatore di "Rosa del deserto", un cadavere ritrovato ai margini del Tamigi, un parroco francese di campagna, il tesoro di Re Salomone, la mafia, una misteriosa cripta, l'autodromo di Monza, il capodanno ebraico, le catacombe di Parigi, Internet, un rapimento, le campagne del Piemonte, la costa adriatica, un monastero, un vascello mercantile in rotta verso l'Africa, una Mercedes speronata a Parigi che si schianta contro il guard-rail, il Tibet... Passato e presente strettamente intrecciati in una vicenda complessa e ricca di colpi di scena, sino al travolgente finale.


Menorah di Marco Buticchi
376 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Longanesi & C., (La Gaja Scienza n.558)
ISBN 88-304-1485-9

Le prime righe

PARTE PRIMA

IL RITORNO

1

Israele. Luglio 199...

LAURA JOANSON ripose nella borsa il romanzo proprio nel momento in cui i quattro reattori del Boeing della El Al riducevano la potenza. Il pensiero corse istintivamente a Kevin, alla passione indomabile del suo compagno per il volo e lo spazio, al suo coraggio di fronte a tutto. Anche alla morte. Allacciò le cinture e si preparò con la solita inquietudine all'atterraggio. No: volare non le sarebbe mai piaciuto.
A casa, la piccolissima Chiara cresceva forte come il padre, con gli stessi occhi verde intenso dell'unico uomo che lei avesse amato davvero. Al pensiero della figlia lontana, sul viso della scrittrice affiorò un sorriso velato di nostalgia.
Pochi minuti più tardi Laura superava i banchi doganali dell'aeroporto Ben Gurion, con il passaporto nella destra e la borsa a tracolla che la sbilanciava un po' a sinistra. La sua bellezza non poteva passare inosservata. La gravidanza non aveva lasciato segni.
Occhi neri, sopracciglia folte, carnagione bruna: la testa del giovane con la divisa dello Sheraton svettava sopra le altre appena fuori del cancello degli arrivi. Laura Joanson non ebbe bisogno di leggere il nome scritto sul cartello tenuto ben in vista: l'autista l'aveva già riconosciuta a distanza.
Erano passate soltanto poche ore, ma Chiara le mancava già. Affidò il borsone al giovane e gli chiese dove poteva trovare un telefono per avvertire che era arrivata. In realtà voleva soltanto accertarsi delle condizioni della piccola.
Invece l'autista la guidò con modi straordinariamente decisi verso l'auto. "Potrà chiamare con maggior comodità dalla vettura, signora Joanson", disse con un sorriso cordiale ma fermo.
I cinquantacinque chilometri della superstrada numero 1 per Gerusalemme non erano molto affollati. La Mercedes diesel blu con il simbolo della catena alberghiera correva veloce. Finita la rapida telefonata a casa, Laura prese la documentazione del campo petrolifero e si mise a sfogliarla.
Era romanziera ma anche oceanografa ed esperta di prospezioni petrolifere. Troppe cose insieme, forse, e la sua vita privata ne stava soffrendo.


© 1998, Longanesi & C.

L'autore
Marco Buticchi è nato a La Spezia nel 1957. È il primo autore italiano che la casa editrice Longanesi pubblica nella serie "I maestri dell'avventura", in cui è già apparso Le Pietre della Luna.



Helen Fielding
Il diario di Bridget Jones

"Kg 57,1 (che senso ha essere stata a dieta per l'intero mese di febbraio per arrivare all'inizio di marzo con lo stesso identico peso che avevo all'inizio di febbraio? La smetterò di pesarmi e calcolare calorie ogni giorno, perché non serve proprio a niente)."


Il diario di una single, una trentenne in perenne battaglia con la bilancia, e in altrettanto disperata lotta con la conquista di un uomo "sicuro" e affidabile, frustrata in tante situazione, però irriducibile e indomabile. Una perenne corrispondenza via e-mail con l'affascinante collega Daniel, una dieta rigida e la rinuncia a sigarette e alcolici scandiscono le sue giornate, tormentate dall'incombente e nevrotica madre. Essere single, non per scelta, non appare in questo diario molto esaltante, né così trasgressivo, il tempo libero sembra perennemente impegnato dal restauro del proprio corpo e dal tentativo di controllare i propri successi sentimentali e dietetici. Ma i tradimenti e gli abbandoni fanno parte degli ingredienti di questa vita votata alla ricerca del benessere più ovvio: bellezza, amore, successo. Depressione e momenti di euforia si alternano in modo quasi costante, e tutta l'umanità che circonda Bridget Jones sembra contribuire attivamente a sollecitare i suoi sbalzi d'umore. Tutta questa umanità metropolitana è piena di incontrollabili aspirazioni alla felicità ricercata però con mezzi piuttosto inadeguati. Le amiche, i colleghi, le coppie felicemente sposate: pochi entrano davvero in sintonia con la protagonista. Al di là del tono divertito e divertente del libro, si può affermare che la solitudine è il vero malessere di questa giovane donna, che lavora, che è libera di gestire come vuole la sua vita, che aspira all'amore solido e duraturo, ma che si imbatte sempre nell'uomo sbagliato. Gli uomini sono guardati con un po' di sospetto, quasi tutti superficiali (soprattutto i più "affermati"), disponibili all'avventura, molto meno ad un rapporto più serio e responsabile. Eterni bambinoni che scappano davanti alle difficoltà, sono però il centro delle attenzioni della protagonista, come vuole la più tradizionale delle narrazioni femminili. La storia però non finisce con un "...e vissero felici e contenti", manca insomma il classico lieto fine.
La conclusione del diario è molto simile al suo inizio, un anno, ma in fondo è come se non fosse passato neppure un giorno, la vita nella sua banale straordinarietà è proprio sempre simile a se stessa per una giovane donna sfidanzata, alle soglie del Duemila, in una metropoli moderna.


Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding
Titolo originale: Bridget Jones's Diary

Traduzione di Olivia Crosio
Pag. 315, Lit. 19.900 - Edizioni Sonzogno (I romanzi Sonzogno)
ISBN 88-454-1096-X


Le prime righe

COSE DA EVITARE

Bere più di quattordici alcolici la settimana.

Fumare.

Buttar via i soldi per: impastatrici, gelatiere o altri marchingegni da cucina che non userò mai; libri di autori illeggibili da mettere in libreria per fare scena; biancheria sexy, inutile in quanto sfidanzata.

Comportarsi in modo sciatto in casa: fingere sempre che qualcuno ti stia osservando.

Spendere più di quel che guadagno.

Perdere il controllo della posta in arrivo.

Cadere vittima di: alcolizzati, stressati del lavoro, allergici alle relazioni serie, gente fidanzata o sposata, misogini, megalomani, maschilisti, cialtroni sentimentali o scrocconi, pervertiti.

Perdere la pazienza colla mamma, Una Alconbury o Perpetua.

Prendersela per gli uomini: meglio essere calma e fredda come una regina delle nevi.

Prendersi cotte: meglio cercare di instaurare rapporti basati su una valutazione ponderata del carattere.

Sparlare alle spalle della gente: meglio trovare qualcosa di buono in tutti.

Lasciarsi ossessionare da Daniel Cleaver, nel senso che prendersi una cotta per il capo è patetico.

Essere depressa perché non ho il fidanzato: meglio coltivare calma interiore, autorità e stima di sé in quanto donna di un certo spessore, completa anche senza un fidanzato, in quanto è il modo migliore per trovarlo.

© 1998, RCS Libri S.p.A.

L'autrice
Helen Fielding è nata nello Yorkshire e vive a Londra. Ha lavorato per molti anni alla BBC in qualità di produttrice di documentari, e scrive regolarmente per il Sunday Times, per l'Indipendent e per l'Indipendent on Sunday. Attualmente sta completando il seguito de Il diario di Bridget Jones. Il personaggio di Bridget Jones è nato proprio sulle colonne dell'Indipendent, in una rubrica settimanale che ottenne un grande successo.




Giovanna Giordano
Un volo magico

"C'erano uomini felici e uomini infelici, distribuiti in Abissinia così come il caso li ha distribuiti ovunque."


La guerra d'Africa, guerra di conquista coloniale, guerra di sopraffazione, raccontata attraverso gli occhi di un militare aviatore, Giulio Giamò, detto Zanzara, un messaggero del cielo. La storia del dramma abissino rivissuta nelle parole dei protagonisti, dai soldati italiani agli indigeni, dai capi-tribù al Gran Negus, uomo saggio e anticonformista, a suo modo. Figure originali, come il matto Meleku, che vive alla corte del Negus ("l'unico uomo che non mi stanca", dice il re) o come il pappagallo parlante Pappamondo, che viaggia nei cieli in compagnia di Zanzara, o ancora come la giovane Tigist (che significa pazienza) della cui bellezza e sensualità Giulio s'innamora.
Una guerra in cui uomini di pelle nera uccidono altri uomini di pelle nera, tra gente che non capisce cosa significhi questa tragedia, per quale motivo sia nata, ma che sa e soprattutto vuole comunicare con questi stranieri arrivati per sottomettere e dominare e incapaci di capire la realtà che li circonda.
"Tu sei il postino del cielo", dice a Giulio il capitano Beba Mondio all'inizio del racconto. E questo postino speciale porta con sé non solo messaggi e dispacci, ma la vita stessa, il futuro dell'Abissinia e dell'Italia, la Storia coloniale del Novecento. Su tutto il protagonista vola, vedendo gli eventi con un distacco dalla gravità terrestre che lo aiuta a guardare oltre: oltre le differenze razziali, culturali, oltre alle distanze geografiche, oltre alle concezioni politiche, oltre all'Impero. "Fra foreste di euforbie secolari, sulle rive del Nilo Blu, su picchi di montagne, atterravo velocemente" dice a un certo punto Giulio descrivendo la sua grande libertà, la libertà data dalle ali, che non può essere limitata nemmeno in un campo di prigionia.


Un volo magico di Giovanna Giordano
147 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Marsilio, (Farfalle)
ISBN 88-317-6904-9

Le prime righe

1.

L'ARRIVO E IL DUCA MIO

La notte in cui sono arrivato in Africa è stata la più bella che avevo mai vissuto. Era una notte verde, una di quelle notti in cui la felicità è quasi insopportabile. Ero pazzo di vita, pazzo di aria, pazzo di vento e di sole. Dentro un silenzio stupefacente c'era il profumo dell'estate.
Volavo libero nel cielo, cabravo nella corrente calda, galleggiavo in discesa e le lucide stelle africane saltavano sul pianeta.
Pilotavo Vita Nuova, il mio Caproni 133. Era il 24 giugno 1935. Destinazione: Eritrea. Missione: segreta. Non sapevo altro del mio viaggio.
Vai avanti - pensavo - non ti fermare. Dritto a prua, la vita adesso sarà straordinaria, sempre a sud, sempre a sud, chissà cosa ti aspetta.
La testa mi girava di meraviglia, la carlinga aveva già spennellato mari in tempesta, ciuffi di palme, dune zafferano del deserto, le piramidi egiziane e il mar Rosso.
Com'era forte la piramide di Cheope, sotto la pancia del mio leggero trimotore. E anche io leggero, agitato, gatto randagio sulle nuvole, eccitato a ogni colpo di timone.
Giocavo con il vento, su e giù tra il mare e lo spazio: salivo in quota a riveder le stelle e scendevo a leccare le labbra del mar Rosso, pieno di pesci e balene.
Volavo, volavo libero e guardavo avanti, senza ricordi perché, quando si vive, non si ha tempo per ricordare e allora io vivevo. Sì, vivevo. Ero giovane.
In quella notte verde, sul mare galleggiavano i sambuchi dancali e navigavano le navi italiane cariche di bombe.
In quella notte verde, l'elica macinava l'aria profumata di cannella sulla terra abissina, forte e rossa come il pianeta all'origine del tempo: dirupi, burroni, rapide, gole, foreste, zebre, giraffe, leoni e gazzelle in fuga. Poi, sempre più vicine, vedevo piante di cacciò, euforbie a candelabro, agavi succose, i fari fragola dell'aeroporto e la sabbia, sottile come quella della luna.


© 1998, Marsilio Editori

L'autrice
Giovanna Giordano è nata a Milano e vive a Messina. Insegna estetica a Catania. È giornalista, africanista, giramondo e trascorre molte ore in volo. Il suo primo romanzo, Trentaseimila giorni, ha vinto il Premio Sciascia.



Yasmina Khadra
Morituri

"Algeri è un malessere, vi si estirpano i sogni come ascessi.
Algeri è un'anticamera della morte. Dio vi fa da sedativo, e più nessuno vuole credere che la gioia sia un problema di mentalità.
Algeri è un dramma itinerante. Il suo avvenire non avrà riguardi per un'alba spettrale e incerta più di quanto ne abbiano gli sciacalli per un loro simile che soccombe."



Il romanzo è scritto sotto pseudonimo in quanto per una scrittrice algerina, oggi il pericolo di perdere la vita è veramente elevato: c'è infatti il rischio di essere uccisa nel modo più brutale dalla follia degli integralisti.
La paura è il sentimento dominante in questo giallo assolutamente particolare, paura che domina chi non è in una posizione privilegiata e tutelata, quindi praticamente tutti gli uomini onesti. Da questo "Morituri" emerge che in Algeria oggi esiste una categoria di nuovi ricchi che, senza nessun particolare merito se non quello di agire in modo assolutamente spregiudicato, ha un tenore di vita eccessivamente sontuoso, può esibire ville, ricevimenti, abiti e gioielli veramente prestigiosi. Il protagonista del romanzo invece è una specie di "tenente Colombo", un investigatore, un poliziotto, caratterizzato dall'abito vecchio e sdrucito, coerente e incorruttibile, che è ben cosciente del rischio che quotidianamente deve affrontare, che sa di dare alla sua famiglia ben poche ragioni di serenità, anzi di rendere la moglie e i figli "a rischio" di attentati. Non per questo rinuncia ad affermare, sempre e in ogni situazione, la propria visione del mondo e il proprio giudizio su chi invece ha tradito gli ideali della giovinezza (lo scrittore affermato che si è venduto al nuovo regime), o su chi ha raggiunto posti di rilievo senza meritarli. Il dolore più grande per lui è però la constatazione che la sua terra è vittima di una violenza forsennata; così bella e ridente a vederla, così cruenta e tragica per chi ci vive. "Di tutti i popoli noi siamo i più estremisti", oppure "Da noi la moderazione è un nonsenso, è un sottoappetito": affermazioni amare che la cronaca quotidiana ci rivela non essere assolutamente esagerate. La violenza degli integralisti (ma chi sono questi integralisti? spesso da parte loro non c'è onestà intellettuale o veri ideali, anche se distorti). La sua battaglia per l'affermazione della verità (quella giudiziaria almeno) è minacciata da continui e sempre più violenti attentati alla sua vita. Ma chi ha ridotto l'Algeria in questo modo? La risposta che dà la scrittrice, attraverso il suo personaggio, è chiara: "la mafia politico-finanziaria... sono stati loro a provocare questa guerra schifosa e sono loro ad alimentarla".
Questo romanzo, così maschile nella sua durezza e nella sua brutalità, ha sia un interesse narrativo per la storia poliziesca che lo attraversa, sia una funzione di testimonianza dello stravolgimento di tutti i valori umani che in questo momento sta tormentando l'Algeria. Morituri è stato pubblicato in Francia nel 1997, ma non può essere né pubblicato, né letto in Algeria.


Morituri di Yasmina Khadra
Titolo originale: Morituri

Traduzione di Maurizio Ferrara
Pag. 151, Lit. 24.000 - Edizioni e/o (Dal mondo)
ISBN 88-7641-344-8

Le prime righe



Dissanguato da un taglio cesareo, l'orizzonte partorisce un giorno che, alla fine, non avrà meritato la sua pena. Io mi tiro giù dal letto, completamente devitalizzato da un sonno a caccia del minimo fruscio. Sono tempi duri: una disgrazia fa presto a capitare.
Mina russa a portata del mio fastidio, gonfia come un impasto che irrancidisce, e con uno spicchio di tetta esibito distrattamente sull'orlo del lenzuolo. È lontano il periodo in cui me la facevo sulla spinta della più innocente carezza. Era il tempo in cui avevo l'orgasmo a fior di pelle; il tempo in cui non potevo dissociare la fierezza dalla virilità, il positivismo dalla procreazione. Oggi, la mia povera bestia da soma, regredita come le mentalità, non è più seducente di un rimorchio coricato di traverso sulla carreggiata; però ha la scusante di esserci quando ho paura nel buio.
Indosso un vestito suo malgrado da proletario, ingoio un beveraggio che ha un retrogusto di risciacquatura, passo un buon quarto d'ora di vedetta dietro la finestra, nel caso in cui un terrorista si azzardasse a farmi scoppiare quel salvadanaio di pregiudizi che ho per testa. All'apparenza, la via è libera. Tranne uno spazzino occupato a raccogliere escrementi che immancabilmente ci saranno anche domani, la strada è deserta quanto il paradiso.
Dal mio caseggiato fino al garage dove lascio la macchina, ci sono duecento metri. Prima, li percorrevo a grandi falcate. Oggi, è una spedizione. Tutto mi sembra sospetto, e ogni passo è un rischio. Ho a volte una fifa tale che medito di fare dietrofront.
Il custode è un tipo a posto. Io gli faccio pena. Nella sua modesta concezione delle cose, mi considera già morto. È anzi stupito di vedermi sopravvivere di giorno in giorno.


© 1998, Edizioni e/o

L'autrice
Yasmina Khadra è uno pseudonimo dietro cui si cela un'autrice algerina. Khadra ha pubblicato questo primo libro in Francia nel 1997 con la casa editrice Baleine, specializzata in romanzi gialli e noir. Sempre nel 1997 le edizioni Baleine hanno pubblicato Double blanc, romanzo che, come Morituri, ha per protagonista il commissario Llob, autore di indagini nella zona d'ombra dove terrorismi integralista e pezzi grossi del potere fanno causa comune per destabilizzare l'Algeria.



17 aprile 1998