Bruno Cantamessa
Z'zu

"Passare un confine è pericoloso, lo sanno tutti. Soprattutto i confini che abbiamo dentro, che sono quelli da cui derivano i confini che stanno fuori. E poi si corre il rischio di incappare nella nostalgia."

dalla Prefazione


Una raccolta di brevi racconti che hanno per protagonisti degli "stranieri", provenienti da paesi diversi, portatori di culture, civiltà, situazioni diverse, uniti comunque da un'aspirazione comune: essere rispettati, essere cittadini con una loro dignità, poter vivere affetti e sentimenti liberamente, essere in una parola uomini come tutti gli altri.
In genere le storie narrate parlano di problemi di integrazione che si concludono in modo positivo, ma alcuni rappresentano invece la faccia più disperata dell'immigrazione, l'emarginazione e la solitudine che portano alla disintegrazione della personalità.
Uomini e donne, che arrivano in Italia dall'Africa o dall'Asia, oppure anche dalla vicina Albania e che qui cercano non certo il Paradiso, ma una speranza di vita, una possibilità che nella loro patria, per ragioni politiche o economiche viene negata. Vicende diverse, persone diverse per provenienza e cultura, come estremamente diversi sono gli atteggiamenti e le remore degli italiani che entrano in rapporto con loro. Il libro si apre con un episodio di razzismo, e si chiude invece con un gesto di generosità e di accoglienza, altri racconti analizzano una specie di apprendistato al rispetto che avviene attraverso la conoscenza dello straniero, della sua cultura, delle scelte di vita che fa, anche se spesso estremamente diverse da quelle occidentali. Un racconto invece parla di un processo contrario. Sogin è un ragazzo perfettamente integrato, ha un lavoro, una casa, una laurea a portata di mano, una compagna adorata, e dieci anni di vita in Italia alle spalle. Ciò che lo porterà alla pazzia, alla disgregazione della personalità e a vivere in una lurida cantina è l'abbandono della sua compagna, che non riesce a sopportare la nostalgia per il paese d'origine, la Corea, e che all'improvviso decide di tornarvi. Come è difficile vivere da stranieri, come è difficile costruire intorno a sé un tessuto di relazioni e di affetti che non obblighi a snaturarsi e a rifiutare la propria terra d'origine! Questo libro che narra "piccole storie di oggi che parlano di gente di domani", forse può apparire anche troppo ottimista, la maggior parte delle vicende si conclude con un gesto di accoglienza e di solidarietà. Non credo, purtroppo, che questa sia la situazione più diffusa, credo però che potrebbe esserlo se ci fosse maggiore capacità di convivenza civile anche all'interno dello stesso popolo. Se l'egoismo sociale domina all'interno di un Paese, difficilmente questo sa aprirsi a chi arriva da lontano.


Z'zu di Bruno Cantamessa
Pag. 129, Lit. 14.000 - Edizioni Città Nuova (I racconti)
ISBN 88-311-2665-2

Le prime righe

IO, STRANIERO

Una vacanza dopo un anno difficile. In montagna. Stavo ritrovando me stesso, la serenità di vivere. Avevo superato - nonostante mi sentissi ancora fragile di fronte a certi frangenti - il blocco: dormivo la notte; poche cose, ormai, riuscivano a farmi perdere il controllo della capacità di soffrire. Cominciavo a capire quanto la notte, anche quella dello spirito, sia preziosa: solo di notte, al buio, si vedono le stelle. E anche se al mattino non si vedono più, si sa - con dolente ma luminosa certezza - che ci sono.
Era stato un anno difficile: crisi d'identità - fisiologica a quell'età -, stress. Un anno di resettaggio di molti dati fino ad allora pacificamente acquisiti. Crisi, soprattutto, di valori: una sensazione acuta di estraneità a me stesso; mi sentivo sempre più straniero al mio mondo e, per certi versi, alla mia stessa cultura. Avrei voluto viaggiare, conoscere. Volevo credere - era una speranza e un bisogno di dar credito alla nostalgia - che in qualche luogo vi fosse qualcosa da scoprire. Ma dove? E come: piantare tutto? È stato allora che ho fatto un sogno: un sogno d'anima.
Ho sognato di essere accanto ad un vecchio rudere di castello e di aver saputo che una bambina, che sentivo di amare molto pur senza riuscire a capire cosa mi legasse a lei, si era perduta nei sotterranei dell'antico maniero, un tempo imponente. Avevo deciso, con un'esitazione poco più che istantanea, di inoltrarmi nei tenebrosi cunicoli bui, misteriose cavità sotterranee ingombre di strani reperti e di più familiari oggetti in disuso. Si diceva che quei meandri fossero molto più vasti del pur già notevole castello a cui erano appartenuti. Entrai per una nera e angusta apertura. Una luce fioca e lontana mi permise però di orientarmi subito, e discesi in fretta antiche scale coperte di muschio fradicio e insidioso. Dovevo trovare la bambina. Era vitale per me, ne ero certo, anche se continuavo a non sapere perché. Era come se quella bambina sconosciuta mi chiamasse, anzi come se la sua voce fosse dentro di me, come se fossi io. Finalmente la galleria buia, di scuri mattoni sgocciolanti, si aprì in una sala sotterranea con le volte a vela, illuminata da una calda, esile luce. Là, al centro, su una sorta di basso altare ricoperto di velluto rosso, stava seduta la bambina: bellissima; avrà avuto al massimo cinque o sei anni. Rimasi sconvolto, turbato. Travolto da un'onda di incontenibile commozione, corsi verso di lei, gli occhi ormai velati dalle lacrime, la presi fra le braccia, la strinsi. Avevo capito tutto: la baciai, lei mi si strinse al petto, innocente, e io gridai in preda a una gioia indescrivibile: "Sono padre!".


© 1998, Città Nuova Editrice




Antonio Catalani
Il curriculum per convincere

Le inezie fanno la perfezione
E la perfezione non è un'inezia

Michelangelo


Un libro agile e sintetico che intende guidare un giovane alla formulazione del proprio curriculum e ad affrontare con buona possibilità di riuscita un colloquio di lavoro.
In apertura si esamina velocemente quali sono state negli ultimi anni le trasformazioni del mondo del lavoro e quali sono le prospettive per un giovane che si pone alla ricerca della sua prima occupazione. Non più il "posto", ma il "lavoro" deve essere l'aspirazione di ogni neolaureato o neodiplomato, non un'unica attività per tutta la vita, ma grande disponibilità a sperimentare situazioni diverse: queste sono le nuove idee che il mercato del lavoro prospetta.
Entrando in modo più specifico nel problema, si pone l'esempio di un curriculum inadeguato e poi si formula quello corretto. Il tutto attraverso spiegazioni chiare del perché un testo sia sbagliato e l'altro rispondente alle richieste di un'azienda. Catalani esamina anche alcune necessarie qualità per poter oggi, in un mondo così difficile, emergere e ottenere il successo. Competenza, professionalità, una formazione sempre più raffinata, ma anche (forse soprattutto?) alcune qualità umane in parte innate, in parte acquisibili.
Certo il tema della comunicazione, oggi così di moda, entra direttamente e indirettamente nell'analisi proposta. Proprio perché le doti individuali siano evidenziate al massimo, proprio perché le aspirazioni del giovane possano realizzarsi è indispensabile che questi diventi un buon "venditore di se stesso", e sappia far sì che da un foglio di carta o da un breve colloquio emerga in modo chiaro la propria personalità.


Il curriculum per convincere di Antonio Catalani
Pag.147, Lit. 16.000 - Edizioni Bompiani (Le chiavi)
ISBN 88-452-3597-1

Le prime righe

1. COME VA IL MONDO

Certamente oggi e nel prossimo futuro una delle maggiori preoccupazioni degli italiani sarà quella del lavoro. In Italia il tasso di disoccupazione è ormai collocato attorno al 12%: per la prima volta in questi anni il numero delle persone occupate è minore di quello dei non attivi.
Nei prossimi anni la ricerca del lavoro e l'attenzione al proprio piano di carriera saranno fra le attività più comuni e diffuse. Per quanto l'occupazione possa crescere, aumenterà l'instabilità nel mondo del lavoro: ognuno di noi deve abituarsi a gestire se stesso come risorsa privilegiata su cui investire costantemente, cercando la migliore opportunità.
La disoccupazione è un problema strutturale della società nella quale viviamo e il fenomeno riguarda quasi tutta l'Europa. In Italia, tuttavia, presenta caratteristiche differenti: il 60% di coloro che cercano lavoro è disoccupato da oltre un anno, il 40% cerca il primo impiego.
Il nemico dei giovani senza occupazione non è solo la formidabile penuria di lavoro, ma anche la scarsa disponibilità all'innovazione che contraddistingue la nostra società. Preferiamo l'esperienza rodata a una preparazione fresca di studi, all'entusiasmo, al potenziale su cui investire. Eppure l'innovazione non si realizza quasi mai facendo cose nuove, ma facendo le medesime cose in modo diverso.
L'industria, così come alla fine del secolo scorso era avvenuto per l'agricoltura, non è più in grado di offrire lavoro. Nel 1800 il 75% della popolazione era impegnato nella produzione agricola, nel 1900 sfamare tutto il mondo richiedeva il 33% della forza lavoro, oggi basta il 5%. La produttività e le nuove tecnologie comprimono i tempi di produzione: per costruire un'automobile, in 15 anni siamo passati da oltre 150 ore di lavoro a circa 10.


© 1998, R.C.S. Libri S.p.A.

L'autore
Antonio Catalani vive tra Londra e Milano e si occupa di comunicazione, strategia e risorse umane. È consulente di numerose aziende nazionali e internazionali. È laureato in ingegneria e ha studiato estetica con Carlo Ludovico Ragghianti.



Peppe Lanzetta
Una vita postdatata
Lampi e tuoni dal bronx napoletano

"Balla coi topi, splendido cuore di periferia, faccia segnata, mani sudate, pelle bucata, occhi arrossati, vola sui pensieri, sulle paure, sulle vele, sul dolore e sulla tua dirty città, guardala dall'alto e quando sarai stanco torna a nasconderti dove tu sai, cuore clandestino, e balla coi topi."


Un libro che colpisce immediatamente come un pugno, un pugno nello stomaco. Annebbia subito le certezze, travolge con un'onda di angoscia l'immagine gioiosa di Napoli che tutti, bene o male, ci siamo fatti, vivendo altrove. Malavita, sì, disagio giovanile, sì, degrado ambientale, anche, ma pur sempre uno spirito partenopeo che risolleva le sorti di una metropoli allo sbando... E invece no. Lanzetta, che conosce molto bene la sua città, che ne conosce a fondo gli abitanti, che la vive dall'interno, visceralmente, ce ne sbatte in faccia tutta l'immagine negativa, irrecuperabile, brutale. Lanzetta, che palesemente ha amato la sua città, ora altrettanto evidentemente la odia, con rabbia, con la disperazione di chi non vede più una via d'uscita. Rabbia nei confronti dello stato, della criminalità organizzata, della cosiddetta società civile, ma anche rabbia impotente, rabbia di chi vede e non può intervenire, rabbia nei confronti dei deboli, dei protagonisti ultimi di questo degrado: la giovanissima prostituta, Rosaria, che, per sballare ("non sapeva se si prostituisse per 'farsi' o se si facesse perché si prostituiva") è tragicamente pronta a qualsiasi cosa, o Michele, giovane padre tossicodipendente, che distrugge con un gesto, a capodanno, lui e la sua famiglia, o Marco che vive solo per 'farsi' un giorno Pamela Prati, o Gennarino, 12 anni "ma ne dimostrava otto al massimo", venditore ai semafori, che in una domenica, una domenica come tante, prova il primo buco, trasformando la sua vita in qualcosa di irrecuperabile, o Alfredo, che muore a Casablanca nel disperato tentativo di diventare davvero donna...
Tra macchine ritargate, bassi, "Vele", quartieri periferici, paesi dell'hinterland, un mare immondo, spiagge ricoperte di preservativi usati e di siringhe, i racconti srotolano una dopo l'altra tutte le angosce, le manie, i vizi che la società contemporanea può creare, senza via d'uscita. O forse con un incosapevole spiraglio sul futuro: sinché esisteranno scrittori che, come Lanzetta, saranno in grado di "guardare" davvero tra le pieghe della realtà, anche drammaticamente, la società non avrà inghiottito tutto, rimosso completamente alcuni suoi strati, semplicemente non vedendo, non cercando di capire.


Una vita postdatata. Lampi e tuoni dal Bronx napoletano di Peppe Lanzetta
108 pag., Lit. 11.000 - Edizioni Feltrinelli, (Universale Economica Feltrinelli)
ISBN 88-07-81487-0


Le prime righe

NOTTE DI SECONDIGLIANO

Notte hawaiana. Notte afosa. Notte napoletana.
Notte di Secondigliano.
Notte di birre e taralli, trippa e musso, mentre da una finestra spalancata la voce di Prince che canta Purple Rain incontra quella di Mauro Caputo dell'Olimpo canzonettaro napoletano.
È un viavai di macchine, sfrecciano sul corso Secondigliano sognando Il Cairo o Los Angeles.
Aria fritta, appiccicosa, musicassette false, Pescura e completini tipo mare Magliette Italia '90, Italia c'hai fatto piangere, eravamo tutti con te Schillaci, ci dovevi salvare dalle pene della storia e dai Savoia e farci sognare in questa casbah metropolitana fatta di rate da pagare e di prendi 3 e paghi 2, di marmitte non catalitiche, di sole che brucia i pensieri e non ci lascia pensare, di melanzane a funghetti e frittate di maccheroni, residuo di una Licola pomeridiana, piena di alghe, così, tanto per sentirsi un poco RiminiRiccioneBellariaCesenatico...
Rosso di sole, cotto di sole, bruciato dal sole, Ciro si schiatta la sua pera quotidiana... Che gliene frega a lui di Vicini e della Nazionale che non gli venisse un accidenti a loro e a chi gli dà tutti quei miliardi... manco un mondiale sono riusciti a vincere...
È meglio la squadra del rione Berlingieri...
Notte caliente... e chi riesce a dormire... acqua minerale di frigorifero toglimi tutta la sete che l'Acquedotto napoletano m'ha fatto accumulare; Acqua azzurra acqua chiara acqua nera acqua merda acqua appantanata acqua di sperma acqua lota acqua scivolo acqua dei Caraibi acqua della Madonna che in un solo colpo dovrebbe fulminarvi per tutti i patimenti che avete inflitto alla gente di Ponticelli Barra S. Giovanni Piscinola Marianella Chiaiano Pianura, per anni gli avete lasciato bere il veleno e questo stesso veleno vorrei che vi fosse vomitato addosso, signori del Palazzo, signori traffichini, signori Imbroglioni, signori Baroni...

© 1998, Giangiacomo Feltrinelli Editore

L'autore
Peppe Lanzetta è nato a Napoli nel 1956. Scrittore e attore, si fa conoscere in teatro con lo spettacolo Napoletano pentito, cui seguono Roipnol, Il vangelo secondo Lanzetta, Lenny, Caro Achille ti scrivo. Nel cinema ha lavorato con Piscicelli, Tornatore, Loy, Cavani e Martone. Ha pubblicato: Figli di un Bronx minore, Un Messico napoletano e Incendiami la vita.




Roger Penrose
Il grande, il piccolo e la mente umana
con Abner Shimony, Nancy Cartwright, Stephen Hawking

"Ciò che ammiro di più nel lavoro di Penrose è lo spirito della sua ricerca - la combinazione di esperienza tecnica, coraggio e determinazione nell'andare al cuore del problema."

Abner Shimony


Il dibattito è importante, fondamentale, per l'avanzare delle concezioni scientifiche, della cultura e del pensiero umano. Gli intellettuali, gli scienziati, i filosofi non devono chiudersi nei propri ambiti, rifiutando dialogo e scambio di prospettive. In questa direzione si sviluppa il saggio di Penrose, fisico e matematico, che interviene sul primato della fisica e sulla natura della spiegazione scientifica insieme a Abner Shimony, filosofo e fisico, Nancy Cartwright, filosofo, Stephen Hawking, fisico e matematico.
"Le preoccupazioni e le curiosità di molti esperti, che provengono da campi disciplinari assai diversi, hanno trovato modo di manifestarsi nei contributi degli interlocutori di Penrose", sottolinea Malcom Longair nell'Introduzione al volume.
"Penrose ci presenta qui una formidabile famiglia di concetti matematici - afferma ancora Longair - e una straordinaria varietà di risultati nel campo della matematica e della fisica, allo scopo di esplorare i problemi più profondi della fisica contemporanea". Analizzando i problemi della meccanica quantistica dimostra come siano connessi, in vario modo, a quelli della spiegazione della coscienza. "Come dice Penrose, in un certo senso il mondo fisico emerge dal mondo platonico della matematica." - Scrive ancora Longair nell'introduzione - "E una nuova matematica spesso non nasce dalla necessità di descrivere il mondo, o di effettuare esperimenti e osservazioni con regole matematiche; invece la comprensione della struttura del mondo può scaturire da un allargamento dei principi generali e dalla matematica considerata in sé e per sé ... Il risultato principale della sua ricerca, a mio parere, consiste nell'aver creato una visione, o meglio una sorta di manifesto di come la fisica matematica potrebbe svilupparsi nel prossimo secolo."


Il grande, il piccolo e la mente umana di Roger Penrose con Abner Shimony, Nancy Cartwright, Stephen Hawking. A cura di Malcolm Longair
Titolo originale dell'opera: The Large, the Small and the Human Mind

Traduzione di Nicoletta Notarianni
185 pag., Lit.30.000 - Edizioni Raffaello Cortina, (Scienza e idee, collana diretta da Giulio Giorello)
ISBN 88-7078-484-3

Le prime righe

1.
SPAZIO-TEMPO E COSMOLOGIA


Il titolo del libro è Il grande, il piccolo e la mente umana e l'argomento di questo primo capitolo è il grande. Il primo e il secondo capitolo riguardano il nostro Universo fisico, che è rappresentato molto schematicamente come una "sfera" nella Figura 1.1. Tuttavia, questi non saranno capitoli a carattere "botanico", che raccontano in gran dettaglio cosa ci sia qui e cosa ci sia là nel nostro Universo; vorrei piuttosto concentrare la mia attenzione sulle leggi che governano ora il funzionamento del mondo. Una delle ragioni per cui ho scelto di dividere la mia descrizione delle leggi fisiche in due capitoli, che riguardano rispettivamente il grande e il piccolo, è che le leggi che governano il comportamento a grande scala del mondo e quelle che lo governano a piccola scala appaiono molto differenti. Il fatto che esse sembrino così differenti, e che potremmo essere costretti a fare i conti con questa apparente discrepanza, è centrale per l'argomento del capitolo 3, ove entrerà in scena la mente umana.
Poiché parlerò del mondo fisico in termini delle teorie fisiche che ne spiegano il funzionamento, dovrò anche spendere qualche parola a proposito di un altro mondo, il mondo platonico degli assoluti, e del suo particolare ruolo some mondo della verità matematica. È vero che il "Mondo platonico" contiene altri assoluti, come il bello e il buono, ma mi occuperò qui solo dei concetti platonici che riguardano la matematica. Alcuni trovano difficile concepire questo mondo come dotato di esistenza autonoma. Preferiscono pensare ai concetti matematici come a pure idealizzazioni del nostro mondo fisico - e, in quella prospettiva, il mondo matematico può essere pensato come emergente dal mondo degli oggetti fisici (Figura 1.2).
Ora, non è così che intendo la matematica, né, credo, è così che la maggior parte dei matematici o dei fisici matematici pensa il mondo


© 1998, Raffaello Cortina Editore

L'autore
Roger Penrose, una delle figure più prestigiose della scienza contemporanea, è attualmente professore di Matematica all'Università di Oxford. I suoi importanti teoremi sui "buchi neri" hanno segnato una svolta nella cosmologia teorica. Penrose ha scritto, tra l'altro, La mente nuova dell'imperatore e Ombre della mente.



David Vogel
Davanti al mare

"Ho scritto poco, però bisogna riconoscere che, come scrivo io, finora in ebraico non ha scritto nessuno. Io ho qualcosa di diverso."

Vogel a un amico, in un caffè di Parigi, alla fine degli anni Trenta


Nella presentazione del volume che si può leggere sulla quarta di copertina, si trova un riferimento a Tenera è la notte. Il collegamento è senza dubbio corretto. Infatti nel romanzo si respira immediatamente quello spirito aleggiante nei romanzi di Francis Scott Fitzgerald, tra decadente e cinico, freddo e struggente al tempo stesso.
Sono tratteggiati personaggi caratteristici del periodo: infantili e ironici, colorati, sempre alla ricerca di qualcosa di originale da fare, ma sempre impegnati nelle medesime attività segnate da una costante ricerca del divertimento, un divertimento fine a se stesso. Abiti, profumi, gioielli, automobili, ristoranti alla moda, il Casinò, terrazze arredate e luminose fanno da sfondo alla storia, rappresentano il contesto, per nulla marginale, in cui si svolge la vicenda, in un mondo senza tempo, senza passato e senza apparente futuro.
Sulle spiagge della Costa Azzurra si muovono alcuni protagonisti e una coppia di giovani sposi. Un matrimonio basato sulla superficialità, destinato a crollare di fronte alle prime provocazioni giunte dall'esterno e materializzate in forma di tradimento, fisico e intellettuale. Una certa liberalità di costumi, provocata dall'alcol e dalla facile disponibilità ai più vari rapporti, accompagnata da una morale adeguata al tempo e ai luoghi, accentua la confusione in cui si muovono i personaggi. Tra le righe si legge la decadenza di una società, superficiale e incosciente, che sta avviandosi verso gli abissi dei drammatici eventi storici che seguiranno e che colpiranno sino alle estreme conseguenze anche l'autore: "nel 1944 l'ebreo Vogel è arrestato dai tedeschi, che hanno occupato la Francia del Sud. È deportato verso una località sconosciuta, e non farà più ritorno" (Alessandro Guetta, nella postfazione Una scrittura ebraica, un'esistenza europea).


Davanti al mare di David Vogel
Titolo originale dell'opera: Nokhah hayam

Traduzione dall'ebraico di Sarah Kaminski e Elena Loewenthal
Posfazione di Alessandro Guetta
133 pag., Lit. 22.000 - Edizioni e/o, (Dal Mondo)
ISBN 88-7641-338-3

Le prime righe


Madame Bermont disse:
"Fate come foste a casa vostra. Non c'è nessuno per tutto il giorno".
Il suo viso grinzoso era piccolo sotto un cappello di paglia a larghe falde. Interruppe il bucato presso il pozzo che si trovava in giardino. Nella stanza che mostrò loro si addensava una calda, opaca oscurità, per via delle persiane abbassate. Adolf Barth si asciugava spesso la fronte.
"E poi avete il mare di fronte. Venti passi. Via, Bijou!" rimbrottò il cagnolino pezzato bianco e nero, con gli occhi languidi, che le si agitava intorno.
"Sì, abbiamo il mare davanti".
Adolf Barth scambiò in un sussurro alcune parole con la sua compagna.
"Bene. Restiamo qui".
Verso sera, quando il caldo s'attenuò, trasferirono i loro bagagli dalla stazione. Il mare era piatto come una carte geografica, di un azzurro intenso. I pescatori si congedavano dalla riva, un barchino qui, un barchino là, verso l'orizzonte, a stendere le paranze. Nel giardino della pensione accanto si preparavano i tavoli per il pasto della sera.

Su un variopinto telo da bagno era indolentemente distesa Ghina, avvolta in un costume di lana verde chiaro, che faceva risaltare la sua bella figura. Un parasole cinese a disegni floreali le riparava la testa. Barth, con gli occhiali da sole, giocherellava al suo fianco con la sabbia bollente, tirando pietruzze nell'acqua. Dietro di loro erano stese ad asciugare delle paranze bruno scuro. Ne esalava un odore penetrante di mare e di pesce. L'aria fremeva nella calura vicino a terra.
Cicci uscì dall'acqua e venne a sedersi accanto a loro. Incrociò le gambe all'orientale. Sul suo torace peloso restavano solitarie gocce.
"L'acqua è calda" disse con un marcato accento italiano.


© 1998, Edizioni e/o

L'autore
David Vogel, autore ebreo, nasce nel 1891 a Satanov, in Podolia, una regione polacca allora parte dell'Impero russo vissuto tra Palestina (scriveva in ebraico), Vienna e Parigi, morì in un campo di sterminio nazista. Tra i titoli dell'autore: Sei capolavori della letteratura ebraica, Vita coniugale.



3 aprile 1998