Paulo Coelho
Monte Cinque

"I profeti non conoscono il futuro. Trasmettono soltanto la parola che il Signore ispira loro nel presente. Per questo io sono qui, senza sapere quando tornerò nel mio paese. Egli non me lo dirà prima di quanto sia necessario."

Un uomo di fronte al suo destino, un uomo scelto da Dio, ma che deve saper affrontare la vita e le sue dure prove anche senza sapere di avere un alto protettore che andrà in suo soccorso. Elia, il profeta, che tra angosce e dubbi scopre di avere un compito e una funzione da assolvere che non conosce e di cui si sgomenta. Sa solo di dover attraversare molti dolori, molte tragedie, con l'anima tesa ad ascoltare la voce dell'Angelo, la voce di Dio che spesso disorienta e spinge ad affrontare prove difficili. Elia è un uomo che conosce la paura e la sofferenza, la solitudine e l'amore; teme di cedere ai sentimenti che lo potrebbero allontanare dal compito che Dio gli ha assegnato, proprio perché vuole, sempre, assumersi le responsabilità dei suoi gesti. La pace è ciò che vuole, ciò che cerca di procurare al popolo che lo ha accolto, eppure deve subire le conseguenze della guerra che non ha mai voluto, deve soffrire per la morte dell'unica donna che ha amato, deve proteggerne il figlio e affrontare l'ira ingiusta della popolazione. Accolto senza entusiasmi, considerato portatore di sventura perché straniero e ostile alla bella e crudele Gezabele (la moglie libanese del re d'Israele Acab, che aveva imposto ai sudditi la religione pagana del suo paese) riconquista la fiducia del popolo grazie ad un intervento divino: la resurrezione del figlio della vedova che lo ospitava. La guerra con gli Assiri, che Elia cerca in ogni modo di scongiurare, sarà disastrosa e vedrà tra le vittime anche la vedova di cui il profeta si è innamorato. La donna lascia in eredità al figlio solo un messaggio d'amore, gli affida quel giovane che aveva già salvato una prima volta accogliendolo esule e affamato, e poi un altro impegno morale (così almeno pensa il figlio): proseguire nell'arte dello scrivere, nella fissazione, attraverso un alfabeto, degli eventi e dei sentimenti degli uomini da consegnare alla posterità. La scrittura quindi, la grande invenzione, quasi divina, che permette l'immortalità e la rottura delle barriere del tempo.
Ma Dio appare lontano ad Elia, gli angeli tacciono, la solitudine dell'uomo è terribile. Dentro di sé o tra le parole di chi lo circonda è possibile scoprire il messaggio che può guidarlo lungo la strada assegnatagli.
Coelho vuole proprio lanciare questo messaggio: la sofferenza nella vita è inevitabile, il dolore fa parte dell'esperienza umana e ci colpisce all'improvviso, dettato dal caso o da un disegno misterioso, l'uomo deve trovare in sé la forza per attraversare la via della sofferenza e in fondo lo aspetta la piena realizzazione della sua personalità.
Il messaggio è chiaro, il linguaggio è semplice e forse proprio in ciò risiede il successo dello scrittore brasiliano. L'invito al lettore è quello di prestare attenzione ai piccoli segnali che la quotidianità ci dà, magari in modo nascosto, dice Coelho: "Gli angeli parlano tramite la bocca della gente, i fatti di ogni giorno: è il linguaggio simbolico dei segni... Per coglierlo bisogna lasciarsi andare all'intuizione, che non usiamo per la troppa paura di sbagliare".
Le interviste allo scrittore ci mostrano un uomo che, nonostante i dolori che ha dovuto affrontare, ha una gran voglia di vivere, che sente la gioia della "materialità" e non solo quella della spiritualità. Nulla di autopunitivo nella sua fede, nessun ascetismo esasperato, nessuna fuga dal mondo, piuttosto una spiritualità moderna, e una grande fiducia nella propria capacità di interpretare i bisogni degli uomini d'oggi.


Monte Cinque di Paulo Coelho
Titolo originale: O Monte Cinco

Traduzione di Rita Desti
Pag. 243, Lit. 26.000 – Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-3589-0

le prime pagine
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PROLOGO

All'inizio dell'anno 870 a.C., una nazione conosciuta come Fenicia, che gli israeliti chiamavano Libano, celebrava quasi tre secoli di pace. I suoi abitanti potevano ben essere orgogliosi delle proprie imprese: poiché non erano politicamente forti, erano stati costretti a sviluppare una invidiabile capacità di commerciare, unica maniera per garantirsi la sopravvivenza in un mondo devastato da continue guerre. Un'alleanza stipulata intorno all'anno 1000 a.C. con il re Salomone di Israele aveva loro consentito di modernizzare la flotta mercantile e di espandere il commercio. Da allora, la Fenicia non aveva mai smesso di crescere.
I suoi navigatori erano giunti in luoghi distanti quali la Spagna e l'Oceano Atlantico, e secondo alcune teorie, tuttavia non ancora confermate, avrebbero lasciato delle iscrizioni nel nord-est e nel sud del Brasile. Trasportavano vetro, cedro, armi, ferro e avorio. Gli abitanti delle grandi città come Sidone, Tiro e Biblo conoscevano i numeri, i calcoli astronomici, l'uso del vino, e usavano, da quasi duecento anni, un insieme di caratteri per scrivere cui i greci avevano dato il nome di alfabeto.
All'inizio dell'anno 870 a.C., in un luogo lontano chiamato Ninive, era riunito un consiglio di guerra. Un gruppo di generali assiri aveva deciso di inviare i propri eserciti a conquistare le nazioni situate lungo la costa, sul mare Mediterraneo. La Fenicia era stata scelta come il primo paese da invadere.
All'inizio dell'anno 870 a.C., due uomini nascosti in una stalla di Gileade, in Israele, attendevano di morire nelle ore successive.

PRIMA PARTE

"Ho servito un Signore che adesso mi abbandona nelle mani dei miei nemici," disse Elia.
"Dio è Dio," rispose il levita. "Egli non disse a Mosè se era buono o cattivo. Egli disse solo: Io sono. Egli è dunque tutto ciò che esiste sotto il sole: il fulmine che distrugge la casa, e la mano dell'uomo che la ricostruisce."
Parlare era l'unica maniera per dissipare la paura. Da un momento all'altro i soldati avrebbero aperto la porta della stalla dove si trovavano, li avrebbero scoperti e offerto loro l'unica scelta possibile: adorare Baal, il dio fenicio, o essere condannati a morte. Stavano perquisendo casa per casa, convertendo o condannando a morte i profeti.
Forse il levita si sarebbe convertito e sarebbe così sfuggito alla morte. Ma Elia non aveva scelta: tutto stava accadendo per colpa sua, e Gezabele voleva comunque la sua morte.
"È stato un angelo del Signore a costringermi a parlare con il re Acab e ad annunciargli che non avrebbe piovuto finché Baal fosse stato adorato in Israele", disse, quasi chiedendo perdono per aver prestato ascolto alle parole dell'angelo. "Ma Dio agisce lentamente; quando la siccità comincerà a fare effetto, la principessa Gezabele avrà già distrutto tutti coloro che saranno rimasti fedeli al Signore."


© 1998, RCS Libri S.p.A.

biografia dell'autore
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Paulo Coelho è nato a Rio de Janeiro nel 1947.È considerato uno degli autori sudamericani più importanti di questo secolo. Le sue opere sono tradotte in cinquantanove paesi e hanno venduto oltre quindici milioni di copie.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Coelho Paulo, L'alchimista, tr. di Desti R., ill. di Moebius , 1995, 198 p., Lit. 26000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-2657-3)

Coelho Paulo, L'alchimista, tr. di Desti R., 1996, 224 p., ill., Lit. 36000, "Illustrati", Bompiani (ISBN: 88-452-2867-3)

Coelho Paulo, Manuale del guerriero della luce, tr. di Desti R., 1997, 160 p., Lit. 12000, "Assaggi", Bompiani (ISBN: 88-452-3183-6)

Coelho Paulo, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto, tr. di Desti R., 1996, 216 p., Lit. 26000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-2904-1)



3 aprile 1998