La mia biblioteca

Un libro grande come un Cd, un Cd Rom allegato: ogni lettore potrà divertirsi a catalogare i suoi libri per avere in casa schede perfette della sua biblioteca.


Il libriccino che accompagna il Cd Rom si apre con una breve "storia della biblioteca": dal palazzo reale di Ebla, primo esempio di raccolta organizzata di testi (2.300 a.C.), alla famosissima biblioteca di Alessandria, il più grandioso monumento alla cultura di tutti i tempi, fino alla nascita della biblioteca moderna, già con Francesco I di Francia, da lui infatti nasce l'obbligo del "Diritto di stampa", cioè la richiesta a editori e tipografi di consegnare una copia di ogni libro a una determinata biblioteca.
Interessante è anche la narrazione dell'evoluzione del libro a partire dalle prime tavolette di argilla, giù giù attraverso papiri e pergamene, fino all'uso della carta e poi la vera e propria rivoluzione compiuta da Gutenberg con l'invenzione della stampa a caratteri mobili.
Si entra poi nel vivo del libro: vengono dati suggerimenti non solo sull'allestimento di una biblioteca, ma vengono anche indicati quei libri la cui lettura è ritenuta indispensabile alla formazione di ogni persona.
Utile è la sezione che dà essenziali indicazioni sul come si fa una bibliografia e su come si cataloga un libro, quindi si passa ad esaminare il Cd Rom allegato al volume. Le spiegazioni sono molto chiare, i procedimenti d'uso del programma ben guidati, la funzionalità d'uso garantita. Direi poi che la possibilità di sapere sempre con chiarezza a chi abbiamo prestato un libro e da quanto tempo non ce lo restituisce è di sicuro interesse per ogni lettore generoso...


La mia biblioteca. Archivia e cataloga la tua collezione di libri
Pag. 46 + Cd Rom, Lit.49.000 - Edizioni Kyber
ISBN 88-8224-046-0

Le prime righe

ORIGINI DELLA BIBLIOTECA

L'esigenza di custodire, tutelare e organizzare il Sapere è molto remota e si manifesta per la prima volta in concomitanza allo sviluppo delle città, come risposta efficace alle crescenti esigenze economiche, politiche ed amministrative della classe dirigente e al sempre più considerevole patrimonio letterario e scientifico.
Uno dei primi esempi di raccolta organizzata di testi è stato portato alla luce durante gli scavi del sontuoso palazzo reale di Ebla (2300 a.C.), nella Siria settentrionale.
Si tratta di un ampio archivio contenente un gran numero di tavolette di creta scritte in cuneiforme e contenenti testi sia di carattere giuridico e amministrativo sia racconti mitologici, preghiere, rituali e incantesimi per scongiurare le forze negative della natura e le malattie del corpo umano.
I vani adibiti a questo scopo erano dotati di banche e mensole lignee che correvano orizzontalmente lungo le pareti e le tavolette erano collocate sopra di esse per verticale; una disposizione che ricorda molto da vicino le schede cartacee di un moderno schedario. L'organizzazione e la funzionalità di questa antica biblioteca era tale che ad ogni scaffalatura i funzionari reali avevano assegnato un preciso numero di inventario.


© 1998, Kyber (Italy)




Massimo Carlotto
le irregolari
Buenos Aires horror tour

"Ero venuto a cercare una storia... ora ne ho trovate altre. Ieri sera un tizio mi ha detto che non mi basterà la vita per conoscerle tutte."


Quanto di questo libro è romanzo e quanto è realtà? La domanda giunge alla mente spontanea sin dalle prime pagine del racconto, quando ci si imbatte nel protagonista (Carlotto appunto) che, giunto in Argentina, inizia le sue indagini alla ricerca di radici lontane, legate a un nonno anarchico ritornato in Italia nel 1900 dopo 14 anni si esilio, e di quella parte della propria famiglia che è rimasta in quelle terre e lì ha vissuto. E l'autore scopre improvvisamente quanto i suoi parenti siano stati colpiti dalla tragedia della persecuzione politica e quanto siano stati coinvolti nel dramma dei desaparecidos. In forma di appunti, con una scrittura molto spontanea, con brevi flash sulle vicende narrate, dialoghi e ricordi, si costruisce un romanzo-verità che riapre la piaga di una vicenda che ha colpito duramente l'Argentina degli anni Settanta, ma che ha coinvolto necessariamente l'Italia, come spettatore quasi impassibile di fronte a una persecuzione feroce che si riversava anche su nostri connazionali.
Piano piano emergono figure, prevalentemente di donne, coraggiose, invincibili anche di fronte ad avversità così grandi e dolorose; emergono fotografie ingiallite, storie tanto drammatiche da risultare quasi inverosimili: bambini che probabilmente ora chiamano mamma e papà i torturatori e gli assassini dei propri genitori naturali, o povere vedove, madri, nonne ancora alla disperata ricerca di una traccia, di un segnale a cui aggrapparsi per poter credere che i propri cari siano da qualche parte ancora in vita. Lungo la sua strada di indagine Massimo Carlotto incontra quasi casualmente Estela Carlotto, una anziana cugina, alla disperata ricerca di un nipote strappato neonato alla madre, uccisa barbaramente dai militari. Estela è una delle tante forti e dignitose figure che sovrastano come dee questa immensa pianura di fango e desolazione. Alla storia di Estela si collegano tante altre, in questo viaggio dallo stesso autore definito "horror tour". E veniamo a sapere struggenti particolari di questa tragedia immensa, come l'iniziativa delle Nonne di Plaza de Mayo che hanno costituito una banca di dati genetici presso un ospedale della capitale dove, sino al 2050 verranno custodite provette con il loro sangue perché l'esame del DNA è l'unico modo per accertare l'identità di figli o nipoti scomparsi che potrebbero essere ancora vivi. La speranza sopravvive ed è motivo di sopravvivenza per centinaia di uomini e donne ai quali dobbiamo, tutti, sentirci vicini.


le irregolari. Buenos Aires horror tour di Massimo Carlotto
187 pag., Lit. 24.000 - Edizioni e/o, (dal mondo)
ISBN 88-7641-337-5

Le prime righe

Capitolo primo
Cruzar Corrientes?

"Quanto costa a notte?"
"Trentacinque pesos o dollari, è la stessa cosa" rispose il portiere dell'hotel N'ontue al numero tremilatrecentoventuno di avenida Corrientes.
Il prezzo era corretto e la posizione ottima, a due passi dalla fermata Carlos Gardel del subte, una delle più antiche metropolitane del mondo.
Appoggiai il passaporto sul banco. L'uomo lo guardò con attenzione.
"È un parente della señora Estela?".
"Di chi, scusi?" domandai sorpreso.
Con la penna indicò l'altro lato della strada, oltre la porta a vetri: "Estela Carlotto, la presidente della Abuelas, le Nonne di Plaza de Mayo, c'è la loro sede proprio dall'altro lato della strada".
Scossi la testa: "No, non la conosco" tagliai corto.
"Mi scusi" continuò l'altro, copiando i dati sul registro, "gliel'ho chiesto perché avete lo stesso cognome, siete tutti e due italiani e poi perché le Nonne, quando qualcuno le viene a visitare, si appoggiano sempre a questo hotel".
"Una pura coincidenza" precisai.
Solo mentre stavo togliendo le camicie dalla valigia realizzai il significato dell'ultima parte del discorso del portiere. Alzai la cornetta del telefono. "Sono Carlotto della duecentoquattro".
"Sì, señor?"
"Prima mi ha parlato delle Nonne di Plaza de Mayo... hanno qualcosa a che vedere con le Madri?".
"Sì, si occupano anche loro delle vittime della dittatura. Le nonne cercano i nipoti rapiti o quelli nati nei campi".
"Campi?" chiesi allarmato.
"Sì, i campi clandestini, dove portavano i sequestrati" rispose stupito della mia ignoranza.
"E questa Estela... Anche lei cerca qualcuno?".
"Señor" disse in tono paziente, "forse è il caso che attraversi la strada... Troverà delle vecchiette molto gentili che risponderanno volentieri alle sue domande".


© 1998, Edizioni e/o

L'autore
Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e attualmente risiede a Cagliari. È autore di Il fuggiasco, La verità dell'Alligatore, Il mistero di Mangiabarche.



Cesare Fiumi
La strada è di tutti
On the road, sulle piste di Jack Kerouac

"Strano essere lì, mi dicevo. A inseguire una generazione che non era la mia, scorrendo On the road come una mappa del cuore."


Una cartina geografica apre il volume: sono illustrati gli Stati Uniti e un percorso, un "classico" percorso on the road, tracciato con una linea scura: da New York a San Francisco e poi giù, zigzagando verso Los Angeles, ma passando per Santa Fé, Sonora, El Paso...
A circa quarant'anni di distanza dal grande successo del romanzo di Jack Kerouac, il mito del viaggio lungo le strade americane, del viaggiare per viaggiare, del rincorrere romanticamente luoghi e persone sconosciute, per abbandonarli subito dopo averli incontrati, è rimasto nell'animo delle vecchie generazioni e si è trasmesso in quello delle nuove.
L'autore, in un nostalgico itinerario di riscoperta di miti, valori e ideali, ma anche suoni, profumi, immagini, ripercorre una strada già tracciata da molti altri, in un viaggio di sedicimila chilometri, per riscoprire atmosfere solo lette e immaginate e vedere quanto di quello descritto ancora corrisponda a verità.
Un libro che è anche una guida, con indicazioni precise, utile a chi volesse intraprendere il medesimo percorso, anche interiore, ma anche una ricerca verso ciò che non si è vissuto e una citazione continua dall'opera di quel gruppo di scrittori americani (Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso e Allen Ginsberg) che hanno "cambiato il modo di pensare e di vivere di alcuni decenni d'America e d'Europa". Nella Prefazione Fernanda Pivano scrive "credo, e le sue pagine lo dimostrano, alla sua passione per la Frontiera americana (una passione coerente con quella di Kerouac); e il libro si svolge irresistibile, senza una stonatura, tra le soste di On the road in questo o quel paese, in questa o quella ghost-town, soprattutto in questa o quella strada che legavano Kerouac alle sue pagine, gliele facevano scrivere, come mi disse una volta, sperando che leggendole qualcuno dicesse: I'm sad, ma, I'm sad."


La strada è di tutti. On the road, sulle piste di Jack Kerouac, di Cesare Fiumi
Prefazione di Fernanda Pivano
229 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Feltrinelli, (Traveller / Feltrinelli)
ISBN 88-7108-141


Le prime righe


Alla fine, la strada di ciascuno è la strada di
tutti. Non vi sono viaggi isolati perché non
vi sono viandanti isolati. Tutti gli uomini
sono uno e non vi è un'altra storia da rac-
contare.

CORMAC MCCARTHY, Oltre il confine

Lei restò a guardarlo
mentre le luci dell'auto
sparivano dietro la curva.
La strada non finisce mai.

JOE ELY, The Road Goes on Forever

1. "AVEVO STUDIATO PER MESI
LE CARTE STRADALI DEGLI STATI UNITI"

La parola d'ordine era andare a ovest. A ovest di Jack Kerouac. Ma ero appena sbarcato, che un piccolo segno del destino mi indicò un'altra direzione. Una variazione sul tema. Un detour che era quasi un omaggio ad Allen Ginsberg. Accadde al noleggio auto, quando mi fecero scendere, scusandosi, da una macchina color rosa salmone dalle forme un po' bombate, persino ridicole, una di quelle vetture inventate dal vento delle gallerie. Era l'auto che la compagnia di noleggio mi aveva assegnato e dove avevo già caricato la valigia. Stavo consultando la carta, quando la piccola ragazza in divisa corse fuori dal suo gabbiotto, agitando le braccia e il contratto appena firmato. Mostrando tutto il senso di colpa di cui era capace.
- Ci scusi, ma quest'auto era già prenotata. Errore nostro. Il computer non ha memorizzato.
- E allora?
- C'è da aspettare, non abbiamo niente per lei in questo momento. Salvo...
- Sì?
- Ci sarebbe la Thunderbird due porte. Quella macchina laggiù in fondo. La vede? Sì, quella verde.
L'Automobile Verde. "Se avessi un'Automobile Verde / andrei a trovare il mio vecchio compagno / nella sua casa sul mare nel West." Era la poesia che Allen Ginsberg aveva dedicato a Neal Cassady, l'angelo del volante di On the road, quello che veniva come un castigo per l'Est e per l'Ovest. L'eroe della strada.

© 1998, Feltrinelli Traveller S.r.L.

L'autore
Cesare Fiumi (Assisi 1957) vive e lavora a Milano come giornalista del "Corriere della Sera". Nel 1996 ha pubblicato Storie esemplari di piccoli eroi, che ha vinto il Concorso letterario del Coni nel 1997.




Alessandra Montrucchio
Cardiofitness

"Il tragico non è quando non riesci a essere te stesso. Il tragico è quando essere te stesso significa solamente essere quello che vogliono gli altri."


Alessandra Montrucchio è conosciuta dai lettori de La Stampa che, nelle pagine locali dedicate a Torino, hanno trovato spesso i suoi commenti ironici, leggermente grotteschi, su manie, abitudini, gusti e tic delle ragazze di una generazione: la sua. Qui questa generazione prende vita in un romanzo, costruito su un fitto dialogo, ma aperto alla descrizione del contesto.
La protagonista del romanzo è una giovane donna di 26 anni, Stefania, frequentatrice di una palestra, simbolo della metropoli e dell'intrecciarsi di esistenze che in essa continuamente si arrotolano e si srotolano, in un'altalenare tra solitudine e "affollamento".
Stefania ha un gruppo di amiche, le "Charlie's Angel", con le quali divide esperienze e noia, palestra e divertimenti. E Stefania incontra Stefano (detto Tendina), che ha solo quindici anni, poco più di un bambino, ma sa dare e ricevere molto nella vita. Nasce un amore, tenero e intenso, un po' differente da quelli comuni. Ma, come afferma Mario Baudino nella sua recensione apparsa su La Stampa (24-03-1998), il romanzo canta un amore che "non ha nulla di morboso e non cerca effettacci. Nonostante la grande differenza d'età e l'autoironia sulla situazione vagamente pedofila, quello tra Ste e Tendina è, deve essere, un amore normale". E quella che narra il romanzo è, e deve essere, una storia normale, in una città qualsiasi, in un ceto sociale medio-borghese, tra due ragazzi assolutamente comuni. Solo l'ambientazione torinese rende la vicenda un po' più difficile perché immersa in una società chiusa, troppo tradizionale per accettare questa situazione senza un velo di condanna. La storia non ha un finale e si esaurisce in un dialogo tra i due protagonisti, totalmente aperto al futuro:
"Non so che finale scrivere, Stefano. Da un lato mi spiacerebbe farlo finire male, ce ne sono già così tanti di libri che finiscono male... e allora potrei metterci il lieto fine, ma se poi ci porta sfiga? Boh."
"Ma Ste, è una storia come la nostra, ma non è proprio la nostra storia, no? Puoi farla finire come vuoi."


Cardiofitness di Alessandra Montrucchio
256 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Marsilio, (Farfalle)
ISBN 88-317-6555-8

Le prime righe

1.
UNA PISCINA VUOTA


Se a Capodanno naufraghi in una festa privata in discoteca - vestito sbrilluccicante, capelli duri della lacca spruzzata un'ora prima dal parrucchiere, cappellino a cono calcato in testa - e sulle note della Bamba fai il trenino, aggrappata ai fianchi di una signora calda di raggi UVA e che fa finta di non aver superato i cinquanta - be', se t'impantani in una situazione del genere, vuol dire che hai toccato il fondo. Identificando il fondo con il momento in cui le sabbie dello squallore ti sembrano meno mobili e più accoglienti di quelle della solitudine.
Stefania l'aveva sempre pensata così. Ma poi era arrivato gennaio. Un mese che lei odiava, perché l'avrebbe amato moltissimo, se avesse avuto il sapore gelido e secco e balsamico di una caramella alla menta, invece che quello grigio e appiccicoso dello smog. E con gennaio era arrivato il giorno in cui era salita su un treno e, da Torino, era andata a Cuneo. Suoi compagni di viaggio e di sventura erano stati i tre componenti di una famiglia di quelle che in treno si incontrano sempre: marito avvinazzato che era caduto in un letargo etilico non appena aveva posato i suoi cento chili sul sedile, moglie con couperose che, a cinque minuti dalla partenza, aveva aperto una borsa in similplastica e ne aveva estratti panini vino dolciumi arance bibite, figlia under30 molto ammodo (moderatamente elegante, moderatamente truccata, moderatamente viva) che si guardava intorno come se volesse scusarsi di avere quei genitori. Era stata lungo, il viaggio su quel regionale infestato dalla carta oleata e dalle adenoidi dei suoi compagni di sventura; Stefania aveva anche cercato di scrivere, ma ormai erano mesi che non ci riusciva, e i suoi occhi abbandonavano continuamente il block notes per fissarsi sulle pantofole che sfoggiava la madre, sull'edizione paperback di Va' dove ti porta il cuore che leggeva la figlia. Finché non era arrivata in quello che lei considerava una specie di rigurgito urbano - Cuneo, ombelico della provincia magna del Piemonte, lontano da ogni rotta commerciale turistica e vitale, vagamente ributtante; come un ombelico, appunto.


© 1998, Gruppo Ugo Mursia Editore S.p.A.

L'autrice
Alessandra Montrucchio, nata a Torino nel 1970, è laureata in lettere e ha vissuto e lavorato anche all'estero facendo svariati mestieri. Collabora a vari giornali tra cui La Stampa. I suoi racconti, raccolti nel libro Ondate di calore hanno vinto il Premio Calvino.



Gian Paolo Ormezzano
Tutto il calcio parola per parola

"Conoscere il lessico di un popolo, un ambiente, una tribù, significa comunque poter amare o odiare meglio questo popolo, questo ambiente, questa tribù."


È sicuramente per amore che Ormezzano scrive questo dizionario. Un libro nato quasi per caso, o per lo meno frutto di un incidente: un file perso, tutto il lavoro cancellato, qualche dato rimasto tra gli appunti dell'autore, parole sparse. E così nasce l'idea di un vocabolario, in cui vengano spiegati quei termini così particolari di un codice linguistico che è entrato a far parte del parlato quotidiano anche di chi non si interessa di calcio. Dice l'autore, e a ragione, che non esiste altro settore il cui linguaggio specialistico sia prepotentemente entrato a far parte di altri ambiti: in politica, economia, sociologia, letteratura, ecc. ormai si usano termini del mondo del pallone, e non viceversa. Oggi spesso però ascoltiamo frasi dal senso misterioso, il cui significato è ignoto anche al più attento cronista o al tifoso da stadio. "Tiro al fulmicotone" ad esempio, che cosa mai vorrà dire? O meglio, si può capire che cosa intenda dire, ma non si capisce perché lo debba dire così.
Libro ironico, divertente e divertito. L'ironia, patrimonio del carattere e della cultura di Ormezzano, e il suo sottile umorismo ci assicurano l'assoluta ascientificità del testo. Nessun tecnicismo, nessuna pretesa di essere un manuale rigoroso, ma la volontà di supplire un poco alla carenza di letteratura sportiva, in effetti "ci sono infinitamente più libri sull'allevamento delle lumache che sul gioco del calcio" e questo stupisce se si pensa all'ampiezza e alla portata di questo fenomeno sociologico. Da gran giornalista, l'autore, alla lettera "G" definisce così la sua categoria: Giornalista Personaggio di difficile definizione, anche contrattuale. Basti pensare che pare sia possibile essere giornalista e intanto scrivere un libro come questo.


Tutto il calcio parola per parola di Gian Paolo Ormezzano
Pag. 245, Lit. 25.000 - Editori Riuniti
ISBN 88-359-4370-1

Le prime righe

a

ABATINO Termine appioppato da Gianni Brera (vedi) ai calciatori azzurri, specie attaccanti, della Nazionale degli anni '60, e lasciato decadere quando gli abatini divennero vicecampioni del mondo in Messico nel 1970, superati soltanto dai brasiliani. Abatini per dimessa taglia atletica, per aspetto e in genere anche comportamento perbene, magari anche per capacità polemica con sottigliezze da ecclesiastici astuti. Il più abatino degli abatini fu, secondo Brera, Gianni Rivera (vedi), personalmente inviso a Brera, anche se molti hanno forse giustamente pensato a una commedia recitata dai due con utilità reciproca, e recitata così bene che a un certo punto ognuno ha creduto sino in fondo alla parte, immedesimandosi in essa. Importanti abatini anche Sandro Mazzola (vedi), Angelo Domenghini e Giancarlo De Sisti. Addosso a essi Brera rovesciò le sue teorie razziali sulla scarsità atletica di noi italiani e dunque sull'opportunità di praticare un gioco del calcio furbo e opportunista, all'insegna del difensivismo (vedi).
Il termine comunque non è mai sparito dal lessico calcistico e viene di tanto in tanto riesumato: o perché si riesuma Brera, o perché si fa notare un certo calciatore provvisto di caratteristiche appunto abatinesche, comprese le occhiaie da peccatore onanistico e i modi da elefantino beneducato in un negozio di cristalleria. Approfittiamo dell'excursus nella forse più felice invenzione lessicale di Brera per ricordarne un'altra en passant, senza dedicarle una voce vera e propria: rabicani, originariamente diavolacci danteschi, nel calcio invece poveri diavoli capaci al massimo di combinare qualche scherzo balordo (i portoghesi, la volta che ci sconfissero contro il pronostico).

ABBONAMENTO Una prova di fedeltà economica offerta dal tifoso al club: io compro a priori i biglietti, io amo così tanto la mia squadra che non mi lascio attirare allo stadio soltanto nell'eventualità di suoi buoni risultati. L'abbonamento è nato per le partite allo stadio, poi il termine ha preso a indicare anche le partite in televisione. Un vero tifoso dovrebbe essere abbonato e alle prime, le cosiddette partite interne, alle quali recarsi, e alle seconde, le cosiddette partite esterne (e per vederle ci sono anche da affrontare spese alte legate all'acquisto della speciale strumentazione televisiva), dalle quali farsi visitare a casa.
Studi medici hanno accertato che gli abbonati, quando non sono del tutto sordi, hanno comunque un udito scarso, almeno rispetto ad altri uomini loro omologhi come età e situazione fisica di base. Infatti gli abbonati non sentono le grida, pur fortissime, di mogli infuriate e di bimbi affamati, in case dove, fatte certe spese per il calcio, non ci sono più soldi per vivere decentemente.


© 1998, Editori Riuniti

L'autore
Gian Paolo Ormezzano, classe 1935, è giornalista sportivo dall'età di 18 anni. Venti Olimpiadi tra estive e invernali, con il timore che si tratti di un record mondiale, tantissimo ciclismo (29 edizioni del Giro, 11 del Tour), nuoto e atletica (anche praticati). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (in due periodi diversi), La Stampa, Famiglia cristiana e Il giornalino.



27 marzo 1998