Jean Markale
Il mistero del Graal
Colui che sarà Re

"Non posso nulla contro la sofferenza e la morte, ed è già molto se talvolta posso oppormi al male quando sento che minaccia di invadere il mondo. Inoltre, che cos'è il male e che cos'è il bene? Talvolta si agisce per il bene. E allo stesso modo talvolta è necessario compiere ciò che si pensa essere male per ottenere ciò che viene chiamato bene."

Colui che sarà re è il primo di una serie di otto volumi che ridanno ordine e ricompongono tutto il materiale letterario e di tradizione popolare relativo alle antiche leggende celtiche, la ricerca del Santo Graal, i cavalieri della Tavola Rotonda, Artù e Merlino.
Antiche leggende, radici remote ormai dimenticate, punto di partenza di una cultura e di una civiltà, quella europea, che forse oggi è necessario recuperare. L'interesse e la curiosità che rende la lettura di questo libro quasi di massa forse ha spiegazione nel bisogno di recupero di radici dimenticate. In Francia il successo degli otto volumi è stato folgorante e anche in Italia le vendite del primo volume confermano il successo di Markale e dei miti da lui narrati. Molti anni di ricerca e di studio, relazioni accademiche su questo tema, e infine la scelta della rielaborazione dei testi in un linguaggio moderno e l'organizzazione ordinata del vario e molteplice materiale: la somma di sapienza e modernità ha portato al successo.
Non è facile sfuggire al fascino fiabesco di queste narrazioni, alla spiegazione magica dell'origine di città e di nazioni moderne, ma soprattutto è impossibile non farsi incantare da Merlino.
"Io lo so meglio di chiunque altro, poiché sono stato generato dallo spirito del male, dal Nemico, e se Dio non mi avesse strappato alle mie origini ora diffonderei morte e desolazione su tutta la Terra": Merlino è colui che conosce il passato e prevede il futuro, che sa leggere nell'animo degli uomini e che ride davanti alle loro domande. Merlino è il bene e il male, la buona e la cattiva coscienza, portatore di pace e di guerre, in fondo è la nostra coscienza inascoltata ed è anche il simbolo della cultura europea.
Tutta la saga nasce dalle vicende delle orgogliose figlie del re di Grecia, prima fra tutte Albina (da cui Albione, la "perfida Albione" della retorica fascista) che dopo mille peripezie giunge sulle coste inglesi e dà origine a una stirpe di giganti. Mille vicende, tra morti, draghi, cavalieri, potenze maligne e benigne si accavallano e si giunge fino alla prodigiosa nascita di Merlino (dal padre demoniaco), alla rivelazione delle sue capacità divinatorie e al suo diventare il più potente e famoso mago del mondo. Sarà lui che darà all'eremita Blaise il compito di scrivere in un grande libro tutte le storie "dei tempi avventurosi" per lasciarle intatte alle generazioni future. E sarà Merlino che, sapendo ciò che Dio vorrà fare di lui, farà in modo che venga concepito un figlio dalla donna da lui amata che, con un magico inganno, ignara, giacerà con il Re Uther. Il bambino è Artù e Merlino lo prenderà con sé fin dalla sua nascita, lo farà allevare da Antor senza però che questo ne conosca le origini, ma a Uther morente rivelerà che quel fanciullo sarà un giorno un grande re che compirà le avventure del Santo Graal e la cui fama raggiungerà i confini del mondo.
Nella postfazione Markale indica le fonti della sua narrazione e spiega il senso della sua opera: dare ad un'Europa prossima all'unificazione coscienza della sua tradizione e del suo comune patrimonio culturale. Senza il mito non ci potrà essere una vera identità; senza questi miti in particolare, l'Europa nascerà priva di fondamenta e difficilmente, secondo Markale, riuscirà a trovare una profonda coesione.


Il mistero del Graal. Colui che sarà Re di Jean Markale
Titolo originale: La naissance du Roi Arthur

Traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni
Pag. 345, Lit. 16.900 – Edizioni Sonzogno
ISBN 88-454-1097-8

le prime pagine
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Il Regno dei Giganti

C'era una volta, alcuni dicono quattromila anni dopo la creazione del mondo, un re molto potente che, grazie alla sua saggezza, al suo coraggio e alla sua tenacia, era riuscito a sottomettere tutti i paesi che oggi compongono la Grecia. Le sue armate erano ben organizzate, equipaggiate di armi e cavalli, comandate da capi la cui competenza e la cui fedeltà erano assolute; i suoi porti ospitavano moltissime navi ed erano ricchi di mercanzie provenienti da ogni parte del mondo. Quanto alle sue terre, rese rigogliose da un popolo di contadini liberi, producevano in abbondanza grano e olive, e nutrivano numerose mandrie, sia nelle pianure e nelle vallate che sulle montagne. I sudditi non avevano mai motivo di lamentarsi, poiché il sovrano governava con bontà e imparzialità per il bene comune, sforzandosi sempre di assicurare al suo popolo l'armonia e la buona intesa tra tutte le classi sociali.
Questo re, un bell'uomo di alta statura, aveva sposato una donna di grande nobiltà, come lui molto alta, saggia e colta, che aveva modi da vera regina. Aveva dato al marito trenta figlie, una più bella dell'altra, ma delle quali non conosciamo i nomi eccetto quello della primogenita, la principessa Albina.
Il re e la regina avevano fatto l'impossibile per assicurare alle figlie la migliore delle educazioni, e le principesse suscitavano l'ammirazione non solo dei genitori ma anche di tutti coloro che avevano il privilegio di incontrarle. Naturalmente, quando le fanciulle furono in età da marito, non mancarono i pretendenti, sia a causa della loro bellezza sia per il potere rappresentato dal re della Grecia. E questi fece in modo di farle sposare a principi figli di re, rinomati per il loro valore e le loro qualità. In quell'occasione si tennero sontuose feste e celebrazioni, narrate dalle cronache del tempo, che fecero grande impressione su tutti i popoli che allora occupavano le isole e le coste del Mediterraneo orientale.
Dopo questi grandiosi festeggiamenti che si protrassero per tre interi mesi, ogni principessa lasciò la corte del padre in compagnia del proprio sposo. Il re e la regina furono tristi nel vedere partire le figlie, ma si consolarono pensando che in quel modo avevano contribuito alla loro felicità e alla continuazione della stirpe.
Sfortunatamente, il re della Grecia ignorava molte cose del carattere della propria progenie. Durante l'infanzia e l'adolescenza le principesse erano state considerate creature eccezionali da tutti coloro che le avevano educate, ed erano le sole eredi del re. Il carattere di ognuna era stato profondamente influenzato da questa particolare situazione, e tutte erano cresciute con un orgoglio smisurato, coscienti del loro potere.
Ora, una volta sposate, anche se con figli di re, non dovevano forse abbandonare questo potere o almeno condividerlo con i rispettivi consorti? In fondo al cuore, esse rifiutavano di accettare una simile situazione. E dato che tra tutte loro c'era una perfetta intesa, la notte prima della partenza dalla corte del padre si erano riunite in gran segreto, lontano dalla città, in un tempio a cui nessuno osava avvicinarsi dopo il calare del sole.
La principessa Albina, in quanto primogenita, aveva preso la parola e si era rivolta alle sorelle: "Noi siamo le figlie del più potente re della terra, di un sovrano che non è sottomesso a nessun altro re e, per evitare di decadere dal nostro rango regale, dobbiamo obbedire solo a noi stesse. Ora, naturalmente i nostri sposi vorranno comandarci e attentare così alla nostra autorità". Tutte le altre sorelle si erano mostrate sensibili a questo problema e avevano manifestato la loro approvazione.
"Sì", disse una, "non ci sono ragioni per cui dobbiamo sottometterci al giogo di un signore. Solo noi dobbiamo comandare e non soltanto noi stesse, ma anche i nostri sposi e tutti i loro sudditi." Questo intervento era piaciuto molto a tutte le sorelle, che avevano cominciato a discutere dei metodi da usare per non perdere il loro potere assoluto.


© 1998, RCS Libri S.p.A.

biografia dell'autore
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Jean Markale è scrittore, poeta, conferenziere, personaggio televisivo; dopo aver insegnato lettere classiche a Parigi per molti anni si è dedicato interamente alla riscoperta delle grandi civiltà tradizionali, in particolare il mondo celtico e quello medievale del ciclo arturiano. Esperto di Storia delle religioni e di Templari – nonché della Storia Segreta francese, cui ha dedicato una serie di volumi – dopo due opere fondamentali sulla donna celtica e sull'epopea dei celti d'Irlanda, ha intrapreso la riscrittura integrale del ciclo arturiano ne Il Mistero del Graal, completato da una Piccola Enciclopedia del Graal. Attualmente sta lavorando a una nuova serie in cinque volumi dedicata all'epopea dei Celti sin dalle origini. Vive in Bretagna.



20 marzo 1998