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Massimo Centini
Le bestie del diavolo
Gli animali e la stregoneria tra fonti storiche e folklore
"L'animale che è nell'uomo non ha più valore di indice per un aldilà; è diventato la sua follia, senza rapporto con nient'altro che con se stessa".
Michel Foucault
Il saggio introduttivo di Luciano Parinetto ben indica il senso generale di tutto il volume: come è avvenuta la demonizzazione degli animali, perché il procedere della storia (e dell'economia) non ha più ammesso aspetti "animaleschi" nell'uomo, elementi di irrazionalità e in un certo senso si magia? Perché tanti animali hanno avuto questa connotazione negativa e diabolica?
Il saggio si sviluppa in modo organico e interessante, indicando le caratteristiche che nel procedere del tempo sono state attribuite al diavolo, il rapporto tra alcuni animali e la magia; l'autore si sofferma ad analizzare i processi fatti contro animali, legati ad una "esasperata antropomorfizzazione" che in realtà mette in luce "le paure e le angosce mai estinte dell'uomo". Nel capitolo dedicato al mito delle metamorfosi, vengono presi in considerazione certi aspetti del folklore (il carnevale, le maschere, i travestimenti) certamente connessi a questo mito. Interessante è la conclusione: "la credenza nelle metamorfosi non fu una prerogativa della stregoneria, ma un effetto di influenze tradizionali sorte all'interno di esperienze rituali più antiche, in cui l'animale, svolgeva un ruolo sacrale fondamentale".
Se le streghe avevano come aiutanti gli animali, questi erano però anche le loro vittime e gli ingredienti dei loro filtri magici. Il volo è "un'esperienza anomala per le creature della terra" e le streghe usufruivano di animali per i loro voli, la stessa parola "strega è etimologicamente derivata da "strix", un uccello notturno. Interessante è l'ipotesi di lavoro che cerca uno stretto rapporto tra stregoneria e lo sciamanismo: il volo, la metamorfosi in un animale, ecc. Il volo che porta al sabba ad esempio, potrebbe essere visto come un fenomeno mistico ed estatico, tali correlazioni possono essere riscontrate comunque anche in tradizioni folkloriche o di religiosità popolare.
Se l'animale immondo fa parte dell'immaginario collettivo, si è oggi però persa la radice magica di certe paure ed è solo attraverso la psicoanalisi che si è potuto capire quali paure, angosce o complessi sono sottesi a ciò e quale lato oscuro della nostra personalità vi si nasconda.
Le bestie del diavolo. Gli animali e la stregoneria tra fonti storiche e folklore di Massimo Centini, con un saggio introduttivo di Luciano Parinetto
Pag. 223, Lit. 25.000 Edizioni Rusconi (Problemi attuali. Antropologia)
ISBN 88-18-01148-0
Le prime righe
I
SUPERIORE/INFERIORE:
NOTE DI UMANA BESTIALITÀ
"Il pericolo più grande della nostra vita
sta nel fatto che il cibo umano è tutto
composto di spiriti. Tutte le creature
che noi dobbiamo uccidere e mangiare,
tutte quelle che noi dobbiamo abbattere
e distruggere per avere le loro pelli per coprirci
hanno un'anima, un'anima che non perisce insieme
al corpo e che perciò deve essere
pacificata perché altrimenti essa si vendicherebbe su di noi per
averle tolto il corpo"
J. HALIFAX, SHAMAN: THE WOUNDED HEALER
"È una rappresentazione fantastica quella secondo cui l'uomo abbia potuto elevarsi al di sopra della condizione animale solo per mezzo della provvidenza, dell'aiuto di esseri sovrumani quali sono dèi, spiriti, geni, angeli. D'altra parte l'uomo non è diventato ciò che è di per se stesso e solo grazie a se stesso; ha avuto bisogno per questo del sostegno di altri esseri. Ma questi esseri non erano creature soprannaturali, immaginarie, bensì creature vere e proprie, esseri reali, naturali, esseri non al di sopra, ma al di sotto dell'uomo, come in generale tutto ciò che sostiene l'uomo nel suo agire cosciente e volontario, che, solo, è comunemente chiamato umano, tutte le buone doti e disposizioni non vengono giù dall'alto, ma su dal basso, non dal vertice, ma dal profondo della natura. Queste entità benefiche, questi spiriti tutelari dell'uomo erano, in particolare, gli animali. Solo per mezzo degli animali l'uomo si è innalzato sopra l'animale; solo sotto la loro protezione e con il loro appoggio il seme della civiltà umana poté crescere e svilupparsi".
Questa considerazione di Ludwig Feuerbach (1845), al di là dei risvolti ideologici, ci consente di porre l'accento su un aspetto importante: l'inferiorità culturale dell'animale. Inferiorità che di fatto offre il fianco a tutta una serie di interpretazioni simboliche, costruite ad uso e consumo dell'antropocentrismo.
© 1998, Rusconi Libri s.r.l.
L'autore
Massimo Centini, laureato in antropologia, lavora presso il Centro Studi Tradizioni Popolari dell'Associazione Piemontese. Si occupa in particolare degli aspetti legati al rito e alla religiosità, svolgendo indagini in Italia e all'estero e studiando le fonti meno note sulle tradizioni popolari.
Tra le sue pubblicazioni: L'Uomo Selvatico, Processo al diavolo, Esorcismo, satanismo e superstizioni nelle Alpi del XVII secolo, Le schiave di Diana, Stregoneria e sciamanismo tra superstizione e demonizzazione, Le vie della fede e dell'eresia sulle Alpi, L'Anticristo, Sulle tracce del Piccolo Popolo.
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