Andrea Camilleri
La voce del violino

"Il commissario invece era di Catania, di nome faceva Salvo Montalbano, e quando voleva capire una cosa, la capiva."

Uno dei temi che maggiormente riempiono le pagine culturali-letterarie dei quotidiani e dei periodici, dando vita spesso a dibattiti molto interessanti, è quello della lingua. Lingua come scelta, come ricerca, come tradizione, come mezzo per penetrare la società, per capirne le trasformazioni, per seguirne gli aspetti più autentici. Questo uso della lingua è esattamente quello che ne fa Camilleri nei suoi romanzi. Un linguaggio permeato di termini vernacolari, di modi gergali, di assonanze quasi musicali, che accompagnano il lettore lungo le strade della Sicilia, proprio nel cuore della Sicilia, tra la sua gente. E anche il lettore si sente immediatamente siciliano, comprendendo termini dialettali difficili, che nel contesto della frase paiono naturali e, soprattutto, immedesimandosi in una mentalità, un modo di vita, una cultura prettamente locali, ma rese da Camilleri universali.
In La voce del violino l'investigatore Montalbano, il protagonista, deve risolvere un caso complesso, legato all'omicidio di una donna giovane e bella e, com'è ovvio, al violino. Il commissario Salvo Montalbano non è un personaggio inedito per le pagine dell'autore, anzi. Uno stuolo di lettori appassionati attende di volta in volta l'uscita di un nuovo romanzo (questo è il quarto), per seguire ancora le vicende del commissario, al quale, indubbiamente, è affezionato. E non può essere diversamente. Montalbano, con le sue manie, le debolezze, le simpatie e antipatie palesi, è un compendio di tutti i piccoli difetti umani che ci complicano o ci semplificano l'esistenza, a seconda dei punti di vista. Se, per il bene di un'indagine, convince un'amica a fare una telefonata anonima annunciando il ritrovamento di un cadavere, non ci scandalizziamo. Possiamo capire. Se arriva in ritardo a un funerale perché ha sbagliato chiesa è naturale. Montalbano non è un superuomo, è un commissario dotato di coraggio e capacità investigativa. Due doti che in Sicilia, ma non solo, sono fondamentali.


La voce del violino di Andrea Camilleri
209 pag., Lit. 15.000 – Edizioni Sellerio, (La memoria n. 401)
ISBN 88-389-1405-2

Le prime righe

Uno

Che la giornata non sarebbe stata assolutamente cosa il commissario Salvo Montalbano se ne fece subito persuaso non appena raprì le persiane della càmmara da letto. Faceva ancora notte, per l'alba mancava perlomeno un'ora, però lo scuro era già meno fitto, bastevole a lasciar vedere il cielo coperto da dense nuvole d'acqua e, oltre la striscia chiara della spiaggia, il mare che pareva un cane pechinese. Dal giorno in cui un minuscolo cane di quella razza, tutto infiocchettato, dopo un furioso scaracchìo spacciato per abbaiare, gli aveva dolorosamente addentato un polpaccio, Montalbano chiamava così il mare quan'era agitato da folate brevi e fredde che provocavano miriadi di piccole onde sormontate da ridicoli pennacchi di schiuma. Il suo umore s'aggravò, visto e considerato che quello che doveva fare in mattinata non era piacevole: partire per andare a un funerale.

La sera avanti, trovate nel frigo delle acciughe freschissime accattategli dalla cammarera Adelina, se l'era sbafate in insalata, condite con molto sugo di limone, olio d'oliva e pepe nero macinato al momento. Se l'era scialata, ma a rovinargli tutto era stata una telefonata.
"Pronti, dottori? Dottori, è lei stesso di pirsona al tilefono?".
"Io stesso di pirsona mia sono, Catarè. Parla tranquillo".
Catarella, al commissariato, l'avevano messo a rispondere alle telefonate nell'errata convinzione che lì potesse fare meno danno che altrove. Montalbano, dopo alcune solenni incazzature, aveva capito che l'unico modo per poter avere con lui un dialogo entro limiti tollerabili di delirio era di adottare il suo stesso linguaggio.


© 1997, Sellerio editore

L'autore
Andrea Camilleri (Porto Empedocle 1925) vive a Roma, dove è regista teatrale e televisivo. In questa stessa collana ha già pubblicato tre romanzi polizieschi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta, il cui protagonista è il commissario Montalbano: La forma dell'acqua, Il cane di terracotta e Il ladro di merendine. Altri tre romanzi si svolgono invece nella Vigàta di fine '800: La stagione della caccia, Il birrario di Preston e Un filo di fumo.



Patricia Cornwell
Causa di morte

Una nuova impresa di Kay Scarpetta, detective e emopatologa, dura e fredda sul lavoro, sensibile e ansiosa nel privato.

Dopo un'immersione subacquea per recuperare il corpo di un giornalista morto in circostanze misteriose, proprio nell'ultimo giorno dell'anno, circondata dal freddo e dalla neve, Kay Scarpetta inizia la sua indagine per appurare la verità circa quella tragica fine. Un odore di mandorle amare che fa subito pensare al cianuro, si sprigiona dal cadavere durante l'autopsia, così Kay intuisce che la morte è dovuta a un delitto. Le armi poi che vengono trovate sul cadavere dimostrano che quell'immersione non era stata dettata da un servizio giornalistico o da una passione da collezionista (è l'elegante madre di Eddings a rivelare gli interessi del figlio).
Le indagini proseguono e vi sono altri morti, altre minacce, altri aspetti oscuri: una setta satanica, una bibbia nera, materiale contaminato da radiazioni, un gruppo di terroristi.
All'interno di questo quadro, si articola poi una serie di vicende private: il rapporto tra Kay Scarpetta e la giovane e amata nipote (tormentata dai problemi che le provoca la sua omosessualità); l'amicizia con il simpatico collega Marino (con i suoi problemi di solitudine e di abbandono); l'amore difficile e incompiuto con un altro collega.
Patricia Cornwell è abilissima nell'intrecciare e nello sviluppare trame complesse e intricate, sicuramente la sua eroina è ormai entrata nel gruppo dei "grandi investigatori" della letteratura poliziesca, anche se forse le manca qualcosa, quel pizzico di carattere in più capace di darle lo spessore ai vari Maigret, Marlowe, Poirot o Miss Marple.


Causa di morte di Patricia Cornwell
Titolo originale Cause of death

Traduzione di Anna Rusconi
Pag. 347, Lit. 32.000 - Edizioni Mondadori (Omnibus)
ISBN 88-04-43600-X

Le prime righe


Accesi il fuoco e sedetti dirimpetto alla finestra di oscurità che al sorgere del sole avrebbe inquadrato il mare: era l'ultimo mattino dell'anno più sanguinoso che la Virginia ricordasse dai tempi della guerra civile. In vestaglia, nel cono di luce della lampada, sfogliavo le statistiche annuali di incidenti automobilistici, suicidi, risse, sparatorie, accoltellamenti redatte dal mio ufficio, quando, alle cinque e quindici, il telefono si mise a squillare.
"Maledizione" mormorai tra me e me, sempre meno contenta di dover sostituire il dottor Philip Mant. "Va bene, va bene. Arrivo."
La villetta, stagionata dal tempo e dagli agenti atmosferici, sorgeva al riparo di una duna nella zona costiera di Sandbridge, un'area piuttosto aspra al confine tra una base anfibia della Marina el'oasi faunistica nazionale di Back Bay. Mant era il mio vicecapo medico legale nel distretto di Tidewater e, purtroppo, sua madre era morta la settimana precedente, proprio alla vigilia di Natale. In circostanze normali il suo rientro a Londra per occuparsi delle questioni familiari non avrebbe costituito alcuna emergenza per l'apparato medico legale della Virginia; ma la sua assistente era in maternità, e poco tempo prima si era licenziato anche il supervisore dell'obitorio.
"Casa Mant" risposi, mentre dietro i vetri il vento sferzava le sagome scure dei pini.
"Sono l'agente Young della polizia di Chesapeake" disse una voce che subito giudicai appartenere a un bianco nato e vissuto negli stati del Sud. "Vorrei mettermi in contatto con il dottor Mant."
"È fuori sede" lo informai. "Posso esserle d'aiuto?"
"Lei è la signora Mant.?"
"Sono la dottoressa Kay Scarpetta, capo medico legale. Sostituisco il dottor Mant per qualche giorno."
Dopo una breve esitazione, la voce riprese: "Una telefonata anonima ci ha segnalato la presenza di un cavadere".
"E dove sarebbe avvenuto il decesso?" Stavo prendendo appunti.
"All'INSY, il cantiere navale delle imbarcazioni in disarmo."
"Come ha detto?" Sollevai la testa dai fogli.
L'agente ripeté.
"Quindi stiamo parlando di un marine?" La storia mi suonava strana. A quanto ne sapevo io, gli unici sommozzatori autorizzati a immergersi nelle acque del cantiere erano i SEAL della base.
"Non lo sappiamo, ma probabilmente stava cercando reperti della guerra civile."
"Di notte?"
"Be', dottoressa, in quella zona si può entrare solo se autorizzati, ma non sarebbe la prima volta che qualcuno va a curiosare lo stesso. Di solito ci arrivano in barca, e sempre quando fa buio."
"Sarebbe questo che vi ha lasciato capire l'autore della telefonata?"
"Direi di sì."
"Interessante."
"L'ho pensato anch'io."
"Il corpo però non è stato ritrovato" considerai ad alta voce. Mi chiedevo per quale motivo l'agente si fosse dato la pena di scomodare un medico legale a quell'ora del mattino, prima ancora di avere la certezza materiale che vi fosse un cadavere o anche solo una persona scomparsa.


© 1998, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

L'autrice
Patricia Cornwell è nata a Miami, Florida, nel 1956. È stata cronista di nera prima di diventare analista informatico presso l'Ufficio di medicina legale della Virginia. Ha esordito nel 1990 con Postmortem, vincendo l'Edgar Award americano e il premio per l'opera prima della British Crime Writer Association. Ma è l'exploit di Oggetti di reato (1992) a farla conoscere in tutto il mondo, un successo che è andato crescendo con i successivi Quel che rimane, Insolito e crudele, La fabbrica dei corpi, Il cimitero dei senza nome e Il nido dei calabroni.



Richard Preston
Il giorno del Cobra

"Fu presa da un sentimento di grande terrore, un terrore che non avrebbe potuto descrivere, adesso era quel sentimento a tenerla sempre sveglia"

Sicuramente il terrore domina l'intero romanzo di Preston: il pericolo di una morte atroce incombe su tutti gli attori di questa vicenda, chi investiga e chi solo casualmente entra in contatto con la forza maligna che la anima, bambini, donne, vagabondi, tutti inconsapevoli, tutti in balia di una mente malata e distruttrice.
La scienza, il suo potere, la politica internazionale, l'economia e le sue spietate leggi: tutto ciò entra in questo libro, anche se non ne è il vero motore. Sicuramente, in questo momento in cui la cronaca ci mostra i possibili drammatici sviluppi degli eventi iracheni, l'aver collocato i laboratori di preparazione delle armi biologiche in Iraq, ha un suo specifico impatto sui lettori (soprattutto americani).
Ma al di là di queste considerazioni, il tema delle armi biologiche e del loro scellerato uso, è sicuramente molto coinvolgente, soprattutto perché Preston mostra di essere estremamente documentato e dice, con tono divulgativo, ciò che sta veramente accadendo in molti laboratori di ricerca. Nel romanzo però è la mente malata di un singolo individuo che crea questa arma letale e cerca di attuare un piano di morte per riequilibrare in modo molto drastico la crescita demografica del pianeta.
L'elemento forse più perturbante della narrazione è il carattere subdolo con cui si manifesta la "malattia": un semplice raffreddore, che però nel giro di poche ore si trasforma in una mostruosità che spinge l'individuo a divorare addirittura se stesso. Come fermare questo contagio? Come trovare il responsabile di numerose morti, tra loro assolutamente non collegabili? Sarà non solo l'intelligenza e l'abnegazione degli investigatori, ma anche la fortuna che permetterà, proprio all'ultimo minuto, di salvare la vita di innumerevoli vittime innocenti.
La crudezza delle descrizioni e l'implacabile realismo narrativo, rendono il romanzo di Preston non certo adatto a lettori troppo impressionabili, ma nello stesso tempo (dato che non esiste nessun compiacimento morboso), sottolineano tutta la drammaticità della vicenda, coinvolgendo il lettore in un clima di terrore e di interesse che non lo farà allontanare dalla pagina scritta fino alle ultime righe del volume.


Il giorno del Cobra di Richard Preston
Titolo originale: The Cobra event

Traduzione di Isabella Blum e Brunello Lotti
Pag. 408, Lit. 32.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-52161-2


Le prime righe

Arco di Cerchio

NEW YORK, FINE ANNI NOVANTA
KATE MORAN ERA FIGLIA UNICA. Aveva diciassette anni e viveva con i genitori in un appartamento al piano più alto di un vecchio e bel palazzo a ovest di Union Square, proprio ai bordi del Greenwich Village. Un mercoledì mattina di fine aprile, Kate non aveva voglia di alzarsi. Si era svegliata nel cuore della notte in un bagno di sudore, ma le era passato e si era riaddormentata per precipitare in una serie di brutti sogni che non riusciva a ricordare. Quando si ridestò, scoprì di avere il raffreddore ed ebbe la sensazione che le fossero arrivate le mestruazioni.
"Kate!" A chiamarla dalla cucina era Nanette, la domestica. "Katie!"
"Va bene, mi alzo." Non le piaceva essere chiamata Katie.
Si sedette, trovò un fazzoletto di carta e si soffiò il naso, poi andò in bagno. Si lavò i denti, tornò in camera e si vestì con un abito a fiori che aveva trovato in un mercatino dell'usato. Siccome in quella stagione al mattino poteva far freddo, indossò un maglione.
Kate aveva bei capelli color ruggine, di media lunghezza con colpi di sole naturali. Gli occhi erano grigioazzurri e il grigio o l'azzurro prendevano il sopravvento a seconda della luce, del tempo e dello stato d'animo (o almeno così le piaceva pensare); erano occhi complicati. Il suo viso stava cambiando in fretta. Le riusciva quasi di veder emergere i tratti di un viso di donna e tuttavia aveva scoperto che più fissava la sua faccia allo specchio e meno la capiva. Ci pensò mentre si spazzolava i capelli, tirandoli indietro in modo che si vedessero i due orecchini di platino che portava all'orecchio sinistro.
La madre di Kate la chiamava "topo mercante", perché accumulava molti oggetti. La scrivania nell'angolo della sua camera era piena di cose: c'erano vecchie scatole di sigari con le illustrazioni originali, scatole di plastica, contenitori metallici, borsellini, borse, puzzle. Oggetti che si aprivano e si chiudevano.

© 1998, RCS Libri S.p.A.

L'autore
Richard Preston ha scritto tre libri di divulgazione scientifica, l'ultimo dei quali, Area di contagio, è stato nel 1994 un best seller internazionale.
Collabora al New Yorker e ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nel campo della saggistica e del giornalismo. Dal romanzo "Il giorno del Cobra" verrà tratto un film.



Antonio Rezza
Non cogito ergo digito
romanzo a più pretese

"La massa non garantisce interessi e raramente li prova"

Chi ha avuto modo di assistere, sia a teatro che nei rari passaggi televisivi, a una performance o a uno spettacolo vero e proprio di Antonio Rezza (o si è imbattuto in un suo cortometraggio) sa quale talentuoso attore-autore si presenti come artefice di questa opera prima. Un telo tagliato in vari punti, a varie altezze, costituisce il principale elemento delle sue messe in scena: solo affacciandosi alternativamente da queste fessure Rezza rappresenta i vari protagonisti dei suoi lavori teatrali, che comunicano tra loro con un dialogo serrato, stretto, dove anche le pause hanno un senso compiuto.
Questa è anche la struttura del romanzo. Come afferma Renato Barilli (Corriere della Sera, 28-01-1998) "Raggiunto uno stato di sospensione dei controlli logici, egli si dà a battere sui tasti e a scrivere all'impazzata, facendo nascere storie a getto continuo... ricostruisce quello stato di scrittura automatica teorizzato da Breton". Ma riprende anche quella forma narrativa che lo caratterizza nei suoi spettacoli, con personaggi che ossessivamente vengono nominati nella storia: il Carlo di "Non cogito ergo digito", "un Carlo veramente sfortunato" come il Fiorenzo, malato da cui non si trova mai il tempo e la voglia di andare, memorabile personaggio fuori campo protagonista di un monologo esilarante.
"Stavolta la parola del comico si è spinta ben oltre rispetto all'usuale. Ha deciso di occupare tutto quanto lo spazio del proscenio. E galoppa senza freni in un "romanzo a più pretese" (Franco Marcoaldi, La Repubblica 19-01-1998). La parola del comico, un comico che non pensa, quindi digita, intersecando storie su storie, personaggi su personaggi, intrecciando vite e avvenimenti, in una vicenda di cui non è possibile raccontare la trama, come un fantasmagorico, pulsante spettacolo.


Non cogito ergo digito. Romanzo a più riprese di Antonio Rezza
112 pag., Lit. 20.000 – Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-3593-9

Le prime righe

Strafazione

E qui mi trovo in sintonia, una bella strafazione per gridare ai quattro venti che io strafaccio con la sola forza della disperazione: strafaccio con il pensiero fisso a quando non potrò più strafare.
Strafaccio ora, strafaccio oggi ma, probabilmente, non strafaccio abbastanza.

Carlo correva a testa bassa sfiorando con le tempi il fresco selciato che separava la sua condizione di parassita da inferi possibili e mai apprezzati; i capelli sfoltivano contro un vento maligno che si incuneava nella gestualità pedestre avvilendo portamento e intenti.
Molti prima di lui avevano corso contro l'atmosfera e tutti erano stati puniti dalla presunzione di esistere, dalla disperata voglia di dare un segnale, di non passare inosservati lungo una via, la via della vita, che brucia uomini e pensieri lasciando dietro di sé solamente ricordi troppo sbiaditi e codificati per emozionare ancora.
Io raccoglievo i pezzi di pelle che Carlo pagava all'asfalto nell'esigenza martire di purificare un animo lungamente corruttibile. Carlo, e mai nome fu più azzeccato e consono, stravedeva per la figlia del posta celere, tal Mistichella, ragazza sgraziata, cattiva nelle idee, perversa, distante da un piacevole e tranquillizzante senso estetico canonicamente femmineo.
I due si incontrano al tramonto, o poco prima del tramontino, o ancora prima, alle quindici, alle quindici meno tre quarti e talvolta ancora più presto, a mezzogiorno, alle undici e dieci e, in casi disperati, quando l'amore sovrasta il rapporto spazio-temporale, all'alba, alle tre di notte e a mezzanotte, una mezzanotte così vicina a quel tramonto che chiude il cerchio degli incontri amorosi, così denso di arancione, così pregno di facili stati d'animo adatti a tutti gli sfoghi emotivi, un tramonto sfruttato, lo stesso tramonto vilipeso da migliaia e migliaia di sensazioni convenzionali proprie a tutti i vertebrati, uomo compreso, uomo in prima linea e quando dico uomo penso a Carlo, l'uomo Carlo in trincea per una nuova ed insignificante battaglia da perdere e combattere.


© 1998, Bompiani Editore

L'autore
Antonio Rezza è nato a Novara nel 1965, ma solo dopo un anno si è trasferito a Nettuno, in provincia di Roma. Oggi vive ad Anzio. Nel 1989 vince il Primo premio al Festival Nazionale della Comicità di Cetona, e conferma il suo talento di autore di corto e mediometraggi vincendo nel 1992 il Primo premio al Festival nazionale della Comicità di Grottammare e il Gabbiano d'oro ad "Anteprima per il cinema indipendente" con il cortometraggio Il vecchio dentro. Nel 1993 si aggiudica il Primo premio Bolzano opere nuove col corto La divina provvidenza. Insieme a Flavia Mastrella nel 1994 vince il Primo premio "Torino cinema giovani" col corto Il Piantone. Nello stesso anno realizzano lo spettacolo teatrale Pitecus e nel 1996 presentano al Festival Internazionale del Cinema di Venezia il lungometraggio Escoriandoli.



M. Selvini Palazzoli, S. Cirillo, M. Selvini, A.M. Sorrentino
Ragazze anoressiche e bulimiche
La terapia familiare

"Le trasformazioni socioculturali alla base della diffusione dell'anoressia, le nuove tecniche, la specificità femminile della malattia."

Il problema delle anomalie del comportamento alimentare si sta allargando negli ultimi anni in modo preoccupante. E ancor più angosciante si rivela la questione se si pensa che a essere colpiti da questo sfaccettato male di origine psicologica, non ancora inquadrato nel suo complesso dai medici specialisti, sono giovani o giovanissimi. Tradizionalmente malattia femminile, colpisce ora anche alcuni soggetti maschili, allargando ulteriormente il campo d'azione e le difficoltà di comprensione di un fenomeno strettamente legato al benessere.
I primi casi in Italia comparvero, come si legge nell'Introduzione, nell'immediato dopoguerra, con la fine delle restrizioni alimentari dovute al periodo bellico e al tesseramento. Da qui, un crescendo angosciante di casi fino ai giorni nostri. Il problema è assai complesso e non si può ovviamente trattarne in questa sede aspetti così delicati e vari. Possiamo sottolineare che nel volume lo si analizza sia nel contesto di una panoramica generale (con tabelle e statistiche molto interessanti per comprendere l'andamento del disturbo, la sua diffusione nella popolazione, la presenza in alcune situazioni familiari più che in altre, la percentuale di guarigione parziale o totale in base a fattori esterni), sia come fenomeno privato e personalissimo, portando vari esempi di anamnesi e le deduzioni fatte dopo lo studio di numerosi casi. Ne deriva un'analisi, una sorta di ritratto, non solo della personalità di chi è predisposto a manifestare anoressia o bulimia, ma anche della famiglia, dei genitori che possono, per problemi irrisolti di tipo personale protrattisi nel tempo, rappresentare la base, il terreno su cui si sviluppa il male.
Molto preoccupante il grafico che indica le età dell'esordio anoressico: l'8% ha i primi sintomi tra i 9 e gli 11 anni, il 32% tra 12 e 14 anni, il 44% tra 15 e 18 anni e solo il 16% oltre i 18 anni. Di tutte queste giovani o giovanissime donne una parte consistente risentirà per tutta la vita delle conseguenze di questo periodo critico, con forme anche di invalidità o semiinvalidità, di cui forse si parla troppo poco, dovute a fattori fisici scatenati dall'anomalia comportamentale, come problemi digestivi, ulcere, degenerazioni dell'esofago, insufficienze renali, carenze vitaminiche, osteoporosi dovuta alla carenza di calcio, e, purtroppo, molto altro.
Infine parte del volume è, com'è intuibile, dedicata alla presentazione e allo studio dei tre principali metodi terapeutici maggiormente in uso: il metodo paradossale, il disvelamento del gioco e la prescrizione invariabile (per la descrizione dei quali rimandiamo a pag. 9 del volume), nel tentativo di caratterizzarne meglio gli aspetti di efficacia in base ai singoli modi in cui si manifesta la malattia.


Ragazze anoressiche e bulimiche. La terapia familiare di M. Selvini Palazzoli, S. Cirillo, M. Selvini, A.M. Sorrentino
IX, 221 pag., Lit. 32.000 – Edizioni Raffaello Cortina, (Collana di Psicologia clinica e Psicoterapia diretta da Franco Del Corno)
ISBN 88-7078-539-4

Le prime righe

PARTE PRIMA

LA RICERCA SUL FOLLOW-UP

OBIETTIVI E OGGETTO DELLA RICERCA


GLI OBIETTIVI DELLA RICERCA


Obiettivo generale della ricerca è quello di fornire alcune risposte a domande e interrogativi sorti in questi ultimi anni circa l'esito del lavoro terapeutico.
Per fare ciò abbiamo preso in esame le psicoterapie realizzate dal 1971 al 1987 per valutarne i risultati a lungo termine e poter così comprendere se gli effetti siano stati di sollievo immediato o di remissione transitoria e "apparente" dei sintomi o se invece abbiano assunto un carattere di stabilità e durata.
Dalla casistica complessiva dell'arco di anni considerato abbiamo escluso solo i casi di anoressia e bulimia in "soggetti di sesso maschile", in primo luogo perché erano pochi (il dieci per cento della casistica femminile) e quindi per rendere omogeneo, in relazione alla variabile sesso, il gruppo totale, che risulta così costituito da tutte le ragazze che hanno avuto contatti con il centro, anche se per una sola seduta.
Più in particolare abbiamo esplorato le seguenti aree:
1) il destino, a lungo termine, delle ragazze che soffrivano di anoressia mentale da noi trattate ambulatorialmente con psicoterapia familiare, confrontandolo con i risultati di altre ricerche esistenti, che si basano quasi esclusivamente su pazienti ricoverate in reparti di medicina o di psichiatria.
Per quanto il raffronto imponga molte cautele, trattandosi di ricerche condotte su popolazioni diverse e con metodologie diverse, resta sicuramente possibile individuare ambiti di confronto tra l'osservatorio offerto da un ricovero ospedaliero e quello di un centro di psicoterapia familiare.
In particolare ci siamo interessati a dati quali la mortalità, la qualità della vita e delle relazioni familiari attuali delle nostre ex pazienti. Non potevamo accontentarci del solo dato relativo al sintomo anoressico: molte ricerche segnalano infatti il passaggio, con il trascorrere del tempo, dall'anoressia ad altre forme, anche gravi, di disagio.
2) In secondo luogo abbiamo voluto valutare in termini quantitativi i risultati ottenuti dalla terapia familiare.
Questa metodologia terapeutica, infatti, è stata spesso criticata per non aver fornito prove documentate della sua efficacia (Anderson, 1986) e aver proclamato la sua validità unicamente appellandosi a dichiarazioni di principio, a descrizioni aneddottiche di casi di successo, al supposto carisma dei suoi "leader".
Con questo lavoro ci siamo quindi prefissi di fornire nuovi dati di fatto, cifre e percentuali il più possibile obiettivi.
3) Una terza domanda che ci siamo posti riguardava la verifica dei diversi metodi terapeutici che avevamo utilizzato nei diversi anni.


© 1998, Raffaello Cortina Editore

Gli autori
Mara Selvini Palazzoli, psichiatra, è stata negli anni '50-60 grande innovatrice della psicoterapia individuale dell'anoressia. Successivamente è stata una degli "inventori" della terapia familiare. Ha scritto L'anoressia mentale e Paradosso e controparadosso. Nel 1982 ha costituito con Stefano Cirillo, Matteo Selvini e Anna Maria Sorrentino, psicologi e coautori del volume, una équipe di terapeuti che hanno lavorato insieme supervisionando reciprocamente le sedute grazie allo specchio unidirezionale. Questa équipe nel 1988 ha pubblicato una ricerca sui più gravi disturbi mentali dell'infanzia e dell'adolescenza, I giochi psicotici nella famiglia, e nel 1992 ha fondato la Scuola di psicoterapia della famiglia di Milano, corso quadriennale riconosciuto dal ministero dell'Università e della ricerca scientifica.



20 febbraio 1998