Anne Michaels
In fuga

"Il poeta parte dalla vita per arrivare al linguaggio, il traduttore parte dal linguaggio per arrivare alla vita; entrambi, come l'immigrante, tentano di dare un volto all'invisibile, a quello che c'è tra le righe, alle implicazioni misteriose"

È la storia di un bambino, Jakob, e del trauma che ne ha condizionato la vita, è la storia però anche di una salvazione e di una rinascita. L'odio è stato ciò che gli ha tolto i genitori e la sorella, l'odio forsennato e spietato di chi ha deciso di considerare "figuren", manichini, non esseri umani, le sue vittime. Ma è l'amore di uno sconosciuto che lo salva. Bambino spaurito e affamato, lacero, coperto da uno strato di fango, Jakob emerge dalla palude di Biskupin in Polonia e un uomo lo nasconde sotto il cappotto e lo porta con sé, attraverso l'Europa, fino all'isola di Zante dove un po' alla volta calmerà (senza saperla mai fino in fondo vincere) l'angoscia del ricordo di quell'ultimo momento di vita dei suoi genitori, strappatigli con tanta brutalità dai nazisti. Ma sarà soprattutto la sorella Bella, una ragazza dagli splendidi capelli neri, che turberà le sue notti e alla cui morte non saprà mai rassegnarsi.
Athos, un geologo che di sé dirà molto poco a Jacob, è il salvatore e il maestro. Accudirà il bambino, educherà il ragazzo, guiderà il giovane, ne sosterrà gli interessi e la sensibilità e Jakob, prima come traduttore, poi come poeta, potrà usare le parole per aprire il suo animo.
L'amore sarà anche il grande dono della maturità: la seconda moglie Michaela saprà risvegliare il suo corpo e dare serenità alla sua anima, sarà una passione e un amore che finalmente gli faranno capire quale deve essere il rapporto con il passato, quale necessaria separazione si deve compiere con chi ci è stato strappato dalla morte.
La seconda parte del libro vede il cammino che Ben, un giovane studioso figlio di sopravvissuti allo sterminio nazista, compie nel territorio del ricordo. "Il passato dei miei genitori, da un punto di vista molecolare, è anche il mio", dirà Ben, ormai adulto.
Quindi prima di tutto i genitori: la tenerezza che hanno saputo trasmettere (non è mai perso il momento dedicato a un bacio o una carezza anche per una separazione di pochi minuti), l'affetto per la giovane nuora a cui viene confidato il segreto più triste (la morte di due figli), la vecchiaia e la morte. La morte del padre ha inizio da quando la moglie muore. Non sa rassegnarsi alla solitudine e non trova conforto nemmeno nella presenza del figlio e della nuora con i quali va a vivere. Soffre d'insonnia e un medico cerca di aiutarlo con dei medicinali, ma la fame "che lo aveva tormentato così a lungo" lo spinge a prendere le pillole tutte insieme...
Poco tempo dopo Ben deve affrontare anche la morte del vecchio amico Jakob e di Michaela, la sua seconda e amatissima moglie. Decide così di andare in una sorta di pellegrinaggio nei luoghi cari all'amico.
I colori della Grecia, l'aria tersa e limpida, la luce abbagliante, le tracce di tanti "giorni passati a pensare e a tenersi compagnia".
"Biografie del desiderio", così definisce questo libro l'autrice all'inizio del capitolo Portatori di pietre; in effetti molti dei personaggi lasciano incompiuta la loro naturale aspirazione, la loro promessa. Ma in questa sensazione di incompiutezza un elemento che invece appare interamente realizzato è l'amore. È la salvezza, la possibilità di uscire dal tunnel dell'angoscia, è ciò che la grande Storia forse non mostra, ma che fa parte delle singole storie individuali.


In fuga di Anne Michaels
Titolo originale: Fugitive Pieces

Traduzione di Roberto Serrai, postfazione di Francesca Romana Paci
Pag. 271, Lit. 20.000 - Edizioni Giunti (Astrea 62)
ISBN 88-09-21268-1

le prime pagine
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LA CITTÀ SOMMERSA

Il tempo è una guida cieca.
Figlio della palude, nacqui dalle strade fangose della città sommersa. Per più di mille anni, soltanto i pesci avevano passeggiato sui marciapiedi di legno di Biskupin. Le case, costruite rivolte verso il sole, furono allagate dalla limacciosa oscurità del fiume Gasawaka. I giardini fiorirono magnifici nel silenzio subacqueo; ninfee, giunchi, stramonio.
Nessuno nasce una volta sola. Chi è fortunato, vedrà di nuovo la luce tra le braccia di qualcuno; oppure, se sfortunato, si sveglierà quando la lunga coda del terrore sfiorerà l'interno del suo cranio.
Io guizzai fuori da quell'acquitrino come l'Uomo di Tollund, l'Uomo di Grauballe, come il ragazzo che sradicarono in mezzo a Franz Josef Strasse mentre riparavano il fondo stradale, seicento conchiglie come perle intorno al collo, sulla testa un elmetto di fango. Grondava dei succhi color prugna della palude fradicia di torba. La placenta della terra.
Vidi un uomo in ginocchio sul terreno saturo d'acido. Stava scavando. La mia comparsa improvvisa lo spaventò. Per un attimo pensò che fossi una delle anime perdute di Biskupin, o forse il ragazzo del racconto, quello che scava una buca così profonda da venir fuori dall'altra parte del mondo.
Biskupin era stata dissotterrata con cura per quasi un decennio. Gli archeologi continuavano a estrarre con delicatezza resti dell'Età della Pietra o del Ferro da morbide sacche di otrba bruna. La passerella di quercia massiccia che una volta collegava Biskupin alla terraferma era stata ricostruita, così come le case di legno col loro ingegnoso sistema di incastri che rendeva inutili i chiodi, e così come i bastioni e le porte della città con le loro alte torri. Le strade di legno, affollate venticinque secoli prima di mercanti e artigiani, le stavano tirando su dal fondo paludoso del lago. Quando i soldati arrivarono esaminarono le ciotole di argilla perfettamente conservate; stimarono il valore delle collane di vetro e dei bracciali di bronzo e ambra prima di gettarli sul pavimento e farli a pezzi. A passi lieti invasero quella splendida città di tronchi dove una volta avevano abitato cento famiglie. Poi i soldati seppellirono Biskupin nella sabbia.


Mia sorella crescendo si era fatta molto più grande del nascondiglio. Bella aveva quindici anni e perfino io dovevo ammettere che era incantevole, con sopracciglia folte e splendidi capelli che erano come uno sciroppo nero, spessi, magnifici, un muscolo lungo la schiena. "Un'opera d'arte", diceva nostra madre, e Bella si sedeva e lei glieli spazzolava. Io ero ancora abbastanza piccolo da scomparire dietro la carta da parati nell'armadio, e incastravo la testa mettendola di sbieco tra l'intonaco che mi soffocava e le travi che sfregavo con le ciglia.
Erano bastati pochi minuti dentro al muro, perché mi convincessi che i morti perdevano ogni senso tranne l'udito.
La porta sfondata. Il legno divelto dai cardini, che cede come ghiaccio sotto le urla. Rumori mai sentiti prima, strappati alla gola di mio padre. Poi silenzio. Mia madre era intenta a riattaccarmi un bottone sulla camicia. Sentii il bordo del piattino disegnare cerchi sul pavimento e poi fermarsi. Sentii la pioggerella di bottoni, come dentini bianchi.

L'oscurità mi riempì, si diffuse da dietro la testa fino agli occhi come se mi avessero perforato il cervello. Si diffuse dallo stomaco alle gambe. Presi a deglutire e seguitai, inghiottendola tutta. Il muro si riempì di fumo. Uscii a fatica, con gli occhi sbarrati, mentre l'aria si incendiava.
Volevo andare dai miei genitori, toccarli. Ma non potevo, a meno di calpestare il loro sangue.
L'anima abbandona il corpo all'istante, come se non vedesse l'ora di liberarsene: il volto di mia madre non era il suo. Mio padre era caduto bocconi. Due forme in quel mucchio di carne, le sue mani.

Correvo e cadevo, correvo e cadevo. Poi il fiume: così freddo che sembrava tagliente.
Il fiume era parte della stessa oscurità che era dentro di me; soltanto la sottile membrana della mia pelle mi teneva a galla.


© 1997, Giunti Gruppo Editoriale

biografia dell'autore
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Anne Michaels (Toronto, 1958), considerata fra i più originali talenti della narrativa di lingua inglese, si è affermata come autrice di poesia. Il romanzo In fuga le ha meritato alcuni dei più importanti premi letterari anglosassoni del 1996-97, fra cui l'Orange Prize for Fiction, il Trillium Award e il Guardian Prize. Anne Michaels vive a Toronto e insegna letteratura.



13 febbraio 1998