Luis Sepúlveda
Diario di un killer sentimentale

"Volevo raccontare la storia di un essere bestiale, un criminale senza scrupoli, un uomo deluso ma dotato di una curiosa etica professionale che gli permette di fare bene il suo mestiere: uccidere."

(Luis Sepúlveda, "l'Unità" 31-1-1998)


Un professionista è sempre un professionista, anche se il compito che gli viene affidato non è chiaro, anche se per mandarlo a segno deve calpestare i suoi affetti, anche se l'età lo rende sentimentale...
In questo caso il professionista è un killer alla ricerca del suo incarico, cioè dell'uomo che deve uccidere, l'ultimo incarico della sua carriera ormai giunta al termine.
Un esperimento per questo scrittore cileno che ha abituato il pubblico di lettori italiani (numerosissimo: circa un milione e duecentomila copie vendute in 5 anni!) a un altro genere di letteratura, di narrazione, di soggetti.
Qui l'autore si cimenta con una classica trama da giallo, che potrebbe tranquillamente fare da sceneggiatura a un film di successo o trasformarsi in un bestseller internazionale. Non manca nessuna delle componenti classiche di un romanzo di genere: amore, morte, tradimento, suspence, spostamenti rapidi, droga, DEA, trafficanti internazionali...
La critica si è già "scatenata" sui quotidiani, recensendo e facendo del romanzo un'analisi molto legata al contenuto, alla trama e forse meno alla forma, alla scrittura, secca, essenziale, molto dinamica, "anomala" per uno scrittore sudamericano. Egli stesso ammette che nel suo modo di fare letteratura "c'è la grande ammirazione per gli scrittori inglesi e americani di avventure, come Hemingway, Dos Passos, London, Melville, mentre non mi piace il romanzo psicologico o intimista" ("il manifesto", 31-01-1998).
Una critica divisa: se Valeria Parboni su "l'Unità" parla di "un raccontino breve ma fulminante come il proiettile di una Browning" e Matteo Collura afferma: "C'era da aspettarselo. Un narratore che dà alle stampe un romanzo come Un nome da torero, non si ferma lì" ("Corriere della Sera", 18-01-1998), Francesca Borrelli su "il manifesto" (31-01-1998) definisce il libro "un thrilleruccio dal finale prevedibile".
In ogni modo, un libro da leggere, per conoscere un'altra "faccia" della personalità dello scrittore cileno, alle prese con un personaggio differente, nuovo e del tutto imprevedibile, come un "killer sentimentale".
E cosa può fare un killer che si ritrova ancora una volta solo, come sempre solo, e per giunta forzatamente alle soglie della pensione?


Diario di un killer sentimentale di Luis Sepúlveda
Titolo originale dell'opera: Diario de un killer sentimental

Traduzione di Ilide Carmignani
73 pag., Lit. 16.000 – Edizioni Guanda (Prosa contemporanea)
ISBN 88-7746-985

le prime pagine
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I
Primo giorno


La giornata iniziò male, e benché io non sia un tipo superstizioso credo che in giorni del genere la cosa migliore sia non accettare incarichi, anche se la ricompensa ha sei zeri sulla destra ed è esentasse. La giornata iniziò male, e tardi, perché atterrai a Madrid alle sei e trenta, faceva molto caldo e durante il tragitto fino all'hotel Palace dovetti sorbirmi uno sproloquio del tassista sulla coppa europea di calcio. Mi venne voglia di puntargli la canna di una quarantacinque alla nuca per fargli chiudere il becco, ma non avevo attrezzi con me, e poi un professionista non se la prende mai con un cretino, nemmeno se è un tassista.
Alla reception dell'albergo mi consegnarono le chiavi e una busta che aprii nell'ascensore. Dentro c'era la foto di un tipo che non mi piacque: giovane, sui trentacinque anni, snello, bella presenza, seduto davanti a un lungo tavolo in compagnia di altri cinque tizi che gli assomigliavano. C'era anche un cartello che diceva: "Terzo Incontro delle Organizzazioni Non Governative – O.N.G.". Non mi sono mai piaciuti i filantropi e quel tipo puzzava di moderna filantropia. Un minimo di etica professionale vieta di chiedere cosa hanno combinato i tipi che uno deve liquidare, ma guardando la foto provai della curiosità e la cosa mi dette fastidio. Nella busta non c'era altro e andava bene così. Dovevo prendere familiarità con quel viso, osservare i dettagli che ne avrebbero rivelato la forza o la debolezza. Il volto umano non mente mai: è l'unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto.
Stavo dando una mancia all'inserviente che mi aveva portato su la valigia quando squillò il telefono. Riconobbi la voce dell'uomo degli incarichi, un tizio che non ho mai visto né voglio vedere, perché così funzionano le cose tra professionisti, ma che, dopo averne sentito la voce, potrei riconoscere fra mille.
"Hai fatto buon viaggio? Ti hanno consegnato la busta? Mi dispiace rovinarti le vacanze", dichiarò come saluto.
"Ti rispondo sì a tutte e due le domande, e quanto all'ultima cosa che hai detto non ci credo."
"Domani sarai di nuovo in viaggio. Cerca di riposare."
"D'accordo", dissi e riappesi.
Mi sdraiai sul letto e guardai l'orologio. Mancavano ancora cinque ore all'atterraggio dell'aereo che mi riportava la mia ragazza – accidenti, che modo coglione di chiamarla – dal Messico, e la immaginavo abbronzata dal sole di Veracruz. Le avevo promesso una settimana a Madrid prima di tornare a Parigi. Una settimana in giro per librerie e in visita a musei, le cose che preferiva e che io accettavo soffocando gli sbadigli perché quella ragazza – accidenti, suona proprio una stronzata chiamarla così – mi aveva rimbambito.
Un professionista vive solo, e per dar sollievo al corpo il mondo offre un'ampia scelta di puttane. Avevo sempre osservato con grande rigore il comandamento misogino. Sempre. Finché non la conobbi.
Successe in un bistrò di Saint Michel. Tutti i tavoli erano occupati e lei mi chiese se poteva bere un caffè al mio. Aveva una pila di libri che posò per terra, ordinò un espresso e un bicchier d'acqua, prese uno dei volumi e cominciò a segnare frasi con un pennarello. Io continuai a fare quello che stavo facendo prima del suo arrivo: scorrere il programma ippico.
All'improvviso mi interruppe chiedendomi del fuoco. Allungai la mano con l'accendino e lei la imprigionò fra le sue. Voleva battaglia la bambina. Ci sono donne che sanno comunicarti la loro voglia di scopare senza bisogno di parole.
"Quanti anni hai?" le chiesi.
"Ventiquattro", rispose con la sua piccola bocca rossa.


© 1997, Ugo Guanda Editore S.p.A.

biografia dell'autore
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Luis Sepúlveda è nato in Cile nel 1949 e vive in Spagna, nelle Asturie, dopo aver abitato ad Amburgo e a Parigi. Ha viaggiato in tutto il mondo anche al seguito dell'equipaggio di Greenpeace. Ha ottenuto un grande successo internazionale con i suoi romanzi, ma in particolare ha un pubblico di affezionati lettori in Italia.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Sepúlveda Luis, La frontiera scomparsa, 1997, 152 p., Lit. 26500, "Corpo 16" n. 3, L'Angolo Manzoni (ISBN: 88-86142-26-9)

Sepúlveda Luis, Il mondo alla fine del mondo, tr. di Carmignani I., 1994, 136 p., Lit. 19000, "Narratori della Fenice", Guanda (ISBN: 88-7746-691-X)

Sepúlveda Luis, Un nome da torero, tr. di Carmignani I., 1995, 176 p., Lit. 20000, "Narratori della Fenice", Guanda (ISBN: 88-7746-769-X)

Sepúlveda Luis, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnòa volare, tr. di Carmignani I., ill. di Mulazzani S., 1996, 128 p., ill., Lit. 16000, Salani (ISBN: 88-7782-512-X)

Sepúlveda Luis, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, tr. di Carmignani I., 136 p., Lit. 19000, "Narratori della Fenice", Guanda (ISBN: 88-7746-644-8)

Sepúlveda Luis, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore. Per le Scuole, a cura di Mantegazza F., tr. di Carmignani I., 1996, 160 p., ill., Lit. 12000, "Sguardi sul mondo", Tea Scuola (ISBN: 88-696-3001-3)

Sepúlveda Luis, Patagonia Express, 1998, 128 p., Lit. 6.900, "Superpocket", R.L. LIBRI (ISBN: 88-462-0036)

Sepúlveda Luis, Incontro d'amore in un paese di guerra, 1997, 198 p., Lit. 20.000, "Narratori della Fenice", Guanda (ISBN: 88-7746-988)



6 febbraio 1998