Vincenzo Cerami
Fattacci
Il racconto di quattro delitti italiani

"Ma perché una persona tranquilla dovrebbe essere tentata dalla tragedia? Questo mistero rimane lì, come un monolito, compatto e insondabile."


La parte narrativa del libro è preceduta da una decina di pagine di prefazione dell'autore: non saltatele. Sono indispensabili per comprendere le motivazioni che hanno portato Cerami a realizzare questo testo, basato su narrazioni apparse tempo fa sul quotidiano romano "Il Messaggero". Non si tratta di semplici storie, ma di veri e propri scandagli che affondano in una parte dell'animo umano difficilmente visibile, spesso totalmente nascosta, ma che può affiorare all'improvviso, senza lanciare segni premonitori di sorta.
Quattro storie prese dalla cronaca e riportate sulla pagina come racconti veristi, come romanzi pulp, come fredde immagini di "nera".
Si esordisce con la Magliana de "La vendetta del canaro", drammatica storia in cui l'assassino uccide un ex pugile, classico bullo di quartiere, in modo talmente feroce, spinto da uno spirito di vendetta covato da anni, da non trovare simili delitti sui manuali di criminologia. In uno scenario di degrado ambientale, civile, morale si svolge una vicenda esemplare come può esserlo un omicidio maturato in un luogo senza speranza, in una parte di Roma talmente differente dagli storici quartieri dei palazzi signorili, dei monumenti, dei musei e delle vestigia antiche, da non parere nemmeno Roma, da non sembrare neppure una città occidentale, fuori addirittura dal Ventesimo secolo. E il processo, la condanna, la pena (24 anni e dieci mesi di reclusione) sono solo elementi secondari, non scalfiscono la sicurezza con la quale l'assassino ripete di non essere pentito per quello che viene considerato il delitto "più crudele in tutta la storia della criminalità italiana".
Altro sfondo per la seconda storia, le cui quinte, tuttavia non si discostano molto da quelle che accompagnavano il macabro spettacolo dell'omicidio precedente. Disagio, ignoranza, mancanza di affetto, di una solida famiglia, di danaro... infinite le cause che si sommano e portano all'evolversi di un rapporto tra tre persone, due ragazzi (Samantha e Armando) e un adulto cui la vita ha regalato infelicità e solitudine con la sua menomazione fisica: il nanismo. Quando questa infelicità si trasforma in rancore verso la società e gli altri, in vendetta vissuta sotto forma di plagio di personalità modeste, come quella di Armando (a cui tuttavia lo lega anche un affetto morboso, un rapporto difficile e complesso), può portare molto in là, fino alla morte.
La stessa morte che si nasconde dietro la facciata di una semplice, borghese storia di coppie e tradimenti: la morte di Carla Gruber, profuga di origine jugoslava, moglie e madre di tre figlie, innamorata perdutamente di un amico di famiglia, Luciano Luberti, a sua volta sposato, battezzato durante la guerra "il boia di Albenga". Luberti nel dopoguerra aveva subito una condanna all'ergastolo per le atrocità commesse, ma varie manovre giuridiche trasformarono la condanna di fatto in libertà.
Carla se ne innamora e scappa con lui per vivere in un appartamento al Portuense, dove verrà trovata dalla polizia cadavere, uccisa con un colpo di pistola. Il proseguo delle indagini rivela una situazione ancor più complessa in cui si inseriscono altri amanti, altre sconcertanti verità e ipotesi legate persino alla strage di piazza Fontana e alla morte di Armando Calzolari. Ma "in Italia è forse più facile arrivare alle verità misteriose di una psiche che a quelle delle trame politiche e delle stragi". La fine della storia vede Luberti, militante del Fronte Nazionale, condannato all'internamento per due anni nel manicomio di Aversa essendo affetto da paranoia e non potendo quindi essere processato per un omicidio commesso in stato di malattia. "Una nota a piè pagina è comunque indispensabile: il professor Aldo Semerari, il principale dei periti, altri non era che il famoso criminologo fascista che più tardi morirà a Napoli". E di Luciano Luberti, ormai libero da molti anni, non si sa più nulla.
Ben altro sfondo, differenti motivazioni e minori giustificazioni di carattere sociale, rispetto particolarmente alle prime due vicende, accompagnano la drammatica storia che chiude il volume. La storia di un matrimonio idilliaco, una situazione apparentemente dorata e privilegiata, una di quelle realtà che suscitano l'invidia e la curiosità dei lettori di rotocalchi rosa. La storia di una cenerentola, Anna Fallarino, bellissima ma non ricca, che scala lentamente la piramide sociale sino al matrimonio col marchese Camillo Casati Stampa di Soncino. Ma non vissero sempre felici e contenti, perché dietro questa invidiabile facciata si nascondeva una difficoltà di rapporto espressa dalla ricerca di emozioni sessuali molto diverse dal comune. Forse, tuttavia, così sarebbe andato avanti il rapporto, con gli amanti di lei procurati da lui, se Anna non si fosse un giorno scelta personalmente un altro uomo, facendo scattare non più l'eccitazione, ma la gelosia del marito. Sino alla strage.
Un così breve riassunto delle vicende può solo indicare quali siano le tematiche affrontate nel lavoro di Cerami, ma non può sottolineare la sua grande capacità di sintesi, di narrazione e l'affresco di una società strisciante nelle periferie come nei quartieri alti, fatta da un'umanità infelice e insoddisfatta, vessata e vendicativa. Per conoscerla bisogna leggere Fattacci.


Fattacci di Vincenzo Cerami
X-204 pag., Lit. 14.000 – Edizioni Einaudi, (Einaudi Tascabili. Stile libero n.483)
ISBN 88-06-14598-3

le prime pagine
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La vendetta del canaro

"Si danno argomenti di fascino estremo, ma di tanto orrore da ripugnare affatto alla tradizione narrativa di invenzione. Codesti temi lo scrittore fantastico dovrà evitare, se non vuole disgustare o riuscire repellente. È lecito toccarli solo quando la solennità o la maestà del Vero li consacri e confermi. La narrazione del Passaggio della Beresina, la descrizione del Terremoto di Lisbona, o la Peste di Londra, o la Notte di San Bartolomeo, o a Calcutta, nel Blake Hole, la morte per asfissia dei centoventitre prigionieri, tutto ciò ci offre un brivido quanto mai intenso di "dilettosa pena". Ma, in codesti resoconti, è il fatto, la realtà, la storia appunto che ci commuove. Fossero fantastiche invenzioni, ce ne ritrarremmo con orrore".

Comincia così La sepoltura prematura, un famoso racconto di Edgar Allan Poe. È l'introduzione a una storia spaventosa, accaduta – come dice lo scrittore – nella solennità e nella maestà del Vero.
Essere sepolti vivi, non v'è dubbio, è la più terribile delle esperienze estreme mai toccate in sorte a un misero mortale. Ma quanto accadde "veramente" a un povero ex pugile della Magliana, a Roma, giovedì 18 febbraio 1988, tocca i confini della sofferenza umana.
Per questa ragione, trovando nello scrittore americano già bell'e pronta la premessa più calzante, eccola riproposta tale e quale, nella suggestiva traduzione di Giorgio Manganelli.
Navigati poliziotti, consumati carabinieri, magistrati e medici legali, pronti quasi alla pensione, davanti al cadavere di Giancarlo Ricci, 27 anni, ex pugile dilettante, tossicodipendente, così si espressero:
"Abbiamo visto di tutto. Teste mozzate; donne fatte a pezzi e bollite nei pentoloni del sapone; cadaveri martoriati e poi carbonizzati; giovinastri con i piedi murati nel cemento e gettati nel lago. Ne abbiamo viste di tutti i colori, ma una storia come questa non ci era mai capitata!"
Furono spulciati gli archivi. Si ritornò con la memoria alla "Strega di Correggio", la famigerata Leonarda Cianciulli, che negli anni dell'immediato dopoguerra trasformava le sue vittime in blocchetti di sapone.
La micidiale donna riusciva a squartare e a fare sparire nella marmitta bollente un corpo umano nel giro di pochi minuti. Un magistrato non voleva crederci. Gli sembrava assolutamente impossibile. Era convinto di trovarsi di fronte a una mitomane. Le ordinò di ripetere davanti a lui l'operazione, orologio alla mano.
La Cianciulli rispose: "Datemi un cadavere, una sega e i coltelli che mi avete sequestrato e vedrete che lo posso fare in un quarto d'ora!"
Di lì a qualche settimana l'esperimento fu eseguito. Sul tavolaccio di fronte all'imputata venne adagiato il cadavere vestito di un barbone senza nome, giacente all'Istituto di medicina legale.
La "Strega di Correggio" si mise subito al lavoro, osservata dai giudici, dal perito e da un cancelliere incaricato di cronometrare i tempi del macabro esperimento.
Per spogliare la salma la donna ci mise esattamente un minuto e cinque secondi. Poi, da brava massaia che sa come preparare un pollo per la cottura, squartò il cadavere in nove parti, segando ossa, tagliando con il forbicione tendini e cartilagini e scontornando con la punta del coltello gli arti da staccare.
In quel modo aveva agito sulle sue vittime, prima di tuffare nel pentolone i vari pezzi per trasformarli, dopo diverse ebollizioni, in sapone comune.
Per quanto cinica e mostruosa fosse stata l'attività di Leonarda Cianciulli, era ancora poca cosa rispetto a quanto avvenne quel giovedì 18 febbraio del 1988 nella bottega del tosacani Pietro De Negri, in via della Magliana 253.
Un giornalista, sempre cercando un raffronto possibile con il più efferato delitto di Roma, resuscitò dal dimenticatoio un fatto di sangue del dopoguerra: la strage di via San Gregorio a Milano nel 1946, consumata in un appartamentino dove furono trovati i corpi massacrati di una madre di 35 anni, Franca Pappalardo, e dei suoi tre bambini. Rina Fort fu condannata all'ergastolo: confessò di aver sfondato il cranio alla donna, ma negò sempre di aver ucciso anche i ragazzini.
Ma il giornalista, che in cuor suo non riteneva di aver trovato ancora un degno gemello del crimine di via della Magliana, andò a ripescare un altro fattaccio di quel maledetto 1946. Nel deposito bagagli della stazione di Chiavari due valigie avevano cominciato a emettere odori nauseabondi. In una si trovò il tronco di una donna, nell'altra la testa.

Subito dopo la morte del giovane pugile si aprì in Italia una specie di gara alla ricerca del delitto più macabro del secolo: un crimine che potesse minimamente competere con l'ultimo, raccapricciante omicidio avvenuto nella capitale. Qualcuno ricordò che nell'ottobre del 1930, sulla spiaggia di Ostia furono trovati pezzi di un corpo umano e sulla spiaggia di Santa Marinella le due gambe isolate. Dell'omicidio fu accusato un piccolo albergatore di La Spezia, tal Serviatti, che aveva già confessato di aver fatto a pezzi altre due donne.
Il vetriolo sulla faccia e i proiettili in corpo a Farouk Chourbagi nel celebre "Caso Bebawi"; i corpi fatti a pezzi e ficcati dentro sacchi di juta ad opera del cosiddetto "Mostro del Tevere"; gli innumerevoli, folli, gratuiti omicidi del cosiddetto "Mostro di Nerola"... non riescono a reggere il confronto con l'assassinio eseguito con meticolosa, infaticabile determinazione da colui che negli annali del crimine verrà indicato come "il canaro".
La differenza tra tutti gli altri delitti e il suo sta nel fatto che mentre gli altri assassini squartarono cadaveri, lui fece a pezzi un uomo ancora vivo, costringendolo a rimanere, fino all'ultimo respiro, testimone oculare delle mutilazioni che subiva.


© 1997, Giulio Einaudi editore

biografia dell'autore
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Vincenzo Cerami ha esordito con il romanzo Un borghese piccolo piccolo. Come drammaturgo ha realizzato tra l'altro, per la musica del maestro Nicola Piovani, Le cantate del fiore e del buffo, Il signor Novecento, Canti di scena e La casa al mare. Come sceneggiatore ha scritto film con Gianni Amelio, Marco Bellocchio, Giuseppe Bertolucci, Sergio Citti. Assieme a Roberto Benigni ha scritto: Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino, Il mostro, e il recentissimo La vita è bella.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Benigni Roberto - Cerami Vincenzo, Johnny Stecchino, 1991, 138 p., Lit. 20000, "Confini" n. 25, Theoria (ISBN: 88-241-0250-6)

Benigni Roberto - Cerami Vincenzo, Il mostro, 1994, 192 p., Lit. 24000, "La Gaja scienza" n. 449, Longanesi (ISBN: 88-304-1236-8)

Benigni Roberto - Cerami Vincenzo, Il mostro, 1995, 177 p., Lit. 14000, "Teadue" n. 348, TEA (ISBN: 88-7819-905-2)

Cerami Vincenzo, Un borghese piccolo piccolo, 1995, 130 p., Lit. 13000, "Einaudi tascabili" n. 252, Einaudi (ISBN: 88-06-13631-3)

Cerami Vincenzo, Consigli a un giovane scrittore, 1996, 174 p., Lit. 13000, "Einaudi tascabili" n. 370, Einaudi (ISBN: 88-06-14042-6)

Cerami Vincenzo, Fattacci, 1997, 80 p., Lit. 13000, "Einaudi tascabili", Einaudi (ISBN: 88-06-14598-3)

Cerami Vincenzo, La gente, 1993, 199 p., Lit. 22000, "Nuovi Coralli" n. 477, Einaudi (ISBN: 88-06-13263-6)

Cerami Vincenzo, L'ipocrita, 1991, 201 p., Lit. 26000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-12479-X)

Cerami Vincenzo, La lepre, 1997, 192 p., Lit. 13000, "Einaudi tascabili", Einaudi (ISBN: 88-06-13959-2)

Cerami Vincenzo, Il signor Novecento. Nella messa in scena della Compagnia della luna, a cura di Messina N., 1994, 80 p., ill., Lit. 12000, "I copioni" n. 9, Grin (ISBN: 88-8194-008-6)

Cerami Vincenzo, Sua maestà; 1986, 133 p., Lit. 8000, "Riflessi" n. 31, Theoria (ISBN: 88-241-0076-7)

Gatto Trocchi Cecilia - Cerami Vincenzo, Fiabe di Roma e del Lazio, 4 ed., 1996, 240 p., Lit. 11000, "Oscar narrativa" n. 737, Mondadori (ISBN: 88-04-41709-9)



23 gennaio 1998